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Le parole sono pietre

Di

Editore: Einaudi

4.0
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8806200550 | Isbn-13: 9788806200558 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Dopo la lettura di CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI, ogni lettore sa che il torinese Carlo Levi osserva il sud d'Italia per comprenderne a fondo la realtà storica e socio-politica.
    A questo sforzo non si ...continua

    Dopo la lettura di CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI, ogni lettore sa che il torinese Carlo Levi osserva il sud d'Italia per comprenderne a fondo la realtà storica e socio-politica.
    A questo sforzo non si sottrae nemmeno LE PAROLE SONO PIETRE – premio Viareggio 1956 –, breve resoconto di un viaggio compiuto dallo scrittore in Sicilia successivamente alla riforma agraria varata nel 1950.
    Richiamando episodi poco noti ai più – i fatti di Bronte (1860), la strage di Portella della Ginestra (1947), il lungo sciopero dei minatori di Lercara Friddi (1951), l'assassinio ad opera della mafia del sindacalista Salvatore Carnevale (1955) -, Levi intende attribuire agli stessi un valore paradigmatico, illuminando con una luce più viva la tormentata storia siciliana.
    La scrittura, semplice ed essenziale, conferisce incisività anche alle notazioni su paesaggi e località.

    ha scritto il 

  • 3

    Cronaca di tre viaggi in Sicilia effettuati da Carlo Levi tra l'inizio e la metà degli anni cinquanta.
    A metà tra il reportage e la letteratura di denuncia,è un libro che a distanza di quasi settanta ...continua

    Cronaca di tre viaggi in Sicilia effettuati da Carlo Levi tra l'inizio e la metà degli anni cinquanta.
    A metà tra il reportage e la letteratura di denuncia,è un libro che a distanza di quasi settanta anni non ha perso smalto.
    In fondo i mali attuali hanno radici antiche e lo stato semifeudale delle campagne siciliane di metà novecento che vi si descrive,anche se di fatto non esiste più non si può dire che non sia stato sostituito da qualche altro sopruso.
    Per me un libro ancora valido.

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio in Sicilia, un percorso che prima sembra un ritratto di un'isola incantata, con i suoi contadini, la sua gente semplice e le sue campagne, ma che poi diventa una critica disincantata delle ...continua

    Un viaggio in Sicilia, un percorso che prima sembra un ritratto di un'isola incantata, con i suoi contadini, la sua gente semplice e le sue campagne, ma che poi diventa una critica disincantata delle condizioni precarie del lavoro e della vita. Quelle che prima sembravano case semplici, verso la fine del romanzo iniziano ad apparire case fatiscenti. Il libro (e quindi l'autore) prende coscienza nel corso del tempo della realtà feudale di una regione a pezzi. Come se in principio non se ne rendesse conto, perchè è troppo grande lo spettacolo dei paesaggi siculi (d'altronde Levi è anche un pittore), ma poi il suo sguardo diventa più critico. E allora, quella parola che in principio era così misteriosamente omessa, e cioè la parola "Mafia", diventa sempre più frequente dopo la seconda metà del libro. Bello, davvero molto bello. Ma d'altronde, stiamo pur sempre parlando di Carlo Levi.

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente un contraltare al Gattopardo!
    Larvali movimenti, forse, sintomi di cambiamenti più grandi che purtroppo non hanno condotto ad una Sicilia molto diversa da quella che era stata, ma il senso ...continua

    Finalmente un contraltare al Gattopardo!
    Larvali movimenti, forse, sintomi di cambiamenti più grandi che purtroppo non hanno condotto ad una Sicilia molto diversa da quella che era stata, ma il senso di GIUSTIZIA, c'era e c'è ancora oggi in alcuni.
    Mi sono piaciute molto le descrizioni dei paesaggi e le annotazioni urbanistiche dei piccoli centri del palermitano racchiusi, anzi ingabbiati tra i due poteri: il castelletto feudale e la chiesa.
    Mi sembra interessante che Levi non usi mai la parola latifondo, ma solo feudo, a voler sottolineare l'immobilità e l'arretratezza del sistema.
    E poi, ogni tanto, gli scappa dalla penna un paragone con la Basilicata e la diversità dei nostri occhi da quelli loro...che non penso sia mutata di molto.
    A leggere come ci guardano da fuori...ci si guadagna sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Diario di viaggio in Sicilia nella prima metà degli anni 50. Intenso, emozionante e duro come un pugno nello stomaco che lascia senza respiro. Lo sguardo di Levi è talmente vivido che sembra di essere ...continua

    Diario di viaggio in Sicilia nella prima metà degli anni 50. Intenso, emozionante e duro come un pugno nello stomaco che lascia senza respiro. Lo sguardo di Levi è talmente vivido che sembra di essere lì accanto a lui, accompagnatori silenti in una terra piena di enormi contraddizioni, dove l'America è un sogno di riscatto, dove la mafia è un'invenzione, dove i contadini vivono ancora in un oscuro medioevo di soprusi e inciviltà, dove il mare e il paesaggio mozzano il fiato per la loro stupefacente bellezza, dove la natura è selvaggia e padrona delle emozioni, dove esiste unica ospitalità e allo stesso tempo ostilità senza limiti.
    Alcuni passi sono commoventi per la semplicità con cui è espressa la profonda natura di un popolo che non si è mai rassegnato a vivere schiavo di un potere nascosto nell'ombra e non per questo meno subdolo o pericoloso. Le pagine dedicate alla madre di Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso dalla mafia nel 1955, sono incredibili.
    Forse l'amarezza che resta al lettore, o almeno a una lettrice siciliana come me, è dovuta anche alla constatazione che molto è rimasto immutato, che questo libro è, per alcuni aspetti, tremendamente attuale. E questo fa molto soffrire.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché le parole sono pietre

    Me lo son chiesto per tutto il libro. Forse l'autore allude al paesaggio siciliano così spesso roccioso, o forse al volto rugoso dei contadini e dei braccianti siciliani. Certo, ma non può bastare.
    Fi ...continua

    Me lo son chiesto per tutto il libro. Forse l'autore allude al paesaggio siciliano così spesso roccioso, o forse al volto rugoso dei contadini e dei braccianti siciliani. Certo, ma non può bastare.
    Finché ho letto la storia di Salvatore Carnevale e ho capito che in un paese di omertà e silenzi, le parole acquistano un peso ben diverso: pesanti come pietre

    ha scritto il 

  • 3

    Da riprendere

    Penso non fosse il momento per me. Ci vuole molta concentrazione.
    E' un libro poetico e molto descrittivo. Forse durante o appena dopo un viaggio in Sicilia l'avrei affrontato con un altro entusiasmo. ...continua

    Penso non fosse il momento per me. Ci vuole molta concentrazione.
    E' un libro poetico e molto descrittivo. Forse durante o appena dopo un viaggio in Sicilia l'avrei affrontato con un altro entusiasmo.
    In questi giorni invece manco di concentrazione, quindi ho preferito non obbligarmi a leggerlo ma pensare di riprenderlo in un altro momento.

    ha scritto il 

  • 5

    "[...]Questo villaggio (e tutti gli altri)non ha avuto finora altra storia che preistorica.Il tempo vi è passato senz'altri avvenimenti che il mutare dei signori feudali, Saraceni, Borboni, Principi d ...continua

    "[...]Questo villaggio (e tutti gli altri)non ha avuto finora altra storia che preistorica.Il tempo vi è passato senz'altri avvenimenti che il mutare dei signori feudali, Saraceni, Borboni, Principi di Santa Colomba e Conti di Isnello: ma esso è (come gli altri) antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà. E i preti umanisti del secolo scorso che vi hanno abitato, Don Carmelo Virga o Don Cristoforo Grisanti, hanno scritto dei dotti volumi sulla storia di questo paese senza storia, discutendo sulle sue origini pelasgiche o sicane e sulla etimologia siriaca o orientale del suo nome, sul passaggio di qualche principe e sulle immobili usanze. Quale altro prete aggiungerà, a quei volumi, un ultimo dotto capitolo sugli avvenimenti di domani?"

    ha scritto il 

  • 5

    "L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppie. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzare dei monti e ...continua

    "L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppie. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzare dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alla orecchie le parole: ma i gesti stanno nell'aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d'india, fronde contorte di olivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo."
    Parole di un piemontese. Carlo Levi sceglie, come Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, il paesaggio come metafora dei comportamenti dei siciliani. Nei suoi racconti gesti, personalità e paesaggi si fondono per animare quello che a lui (e non solo) pare un dramma teatrale. Pirandello non è lontano da questo sentire.
    Levi lucidamente analizza la Sicilia degli anni cinquanta, nei suoi veloci passaggi sull'isola ne intuisce la profonda diversità con la povertà dell'altro meridione. Il carattere degli isolani, così diversi tra loro, gli sfugge, si confonde (e confonde) con quel paesaggio giallo battuto dal simun.

    ha scritto il 

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