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Le particelle elementari

Di

3.8
(3639)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Svedese , Chi tradizionale , Portoghese , Catalano , Lettone , Polacco

Isbn-10: A000073143 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    EROS E THANATOS!

    I personaggi principali, di cui Houellebecq ci parla in questa sua storia, sono i fratelli Bruno Clément e Michel Djerzinski che, come si può evincere dai cognomi dei due, sono figli della stessa madr ...continua

    I personaggi principali, di cui Houellebecq ci parla in questa sua storia, sono i fratelli Bruno Clément e Michel Djerzinski che, come si può evincere dai cognomi dei due, sono figli della stessa madre ma con padri diversi. Il primo ci viene rappresentato come un soggetto erotomane, tutto teso alla ricerca del soddisfacimento dei piaceri sessuali a livello, appunto, maniacale, che imposta tutta la sua esistenza su un ideale edonistico; il secondo, invece, biologo ricercatore, appare come un tipo decisamente più introverso, molto riflessivo e malinconico.
    In un quadro complessivo di decadenza, è possibile, a mio avviso, ritrovare come raffigurato, in questi due personaggi, e comunque nel complesso quadro delle vicende che si dipanano per tutto il testo, un continuo riferimento al binomio psicoanalitico freudiano di Eros-Thánatos, Pulsione di vita-Pulsione di Morte; eventi drammatici, infatti, si susseguono nelle vite di entrambi, e che coinvolgono anche le persone a loro più care, così come pure riflessioni filosofiche esistenziali, anche sul ruolo della sessualità degli individui, che portano il testo ad un epilogo dalle forti tinte fantascientifiche.
    Non ho trovato per niente gradevoli gli espliciti riferimenti sessuali, presenti nel testo, utilizzati dall’autore per caratterizzare, come detto sopra, le vicende della vita di Bruno, e che sfociano nel pornografico; mentre, invece, interessanti sono, a mio avviso, alcune riflessioni filosofiche, presenti nell’opera, e concernenti soprattutto il ruolo e le conseguenze dell’evoluzione della coscienza razionale nel pensiero Occidentale.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace, nonostante i suoi personaggi siano volgari, squallidi, misogini, nonostante i dialoghi siano spesso forzati, lunghe sviolinate accademiche che non funzionerebbero nemmeno in un monologo... e ...continua

    Mi piace, nonostante i suoi personaggi siano volgari, squallidi, misogini, nonostante i dialoghi siano spesso forzati, lunghe sviolinate accademiche che non funzionerebbero nemmeno in un monologo... eppure ha un'insidacabile grandezza, un respiro ampio che abbraccia i decenni e i cambiamenti, i suoi personaggi ispirano solo antipatia, ma sono davvero antieroi contemporanei.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Le particelle elementari è un romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato in originale nel 1998, in Italia nel 1999 da Bompiani. È il suo secondo romanzo, ed ha permesso all'autore ...continua

    Le particelle elementari è un romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato in originale nel 1998, in Italia nel 1999 da Bompiani. È il suo secondo romanzo, ed ha permesso all'autore di diventare un caso letterario mondiale, venendo tradotto in almeno 25 paesi.
    Nel luglio del 1998, Michel Djerzinski, biologo molecolare che può vantare una carriera già ricca di successi professionali, arrivato ai quarant'anni ha deciso di lasciare il lavoro, dal quale non riesce più a trarre soddisfazione. La sua vita privata, peraltro, si può definire inesistente. Un lungo flashback ripercorre quindi la storia familiare di Michel e del fratellastro Bruno, uniti da una madre che li ha abbandonati presto per seguire modelli di vita basati sulla ricerca della soddisfazione personale, precorrendo i tempi, e dall'assenza di una figura paterna. Entrambi vengono quindi allevati dai nonni, ma se per Michel questo vuol dire un'infanzia tutto sommato felice, in cui può cominciare a sviluppare un talento precoce per gli studi scientifici, la morte per un incidente domestico della nonna di Bruno avrà come conseguenza un lungo periodo in un collegio, dove diventa vittima delle pesanti vessazioni degli alunni più grandi. Giunto il periodo dell'adolescenza Michel conosce Annabelle, sua vicina di casa e quasi coetanea, una ragazza dolce e spensierata che sviluppa un profondo affetto per quel ragazzo riservato ed intelligente. Per Bruno arrivano le prime delusioni nei suoi rapporti con l'altro sesso, delusioni destinate a seguirlo perennemente. Il caso vuole che i due fratelli finiscano nello stesso liceo, e comincino a frequentarsi. Mentre nella società che li circonda iniziano a svilupparsi i segni di una rivoluzione dei costumi a carattere spiccatamente materialista ed edonista, Annabelle cresce sviluppando una bellezza radiosa, a cui però Michel non sembra essere minimamente sensibile, come del resto per quasi tutto quello che lo circonda, tranne gli studi, dove eccelle. Bruno nel frattempo si rifugia nella masturbazione, pur non sfigurando a scuola e riuscendo a diplomarsi assieme al fratellastro. In occasione di una breve vacanza in una comunità hippy, Annabelle, sentendosi respinta da Michel, ha una breve relazione con un ragazzo. Michel coglie l'occasione per distaccarsene, rifugiandosi nell'isolamento del campus universitario, e nemmeno l'improvvisa morte della nonna, unico vero affetto per il ragazzo, riesce a farli riavvicinare.
    La narrazione ritorna quindi al 1998. Bruno oramai quarantenne si reca in una comunità New Age in cerca di avventure erotiche, ed incontra Christiane, un'insegnante di scienze naturali con cui intreccia una relazione inizialmente solo sessuale, ma che diventa poi un rapporto più stretto. A poco a poco i due scoprono di avere in comune molte esperienze, non da ultimo un matrimonio fallito ed un rapporto problematico con un figlio adolescente. Contemporaneamente Michel, in cerca di intuizioni per portare avanti un suo progetto ancora non ben definito, contatta il fratellastro, riallacciando i loro rapporti, il che porta ad una serie di incontri, facendo riaffiorare ricordi e stimolando riflessioni su vari argomenti: l'individualismo dilagante, il rapporto difficile con i figli, il matrimonio fallito già in partenza di Bruno, e come questo lo abbia spinto a scrivere poesie, a rapporti con prostitute, ed alle sedute di psicanalisi, rimedi insufficienti che non gli hanno evitato il ricovero in una clinica psichiatrica ed il prevedibile divorzio. La relazione con Christine intanto diventa un rapporto fisso, tra sesso di gruppo e confidenze intime, e per la prima volta dopo tanto tempo per Bruno sembra affacciarsi la possibilità di trovare un equilibrio emotivo. Parallelamente, un'occasione dolorosa fa reincontrare Michel e Annabelle dopo venticinque anni, portandoli a riallacciare quella relazione mai veramente nata. Ma il destino si mette di traverso: Christine subisce un peggioramento di una malattia alle vertebre, e si ritrova senza più l'uso delle gambe; percependo la riluttanza di Bruno a continuare la relazione, si suicida. Bruno rientra quindi volontariamente in clinica psichiatrica. Ne esce per rincontrarsi un'ultima volta con Michel per assistere alla fine della madre malata, esperienza che permette a Bruno di sfogare il suo rancore, mentre lascerà Michel come sempre del tutto indifferente. Oramai ha un progetto definito: superare i problemi di instabilità del Dna progettando configurazioni più stabili, e decide quindi di trasferirsi in Irlanda, per poter continuare gli studi. Venuta a saperlo, Annabelle capisce ancora una volta di non essere riuscita a incrinare lo schermo che separa Michel dal resto del genere umano, e gli chiede di darle almeno un figlio. Purtroppo la presenza di segni di tumore all'utero la costringono ad abortire ed a sottoporsi ad isterectomia totale, e Michel decide di rimanerle accanto, ma l'intervento è tardivo: alla scoperta della diffusione del tumore, Annabelle si toglie la vita. Michel si trasferisce quindi in Irlanda, dove lo raggiunge l'inizio del nuovo millennio.
    Mi ha messo una tristezza questo libro, non proprio nelle mie corde, non lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 0

    Ecco, arrivo a questo libro con i miei quindici anni buoni di ritardo.
    Prime impressioni: ottimo il livello della scrittura. Cinico, provocatorio, a tratti volutamente sgradevole.
    E' quel genere di le ...continua

    Ecco, arrivo a questo libro con i miei quindici anni buoni di ritardo.
    Prime impressioni: ottimo il livello della scrittura. Cinico, provocatorio, a tratti volutamente sgradevole.
    E' quel genere di letteratura intelligente che non asseconda e blandisce il lettore, ma gli punta il dito contro e lo mette volutamente a disagio. Per fortuna, parla di una epoca e di una esperienza che io non ho vissuto, quindi riesco a defilarmi un po' rispetto a quel dito, ma tutte le considerazioni sul vivere mi colpiscono in pieno (ed in particolare, in questo momento, quelle sul declino, sulla vecchiaia, e sulla conseguente perdita irreversibile e progressiva delle opportunità di vivere una vita completa).

    Delle parti scientifiche, come mio solito, ho capito abbastanza poco, anche perchè confesso al riguardo di aver saltato senza rimorso interi paragrafi.

    Un libro non facile, dunque, ma non leggerlo significa perdersi un'opportunità di riflettere su cosa siamo e cosa viviamo.

    (Rotto finalmente il ghiaccio, sono pronto a "Sottomissione", che era in realtà il mio obiettivo primario.)

    ha scritto il 

  • 4

    "La nostra infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità": il romanzo di Houellebecq credo si possa riassumere ...continua

    "La nostra infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità": il romanzo di Houellebecq credo si possa riassumere in questa citazione; un libro amaro, amarissimo, ma autentico, che getta luce sugli aspetti più bui dell'uomo contemporaneo, l'incapacità di amare, la solitudine come forma di autoprotezione. Da leggere anche per la scrittura esemplare.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono sempre restia a parlare male di un libro che non mi è piaciuto; sostanzialmente perché tendo sempre a pensare che sia colpa mia, che deve essermi sfuggito qualcosa, che non sono abbastanza arguta ...continua

    Sono sempre restia a parlare male di un libro che non mi è piaciuto; sostanzialmente perché tendo sempre a pensare che sia colpa mia, che deve essermi sfuggito qualcosa, che non sono abbastanza arguta da cogliere ciò che andava colto.
    Stavolta vorrei provare a buttar giù due righe.
    Innanzitutto, non sono riuscita a provare empatia per nessuno dei personaggi, almeno per la maggior parte del tempo (sul finale, di fronte alla morte, ammetto che un po' di commozione è scattata). Tanto sono squallidi, beceri, improbabili nei loro comportamenti nevrotici e anaffettivi. E fin qui non è che ci sia qualcosa di male. Mi sono però chiesta come si senta l'autore nei loro confronti, e non sono sicura di averlo capito; perché l'impressione è che talvolta esprima tramite loro il proprio pensiero. E capita che quello che esprime sia di una pochezza quantomeno imbarazzante (vedi le pagine sulle sette sataniche, ma le "perle" sono disseminate ovunque).
    Forse mi sbaglio; forse l'autore non simpatizza davvero con le opinioni dei suoi personaggi (eppure Bruno è troppo caratterizzato, io giurerei che è proprio lui Houellebeck...): però rimanere nell'incertezza per me non è sufficiente.
    Anche perché lo stile, il tono, non è quello di chi nutre dubbi - piuttosto dà l'impressione di qualcuno che ha raggiunto una visione del mondo e della società completa e autoconsistente, qualunque essa sia, una visione cinica e disillusa. Nichilista forse? Si, può essere; e un po' reazionaria, aggiungo io. (E il punto non è tanto che io non la condivida, è che ho sempre preferito chi pone domande e solleva dubbi rispetto a chi pensa di sapere tutte le risposte...)

    Un'altra cosa che non ho apprezzato sono le "sparate" pseudoscientifiche, che sospetto fortemente essere solo un modo per impressionare il lettore con dei gran paroloni, che poi vanno a formare delle frasi che non vogliono dire niente: no scusa, a 'sto punto preferisco la supercazzola prematurata.

    Sono stata cattiva?

    Allora cerco di spendere anche qualche parolina buona: il romanzo è ben scritto, e tutto sommato la lettura scorre gradevolmente; come ho già detto in fondo arriva anche a muovere dei sentimenti di compassione, e forse l'intenzione dell'autore non è altro che quella di raccontare tanto, tanto dolore. E forse c'è riuscito.

    ha scritto il 

  • 3

    Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.

    "Ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse ...continua

    "Ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato."
    Questa frase sintetizza la temperie storica in cui vissero i due fratellastri Bruno e Michel, ciò che entrambi subirono sulla propria pelle, ciò a cui il primo si abbandonò, preda passiva con tutti i suoi sensi malati di feticismo, ciò a cui il secondo si oppose spendendo il suo acume di scienziato per cambiare l'umanità.
    Il testo biografico è inscritto in una cornice dal sapore fantascientifico, in cui un anonimo autore dai geni modificati intende rendere omaggio allo scienziato Michel Djerzinski e alla sua specie, e come tutte le agiografie scritte a distanza dai fatti narrati, un certo rigore è d’obbligo, tanto più che un grande mutamento metafisico si è prodotto, e con esso una nuova visione della vita. Il narratore deve attenersi ai fatti usando uno stile sobrio, gli sono concesse un pizzico di sentenziosità e di fiction, ma senza strafare, che grande è il pericolo di incorrere in falsità o anacronismi.
    La storia dei due fratelli, li vede entrambi diseredati dagli affetti di genitori troppo alternativi e quindi… assenti. Tutti e due si ritrovano alle prese con una disperata solitudine che li rende, sia pure in modo diverso, due emarginati dal gioco corrente delle relazioni interpersonali. Laddove è uso sdilinquirsi sull’arricchimento affettivo e relazionale offerto dalle famiglie allargate, in questo caso il meccanismo non scatta: vivranno ognuno nella propria famiglia ristretta alla figura di due nonne modello, che, venendo meno, lasceranno un Michel inaccessibile al mondo dei sentimenti ma segretamente determinato nel compiere un cambiamento dei tempi e un Bruno complessato ed erotomane. Chi taccia di misoginia l’autore basandosi sul fatto che i personaggi femminili del romanzo vanno incontro a ingrati destini prende sicuramente un abbaglio: le nonne vengono descritte come quei rari esempi di nature umane nate per aiutare gli altri: votate a un lavoro inesausto e spossante, vedono come scopo delle loro fatiche e della loro stessa esistenza il benessere dei congiunti. E che dire di Annabelle e Christiane, le aspiranti “morose” dei nostri due eroi? A dispetto delle loro vite sessuali poco convenzionali, chiederanno e offriranno solo amore. Le vicende, nel loro divenire letterario, sono spesso chiosate da paragoni o spigolature di natura scientifica, sociale, filosofica ed etologica, che ben lungi dall’appesantire la narrazione, le aprono prospettive cosmiche, ma il gioco funziona solo a tratti, l’illuminazione momentanea non chiude il cerchio ma lascia il discorso sospeso. Funzionale a questo eclettismo dei richiami di eterogenei saperi è la scrittura asciutta e distaccata, che solo grazie al suo sobrio cronachismo regge il peso di queste brevi, dotte intromissioni, così come, sempre per questa sua spartana natura regge bene le aperture inaspettate al grottesco di certe situazioni. Stesso discorso per quanto riguarda le accuse di pornografia che qualche recensore ha rivolto a determinate parti del romanzo e che mi trovano in assoluto disaccordo: si tratta dei brani che descrivono le avventure di Bruno in villaggi turistici in cui attività culturali ed esperienze creative di impronta spiccatamente New Age vengono presentate come meri pretesti per liberi accoppiamenti, o ancora quelli che descrivono sfrenati partouze nelle salette dei Club privé. Ebbene è proprio lo stile piatto e descrittivo a spogliare di ogni pruderie il sesso, visto come fisiologica e quindi anodina esplicazione di funzioni specifiche a organi ad esso deputati.
    Tornando a Michel, lui con i suoi studi di biofisica, capisce che la clonazione accelera l’evoluzione ed evita quegli errori nella duplicazione del DNA così comuni nella riproduzione sessuata. Siamo nel Mondo nuovo vaticinato da Huxley: non solo le derive di egoismo della fine del XX secolo vengono sconfitte, ma anche malattia e morte e decadimento che da sempre deviano l'umano destino dalla felicità sono solo un ricordo.
    Cosa dire per concludere? Il romanzo mi ha colpito per la sfrenata rabbia così razionalmente disciplinata nell'esposizione; penso che in questo caso siamo di fronte ad una di quelle rare opere che, pur discontinue nel tener desta o almeno appagata la vigilanza del lettore - dato che in certe parti appaiono lacunose e bisognose di un raccordo logico o quantomeno di una rimpolpatina - sono talmente ricche di implicazioni e buttano sul piatto tanti di quei problemi da sviscerare, e lo fanno con tanta disperante passione e tanto mordace acume da non poter essere ignorate, aliene come sono dal tran tran narrativo medio.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo racconta l'evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi del secolo. Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono accompagnate da digressioni sociologiche sull'evoluzione storica ...continua

    Questo romanzo racconta l'evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi del secolo. Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono accompagnate da digressioni sociologiche sull'evoluzione storica della società.
    Non mancano le notazioni di biologia, fisica, etologia e interessanti sono i riferimenti letterari e filosofici. I dialoghi discutono di idee come avveniva nei bei romanzi tradizionali. E' un libro controverso, che, secondo me, vale la pena leggere. Non è una bella narrazione armoniosa, anzi è diseguale e assume spesso i caratteri dell'incubo e del macabro. I protagonisti sono nevrotici, con tratti schizoidi: Bruno, ossessionato dal sesso e dalle ninfette e Michel attratto dalla speculazione razionale, cerebrale forse incarnano gli aspetti complementari del maschio contemporaneo. Houellebecq coglie inquietudini che scorrono profonde nell'alveo della vita quotidiana ordinata e regolata di tutti. Materialismo, individualismo, amoralità minacciano l'Occidente, il suo sviluppo pianificato. Alla fine ci si affeziona ai protagonisti, il cui cinismo sembra dettato dalle circostanze, animati in fondo da un umanesimo romantico, che tenta di fuggire l'infelicità. Le particelle squaderna amare, ma fondate intuizioni: la crisi della paternità, l'orrore della preadolescenza, la competizione tra maschi, psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative, aleatorie quanto superficiali, nel tentativo di tenere lontana la vecchiaia e sostenere identità incerte. Miti sessantottini completamente in frantumi. Eppure il lettore non sfugge all'impressione che ci sia del vero nelle analisi di Houellebecq. Mi è sembrato un po' di cattivo gusto l'indulgere eccessivo su suicidi, malattie, morti. Lo scrittore francese conclude il romanzo, prospettando il superamento della specie umana, ormai obsoleta.

    ha scritto il 

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