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Le particelle elementari

Di

Editore: Bompiani

3.8
(3589)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Svedese , Chi tradizionale , Portoghese , Catalano , Lettone , Polacco

Isbn-10: 8845240983 | Isbn-13: 9788845240980 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sergio Claudio Perroni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Le particelle elementari sono i costituenti più semplici della materia: ed è in esse che Michel Djerzinski, biologo molecolare vicino al Nobel, cerca il significato di una vita che gli sfugge. Ha quarant'anni, è figlio di una hippie che l'aveva abbandonato per fuggire in California, ed è un asceta della scienza, refrattario a qualunque emozione. Il suo sogno è clonare gli esseri umani per assicurare loro un asettico futuro di immortalità e perfezione. Michel ha un fratellastro, Bruno, il cui destino non potrebbe essere più diverso: insegnante di lettere razzista, ossessionato dal sesso. Due vite parallele destinate a incontrarsi.
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  • 4

    "La nostra infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità": il romanzo di Houellebecq credo si possa riassumere ...continua

    "La nostra infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità": il romanzo di Houellebecq credo si possa riassumere in questa citazione; un libro amaro, amarissimo, ma autentico, che getta luce sugli aspetti più bui dell'uomo contemporaneo, l'incapacità di amare, la solitudine come forma di autoprotezione. Da leggere anche per la scrittura esemplare.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono sempre restia a parlare male di un libro che non mi è piaciuto; sostanzialmente perché tendo sempre a pensare che sia colpa mia, che deve essermi sfuggito qualcosa, che non sono abbastanza arguta ...continua

    Sono sempre restia a parlare male di un libro che non mi è piaciuto; sostanzialmente perché tendo sempre a pensare che sia colpa mia, che deve essermi sfuggito qualcosa, che non sono abbastanza arguta da cogliere ciò che andava colto.
    Stavolta vorrei provare a buttar giù due righe.
    Innanzitutto, non sono riuscita a provare empatia per nessuno dei personaggi, almeno per la maggior parte del tempo (sul finale, di fronte alla morte, ammetto che un po' di commozione è scattata). Tanto sono squallidi, beceri, improbabili nei loro comportamenti nevrotici e anaffettivi. E fin qui non è che ci sia qualcosa di male. Mi sono però chiesta come si senta l'autore nei loro confronti, e non sono sicura di averlo capito; perché l'impressione è che talvolta esprima tramite loro il proprio pensiero. E capita che quello che esprime sia di una pochezza quantomeno imbarazzante (vedi le pagine sulle sette sataniche, ma le "perle" sono disseminate ovunque).
    Forse mi sbaglio; forse l'autore non simpatizza davvero con le opinioni dei suoi personaggi (eppure Bruno è troppo caratterizzato, io giurerei che è proprio lui Houellebeck...): però rimanere nell'incertezza per me non è sufficiente.
    Anche perché lo stile, il tono, non è quello di chi nutre dubbi - piuttosto dà l'impressione di qualcuno che ha raggiunto una visione del mondo e della società completa e autoconsistente, qualunque essa sia, una visione cinica e disillusa. Nichilista forse? Si, può essere; e un po' reazionaria, aggiungo io. (E il punto non è tanto che io non la condivida, è che ho sempre preferito chi pone domande e solleva dubbi rispetto a chi pensa di sapere tutte le risposte...)

    Un'altra cosa che non ho apprezzato sono le "sparate" pseudoscientifiche, che sospetto fortemente essere solo un modo per impressionare il lettore con dei gran paroloni, che poi vanno a formare delle frasi che non vogliono dire niente: no scusa, a 'sto punto preferisco la supercazzola prematurata.

    Sono stata cattiva?

    Allora cerco di spendere anche qualche parolina buona: il romanzo è ben scritto, e tutto sommato la lettura scorre gradevolmente; come ho già detto in fondo arriva anche a muovere dei sentimenti di compassione, e forse l'intenzione dell'autore non è altro che quella di raccontare tanto, tanto dolore. E forse c'è riuscito.

    ha scritto il 

  • 3

    Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.

    "Ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse ...continua

    "Ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato."
    Questa frase sintetizza la temperie storica in cui vissero i due fratellastri Bruno e Michel, ciò che entrambi subirono sulla propria pelle, ciò a cui il primo si abbandonò, preda passiva con tutti i suoi sensi malati di feticismo, ciò a cui il secondo si oppose spendendo il suo acume di scienziato per cambiare l'umanità.
    Il testo biografico è inscritto in una cornice dal sapore fantascientifico, in cui un anonimo autore dai geni modificati intende rendere omaggio allo scienziato Michel Djerzinski e alla sua specie, e come tutte le agiografie scritte a distanza dai fatti narrati, un certo rigore è d’obbligo, tanto più che un grande mutamento metafisico si è prodotto, e con esso una nuova visione della vita. Il narratore deve attenersi ai fatti usando uno stile sobrio, gli sono concesse un pizzico di sentenziosità e di fiction, ma senza strafare, che grande è il pericolo di incorrere in falsità o anacronismi.
    La storia dei due fratelli, li vede entrambi diseredati dagli affetti di genitori troppo alternativi e quindi… assenti. Tutti e due si ritrovano alle prese con una disperata solitudine che li rende, sia pure in modo diverso, due emarginati dal gioco corrente delle relazioni interpersonali. Laddove è uso sdilinquirsi sull’arricchimento affettivo e relazionale offerto dalle famiglie allargate, in questo caso il meccanismo non scatta: vivranno ognuno nella propria famiglia ristretta alla figura di due nonne modello, che, venendo meno, lasceranno un Michel inaccessibile al mondo dei sentimenti ma segretamente determinato nel compiere un cambiamento dei tempi e un Bruno complessato ed erotomane. Chi taccia di misoginia l’autore basandosi sul fatto che i personaggi femminili del romanzo vanno incontro a ingrati destini prende sicuramente un abbaglio: le nonne vengono descritte come quei rari esempi di nature umane nate per aiutare gli altri: votate a un lavoro inesausto e spossante, vedono come scopo delle loro fatiche e della loro stessa esistenza il benessere dei congiunti. E che dire di Annabelle e Christiane, le aspiranti “morose” dei nostri due eroi? A dispetto delle loro vite sessuali poco convenzionali, chiederanno e offriranno solo amore. Le vicende, nel loro divenire letterario, sono spesso chiosate da paragoni o spigolature di natura scientifica, sociale, filosofica ed etologica, che ben lungi dall’appesantire la narrazione, le aprono prospettive cosmiche, ma il gioco funziona solo a tratti, l’illuminazione momentanea non chiude il cerchio ma lascia il discorso sospeso. Funzionale a questo eclettismo dei richiami di eterogenei saperi è la scrittura asciutta e distaccata, che solo grazie al suo sobrio cronachismo regge il peso di queste brevi, dotte intromissioni, così come, sempre per questa sua spartana natura regge bene le aperture inaspettate al grottesco di certe situazioni. Stesso discorso per quanto riguarda le accuse di pornografia che qualche recensore ha rivolto a determinate parti del romanzo e che mi trovano in assoluto disaccordo: si tratta dei brani che descrivono le avventure di Bruno in villaggi turistici in cui attività culturali ed esperienze creative di impronta spiccatamente New Age vengono presentate come meri pretesti per liberi accoppiamenti, o ancora quelli che descrivono sfrenati partouze nelle salette dei Club privé. Ebbene è proprio lo stile piatto e descrittivo a spogliare di ogni pruderie il sesso, visto come fisiologica e quindi anodina esplicazione di funzioni specifiche a organi ad esso deputati.
    Tornando a Michel, lui con i suoi studi di biofisica, capisce che la clonazione accelera l’evoluzione ed evita quegli errori nella duplicazione del DNA così comuni nella riproduzione sessuata. Siamo nel Mondo nuovo vaticinato da Huxley: non solo le derive di egoismo della fine del XX secolo vengono sconfitte, ma anche malattia e morte e decadimento che da sempre deviano l'umano destino dalla felicità sono solo un ricordo.
    Cosa dire per concludere? Il romanzo mi ha colpito per la sfrenata rabbia così razionalmente disciplinata nell'esposizione; penso che in questo caso siamo di fronte ad una di quelle rare opere che, pur discontinue nel tener desta o almeno appagata la vigilanza del lettore - dato che in certe parti appaiono lacunose e bisognose di un raccordo logico o quantomeno di una rimpolpatina - sono talmente ricche di implicazioni e buttano sul piatto tanti di quei problemi da sviscerare, e lo fanno con tanta disperante passione e tanto mordace acume da non poter essere ignorate, aliene come sono dal tran tran narrativo medio.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo racconta l'evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi del secolo. Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono accompagnate da digressioni sociologiche sull'evoluzione storica ...continua

    Questo romanzo racconta l'evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi del secolo. Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono accompagnate da digressioni sociologiche sull'evoluzione storica della società.
    Non mancano le notazioni di biologia, fisica, etologia e interessanti sono i riferimenti letterari e filosofici. I dialoghi discutono di idee come avveniva nei bei romanzi tradizionali. E' un libro controverso, che, secondo me, vale la pena leggere. Non è una bella narrazione armoniosa, anzi è diseguale e assume spesso i caratteri dell'incubo e del macabro. I protagonisti sono nevrotici, con tratti schizoidi: Bruno, ossessionato dal sesso e dalle ninfette e Michel attratto dalla speculazione razionale, cerebrale forse incarnano gli aspetti complementari del maschio contemporaneo. Houellebecq coglie inquietudini che scorrono profonde nell'alveo della vita quotidiana ordinata e regolata di tutti. Materialismo, individualismo, amoralità minacciano l'Occidente, il suo sviluppo pianificato. Alla fine ci si affeziona ai protagonisti, il cui cinismo sembra dettato dalle circostanze, animati in fondo da un umanesimo romantico, che tenta di fuggire l'infelicità. Le particelle squaderna amare, ma fondate intuizioni: la crisi della paternità, l'orrore della preadolescenza, la competizione tra maschi, psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative, aleatorie quanto superficiali, nel tentativo di tenere lontana la vecchiaia e sostenere identità incerte. Miti sessantottini completamente in frantumi. Eppure il lettore non sfugge all'impressione che ci sia del vero nelle analisi di Houellebecq. Mi è sembrato un po' di cattivo gusto l'indulgere eccessivo su suicidi, malattie, morti. Lo scrittore francese conclude il romanzo, prospettando il superamento della specie umana, ormai obsoleta.

    ha scritto il 

  • 0

    Houellebecq? Mai più!

    anche io avevo questo libro da qualche anno in libreria ed ho preso la decisione di leggerlo più per il titolo che per l'associazione al Chrlie Hebdo ed all'ultimo scritto: Sottomissione. Pessima deci ...continua

    anche io avevo questo libro da qualche anno in libreria ed ho preso la decisione di leggerlo più per il titolo che per l'associazione al Chrlie Hebdo ed all'ultimo scritto: Sottomissione. Pessima decisione. Un guazzabuglio. un intruglio mefistofelico con ingredienti in parte inappropriati ed in dosi sbagliate. Una scrittura disomogenea. Non so quanto ciò sia stato fatto ad arte o sia solo un vomitare un liberarsi a beneficio dello scrittore stesso. Rapporti pressocchè umani, critica generazionale, dissertazioni pseudo scientifiche senza capo nè coda e poi la fine con elementi di fantascienza! una emerita porcheria. l'ho finito a fatica e non lo consiglierei a nessuno.

    ha scritto il 

  • 4

    a pochi giorni dall'uscita del nuovo, discusso romanzo di Michel Houellebecq "Sottomissione" ho deciso di prendere in mano questo "Le particelle elementari" che da un paio d'anni giaceva in attesa nel ...continua

    a pochi giorni dall'uscita del nuovo, discusso romanzo di Michel Houellebecq "Sottomissione" ho deciso di prendere in mano questo "Le particelle elementari" che da un paio d'anni giaceva in attesa nella mia libreria. è il secondo romanzo di Houellebecq, la sua seconda analisi/denuncia del declino dell'occidente, la sua prima visione fantascientifica (sebbene il futuro emerga solo nelle ultime pagine, mentre buona parte del romanzo si svolga negli ultimi decenni del XX secolo). Houellebecq sceglie ancora una volta dei protagonisti ai margini della società eppure perfetti specchi della società stessa, suoi figli, suoi simboli. le loro vite, ed il romanzo, ruotano attorno allo scontro tra scienza e religione, tra determinismo e caso, tra evoluzione e creazione, ed attorno all'atomizzazione della società, all'emersione dell'individualismo con conseguente distruzione di ogni relazione umana (a resistere più a lungo sono quelle familiari, finché "finalmente si sciolgono anch'esse"), imposizione del desiderio (nei secoli bollato come pericoloso da ogni filosofo e da ogni religione) quale nuovo e unico motore della società erotico-consumistica, esaltazione della giovinezza e culto del corpo, rischio continuo di depressione dinanzi alla solitudine e al terrore sempre più precoce dell'invecchiamento e della morte. quand'è iniziato tutto ciò? Houellebecq non ha dubbi, con la grande rivoluzione del '68, un processo liberatorio trasformatosi in distruttivo, in primis del rapporto tra generazioni. e al centro di tutto questo vi è la sessualità, intesa sia come generatrice di piacere sia come atto procreativo. il primo aspetto è l'ossessione di Bruno Clement, letterato, insegnante, abbandonato dai genitori e a sua volta genitore che abbandona, vittima di abusi nella preadolescenza, una vita dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche. il secondo aspetto diverrà l'ossessione di Michel Djerzinski, biologo molecolare, determinista convinto, estraneo al mondo, privo (o quasi) di emozioni, determinato a superare, tramite il suo lavoro di ricerca, la procreazione sessuale. ad accomunarli, la madre, che ha abbandonato prima l'uno e poi l'altro (così come i rispettivi padri) in nome della sua totale, assoluta libertà individuale.

    ps: oggi esce "Sottomissione", nuovo romanzo di Houellebecq in cui un musulmano viene eletto all'Eliseo e impone la shariaa in Francia; ebbene in questo "Le particelle elementari" Houellebecq parlava dell'islam come "la più ottusa, la più falsa e la più oscurantista di tutte le religioni - sembra guadagnare terreno, ma resta comunque un fenomeno superficiale e transitorio, l'islam è segnato, sicuramente più di quanto lo sia il cristianesimo"; bene, ha palesemente mutato idea, se non altro sulle prospettive future, su quel guadagnare terreno; sostiene di aver cambiato opinione dopo aver riletto il Corano ed io, leggendo tale affermazione, sono tornato a un'altra frase de "Le particelle elementari" in cui si esalta "il desiderio di conoscenza" come motore dell'umanità; Houellebecq ne parla in termini scientifici, credo la sua esperienza personale lo confermi anche in termini sociologici ed umanistici.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro profusa amare, ma fondate intuizioni: la crisi della paternità, l'orrore della preadolescenti, la competizione tra maschi, psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative, aleatorie quanto s ...continua

    Il libro profusa amare, ma fondate intuizioni: la crisi della paternità, l'orrore della preadolescenti, la competizione tra maschi, psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative, aleatorie quanto superficiali, nel tentativo di tenere lontana la vecchiaia e sostenere identità incerte. Miti sessantottini completamente in frantumi.

    Houellebecq pieno di sentenze, ipotesi e verità vince ancora.

    Se volete, potete leggere la recensione completa qua: http://clerville.blogspot.it/2014/12/le-particelle-elementari.html

    ha scritto il 

  • 0

    L'autore pensa che il mio sia un nome banale

    Ha detto proprio "Albert, quel nom usuel": almeno così mi è parso di sentire all'Archiginnasio a Bologna, dove l'ho incontrato. Dulbecco è bravissimo, in questo testo dà molto ma se lo si vuole sentir ...continua

    Ha detto proprio "Albert, quel nom usuel": almeno così mi è parso di sentire all'Archiginnasio a Bologna, dove l'ho incontrato. Dulbecco è bravissimo, in questo testo dà molto ma se lo si vuole sentire emozionato, diciamo come un indigeno italiano che fa il tifo per una qualche squadra di calcio, bisogna leggere il saggio su Lovecraft.

    ha scritto il 

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