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Le piccole vacanze

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 308)

3.7
(109)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845921824 | Isbn-13: 9788845921827 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Alberto Arbasino

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Infanzie 'favolose', ragazze 'deliziose', ville sepolte fra gli alberi,parchi, piscine, tennis, biblioteche, vigne in collina... Cacce, boschi,cantine sociali, partite a carte, lezioni d'inglese... Piste da ballo, liricadel Novecento, alberghi di sfollati, studi d'avvocato, licei bombardati,desolate vie provinciali negli anni più bui della guerra e del dopoguerra,crocicchi illuminati dalla luna, nonne con soldi, cavalli, spiagge, film conGreta Garbo, corse in automobile... Studi universitari fatti male,trasalimenti sessuali confusi, droghine fatte in casa... Fanciulline scatenateo svampite, ragazzini pensierosi e giovani scemini che incontrano il primoamore insieme al primo dolore... Dignitose parsimonie... È uno sconfinatopatrimonio d'affetti sentimentali e ridicoli accumulati o sperperati fra leultime estati lunghe in campagna e le prime vacanze brevi al mare...
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  • 3

    A riscattarmi da una noia ben poco costruttiva sono, in queste pagine arbasiniane, gli aneddoti più incidentali, i sospironi ironicamente nostalgici che i narratori si lasciano sfuggire tra un'avventura e l'altra, le esistenze altrui riflesse per pochi istanti e poi messe di nuovo via. Perché lo ...continua

    A riscattarmi da una noia ben poco costruttiva sono, in queste pagine arbasiniane, gli aneddoti più incidentali, i sospironi ironicamente nostalgici che i narratori si lasciano sfuggire tra un'avventura e l'altra, le esistenze altrui riflesse per pochi istanti e poi messe di nuovo via. Perché lo dirò chiaramente, queste cronache da Novello 1957 dall'alta borghesia del Nord Italia mi hanno lasciato davvero pochino, senza neanche concedermi un'adeguata dose di compiacimento; al contrario de L'anonimo lombardo – unica altra opera dell'Arbasino che abbia letto fino in fondo – qui mancavano quei toni apertamente strafottenti, gigioneggianti, “camp”, che mi avevano fatto adorare il debutto del Nostro – queste villeggiature mi paiono più irrisolte, cominciano spesso accenti più o meno sostenuti e si crederebbe quasi di star leggendo un racconto di società, se non fosse che il tono s'incrina spesso e volentieri, lascia intendere ironia, ci lascia capire che non dobbiamo forse poi prendere sul serio questi dongiovanni un po' antipatici che, invece, predono sé stessi fin troppo sul serio – sono come delle canzonette pop dall'arrangiamento orchestrale troppo ingombrante, troppo magniloquente per la banalità dei temi, al punto che l'orecchio riconosce il tutto come un'evidente e compiaciuto gioco stilistico, una contraffattura, una parodia. Il linguaggio della canzonetta, con tanto di tragico ritornello strappalacrime, è anche riscontrabile in maniera abbastanza evidente nella chiusura de I blue jeans non si addicono al Signor Prufrock, o nel gioco di nascoste, straniate citazioni poetiche di Distesa estate. Eppure mi pare che questo equilibrio fra basso ed alto, fra frivolezza e pompa magna funzioni solo in parte, sicuramente meno che nell'Anonimo, come se l'autore non sapesse decidersi tra un tono e l'altro, al punto da suscitare il sospetto che – malgrado le ironie, i frizzi e i lazzi, e le canzonette – il Nostro si prenda veramente un po' troppo sul serio; ed è forse questa la cifra arbasiniana che mi ha già allontanato da diverse altre sue opere. Di queste vacanze ricorderò con piacere Distesa estate – che, come Infanzia in una città austriaca della Bachmann, ci offre scorci guerreschi da una deliziosa, atemporale prospettiva di sguardo adolescente – e Povere mete, eccellente cronaca di come possano sorgere certe distanze tra persone un tempo in perfetta sintonia; l'Arbasino più apertamente gay (qui rappresentato da “Giorgio contro Luciano”), stavolta, lo dimenticherò senza troppe remore – per quanto abbia apprezzato il capovolgimento dei giochi di potere nella classica, arcinota costellazione frocio intellettuale-maschietto incolto (almeno sulla carta, dato che forse nessuno, all'epoca, l'avrebbe tematizzata in questo modo; come andassero le cose in realtà, poi, potrebbe essere un altro discorso) era troppo grande la voglia di strozzare questo tronfio gentil-omo con le sue posture didattiche e le erezioni passeggere – mi auguro che il buon Luciano abbia tenuto fede al proposito annunciato nelle ultime righe del racconto, sarei pienamente disposto ad assolverlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Distesa estate

    Alcune pagine gustose, altre un po' noiosette. E non ho ben capito se mi garba o meno lo "stile Arbasino". Che è frizzante e scoppiettante, ma a volte un po' ridondante. E, nei suoi momenti migliori, stupefacente. Come quando, al termine del primo racconto, riesce a sintetizzare in poche righe tu ...continua

    Alcune pagine gustose, altre un po' noiosette. E non ho ben capito se mi garba o meno lo "stile Arbasino". Che è frizzante e scoppiettante, ma a volte un po' ridondante. E, nei suoi momenti migliori, stupefacente. Come quando, al termine del primo racconto, riesce a sintetizzare in poche righe tutto lo struggimento e la malinconia dell'estate: Addio giallo paese che ricade nel sonno, Grand Hotel sepolcrale, ombroso parco spazzato dal vento, addio bosco tennis piscina ore pungenti, giorni che da oggi in poi rimpiangerò, addio legni marci graffiati coi chiodi, scritte di cuori e di evviva, cabine bucate per spiare le belle, addio orinatoio rugginoso, addio crocicchi illuminati, addio Casa Lunga, addio fiori scale orologio immobile giochi perduti; non sarò ragazzo mai più e neanch'io lo vorrei, però mi è piaciuto molto. Belli "I blue jeans non si addicono al signor Prufrock", "Povere mete" e "Agosto, Forte dei Marmi". Ma la mia predilezione va, ovviamente, al racconto gaio di "Giorgio contro Luciano", storia di seduzione e abbandono semplicemente perfetta. Leggerò ancora Arbasino.

    ha scritto il 

  • 3

    Le petit borgeouis

    Leggero come brezza estiva, l'autore oscilla tra memoria(le) e (tras)lucida analisi sociologica del mondo borghese. Come la brezza, però, A. è capace di smuovere ben poco quando decide di dare profondità al proprio narrare, tentando per questo di compensare le proprie lacune mediante un sarcasmo ...continua

    Leggero come brezza estiva, l'autore oscilla tra memoria(le) e (tras)lucida analisi sociologica del mondo borghese. Come la brezza, però, A. è capace di smuovere ben poco quando decide di dare profondità al proprio narrare, tentando per questo di compensare le proprie lacune mediante un sarcasmo divertente ma ruffiano. Si accettino allora questi racconti per quello che sono, 'piccole vacanze', - letteralmente, "piccoli vuoti" (a perdere) - dotati di certa forma ma di poco contenuto, cui destinare momenti di amena lettura, ma non di letteratura.

    ha scritto il 

  • 3

    opera prima dell'autore, comprende sette racconti, tra cui uno bellissimo (Povere mete) e altri più irrisolti - ma la voce di arbasino c'è già tutta, con pregi (acutezza di sguardo, ironia, maestria linguistica e sintattica) e difetti (mancanza di autocontrollo, esibizionismo culturale, saltuaria ...continua

    opera prima dell'autore, comprende sette racconti, tra cui uno bellissimo (Povere mete) e altri più irrisolti - ma la voce di arbasino c'è già tutta, con pregi (acutezza di sguardo, ironia, maestria linguistica e sintattica) e difetti (mancanza di autocontrollo, esibizionismo culturale, saltuaria carenza di partecipazione umana). ambizioso, molto "alla capote", ha avuto la sfortuna di uscire nello stesso anno del pasticciaccio e del barone rampante, ma si lascia ancora leggere - non è poco

    ha scritto il 

  • 4

    CHE STAGIONI!

    Arbasino cominciò da qui: ‘Le piccole vacanze’ è uscito nel 1957 ed è la sua prima opera pubblicata.


    Vent’anni dopo, anch’io ho cominciato da qui: ‘Le piccole vacanze’ è stato la mia prima lettura di questo autore che per me rappresentò una rivoluzione (ne sono seguite un’altra ventina ci ...continua

    Arbasino cominciò da qui: ‘Le piccole vacanze’ è uscito nel 1957 ed è la sua prima opera pubblicata.

    Vent’anni dopo, anch’io ho cominciato da qui: ‘Le piccole vacanze’ è stato la mia prima lettura di questo autore che per me rappresentò una rivoluzione (ne sono seguite un’altra ventina circa, più tutti i pezzi su La Repubblica, dalla nascita e per anni a seguire).

    Sembrava epoche avanti a tutti, diverso e sperimentale, spiazzante e scioccante, un linguaggio scoppiettante, un ritmo frenetico, riferimenti continui a tutti i campi, alti e bassi (highbrow e lowbrow mi ha spiegato), ironia a palate, risate assicurate, niente patetico niente retorica nessuna lacrima, poca psicologia più sociologia, poca introspezione molto comportamento, procedendo per accumulo e la sensazione di essere sempre sulle montagne russe.

    Totalmente fuori dal coro, mi ha trasmesso l’amore per Gadda (e Flaubert, Proust, Joyce, Kafka, Wolf, Forster, Musil, tanti altri ancora, e ‘Certi romanzi’ e certa letteratura e certe letterature): sembrava irriverente, ma di cultura, tutta e tanta, si è sempre nutrito e ha sempre trasmesso.

    Quell’Italia immobile, già pronta al boom senza essersi ancora scrollata di dosso il ventennio: ma i suoi personaggi sfrenati vivevano un’altra dimensione, si muovevano, viaggiavano, si agitavano, conoscevano incontravano, guardavano…

    Il tema dell’omosessualità, affrontato come se fosse ovvio e accettato, nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta…

    … Aprirsi in tutte le direzioni, spalancarsi a ogni possibilità proliferando selvaggiamente, procedendo per accumulo, disporsi a tutti i significati probabili, senza chiudersi nessuna strada, inglobando i materiali più eterogenei… il journal, il bloc-notes, i quaderni, le cartoline, i pacchetti di sigarette con dietro segnato un appunto… divorando quintali di madeleines... [da 'Fratelli d'Italia']

    ha scritto il 

  • 3

    non amo il racconto, ma forse per approcciarsi per la prima volta ad arbasino è meglio. il suo modo di scrivere per quanto mi riguarda è pericoloso, perchè per esempio nel primo racconto mi ha reso molto difficile seguirlo. poi invece una volta che ci si è dentro diventa anche divertente, come ne ...continua

    non amo il racconto, ma forse per approcciarsi per la prima volta ad arbasino è meglio. il suo modo di scrivere per quanto mi riguarda è pericoloso, perchè per esempio nel primo racconto mi ha reso molto difficile seguirlo. poi invece una volta che ci si è dentro diventa anche divertente, come nei racconti migliori(per me) "povere mete" e "luglio, cannes". tendenzialmente quel suo volare tra una parola e l'altra e scivolare nei pensieri e nei concetti come in una pista di sci, deve un pò entrarti dentro, altrimenti rischi di leggere e di non capire quello che leggi. buona la fine e cattiva ironia.

    ha scritto il 

  • 4

    La quarta stellina è di simpatia per Arbasino, che in vecchiaia è diventato saggio, benchè sempre sarcastico, e scrive pensierini giudiziosi sul Foglio.
    Il libro è carino, un gioco estivo per scacciare la noia e dimenticare l'afa.
    Sui personaggi c'è poco da dire: il colonnello, la contessa, le a ...continua

    La quarta stellina è di simpatia per Arbasino, che in vecchiaia è diventato saggio, benchè sempre sarcastico, e scrive pensierini giudiziosi sul Foglio. Il libro è carino, un gioco estivo per scacciare la noia e dimenticare l'afa. Sui personaggi c'è poco da dire: il colonnello, la contessa, le adolescenti con l'ormone ballerino, la checca. C'e tutto il magazzino degli arnesi del teatro leggero del primo novecento.

    ha scritto il 

  • 0

    mah, non è che mi sia strappata i capelli dall'entusiasmo. sarà che mentre leggevo mi vedevo davanti arbasino in doppiopetto, cofana cotonata, boccuccia a culo di gallina e borsello e mi veniva da dirgli "a ridicolo, sei colto e raffinato ma tiralo fuori 'sto senso dell'umorismo feroce che da qua ...continua

    mah, non è che mi sia strappata i capelli dall'entusiasmo. sarà che mentre leggevo mi vedevo davanti arbasino in doppiopetto, cofana cotonata, boccuccia a culo di gallina e borsello e mi veniva da dirgli "a ridicolo, sei colto e raffinato ma tiralo fuori 'sto senso dell'umorismo feroce che da qualche parte devi pur avere, in mezzo a tutto quel birignao!".

    ha scritto il 

  • 5

    Lo snob, ovvero: un grazie alla meschinità, che dà tanto agio alla superbia, all'ironia, e al mezzo gaudio di uno schifo comune a tutti.

    Ne parla con spocchia che avvelena per l'odiosità che si merita. Della presuntuosa contessina presunta ai bagni durante le dorate vacanze così lievi mentre infuria poco più il là del campo da tennis il conflitto bellico. Del ridicolo cinquantenne che passa da fallimento amoroso a fallimento amoro ...continua

    Ne parla con spocchia che avvelena per l'odiosità che si merita. Della presuntuosa contessina presunta ai bagni durante le dorate vacanze così lievi mentre infuria poco più il là del campo da tennis il conflitto bellico. Del ridicolo cinquantenne che passa da fallimento amoroso a fallimento amoroso accumulando nel mentre oltre ad amarezza un nuovo quanto inutile enorme patrimonio. Dell'omosessuale di rapina che lo mette in culo alla lettera e per metafora a un ragazzo la cui colpa è una ingenuità paesana che si trasforma nell'innamoramento sincero del proprio primo seduttore di qualche valore. Dello studentello arguto che di lettura in lettura non è mai avanzato se non negli anni e nella consapevolezza di quanto sia squallido tutto ciò che non è invenzione. Della goliardica gioventù le cui imprese - che nel futuro prenderanno il fascino della nostalgia - non sono altro che chiavate soldi in mano con donnette per le quali andare con loro era lo stesso che andare con qualcun altro o con nessuno. Ne parla con una superbia tutta accoccolata nel piacere a se stessa, mentre si racconta spettegolando su qualsiasi cosa. Che stronzo di scrittore eccelso, questo Arbasino.

    ha scritto il