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Le porte della percezione

­Paradiso e Inferno

Di

Editore: Mondadori

3.8
(894)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804508434 | Isbn-13: 9788804508434 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Health, Mind & Body , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
In questi due saggi di Aldous Huxley il tema fonda­mentale dell'indagine filosofica intorno alla natura dell'uomo e alla natura delle cose si arricchisce di nuovi e importanti elementi conoscitivi attraverso un metodo d'indagine abbastanza insolito. È lo stes­so autore, infatti, che riferisce di sé, del suo "sé" segreto e altrimenti inconoscibile, avvalendosi delie amplificazioni percettive procurategli dalla mescali-na, il principio attivo di una droga già nota da tempo immemorabile agli indiani del Messico. In questo stato di allucinazione, Huxley arriva a vedere una nuova essenza delle cose, in un mondo in cui le categorie di spazio e di tempo non predominano più e nel quale tutto ciò che gli accade al di dentro e all'intorno è scisso da qualsiasi sensazione utilitari­stica. Il breve testo di Grazia e Renato Boeri, che chiude il volume, definisce l'ambito culturale in cui si collocano questi saggi e ne mette in risalto gli aspetti letterari, storici e scientifici.
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  • 2

    Speravo che "Le porte della percezione" fosse una commistione di argomenti scientifico-sociali sul funzionamento di sostanze come LSD o mescalina ed invece Huxley dedica molto spazio a trattazioni metafisiche/spiritualiste su un fantomatico "Altro Mondo", come se la sua esistenza fosse cosa certa ...continua

    Speravo che "Le porte della percezione" fosse una commistione di argomenti scientifico-sociali sul funzionamento di sostanze come LSD o mescalina ed invece Huxley dedica molto spazio a trattazioni metafisiche/spiritualiste su un fantomatico "Altro Mondo", come se la sua esistenza fosse cosa certa. Le lunghe digressioni nel campo artistico non aiutano chi, come me, è a digiuno di nozioni sulla storia dell'arte.
    Voto positivo alle appendici: lo stile e gli argomenti sono esattamente quelli che mi aspettavo dal resto del libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Due saggi molto interessanti sulla mescalina e sulle sensazioni che produce. Ma attenzione, è un libro che apre veramente le porte della percezione facendoci guardare/vedere la realtà in maniera del tutto nuova. Ciliegine sulla torta le appendici finali.

    ha scritto il 

  • 3

    In questi due saggi Huxley, sospeso perennemente tra lucidità e visione, affronta il tema dell'espansione della coscienza indotta tramite stupefacenti. Nello specifico, la mescalina, che assume di fronte a due testimone e di cui fa registrare tutte le reazioni, rianalizzandole successivamente in ...continua

    In questi due saggi Huxley, sospeso perennemente tra lucidità e visione, affronta il tema dell'espansione della coscienza indotta tramite stupefacenti. Nello specifico, la mescalina, che assume di fronte a due testimone e di cui fa registrare tutte le reazioni, rianalizzandole successivamente in modo fin troppo lucido e razionale. L'esperienza stupefacente viene affrontata in buona parte del primo saggio, che poi si perde in considerazioni varie, mentre il secondo saggio, più fiacco, si limita a constatare la coesistenza di un paradiso ma anche di un inferno artificiale.
    Il punto di forza dei due saggi è la sua linearità, la sua incrollabile lucidità e la chiarezza delle sue, pur limitate, argomentazioni: la coscienza in stato di veglia è fortemente limitata dalla necessità della sopravvivenza, ma quando sopraggiunge la malattia (fisica, come la denutrizione, o mentale, come la schizofrenia) o, come surrogato di essa, la trance da droga la coscienza di spande, perdendo interesse nelle faccende pratiche della vita e aprendo il soggetto a inpensabili livelli di coscienza. L'idea di base è semplice, ben illustrata e nonostante la sua limitatezza, intrigante. Non può avere la meglio però sulle principali criticità di questi due saggi: a mancare è soprattutto una struttura che possa inglobare l'argomentazione principale, un'architettura come nelle migliori filosofie, insomma. A voler essere brutali, basta poco per rendersi conto della reale natura di questo libro: il resoconto di una esperienza di coscienza alterata di uno scrittore, intriso di filosofia orientale e influenzato da ben altri maestri, a cominciare da Baudelaire, per finire (aggiungo io) con Burroughs.
    L'intento di analizzare razionalmente l'esperienza visionaria e irrazionale ricorda molto William Burroughs, che per l'appunto nello stesso periodo tentava la disintossicazione, rifletteva razionalmente sulle sue visioni e scriveva di droga, tossicodipendenza e cure alternative. E mentre Burroughs cede al fascino mistico del peyote e dei riti delle vecchie civiltà precolombiane, Huxley si fa tentare, come nei suoi romanzi, dalla filosofia orientale, in particolare dal buddhismo, con effetti che ricordano molto la filosofia di Schopenhauer (e quasi lo plagia, quando parla di un Io cosciente che non fa altro che "esprimere desideri"). Huxley insiste sul piano fenomenico, mettendo sempre in evidenza le reazioni sensoriali alla droga, il suo gioco sinestetico, ma poi travolge il lettore parlando improvvisamente del divino. Un salto della quaglia piuttosto imbarazzante, nella mia opinione, che rende più evidente un'altra mancanza: le riflessioni squisitamente estetiche che caratterizzano i paradisi artificiali di Baudelaire.
    Poche idee buone e molti limiti: sempre meglio di una incomunicabile confusione. Malgrado tutto, i saggi di Huxley lasciano il segno e non smettono di stimolare il lettore, voltata l'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 2

    piatto e noioso

    E io che pensavo che con le sue dosi di mescalina mi descrivesse mondi sommersi e universi infiniti, invece il buon vecchio Huxley ci descrive la sua prova da drogato con una piattezza non comune, essondo, a suo dire, talmente privo di fantasia immaginativa da non notare quasi nulla, eccetto alcu ...continua

    E io che pensavo che con le sue dosi di mescalina mi descrivesse mondi sommersi e universi infiniti, invece il buon vecchio Huxley ci descrive la sua prova da drogato con una piattezza non comune, essondo, a suo dire, talmente privo di fantasia immaginativa da non notare quasi nulla, eccetto alcuni cambiamenti importanti nella visione dei concetti dietro a oggetti e ombre. Ma l'esperimento non potevi farlo fare a qualcuno con più immaginazione CAZO!?

    ha scritto il 

  • 0

    Quando mi alzai e presi a camminare, potei farlo del tutto normalmente, senza falsare i contorni degli oggetti. Lo spazio era sempre là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, soprattutto, non di misure e collocazioni, ma di essere e significato. E con l' indifferenza per lo sp ...continua

    Quando mi alzai e presi a camminare, potei farlo del tutto normalmente, senza falsare i contorni degli oggetti. Lo spazio era sempre là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, soprattutto, non di misure e collocazioni, ma di essere e significato. E con l' indifferenza per lo spazio venne una indifferenza ancora più completa per il tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Saggio lineare, questo di Huxley, che va letto così com'è, ovvero come la relazione delle sensazioni dopo l'assunzione di mescalina.
    Volendo -forzosamente- ampliare lo spazio di lettura, diventa un testo pericoloso: si può leggere sia un incitamento all'uso delle droghe (soprattutto quando ...continua

    Saggio lineare, questo di Huxley, che va letto così com'è, ovvero come la relazione delle sensazioni dopo l'assunzione di mescalina.
    Volendo -forzosamente- ampliare lo spazio di lettura, diventa un testo pericoloso: si può leggere sia un incitamento all'uso delle droghe (soprattutto quando Huxley dice che l'uomo ha necessità di uscire da sé), sia l'idea che le droghe siano l'accesso verso paralleli mistici che solo la cecità del vivere sobri ci impedisce di vedere. Entrambe queste interpretazioni sono state avanzate; il saggio è del '53, e fu naturalmente ampiamente strumentalizzato nelle riforme sociali dei decenni a venire. Huxley era un pioniere, nonché un uomo che si è costruito per addizione, mai per negazione. Va da sé che anche nell'interesse per le droghe sia arrivato un decennio prima del mondo. Il suo saggio coniuga straordinaria lucidità descrittiva, un innato dono narrativo e le osservazioni di un uomo di straordinaria cultura. Molto interessanti i confronti del suo atteggiamento mentale sotto mescalina con le opere d'arte di alcuni grandi artisti e le riflessioni sulla schizofrenia. Inevitabili anche i rimandi alle religioni e alla meditazione.
    Il secondo saggio, Paradiso e Inferno, abbandona la dimensione puramente soggettiva del primo saggio per dedicarsi a riflessioni più ampie e meno focalizzate, toccando diversi temi in ambito artistico, antropologico e psicologico. La reazione dell'uomo di fronte alla totalità della visione sotto effetto di droghe può essere infatti sia la breccia verso un mondo paradisiaco, che l'accesso a un mondo infernale: ciò dipende in gran parte dallo stato psicofisico dell'individuo. E' un saggio, in definitiva, meno incisivo del primo. Le appendici sono assai interessanti.

    ha scritto il 

  • 5

    amplia notevolmente le capacità della mente umana, analizzando il mondo da vari e insoliti punti di vista. Certo, bisognerebbe avere una profonda conoscenza della storia dell'arte per cogliere tutti i significati e tutte le riflessioni dell'autore. Geniale

    ha scritto il 

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