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Le prince de la brume

By Carlos Ruiz Zafon

(7)

| Paperback | 9782221122891

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Book Description

1943, Angleterre.
Fuyant la guerre, la famille Carver , Max, Alicia et Irene se réfugie dans un village de bord de mer. Leur nouvelle maison appartenait précédemment à un riche couple qui a quitté le pays après la mort de Jacob, leur petit garço Continue

1943, Angleterre.
Fuyant la guerre, la famille Carver , Max, Alicia et Irene se réfugie dans un village de bord de mer. Leur nouvelle maison appartenait précédemment à un riche couple qui a quitté le pays après la mort de Jacob, leur petit garçon. Peu après son emménagement, la famille Carver est confrontée à de troublants événements. La maison de la plage paraît hantée par le souvenir de Jacob. Une présence maléfique rode entre les murs. Que veut-elle ? Et pourquoi s'archarne-t-elle contre leur nouvel ami Roland ?

Une dette dont Roland est le prix... S'ils veulent sauver leur ami, Max et Alicia doivent affronter l'être maléfique sur son territoire : dans le jardin des statues vivantes mais aussi dans le terrifiant cargo enseveli sous les eaux.

606 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Me encanta la forma de escribir de Ruiz Zafón y este libro, aunque dirigido al público juvenil, es fácil de leer y muy entretenido. Quizás es exceso fantasioso y, hay ciertas preguntas que no termina de contestar la historia, pero el autor compensa e ...(continue)

    Me encanta la forma de escribir de Ruiz Zafón y este libro, aunque dirigido al público juvenil, es fácil de leer y muy entretenido. Quizás es exceso fantasioso y, hay ciertas preguntas que no termina de contestar la historia, pero el autor compensa estas pequeñas deficiencias, con una prosa magnífica y clara que atrapa a lectores de cualquier edad.
    A parte de a los pequeños de la casa, lo recomiendo a cualquier lector que quiera pasar el rato o desconectar en algún momento.

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    Reah 29 said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sentiva che, per la prima volta nella vita, il tempo scorreva più in fretta di quanto lui desiderasse e che non poteva più rifugiarsi nel sogno degli anni trascorsi.

    Quand'è stata la prima volta che ho incontrato Zafon?
    Questa frase, così com'è posta, nasce ogniqualvolta leggo uno dei suoi straordinari romanzi. Opere macchiate col sangue, zeppe di distrazioni magiche e fantastiche, che si ammanta di uno stile ipn ...(continue)

    Quand'è stata la prima volta che ho incontrato Zafon?
    Questa frase, così com'è posta, nasce ogniqualvolta leggo uno dei suoi straordinari romanzi. Opere macchiate col sangue, zeppe di distrazioni magiche e fantastiche, che si ammanta di uno stile ipnotico che penetra nel lettore al punto tale d'immergerlo in uno stato fra il fascino e l'oblio.
    Ad ogni modo, quand'è che incontrai il mio idolo letterario? Suppongo sia stato qualche anno fa, in una libreria: in un santuario che odorava di carta vecchia, polvere e magia. Ai miei occhi, però, stabilire una data precisa al nostro incontro, non fa la minima differenza. Io e Zafon siamo come due entità indivisibili e uguali. Suppongo che, se avessi una macchina del tempo, tornerei indietro a quegli anni, non avendo alcun ripensamento a reinterpretare le sue opere.
    Eppure continuo con perseveranza il mio percorso con lui. Divoro avidamente ogni sua opera, vivo con maggior intensità, e constato come le sue opere riescono a donarmi felicità.
    Quella felicità che, nei miei ricordi, lascia molto a desiderare. E' una felicità imprecisa, tanto che quando riesco a sentirla sulla pelle mi domando se sia tangibile o meno. Vera come due satelliti nelle vuote tenebre del cosmo.
    In ogni caso, questa è la verità. La mia felicità è spesso vaga. Ricordo di essermi sentita felice, confondendo la realtà con la fantasia, scambiando qualche volta ciò che ha provato qualche altro e quello che ho provato io. La testimonianza? Di tutti gli anni in cui ho letto tutti i romanzi di quest'autore, gli episodi che riesco a ricordare sono soltanto due. Una Barcellona oscura e tenebrosa; personaggi che si rispecchiano perfettamente nei personaggi, imprigionati in un pozzo oscuro che riesce a catturare tutto ciò che li circonda.
    La prima cosa che avvertii fu l'odore della magia che era sparsa tra le pagine, e quello dell'avventura che impregnava il naso come un odore acre. Poi una scena nitida. Una famiglia attorniata nel salotto di casa che, lontana dal peso dal fantasma invisibile della guerra che avvolge il futuro come un manto di tenebre, decide di trasferirsi sulla costa, in una casa accanto alla spiaggia di un piccolo villaggio sulle rive dell'Atlantico. Pare un sussurro in una nuda parete, un mormorio lontano impossibile da distinguere persino le parole. Persino la voce narrante ha la parvenza di un illusione. Una chimera che, solo più tardi, riuscì a vivere.
    Un amico, un bambino che smise di essere bambino, il giorno in cui s'inoltrò lungo la riva di un viaggio verso una meta sconosciuta che, rimanendomi vicino, mi raccontò entusiasta, cosa avevo visto: un giardino disseminato di statue orribili, una sorella preda di sogni inquietanti, una scatola vecchia di film che sembrano aprire una finestra sul passato. Ancor oggi non so il motivo per cui abbia sentito l'esigenza di confidarsi. Probabilmente sognavo. Sognavo che mentre leggevo, a un certo punto venivo catapultata in un epoca che avevo visto solo per sentito dire. Protagonista di fantasie scritte in una biografia che nessuno ha mai vissuto veramente. Nell'unico posto in cui avrei potuto vedere ogni mattina la luce azzurrina e accecante che saliva al cielo come fiati di vapore magici e trasparenti.
    Tuttavia, nonostante siano passati due anni dalla mia ultima visita, ogni tanto queste parole tornano a frullarmi per la mente.
    Ed è proprio in questi momenti che mi metto a pensare alla mia esistenza tanto essere umano quanto lettrice e alla strada che percorsi all'epoca.
    Come ne Il palazzo della mezzanotte, nel Principe della nebbia ho rivisto uno Zafon giovane che, nonostante tutto, non riesce a nascondere quel marchio letterario che lo contraddistingue: fantasiose metafore e sconcertanti atmosfere che rifiutano di perdersi nei recessi più reconditi della mente. Non esistono casi fantasmagorici di voci e volti, di creature le cui azioni si intrecciano o si sovrappongono per tessere la catena di eventi che determinano il loro destino e, fra le sue pagine, così vive e pulsanti, è possibile avvertire misteri e segreti inconfessabili di una famiglia, di una Barcellona sempre più gotica e sempre più amata. Un quadro raffinato in cui si parla di personaggi oscuri e maledetti che, così come la letteratura, riescono a dar voce a chi non ha voce. Le loro sensazioni sono come una variazione dell'aria. Condensano la luce. Fanno vibrare il vuoto.
    L'intreccio spedito e limpido come acqua, spedisce dritto fra le braccia di una famiglia timorosa del tempo e della vita. Riesumano un lato oscuro di storie che hanno del macabro, che sopravvivono nella memoria delle generazioni come una cronaca del passato. E ci catapultano in un luogo dove tutti noi abbiamo, in un modo o nell'altro, lasciato una traccia del nostro passaggio.
    Fra vecchi lupi di mare, sotto un cielo limpido e luminoso, la storia ci dà la possibilità di ascoltare storie di uomini vecchi ma coraggiosi, per nulla timorosi della vita o della morte.
    Allo stesso modo di Marina, rimane ancora saldamente legato al mondo dell'infanzia e, ritratto umano terribilmente coinvolgente di protagonisti soli e incompresi, lasciato dietro di se uno spazio vuoto che ha la forma di una persona. Qualcosa di più di semplici statue di marmo.

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    Gresi said on Oct 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi sono accorta di aver dato tre stelle come ieri le ho date a un libro che sta più o meno quattro gradini sotto a questo, ma non posso darne quattro perché non è al livello degli altri di Zafón (a cui ho dato quattro stelle). Non che sia scritto mal ...(continue)

    Mi sono accorta di aver dato tre stelle come ieri le ho date a un libro che sta più o meno quattro gradini sotto a questo, ma non posso darne quattro perché non è al livello degli altri di Zafón (a cui ho dato quattro stelle). Non che sia scritto male o che, però è pensato per i ragazzini (qualcosa tipo 7-10 anni meno di me, direi). In ogni caso, Zafón è un genio, e il Principe della nebbia (il personaggio) fa rabbrividire quanto basta.
    Wikipedia mi dice che ci sono due seguiti, quindi dopo vado a setacciare la biblio.

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    kat said on Sep 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Apparentemente e' un libro per ragazzi, ma devo dire che l'ho trovato abbastanza inquietante anch'io che non sono una ragazza da un bel pezzo.
    Sara' che i pagliacci, dopo King, mi spaventano sempre un po'...comunque niente a che vedere con la serie I ...(continue)

    Apparentemente e' un libro per ragazzi, ma devo dire che l'ho trovato abbastanza inquietante anch'io che non sono una ragazza da un bel pezzo.
    Sara' che i pagliacci, dopo King, mi spaventano sempre un po'...comunque niente a che vedere con la serie Il Cimitero dei Libri Dimenticati. scrittura scorrevole e storia interessante, ma non mi ha lasciato un granche'.

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    Chequers58 said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

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    Bellino

    È un libro molto avvincente, l'ho divorato in due giorni per scoprire come andava a finire. Le premesse, però, erano migliori del risultato finale. Troppo affrettato.. E poi ho trovato estremamente banale l'utilizzo del circo-clown come figura cattiv ...(continue)

    È un libro molto avvincente, l'ho divorato in due giorni per scoprire come andava a finire. Le premesse, però, erano migliori del risultato finale. Troppo affrettato.. E poi ho trovato estremamente banale l'utilizzo del circo-clown come figura cattiva: è una cosa usata e strausata. Senza un motivo chiaro, poi... Ci voleva qualcosa di più originale!

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    Elenella said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

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    "L'età ti fa capire certe cose. Per esempio, adesso so che la vita di un uomo si divide fondamentalmente in tre periodi. Nel primo, uno non pensa neppure che invecchierà, né che il tempo passa, e che fin dal primo giorno, quando nasciamo, camminiamo ...(continue)

    "L'età ti fa capire certe cose. Per esempio, adesso so che la vita di un uomo si divide fondamentalmente in tre periodi. Nel primo, uno non pensa neppure che invecchierà, né che il tempo passa, e che fin dal primo giorno, quando nasciamo, camminiamo verso un unico e identico fine. Passata la prima giovinezza, comincia il secondo periodo, nel quale uno si rende conto della fragilità della propria vita, e quello che in principio è una semplice inquietudine va crescendo nell'animo come un mare di dubbi e incertezze che ti accompagnano durante il resto dei tuoi giorni. Per ultimo, alla fine della vita, si apre il terzo periodo, quello dell'accettazione della realtà e, di conseguenza, quello della rassegnazione e della speranza. Lungo la mia vita ho conosciuto molte persone che sono rimaste agganciate a uno di questi stadi senza mai riuscire a superarli. È qualcosa di terribile... è un cammino che ognuno di noi deve imparare a percorrere da solo, pregando Dio di aiutarlo a non perdersi prima di arrivare alla fine. Se tutti fossimo capaci di comprendere all'inizio della nostra vita questa cosa, che sembra così semplice, buona parte delle miserie e delle pene di questo mondo scomparirebbero. Però, e questo è un incomprensibile paradosso, ci viene concessa questa grazia solo quando è troppo tardi."

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    Dream said on Jun 16, 2014 | Add your feedback

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