Le quattro casalinghe di Tokyo

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca)

4.0
(2323)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 653 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Francese , Olandese , Portoghese , Ceco , Svedese

Isbn-10: 8854503223 | Isbn-13: 9788854503229 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Lydia Origlia

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

Ti piace Le quattro casalinghe di Tokyo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nel turno di notte di una fabbrica lavorano quattro amiche logorate dalla vita casalinga e coniugale. Il loro sistema nervoso è sottoposto a una continua tensione. La prima a cedere è la più giovane, la graziosa Yayoi, madre e moglie esemplare. Una notte, in un impeto di rabbia, strozza con una cintura il marito, tornato a casa ubriaco dopo aver dilapidato tutti i risparmi con una ragazza cinese abbordata in un bar. Yayoi chiede aiuto a Masako, l'amica più intelligente e coraggiosa, che a sua volta coinvolge Yoshie, una donna angariata da una figlia adolescente capricciosa e da una suocera invalida.
Ordina per
  • 4

    Noir ad alta tensione

    Questo è il classico romanzo che si legge tutto d'un fiato ma...è meglio che non lo facciate. E' meglio che lo leggiate a piccole dosi perché può realmente fregarvi il cervello e farvi avere degli inc ...continua

    Questo è il classico romanzo che si legge tutto d'un fiato ma...è meglio che non lo facciate. E' meglio che lo leggiate a piccole dosi perché può realmente fregarvi il cervello e farvi avere degli incubi sui quali David Lynch potrebbe costruire l'intero plot per gli agognati episodi della nuova serie su Twin Peaks.
    Quattro squilibrate mentali (e mi mantengo gentile..) lavorano al turno di notte in una fabbrica che produce cibi precotti. Quattro donne che vengono descritte minuziosamente nelle loro psicologie, nei loro rapporti sociali, nella loro condizione esistenziale. Ed è proprio questa la caratteristica predominante del romanzo che ha l'enorme merito di farti percepire odori, sentimenti, luoghi in cui queste donne (e non solo loro) si trovano collocate. Kirino trattegia con una "precisione chirurgica" personaggi e ambienti in una storia noir davvero molto ben scritta e molto avvincente fino ad un inspiegabile, a mio avviso, finale, dove seppur nel nome di una ricercata/voluta libertà si perde un po' il bandolo della matassa, andando a giustificare comportamenti inspiegabili e cambiamenti di rotta fin troppo estremi, in nome della utopica distinzione fra colpevoli e carnefici.

    ha scritto il 

  • 3

    libro letto per la Sfidina Primaverile

    Libro che definirei strano. L'autrice presenta la storia e i personaggi con un certo distacco, descrivendo freddamente gli avvenimenti che sconvolgono la vita da queste 4 donne.
    Ho apprezzato senza d ...continua

    Libro che definirei strano. L'autrice presenta la storia e i personaggi con un certo distacco, descrivendo freddamente gli avvenimenti che sconvolgono la vita da queste 4 donne.
    Ho apprezzato senza dubbio l'analisi psicologica che fa di ogni personaggio, presentando soprattutto le ombre che fanno parte di ogni persona, a volte cosi oscure (in questo libro quasi patologiche) che teniamo nascoste anche a noi stessi.
    Una cosa che invece non mi é piaciuta é stato il finale: Che Masako e Sasake (chiedo scusa se ho sbagliato a scrivere i nomi ma ho poca dimestichezza con i nomi asiatici) fossero anime affini posso capirlo, ma il resto, no.
    Consigliato? Non saprei.

    ha scritto il 

  • 4

    thriller giapponese

    Mi trovo di fronte al mio primo thriller giapponese. E premesso che non è il mio genere preferito e che appunto è la mia prima “esperienza” nel settore specifico (thriller + giapponese), devo dire che ...continua

    Mi trovo di fronte al mio primo thriller giapponese. E premesso che non è il mio genere preferito e che appunto è la mia prima “esperienza” nel settore specifico (thriller + giapponese), devo dire che il mare di emozioni che il testo è stato in grado di inviarmi è confuso oltre che vasto.
    Si tratta di una storia tutta al femminile: quattro donne incastrate nella loro vita un po' per loro scelta un po' per scelta degli altri, sceglieranno – consapevolmente - anche se non fino in fondo, di varcare il punto di non ritorno pur di arrivare alla loro libertà.
    Quattro donne che affrontano tutto questo da sole… ed è appunto il termine solitudine, nelle sue mille sfaccettature, quello che ritorna incalzante in quasi ogni pagina del libro.
    Si parla di noia, di routine, di lavoro pesante che rende la vita insopportabile e di voglia di libertà.
    E in queste donne da sempre costrette ad un atteggiamento remissivo e di totale sottomissione all'uomo, questo disagio, questa solitudine interiore accompagnata dal desiderio lacerante di opporsi, di cambiar vita, di trovare una via d'uscita, è ancora più marcato ed evidente. La donna è dunque vittima.
    Molto sviluppate sono l’analisi psicologica e la caratterizzazione dei personaggi e dell’ambiente sociale. Così il mal di vivere, l’apatia, l’umiliazione e la rabbia diventano elementi fondamentali del thriller.
    A scelta effettuata (l’omicidio) si innescherà una serie di eventi, che susseguendosi con un ritmo straordinario, stravolgerà le vite delle quattro donne.
    Forte il contrasto tra tradizione e modernità nella condizione femminile giapponese forgiata in uno stile tipico che ci regala un incedere tranquillo e pacato del racconto in netto contrasto col contenuto decisamente cruento. La scrittura estremamente scorrevole, rende il libro accattivante.
    La trama è un gioco di incastro: ogni personaggio è funzionale alla storia e vi si incastra alla perfezione. Non ci sono dispersioni, tutto torna, niente si perde in questa lunga narrazione di circa settecento pagine!
    Un piano – quello dell’omicidio - che stringe le donne in una complicità negativa, in un rapporto che presto assume i connotati di qualcosa di morboso. L'omicidio diventa un pretesto per descrivere uno spaccato della vita e della condizione della donna nella società giapponese, un ambiente che risulta “inquinato”, dove gli individui hanno un'ombra cupa, personale, che li tormenta interiormente, che nascondono all'esterno ma che si allunga e s'infittisce nel loro animo, fin quando non prende il sopravvento manifestando tutto il loro male di vivere.
    Dietro un visino angelico, una carnagione pallida, quasi eterea, un'apparente innocenza, nascondono un impeto, una combattività ed una volontà di reagire che quando esplode diventa incontrollabile.
    I personaggi sono splendidamente caratterizzati così come i luoghi, tanto che al lettore sembra di essere lì. Si sentono gli odori e si percepiscono i sentimenti così nitidamente tanto da creare confusione tra realtà e finzione (l’odore pesante dello stabilimento dove lavorano; l’odore acre dell’abitazione di una delle protagoniste; l’odore di nuovo e costoso dell’auto e degli accessori di una altra; l’odore di casa pulita e di buon cibo di una altra ancora…)
    Gli stessi rapporti interpersonali odorano di profonda solitudine esistenziale, la quale sembra l’unico tratto che accomuna queste donne, al di là delle caratteristiche fisiche, della loro storia, del loro percorso.
    E’ senza dubbio un libro avvincente; le pagine scorrono, corrono. La struttura e il ritmo sono incalzanti, perfetti. Alcune pagine sorprendono per l'efferatezza e - contemporaneamente- per la lucidità con la quale viene vista ed analizzata. E' uno sguardo sui lati scomodi della società giapponese. Costringe a fare auto-analisi: sembra di trovarci di fronte a quel tipo di lettura che vuole porre molte domande alla coscienza del lettore, portandolo ad interrogarsi sulla propria morale e costringendolo ad ammettere che la cattiveria è insita nell’animo umano: qualcuno la coltiva, qualcuno no. Qualcuno è costretto a coltivarla.
    Per tutto ciò, la storia risulta molto cupa e molto disperata. Ne emerge un ritratto dell'essere umano davvero meschino, disperato e triste, mentre la voce della coscienza urla il suo sconcerto.
    Ciò potrebbe indurre il lettore ad abbandonare il testo ma, sarebbe un peccato!

    ha scritto il 

  • 4

    È bravissima la Kirino, riesce a tenere viva l'attenzione, per oltre 600 pagine, nonostante sia impossibile provare qualsiasi sentimento positivo nei confronti delle protagoniste. Sono vittime, è vero ...continua

    È bravissima la Kirino, riesce a tenere viva l'attenzione, per oltre 600 pagine, nonostante sia impossibile provare qualsiasi sentimento positivo nei confronti delle protagoniste. Sono vittime, è vero, di un sistema marcio, di mariti e figli violenti o indifferenti, ma è soprattutto dentro di loro che esiste un vuoto pauroso, decidono di imboccare una via senza ritorno.

    ha scritto il 

  • 2

    Secondo me un titolo più idoneo sarebbe stato " Le quattro squilibrate di Tokyo " !!
    Saranno state pure stanche ma per denaro avrebbero fatto carte false.
    Non ho provato simpatia per nessuno dei tanti ...continua

    Secondo me un titolo più idoneo sarebbe stato " Le quattro squilibrate di Tokyo " !!
    Saranno state pure stanche ma per denaro avrebbero fatto carte false.
    Non ho provato simpatia per nessuno dei tanti personaggi che affollano
    questo libro,chiamarlo thriller mi pare troppo!
    Ho letto libri ambientati dappertutto ,ma solo in questi giapponesi ci
    sono persone che in segno di disapprovazione per qualsiasi cosa hanno
    la sgradevole abitudine di " Schioccare " la lingua ,manco fosse un frustino da cavallo.
    Se devo essere sincera tutta la storia non mi è piaciuta molto.
    Troppa avidità !!Gente che per denaro si mette a sezionare cadaveri in minuscoli pezzi.
    Il finale non mi è piaciuto più di tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    La mia intenzione era di dare 5 stelline,perchè è stato un libro superlativo....Peccato per le ultime pagine,perchè il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca...
    Sicuramente continuerò a leggere altri ...continua

    La mia intenzione era di dare 5 stelline,perchè è stato un libro superlativo....Peccato per le ultime pagine,perchè il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca...
    Sicuramente continuerò a leggere altri libri di questta autrice.CONSIGLIATO!

    ha scritto il 

  • 3

    Ma.... le casalinghe dove sono?

    Il titolo del romanzo è decisamente infelice, perché queste quattro donne tutto sono fuorché casalinghe.
    Per guadagnarsi uno stipendio fanno un lavoro disumanizzante in una fabbrica che confeziona ci ...continua

    Il titolo del romanzo è decisamente infelice, perché queste quattro donne tutto sono fuorché casalinghe.
    Per guadagnarsi uno stipendio fanno un lavoro disumanizzante in una fabbrica che confeziona cibi precotti, facendosi assegnare sempre il turno di notte, così possono essere a casa durante il giorno e sbrigare tutte le pesanti incombenze che, a quanto pare, in un Giappone estremamente maschilista e retrogrado competono sempre solo alle donne.
    Gli uomini, quando sono in casa, si devono rilassare, riposare, farsi distrarre e servire dalle mogli.
    Ci mancherebbe che facciano qualcosa di diverso, loro lavorano.
    Le gheishe non l'hanno mica inventate per caso in Giappone.. e all'inizio erano nate come uomini travestiti da donna.. sicché i maschietti giapponesi si trastullavano fra loro, mentre le mogli sgobbavano a casa e al lavoro.

    Le protagoniste di questa vicenda nerissima ed angosciante, piena di cinismo e disperazione, s'imbarcano in un lungo e doloroso cammino verso l’orrore, in cui perdono di vista il significato di parole come giusto-sbagliato. Poco a poco matura in loro l’idea che, in cambio di una manciata di soldi, tutto sia lecito; per raggiungere il loro scopo si aiutano a vicenda, ma senza mai diventare veramente amiche.
    Sono solo quattro solitudini che incrociano i propri cammini per un breve tratto di strada da fare insieme per convenienza, fino al prossimo inevitabile bivio.

    La scrittrice giapponese, per questa volta, si lascia leggere discretamente bene. Di suo ho già letto e recensito il famigerato L'isola dei naufraghi e non ero proprio riuscita ad entrare in sintonia col suo modo di raccontare.
    Però, e avevo già fatto una riflessione simile in un’altra recensione, cosa c’è dentro la mente di chi scrive noir così estremi?
    Come concepiscono queste idee talmente cruente da lasciare attoniti?
    E’ solo fantasia, o sono i loro personali demoni trascritti su carta per esorcizzarli in qualche modo?

    E comunque sia, m’è passata la voglia di comprare cibi precotti industriali. Giovanni Rana, mangiatelo te il tuo pasticcio! Io lo compro in rosticceria.

    ☆☆☆ che controllano con attenzione gli ingredienti dei tortellini

    ha scritto il 

  • 4

    Le quattro casalinghe di Tokyo di natsuo kirino.

    Quattro donne,quattro madri e mogli. Quattro persone alla ricerca della loro libertà. Un contrasto tra tradizione e modernità uno spaccato della condiz ...continua

    Le quattro casalinghe di Tokyo di natsuo kirino.

    Quattro donne,quattro madri e mogli. Quattro persone alla ricerca della loro libertà. Un contrasto tra tradizione e modernità uno spaccato della condizione femminile. Ecco quello che si trova in questo romanzo. Oltre ad essere un thriller con i classici ingredienti omicidio e indagine questo romanzo ci fornisce una visione più ampia. Quattro donne incastrate nella loro vita un po' per loro scelta un po' per scelta degli altri varcheranno il punto di non ritorno pur di arrivare alla loro libertà. Ma si può arrivare alla libertà senza sporcarsi le mani e scontrarsi con il proprio passato e il proprio futuro? Questa é la domanda che resta in attesa di risposta fino alla fine dell opera. Qual é il punto di non ritorno e in fondo cos'è la libertà? Domande fondamentali per capire e apprezzare fino alla fine la kirino che in questa opera ci fornisce domande e risposte.
    I personaggi sono splendidamente caratterizzati così come i luoghi tanto che al lettore sembra di essere lì e di averceli di fronte si sentono gli odori si percepiscono i sentimenti e quasi ti confondi tra la realtà e il romanzo. Non si può non affezionarsi o odiare uno qualunque dei personaggi presenti del romanzo. Ti ritrovi così coinvolto che per forza fai il tifo o mandi qualcuno di questi a quel paese.

    ha scritto il 

  • 3

    Le quattro casalinghe di Tokyo” è un romanzo di Natsuo Kirino tutt’altro che recente: è stato pubblicato da Neri Pozza nel 2002. Il pubblico italiano ha così conosciuto il lato noir ed efferato del Gi ...continua

    Le quattro casalinghe di Tokyo” è un romanzo di Natsuo Kirino tutt’altro che recente: è stato pubblicato da Neri Pozza nel 2002. Il pubblico italiano ha così conosciuto il lato noir ed efferato del Giappone, che non è solo kawaii, tradizione, informatica, poesia, fiori di ciliegio, ma anche ritmi sconvolgenti di lavoro, burocrazia schiacciasassi, competitività portata all’estremo, discrezione sul filo dell’asocialità e tassi di depressione e suicidi ad altissimi livelli. Questo aspetto del Giappone contemporaneo è tutto sommato conosciuto, oggi, anche grazie ai romanzi di Kanae Minato e Yu Miri, che vanno a “bilanciare” certe delicatissime letture, una su tutte Banana Yoshimoto.
    Ma all’inizio degli anni Duemila, Natsuo Kirino è stato uno scossone, una scioccante novità.
    (Natsuo Kirino l’asfalta, Banana Yoshimoto…)

    La trama è un gioco di incastro con pedine umane: ogni personaggio è funzionale alla storia e vi si incastra alla perfezione. Non ci sono dispersioni, tutto torna, niente si perde in questa narrazione che si aggira intorno alle settecento pagine.
    Le quattro donne del titolo, non sono, fra l’altro, vere casalinghe (il titolo originale, infatti, è “Out”) ma lavoratrici del turno di notte in uno stabilimento che confeziona vassoi di cibi pronti, a Tokyo. Turni di notte massacranti, ma ben pagati. E poi giornate a casa, intrappolate in matrimoni sbagliati, infelici, con figlie ingrate, con suocere invalide e cattive. Rapporti che odorano di profonda solitudine esistenziale, la quale sembra l’unico tratto che accomuna queste donne, al di là delle caratteristiche fisiche, della loro storia, del loro percorso.
    Il motore della storia sta nello scatto di nervi di una delle quattro -Yayoi, la più dolce, la più remissiva- che uccide il marito, al culmine di una discussione per via dei risparmi persi giocando a baccarat. Si innesca così il piano macabro (per non dire diabolico) del quartetto, che deve far sparire il cadavere, sviare i sospetti, portare nelle tombe il segreto di quell’omicidio.

    Un piano che stringe le donne in una complicità colpevole, in un rapporto che presto assume i connotati di qualcosa di malato. Si innesca altresì una concatenazione di eventi, che si sussueguono con ritmo preoccupante, stravolgendo le vite delle quattro donne fino ad un finale che dà da pensare e attraverso diverse gradazioni di disperazione. Le pagine più impressionanti (fra le quali una vera sequenza granguignolesca, una cosa che posso immaginare al cinema messa in scena da Tarantino) si trovano nelle prima centocinquanta pagine, ma non mancano interessanti – e controversi- sviluppi successivi.
    Non fingerò che il libro non mi abbia impensierito. L’ho apprezzato senza trovarlo un capolavoro, l’ho letto rapidamente nonostante la mole. Al di là delle annotazioni che posso fare a livello di stile e ritmo, credo si tratti di quel tipo di lettura che pone molte domande alla coscienza del lettore, portandolo ad interrogarsi sulla propria morale e costringendolo ad ammettere che la cattiveria è insita nell’animo umano; che venga, insomma, tenuta a bada dalla coscienza, dalla ragionevolezza, dall’etica, dalla morale, appunto, nostri unici freni inibitori (penso, ora, ad una professoressa di filosofia, che saltava su ogni volta che qualcuno si azzardava a dire in sua presenza la parola “etica” strillando “E che cos’è l’etica?”, rubando le parole del filosofo Fernando Savater, interessante sì, ma non vedo perché consigliarvelo oggi, qui, sotto Natale).
    La teoria della Kirino è che la cattiveria sia dentro di noi. Qualcuno la coltiva, qualcuno no. Qualcuno è costretto a coltivarla (e qui penso ad un passaggio di “Dolores Claiborne” di Stephen King, in cui una vecchia miliardaria omicida dice, suppergiù, che a volte fare la carogna è l’ultima cosa che resta ad una donna).
    Noi cosa faremmo, nei panni di una delle quattro? Occulteremo l’omicidio?
    Si può fare questo per amicizia?
    Come cambia la percezione della faccenda, se lo si fa dietro compenso in denaro?
    Ci dovremmo sentire in colpa, anche se stiamo aiutando una persona cara?

    Il lettore vuole davvero sentirsi chiudere in un angolo, spalle al muro,e porsi queste disturbanti domande?
    Non è detto.
    Ma l’obiettivo della Kirino è proprio quello, e chi legge i suoi libri dovrebbe essere preparato in merito.

    Motivi per leggerlo: avvince, senza dubbio. Le pagine scorrono, si librano, acchiappano. La struttura e il ritmo sono perfetti. Alcune pagine sorprendono per l'efferatezza e- contemporaneamente- per la lucidità. E' uno sguardo sui lati scomodi della società giapponese. Costringe a fare auto-analisi.

    Motivi per lasciarlo perdere: la storia è molto cupa e molto disperata. Ne emerge un ritratto dell'essere umano davvero piccino e meschino, e disperato, e tristissimo, mentre la voce della coscienza urla il suo sconcerto.

    (www.ilclubdeilibri.com)

    ha scritto il 

Ordina per