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Le quattro ragazze Wieselberger

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.6
(115)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000179276 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
In una incantevole Trieste fino Ottocento, vivificata dall'aria mitteleuropea e dalla bora dell'irredentismo, si muovono, aggraziate, "au ralenti", e come consapevoli di un loro tragico destino, le quattro sorelle Wieselberger. Appartengono a una "giudiziosa, benestante famiglia" della buona società: la madre è una tranquilla signora, che si divide tra la casa di città, odorosa di cera e di pulito, e la grande casa di campagna, con giardino, orto e vigna; il padre è uno stimato musicista, che dirige con autorità affettuosa sia la famiglia che l'orchestra dei "dilettanti filarmonici", che fa le prove a casa sua. Ad una delle quattro sorelle può capitare di danzare, una sera, con il signor Ettore Schmitz, industriale in vernici sottomarine, non ancora diventato il grande Italo Svevo. Narrando la loro storia, che è poi quella della sua ramificatissima famiglia, Fausta Cialente racconta mezzo secolo di storia italiana, in una prospettiva rivelatrice. Getta una luce nuova ed inquietante su certi fautori "liberalmassoni di destra" dell'irredentismo triestino, che non solo liquidavano in termini razzisti la questione slovena, ma intendevano applicare analoghe discrimonazioni nei confronti dei lavoratori, escludendoli dal governo della città, quando fosse "diventata italiana"... Figlia di una delle sorelle Wieselberger e di un ex-ufficiale dell'esercito, amaro e lucido "disfattista", la narratrice, allora giovanissima, apre gli occhi sull'inutile massacro, voluto da un fanatismo patriottico che prepara il nazismo...
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  • 0

    Storie di famiglia

    ma soprattutto storia d'Italia, dal punto di vista speciale e disincantato di una sorta di apolide in una famiglia di irredentisti triestini. Rilettura sollecitata da "La coscienza di Zeno": ricordavo il corteggiamento di Svevo ad una delle sorelle. Nell'arco di tempo dall'800 alla modernità ci v ...continua

    ma soprattutto storia d'Italia, dal punto di vista speciale e disincantato di una sorta di apolide in una famiglia di irredentisti triestini. Rilettura sollecitata da "La coscienza di Zeno": ricordavo il corteggiamento di Svevo ad una delle sorelle. Nell'arco di tempo dall'800 alla modernità ci vengono presentati personaggi che vi hanno partecipato attivamente: La stessa autrice ebbe un ruolo importante con le trasmissioni da radio Cairo contro il nazifascismo. Infine in una passeggiata sulla spiaggia questa fila di quattro generazioni di donne: nipotine , figlia, l'autrice e, alle sue spalle, l'immagine della madre, la ragazza Wieselberger; una catena di amore materno, ma anche un passarsi il testimone fra donne della famiglia. Riflettevo sulle presenze femminili nella mia vita, così importanti, ho alzato gli occhi e dalla foto (l'unica che tengo esposta) mi hanno sorriso le mie madri, quella che mi ha messo al mondo e quella che mi ha allevato.

    ha scritto il 

  • 3

    mezza stella in più se la merita, comunque

    Dolce e malinconica rievocazione del destino di Trieste e di una locale famiglia altoborghese nei flutti guerrafondai del Novecento. Acuta la finezza ricostruttiva delle opinioni e dei sentimenti di una zona (geografica e culturale) altrimenti poco conosciuta. Pacato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' datato (vinse il Premio Strega nel 1976), ma gradevole.


    Si tratta di una sorta di biografia dell'autrice.
    Figlia di un ufficiale abruzzese e di una borghese triestina, Fausta Cialente nasce a Cagliari nel 1898 ed è poi costretta a cambiare di continuo città, per seguire la carriera ...continua

    Un po' datato (vinse il Premio Strega nel 1976), ma gradevole.

    Si tratta di una sorta di biografia dell'autrice. Figlia di un ufficiale abruzzese e di una borghese triestina, Fausta Cialente nasce a Cagliari nel 1898 ed è poi costretta a cambiare di continuo città, per seguire la carriera del padre. Non riesce perciò a radicarsi in alcun posto, sentendosi, anche da adulta, sempre estranea ai luoghi e alle persone e adattandosi con facilità a qualsiasi cambiamento anche drastico.

    Il matrimonio dei genitori della Cialente è tutt'altro che idilliaco: il padre, seppur un militare, è antimonarchico e schierato contro ogni tipo di nazionalismo. Inoltre è polemico nei confronti della società e delle sue regole. Non esita a bollare l'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale con la seguente frase: "Siamo un popolo di cialtroni!" La madre dell'autrice è invece Elsa Wieselberger, l'ultima delle sorelle Wieselberger di cui il titolo. Avviata a una promettente carriera da cantante lirica, la abbandona proprio per sposare il militare abruzzese, con gran disappunto della sorella maggiore Alba, che nutrirà sempre un profondo disprezzo per il cognato.

    Fausta Cialente racconta prima la giovinezza serena e tutto sommato agiata della madre e delle sorelle Alice, Alba e Adele a Trieste, allora parte dell'Impero austro-ungarico, inframmezzando il racconto con frequenti espressioni dialettali triestine. Dopodichè si passa all'infanzia girovaga dell'autrice, la quale ha come unica costante compagnia il fratello Renato; i due fratelli crescono in simbiosi, facendo fronte in qualche modo all'infelicità del matrimonio dei loro genitori, che si riflette nelle continue sfuriate del padre e nella perenne malinconia della madre.

    La giovinezza della Cialente passa attraverso ben due devastanti guerre mondiali, che porteranno lutti anche negli affetti a lei più cari, ma l'aiuteranno a farsi un'idea precisa della società che la circonda.

    Il finale con la descrizione del Kuwait è una perla.

    Consiglio di Ilaria loves Garfield del gruppo Bookaholic per luglio 2012

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero un bel libro, peccato per il finale che ho trovato confuso e poco efficace. Proprio per il finale 4 e non 5 stelle. Atmosfera, umanità ben raccontata, un’Italia giovane, la guerra, la famiglia. Leggero e scorrevole. Consigliabilissimo a tutti.

    ha scritto il 

  • 3

    Trent'anni fa e' stato un successo

    adesso mostra i limiti: bellissima la prima parte nel ricordo della vita triestina di fine '800, interessante la ricostruzione dei limiti dell'irredentismo.
    La seconda parte e' meno riuscita, ha qualche lungaggine e sembra slegata dalla prima, anche per il salto di ambiente tra Mitteleuropa ed Eg ...continua

    adesso mostra i limiti: bellissima la prima parte nel ricordo della vita triestina di fine '800, interessante la ricostruzione dei limiti dell'irredentismo. La seconda parte e' meno riuscita, ha qualche lungaggine e sembra slegata dalla prima, anche per il salto di ambiente tra Mitteleuropa ed Egitto. Insomma: tagliarlo a metà e farne un racconto lungo sarebbe forse stato meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    lo lessi che era da poco uscito, e ricordo che chiesi alla vecchissima nonna, che morì al principio del 1978, se ricordava le Wieselberger: mi rispose sì, ce n'era una che era musicista... Aveva conosciuto di persona la mamma della Cialente!

    ha scritto il 

  • 3

    Le quattro ragazze Wieselberger ( 1976 )

    1976 Fausta Cialente. Mondadori editore, collana "Scrittori Italiani e Stranieri", terza edizione luglio 1976. In sovracoperta: ritratto di Gustavo Adolfo Wieselberger, Acquaroli, Trieste 1853. Collezione privata.


    E' ancora un romanzo della memoria, questo, come "Ballata Levantina". In un ...continua

    1976 Fausta Cialente. Mondadori editore, collana "Scrittori Italiani e Stranieri", terza edizione luglio 1976. In sovracoperta: ritratto di Gustavo Adolfo Wieselberger, Acquaroli, Trieste 1853. Collezione privata.

    E' ancora un romanzo della memoria, questo, come "Ballata Levantina". In una Trieste incantevole di metà ottocento una famiglia benestante e << giudiziosa>> vive i riti della buona borghesia ; gli studi, la musica, le letture, la casa di campagna in estate. Il padre è un musicista stimato e dirige con autorevolezza la famiglia e l' orchestra dei << dilettanti filarmonici>>, che vengono a provare in casa sua. Può capitare, in queste riunioni familiari allargate, che una delle ragazze danzi con un industriale di vernici, il cui nome è Ettore Schmitz e molto tempo dopo sarà conosciuto come Italo Svevo.
    Narrando la storia di una parte della sua intricata famiglia, Fausta Cialente racconta anche la storia di mezzo secolo di storia italiana. Sulla città della bella piazza sul mare, resa viva da un aria decisamente mitteleuropea, vediamo con gli occhi dell' autrice la faccia sporca dell' irredentismo triestino, che non solo liquidava la questione slovena in termini razzisti, ma intendeva applicare queste discriminazioni ai lavoratori triestini, escludendoli dal governo italiano della città, quando Trieste fosse
    << divenuta italiana >>. E' la stessa borghesia vile e ottusa che cercherà nell' interventismo una drammatica scappatoia alle scelte non facili che si preparavano. L' autrice, allora giovanissima, figlia di una delle ragazze Wieselberger e di un tenente << amaro e lucido disfattista>> vede con i suoi occhi l' inutile massacro, voluto da quel fanatismo patriottico che prepara e accoglie il fascismo.
    Vicende familiari immaginate o testimoniate si fondono con brani intensi della sua propria autobiografia. Sono commoventi le pagine dedicate al fratello Renato, che fu un attore geniale, e alla sua tragica fine.
    Di Trieste ho un bel ricordo : quei caffè antichi, dove si legge ( o si leggeva ) il giornale all' austriaca e i dolci, quei dolci fragranti, delicati e profumatissimi.

    ha scritto il