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Le radici del male

Di

Editore: Addictions-Magenes Editoriale

3.3
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri

Isbn-10: 8887913242 | Isbn-13: 9788887913248 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Alda Teodorani firma questa crudele trilogia, che non ha paura di scoprire leradici del male: sesso, delirio e amore si avvolgono intorno alle esistenzedei protagonisti e le travolgono.
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  • 3

    Pure violence 100%

    Il romanzo ha una struttura alquanto particolare. Da una parte è una raccolta formata da tre racconti che si possono leggere separatamente, dall'altra è un unico romanzo composto da tre storie che si intrecciano e si completano. Ad essere sincero, leggerle separatamente toglie almeno il cinquanta ...continua

    Il romanzo ha una struttura alquanto particolare. Da una parte è una raccolta formata da tre racconti che si possono leggere separatamente, dall'altra è un unico romanzo composto da tre storie che si intrecciano e si completano. Ad essere sincero, leggerle separatamente toglie almeno il cinquanta percento del gusto.
    Il romanzo, quindi, ha dalla sua parte una notevole complessità e ci si ritrova spesso a fare "marcia indietro". Questo non toglie piacere alla lettura perché la Teodorani ha una scrittura molto snella, senza paroloni e senza arzigogoli. Frasi corte, paragrafi brevi e dialoghi serrati.
    I protagonisti sono quanto di più disprezzabile si possa trovare, ma questo non è poi così male, e droga, sesso, razzismo, religione e morte vengono mischiati in un calderone maledetto da cui non si può evitare di assaggiare.
    Fino a qui sembrerebbe tutto bene e invece le pecche ci sono, o almeno sono apparse a me in alcuni punti. Primo: le tre storie si concludono senza chiudere il cerchio; non che questo sia sempre un male ma tre storie che fondamentalmente non si concludono in 160 pagine, mi sono sembrate un pò troppe.
    Secondo: Iper-violenza allo stato puro. In alcuni tratti dei racconti si fa davvero fatica a digerire una serie infinita e pesantissima di efferatezze di ogni tipo, su ogni tipo di essere umano: uomo, donna, anziano e bambino. A volte il presentimento di voler strafare e shockare è molto forte.
    Terzo: l'ultimo racconto che dovrebbe dare un senso al romanzo, lo fa, ma troppo velocemente e la Teodorani si dimentica (ok, parola forte, ammetto, ma leggendo questa è stata la mia sensazione) del protagonista del racconto centrale... e quindi?
    Alla fine un romanzo per stomaci super-fortissimi che stanca un pò all'inizio e poi si riprende con l'ultima parte.

    ha scritto il 

  • 3

    Mai faticato tanto per finire un romanzo, neanche lunghissimo. Troppa violenza gratuita, troppo compiacimento nelle descrizioni di abusi di ogni genere, troppa droga, troppi organi maschili turgidi e vogliosi, troppe donne torturate, perfino bambine. Troppo male fine a se stesso. Sebbene sia tor ...continua

    Mai faticato tanto per finire un romanzo, neanche lunghissimo. Troppa violenza gratuita, troppo compiacimento nelle descrizioni di abusi di ogni genere, troppa droga, troppi organi maschili turgidi e vogliosi, troppe donne torturate, perfino bambine. Troppo male fine a se stesso. Sebbene sia tornata indietro più volte, non sono riuscita a capire i nessi tra il fotografo, il serial killer e la pittrice di orrori, per non parlare del poliziotto fanatico religioso. L'ho finito, ma tanto valeva lasciarlo. Non fa per me.

    ha scritto il 

  • 3

    Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Nov ...continua

    Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.
    Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2013/05/le-radici-del-male-alda-teodorani_28.html

    ha scritto il 

  • 3

    Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli a ...continua

    Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.
    Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.
    Giù nel delirio introduce in maniera netta le tematiche del libro: una spirale nera di violenza pura. Un giovane fotografo appassionato di scene estreme, complice, testimone e spettatore di violenze e torture perpetrate a donne e anche bambini, scopre un'altrettanto violenta affinità con la pittrice Grazia, che dipinge le sue stesse scene. C'è ben poco che accada e mandi avanti la trama, che è una successione inconsapevole, quasi casuale, di scene di violenza, di sesso, di incubi appesantiti dalle droghe. Tutto è esibito, con uno stile che anziché essere crudo e iperrealistico, come spesso accade in storie pulp e splatter, è, all'opposto, leggero, fluido, quasi minimale. Forse persino troppo piatto. La sensazione è che dietro le violenze esibite non vi sia assolutamente nulla.
    Specchi di sangue presenta già più sostanza, nonostante una scelta narrativa da manuale: il protagonista, che si fa chiamare McEwan, è un killer professionista, che affronta gli omicidi commissionati con risolutezza e distacco. L'esibizione immediata di violenza lascia il posto a un ingresso più pacato nell'orrido mondo che l'autrice fa abitare ai suoi personaggi: un ingresso in punta di piedi, una progressiva discesa verso gli abissi più oscuri della psiche umana. Omicidio dopo omicidio, passo dopo passo, l'infernale catabasi nella mente di McEwan si fa più completa, mentre dal profondo emerge l'amore violento per una madre scomparsa, forse uccisa, forse no, che si riflette, in maniera sempre più consistente, nei volti delle vittime dell'assassino.
    L'ultimo racconto, Soluzione finale, è la chiave di volta della trilogia: riannoda i fili, mentre i personaggi e le azioni dei due racconti precedenti convergono verso un esito comune. La narrazione si amplia, permettendo un doppio punto di vista: torna così Grazia, la pittrice, che si ritrova vittima dell'ossessione di un commissario di polizia incaricato di indagare sulle violenze compiute nei primi due racconti.
    La sensazione, dicevo, è di una progressione a più livelli che caratterizza la trilogia. L'esplorazione di un mondo torbido e sotterraneo, che si va ampliando sempre di più, così come si amplifica l'indagine psicologica. Di pari passo, mi sembra, va migliorando la capacità tecnica dell'autrice: semplicisticamente, se il primo racconto mi pare tutto fumo e niente arrosto, il secondo è passabile e il terzo decisamente più intrigante e denso di carica riflessiva. La scrittura è ancora poco matura, povera e piatta, ma nel corso dei tre racconti se ne può apprezzare un miglioramento. Persistono tuttavia certe ingenuità narrative e carenze stilistiche: in barba alla regola dello show, don't tell, la preoccupazione di sbattere in faccia al lettore le scene più estreme, che siano di tortura o erotiche, sono accompagnate da descrizioni non molto accurate, sono esibite, appunto, non descrite. Così è soprattutto per la morale dietro la storia, come quando, nell'ultimo racconto, il commissario Valenti rivela esplicitamente l'origine infantile delle violenze, o il potere liberatorio dell'atto omicida: considerazioni che il lettore può fare da sé e che l'autrice avrebbe potuto suggerire tra le righe, anziché metterlo in bocca a un personaggio. Potrei portare altri esempi: la verità è che, in particolar modo nel primo racconto, la storia, già evanescente, sembra esser solo una scusa per scrivere scene estreme e rivoltanti; da ciò consegue una trama sfilacciata e inconsistente. Questo è ancora evidente nel secondo racconto, il più lungo, che si costituisce di una lunga lista di omicidi: nulla che dia più sostanza alla trama. Il terzo sembra portare la luce del giorno e mettere fine, apparentemente, agli incubi della notte: salvo mostrare il vero volto dei mostri che si nascondo nelle ombre. La dimensione del delirio religiosa, di cui si compone l'ossessione del commissario, arricchisce l'indagine psicologica.
    Ombre e luci, dunque, per un libro d'esordio che in ogni caso si fa notare e lascia la curiosità di leggere ancora.

    ha scritto il