Le rane, ultimo romanzo del premio Nobel Mo Yan, è il ritratto di una donna la cui vita attraversa e definisce la storia della Cina di oggi. Le sue scelte sono complesse, controverse, spesso discutibili: perché complesso e sofferto è il giudizio di M Continue
Le rane, ultimo romanzo del premio Nobel Mo Yan, è il ritratto di una donna la cui vita attraversa e definisce la storia della Cina di oggi. Le sue scelte sono complesse, controverse, spesso discutibili: perché complesso e sofferto è il giudizio di Mo Yan sul suo paese. Il drammaturgo Kedou, "Girino", (alter ego di Mo Yan), racconta in quattro lunghe lettere indirizzate a un amico, l'immaginario scrittore giapponese Sugitani Yoshihito (in realtà Kenzaburo Oe, grande amico di Mo Yan), la storia della zia paterna. Il Partito ha offerto alla zia "Gugu" una sommaria educazione medica e, dall'inizio degli anni Cinquanta, la donna diventa l'unica levatrice della sua regione. Non solo: da quando, nel 1965, il Partito, preoccupato per la crescita esponenziale della popolazione, inizia una campagna per il controllo delle nascite, Gugu si impegna in aborti e vasectomie forzate. La fedeltà agli ordini del Partito, però, sarà la rovina sua e delle persone che ama. Fino a quando, una notte, tornando a casa, Gugu si smarrisce in una zona paludosa: il gracidare delle rane le ricorda il pianto dei bambini mai nati, i corpi gelidi degli animali, come piccoli feti abortiti, la circondano, la ricoprono, sconvolgendola. Cittadina di un paese che non riconosce, la Cina potenza economica globale di oggi, Gugu farà i conti con le conseguenze delle sue azioni, scoprendo il modo imprevedibile per cambiare vita e espiare le sofferenze che ha inflitto.