Le relazioni pericolose

Di

Editore: Barbera

4.1
(3462)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 422 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Portoghese , Catalano

Isbn-10: 8878991767 | Isbn-13: 9788878991767 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Per la Marchesa di Merteuil e il Visconte di Valmont la seduzione è ben più di un piacere: secondo i loro ingegnosi piani libertini essa diventa uno strumento di sopraffazione, autorealizzazione e vendetta. I due abili manipolatori corrompono, uno dopo l'altro, una moglie devota e irreprensibile, una candida adolescente appena uscita dal convento e già promessa sposa, un giovane e timorato maestro di musica. Nessuno di loro riuscirà a sottrarsi al sordido incanto della coppia di dissoluti aristocratici. Eppure ciascuna delle vittime, a proprio modo, tenterà fino all'ultimo di resistere o di giustificare la propria condotta, riconducendola ai principi di una qualche moralità. Nel descrivere il lento e ineluttabile scivolare di tutti i personaggi verso il degrado morale, fatalmente sedotti da un amore che non conserva nulla dell'originaria purezza di sentimento, Laclos si dimostra un finissimo conoscitore dell'animo umano.
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  • 4

    La voluttà del potere

    La malizia può aver ragione dell'innocenza? Sì, se ha la determinazione di Valmont e della marchesa di Merteuil. Due personaggi assolutamente dediti al piacere, senza curarsi di chi viene a trovarsi s ...continua

    La malizia può aver ragione dell'innocenza? Sì, se ha la determinazione di Valmont e della marchesa di Merteuil. Due personaggi assolutamente dediti al piacere, senza curarsi di chi viene a trovarsi sulla loro strada, in un'intesa che pare inattaccabile. Eppure, anche questa viene a cadere quando entra in gioco il sentimento, seppur vilipeso e ostinatamente rifiutato.
    Ho riletto con piacere questo classico, gustando i differenti toni che identificano i personaggi e gli aneddoti che ricostruiscono l'atmosfera dissoluta e impegnata a godersi ogni agio della Francia aristocratica pre-rivoluzionaria.

    L'unica nota negativa riguarda l'edizione Barbera: ci sono decisamente troppi refusi.

    ha scritto il 

  • 4

    Ciò che Laclos ci mostra in questo romanzo è una serie di personaggi perfettamente caratterizzati e senza evoluzione: di conseguenza, non hanno nulla da invidiare ai personaggi e alle maschere della C ...continua

    Ciò che Laclos ci mostra in questo romanzo è una serie di personaggi perfettamente caratterizzati e senza evoluzione: di conseguenza, non hanno nulla da invidiare ai personaggi e alle maschere della Commedia dell’Arte.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ma Valmont non è di questa razza: la sua condotta è il risultato delle sue idee innate. Sa calcolare tutti gli orrori che un uomo può concedersi senza compromettersi e, per esercitare la sua crudeltà ...continua

    "Ma Valmont non è di questa razza: la sua condotta è il risultato delle sue idee innate. Sa calcolare tutti gli orrori che un uomo può concedersi senza compromettersi e, per esercitare la sua crudeltà senza rischi, ha scelto come vittime le donne."
    Romanzo epistolare che, ai tempi, fu considerato scandaloso tanto da creare problemi al suo autore, "Le relazioni pericolose" narra, attraverso una serie di lettere di diversi personaggi, accuratamente ordinate, gli intrighi di due personaggi piuttosto libertini per sedurre una virtuosa signora sposata l'uno e una ragazzina appena uscita da un convento per sposarsi.
    Il romanzo è abbastanza interessante, anche se l'ho trovato un pochino lento, per così dire, all'avvio: anche questo però potrebbe essere considerato un suo pregio, dato che ogni lettera rispecchia lo stile del personaggio che la scrive, nonché la situazione in cui viene redatta (ad esempio, le lettere della Marchesa de Merteuil e di Valmont quando vengono indirizzate a personaggi davanti a cui devono 'salvare la faccia'). In questo senso, sono mirabili le lettere della Signorina de Volanges, in cui lo stile è noioso, incerto, a tratti sgrammaticato; oppure quelle del suo innamorato, il Cavaliere Danceny, infarcite di plagi e luoghi comuni (interessante notare come le lettere che questo personaggio scrive alla sua innamorata e poi alla Marchesa de Merteuil siano molto simili sia nella sostanza che nella forma). La cosa che balza più all'occhio, comunque, è come i personaggi vengano tratteggiati tutti quanti solo ed esclusivamente attraverso le lettere, senza però che questa tecnica risulti pesante (come in altri romanzi epistolari sinceramente noiosi). Gli interventi dell'autore, se necessari, sono fatti tramite sporadiche note al testo; sono i personaggi a parlare, attraverso le loro lettere, rivelando le loro ambiguità , la loro doppiezza, i loro sentimenti più o meno sinceri.
    Quasi tutti i personaggi infatti hanno una certa ambiguità che li contraddistingue; al di là dei due libertini, la marchesa de Merteuil e Valmont, la cui doppiezza è praticamente necessaria alla trama ed è evidente ed ammessa da entrambi (soprattutto dalla Marchesa, nella lettera LXXXI), anche gli altri sono pervasi da una certa ambiguità che rende impossibile prenderne uno in simpatia. Tutti sono, in un modo o nell'altro, falsi: dalla Signorina de Volanges, forse più oca che falsa, che pur professando amore eterno al suo innamorato non esita a tradirlo, al Cavaliere Danceny, che parla d'amore contemporaneamente, e probabilmente con la stessa "intensità " di sentimento, sia alla Volanges che alla Merteuil; dalla Signora de Rosemonde, vecchia zia di Valmont, che prima consiglia alla signora de Tourvel, la donna che Valmont sta cercando di sedurre, di resistere alle trame di suo nipote, ma poi la perdona con molta facilità quando la donna cede alle sue lusinghe, alla madre di Cecile Volanges, una donna che passa con molta facilità dal difendere l'onestà della Marchesa al condannarne i comportamenti. Tutti, insomma, hanno le loro doppiezze, le loro falsità , che siano volute o mantenute solo ed esclusivamente perché "la società vuole così": tutti, nessuno escluso -a parte forse la Presidentessa de Tourvel, che diverrà l'amante di Valmont- hanno un lato più o meno oscuro, che viene sintetizzato dalla totale doppiezza dei due protagonisti, i libertini che danno il via agli intrighi, assi portanti della trama.
    Un altro aspetto davvero ammirabile è come questi due intrighi, nonostante inizino separati, anche nello spazio, e continuino su binari diversi fin quasi alla metà del romanzo, si intreccino poi grazie ad abili manovre dei due protagonisti nel castello della signora de Rosemonde; in questo modo, non solo si compie il piano iniziale della Marchesa (la giovane Volanges sedotta da Valmont, come scorno al suo futuro marito), ma viene portato praticamente a compimento anche il piano di Valmont (la seduzione della Presidentessa de Tourvel, costretta a lasciare il castello per resistere alle lusinghe del suo più o meno sincero innamorato). Ed è proprio la seduzione della Tourvel che sblocca la trama verso la sua fine: i rapporti tra i due libertini si incrinano, una serie di ripicche ha luogo e porta alla morte di Valmont in duello e allo smascheramento della Merteuil tramite la resa pubblica delle lettere più scandalose (quella in cui spiega i suoi "principi" e quella in cui svela l'intrigo ai danni di Prèvan, un uomo ingiustamente accusato di stupro, o di averlo tentato).Tutto questo appunto viene narrato attraverso le lettere, anche dei personaggi minori che possono servire (il servitore di Valmont, l'amministratore dei beni della Rosemonde, il confessore della Tourvel); una cosa che mi è piaciuta molto è stato il modo in cui venga spiegato, nel testo, come la raccolta delle lettere si è venuta formando. Con un sotterfugio spesso usato, quello del ritrovamento di un manoscritto -in questo caso del plico di lettere- e della volontà dell'autore di renderlo pubblico per "educare", si apre il romanzo; e alla fine, quando tutto si è oramai compiuto, scopriamo come le lettere sono finite in mano alla Signora de Rosemonde e perché. È una trovata a mio avviso geniale, di una finezza che non si perde soltanto nell'introduzione, in cui solitamente si spiega solo come il manoscritto fittizio sia stato ritrovato, ma non come ci sia finito (si pensi al Manzoni, o a Hawthorne); qui invece è come avere una trama all'interno della trama, come le lettere vengono raggruppate.
    Una menzione a parte, infine, merita il personaggio della Presidentessa de Tourvel. È l'unico personaggio di cui si possa dire che non sia macchiata dall'ambiguità e doppiezza degli altri, anche se ne rimane alla fine schiacciata. Mentre non siamo del tutti sicuri dell'amore di Valmont per lei (anche se alcune lettere fanno effettivamente pensare che, al di là dei suoi progetti di seduzioni, il Visconte nutra qualche sentimento per questa donna), nulla abbiamo da eccepire sui sentimenti di lei, che cerca di combatterli fino allo stremo delle forze, fino a morire, impazzendo, quando lui la lascia (istigato in qualche modo dalla Marchesa). In generale, si può dire che sia l'unico personaggio che rimane più o meno coerente con se stesso, sia verso l'esterno che verso se stessa (in completa contrapposizione con il personaggio della Marchesa, ad esempio, che nasconde le sue avventure dietro un velo di "virtù"); degli altri si notano tratti positivi e negativi, di lei difficilmente se ne trovano di negativi.
    Insomma, da leggere. Vi assicuro che, nonostante io non ami il genere epistolare, vi dimenticherete che è una raccolta di lettere.

    ha scritto il 

  • 4

    Non é facile dire qualcosa di nuovo su un classico, ma d´altra parte era Calvino a preconizzare che i classici non finiscano mai di parlarci, e anzi a volte - se li si legge in età matura - iniziano a ...continua

    Non é facile dire qualcosa di nuovo su un classico, ma d´altra parte era Calvino a preconizzare che i classici non finiscano mai di parlarci, e anzi a volte - se li si legge in età matura - iniziano a farlo. E ti lasciano suggestioni.

    La più forte in questo caso, oltre al fatto di vedere John Malkovich ogni volta che entra in scena Valmont (classico effetto di una fortunatissima riduzione cinematografica, che peraltro non ho visto), é un parallelo tra Le relazioni pericolose e il quasi contemporaneo trittico di Da Ponte e Mozart
    sull´amore (sulla sua impossibilità), sull´inganno e sulla seduzione.
    Come in Mozart, dietro una facciata di euforia ("la pazza giornata") e qualche parziale consolazione, tra cui la programmatica - ma nobile - morte del libertino, la sensazione é di un diffuso sconforto, di una società corrotta o corruttibile (il gioco inscenato da Don Alfonso nell´atto finale della trilogia) che ha in sé in germi della propria rovina.

    Tutto questo prende in Laclos le forme del romanzo epistolare, che lo scrittore (scrittore estemporaneo, a dire il vero) francese utilizza per descrivere un mondo in cui sembra non avere alcuna fiducia, e utilizzandolo in forma anti-utopica, anti-manieristica e come "arma letale" (la definizione é di Renato Barilli) contro la stessa società di cui fa parte, il che getta una luce realistico-sinistra sulla sua azione, visto che per sua stessa ammissione é Madame de Tourvel l´unico personaggio completamente di invenzione del romanzo. É insomma il caso di dire che la carta - le lettere - uccide, in questo caso.

    Dal punto di vista del lettore moderno, soprattutto le "voci" di Valmont e Merteuil sono rese con amabilmente perfida precisione, ma il "gioco" non riuscirebbe se Laclos non fosse riuscito a variare stilisticamente anche i modi degli altri protagonisti (o pedine del gioco), l´ingenuitá quasi gretta e sgrammaticata di Cécile, l´ultraromanticismo (quasi una parodia di Richardson) di Danceny,
    l´idealismo prima sereno e poi tradito di Tourvel. Insomma un romanzo epistolare polifonico dove Laclos mostra un´abilitá mimetica che credo abbia aiutato questo classico a rimanere attuale, anche dal punto di vista stilistico.

    Dal punto di vista delle idee, credo di aver detto quanto potevo: tradimento, infingimento, manipolazione, utilizzo della dinamica dei sentimenti come "quinta" teatrale per inscenare strategie dettate da egocentrismo e ansia di dominio, sono fatti, atteggiamenti che credo siano connaturati alla natura dell´uomo e ci accompagnano tuttora, un infinito "Così fan tutte(i)" dove pare non restare altra consolazione che una certa, sana, amara disillusione

    Laclos ha avuto il merito di descriverli con precisione, schiettezza, efficacia, e di creare personaggi che non si dimenticano. Mi sembrano ottimi presupposti per un classico che - a sua volta - é destinato a restare.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

  • 5

    Le bassezze grondano dalle pagine del libro, insieme ad articolate strategiche miserevoli manovre, tipiche degli esseri umani quando disposti a qualunque cosa pur di raggiungere i propri obbiettivi, q ...continua

    Le bassezze grondano dalle pagine del libro, insieme ad articolate strategiche miserevoli manovre, tipiche degli esseri umani quando disposti a qualunque cosa pur di raggiungere i propri obbiettivi, quì la perfidia la fà da padrona perchè il piacere di fatto è infliggere vergogna umiliazioni ignominia per il fine ultimo, la vanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Una premessa: non sono una grande fan dei romanzi epistolari, quindi le parti che mi sono rimaste “ostiche” in questo romanzo probabilmente lo sono state a causa di questa mia ritrosia nel leggere dic ...continua

    Una premessa: non sono una grande fan dei romanzi epistolari, quindi le parti che mi sono rimaste “ostiche” in questo romanzo probabilmente lo sono state a causa di questa mia ritrosia nel leggere dichiarazioni d’amore infinite, stessi eventi raccontati da diversi punti di vista e tutto quel cianciare così settecentesco di cui il libro è pieno.
    Eppure.
    Seguire gli intrighi e le malefatte di Valmont e Merteuil è stata una ventata d’aria fresca. I nostri due personaggi principali sono così squisitamente malvagi che è impossibile non amarli. Avrei infatti forse fatto a meno del tutto delle lettere degli altri, caratteri piatti insulsi, forse volutamente? La relazione tra i due, apparentemente perfetta, basata sulla voglia di potere e vendettine, sfocerà in una guerra aperta (secondo me per un nonnulla poi, vabbè) davvero spassosa.
    Forse il tema portante è la concezione dell’amore, qui considerata una frivolezza o qualcosa di passeggero: Valmont dichiara in più occasioni di aver trovato l’amore vero, ma lo calpesterà più e più volte solo per dimostrare di non esserne affatto influenzato; la piccola Cécile, innamorata persa del suo piccolo cavaliere, non aspetterà a lungo prima di cadere tra le braccia di uno scaltro amante. Per Madame de Merteuil invece, l’amore sembra non esistere, o se c’è è solo da parte di altri, qualcosa da sfruttare o da cui essere infastiditi.
    Un bel romanzo, insomma, se vi piace sia lo stile prolisso e pomposo del Sette-Ottocento (di cui io vado matta a piccole dosi) che dei begli intrighi.
    Un voto in meno soltanto per il finale, che sembra tirato fuori all'improvviso e che non è, a mio parere, coerente con la psicologia dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    La perfidia che distilla da queste pagine batte di gran lunga quella che si può trovare narrata anche nel più oscuro dei romanzi noir: la cattiveria e il desiderio di sopraffazione che ne scaturiscono ...continua

    La perfidia che distilla da queste pagine batte di gran lunga quella che si può trovare narrata anche nel più oscuro dei romanzi noir: la cattiveria e il desiderio di sopraffazione che ne scaturiscono fanno dell’opera di Laclos uno dei libri più gelidi e feroci che mi sia capitato di leggere, tutto intessuto di una violenza psicologica che si dimostra brutale quanto quella fisica. La figura della marchesa di Merteuil è il motore dei tutta la vicenda: mentre Valmont è soprattutto un egoistico Narciso, la sua socia in affari è una meticolosa dark lady ante litteram, capace di tramare su più livelli al fine di rovinare la vita di tutti quanti (Valmont incluso). Non può mancare, come per ogni cattivo che si rispetti, la confessione del proprio passato e perciò quasi spiace per quel finale in cui l’autore si sforza di punire la perfidia di cui sopra in capitoli (pardon, lettere) che affrettano l’azione togliendo qualcosa alla grandiosità del malevolo impianto che ha costruito in precedenza. Impianto che ha lo scopo ben chiaro di mettere alla berlina i modi e le usanze del bel mondo francese sotto l’Ancien Régime: una vasta comunità di sfaccendati impegnata in un eterno gioco di società dove l’apparire è l’unica cosa che conta. Ovviamente, la sincerità è in pratica bandita laddove ciascuno indossi una maschera (o più maschere a seconda delle occasioni) e sappia alla perfezione che chi gli si para davanti finge in maniera analoga: ecco allora che i legami personali diventano ‘relazioni’, termine che, nel francese settecentesco, si riferiva solo ai rapporti commerciali. Per raccontare di questo ambiente che portava già in sé i germi della propria rovina, Laclos sceglie la via del romanzo epistolare, genere in voga all’epoca, grazie al quale può dare vita a una narrazione a più voci che risulta particolarmente affascinante: ogni personaggio ha un proprio stile (misurato Merteuil, vanesio Valmont, accorato Tourvel, bamboleggiante Cécile e così via) e l’alternarsi aggiunge gusto al racconto assieme al continuo variare dei punti di vista. La storia è abbastanza conosciuta: il libertino Valmont va all’assalto della castissima Madame de Tourvel mentre la sua amica ed ex-amante marchesa di Merteuil vorrebbe che conquistasse la giovanissima Cécile, promessa sposa di un uomo di cui si vuol vendicare. Il visconte, tra stratagemmi arzigogolati e semplici furberie, va a segno in entrambi i casi, ma la marchesa, che fin lì l’aveva aiutato, s’impegna a fondo per far saltare la relazione con Tourvel, sospettando che Valmont si sia addirittura innamorato (e forse non ha tutti i torti): è la mossa che scatena la resa dei conti con conseguenze negative per chiunque. La tragedia incombe perché per lungo tempo ognuno continua a interpretare il proprio ruolo anche nel momento in cui esso è solo un involucro, visto che Tourvel si dimostra casta pur nascondendo un turbinio di passioni, Cécile fa l’ingenua quando ingenua non è più, Danceny è sempre lo spasimante indeciso ma fedele eppure si distrae, Valmont combatte il sentimento che sente nascere e lo squalificherebbe nel suo ruolo di seduttore seriale, la marchesa ha un controllo sulla vita propria e degli altri meno ferreo di quanto le piace mostrare: l’inevitabile conseguenza è che, giunti al punto nel quale la situazione si fa insostenibile, il crollo assomiglia a quello di un castello di carte. Il risultato è un gioco delle parti di sapore pirandelliano che viene raccontato con un crescendo implacabile pur utilizzando l’ampolloso linguaggio di cortesia dell’epoca (tra l’altro, anch’esso dominato dalla forma e dalle convenzioni).

    ha scritto il 

  • 2

    Consiglio di lettura di novembre

    Una premessa la devo fare: in generale non impazzisco per i romanzi epistolari, men che meno se sono come questo qui.
    Per essere un libro di fine Settecento i punti a suo favore sono molti, soprattutt ...continua

    Una premessa la devo fare: in generale non impazzisco per i romanzi epistolari, men che meno se sono come questo qui.
    Per essere un libro di fine Settecento i punti a suo favore sono molti, soprattutto se si guarda lo stile e il linguaggio usato dall'autore e se si pensa al tema trattato.
    Pierre de Laclos sicuramente ha il pregio di essere moderno per il suo tempo, questo si riconosce sia nello stile molto fluido e travolgente e quasi mai melenso sia nella vicenda trattata: raccontare di intrighi e di sotterfugi di due libertini della nobiltà francese è stato sicuramente un passo azzardato ma che gli ha conferito una fama per nulla immeritata.

    C'è da dire che i due personaggi principali, il visconte Valmont e la marchesa Merteuil, sono quanto di più lontano possa piacermi: i loro intrighi, i loro inganni e i loro tradimenti sono a parer mio segno di una qualche debolezza, quello che li preme di più è avere il controllo su tutto, sulla propria vita, sul denaro, sui rapporti sentimentali ma soprattutto sulle persone. Nessun legame né di parentela né di amicizia è sincero ma dettato sempre da sentimenti negativi come invidia o gelosia, ma quello che unisce veramente la coppia protagonista è la voglia di potere e di vendetta.
    Lui, il visconte, è un cinico seduttore a cui nessuna donna ha mai saputo resistere e che si mette in testa di voler conquistare una donna rigorosa e onesta come M.me de Tourvel ci viene presentata, ovviamente si appoggerà alla marchesa in cerca di consigli ma soprattutto per beffeggiare la povera malcapitata e per dimostrare le proprie qualità di amante. Lei, la marchesa, è una donna forte che per la propria libertà farebbe di tutto e che impone all'amico, ex amante, di conquistare la giovane Cécile de Volanges per vendicarsi del promesso sposo alla ragazza.
    Questa è la storia di partenza, il piano infimo dei due personaggi che non fallirà: il visconte riuscirà a far innamorare Madame e a sedurre la giovane Cécile ma ovviamente non tutto andrà a finire come i due libertini avevano pensato, nel corso del gioco vendicativo ci saranno inghippi e problemucci da risolvere che metteranno a dura prova il rapporto, che all'inizio sembrava perfetto, tra i due nobili.
    Il finale, che non vi voglio svelare, sarà sicuramente sorprendente ma troppo affrettato e tirato tanto da risultare alquanto inverosimile.

    Oltre al fatto che i due personaggi principali non sono affatto quelle personalità negative che catturano, il problema più grosso è dato dal romanzo in sé stesso: è un romanzo troppo, e sottolineo troppo, lungo, è ripetitivo soprattutto nella prima parte, è spesso noioso e credo anche che averlo sviluppato nella sua forma epistolare non abbia giovato alla trama, sono troppe le difficoltà che si notano nel puntualizzare i fatti, troppe lettere forzate che hanno il solo scopo di andare a chiudere buchi, per non parlare poi del gioco delle lettere perdute o di personaggi comunque utili alla storia, penso al promesso sposo di Cécile, la cui partecipazione epistolare è pari a zero.

    Confesso che il libro ha qualcosa di affascinante, devo ammettere che comunque le lettere scorrono fluide ma purtroppo non ho sentito nessun trasporto. Le relazioni pericolose è un libro che ci mostra la realtà francese del XVIII secolo puntando il dito contro una nobiltà corrotta e squallida e andando a sviluppare temi che per l'epoca dimostrano nell'autore una forte personalità come la seduzione, trattata comunque con delicatezza, e la vendetta; il finale inoltre ci dimostra che lo scopo dell'autore era anche di vena moralistica, chi si macchierà di una qualsiasi colpa non verrà risparmiato.
    Questo è quanto posso riassumere: romanzo epistolare, personaggi poco attraenti e varie perplessità non mi hanno permesso di dare un giudizio positivo.

    ha scritto il 

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