Le rendez-vous des civilisations

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Editeur: Seuil

4.0
(2)

Language: Français | Number of pages: 159 | Format: Others

Isbn-10: 2020925974 | Isbn-13: 9782020925976 | Publish date: 

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    La bomba demografica islamica non esiste

    Il libro è attualmente disponibile anche in italiano, pubblicato da Tropea, con il titolo "L'incontro delle civiltà".
    Todd ha una formazione plurima (storico, antropologo, demografo), e il suo attuale ...continuer

    Il libro è attualmente disponibile anche in italiano, pubblicato da Tropea, con il titolo "L'incontro delle civiltà".
    Todd ha una formazione plurima (storico, antropologo, demografo), e il suo attuale incardinamento professionale è all’Ined, l’Istituto nazionale di studi demografici dello stato francese, dove è responsabile per la comunicazione.

    A partire dall’esperienza storica dell’Europa cristiama, dell’Asia buddista, e di vari altri paesi del mondo, Todd e Courbage ipotizzano uno stretto legame tra alfabetizzazione, declino della pratica religiosa e declino della natalità. Nella storia europea, i primi due fattori (istruzione e diminuzione della pratica religiosa) precedono di qualche decennio il declino della natalità e sembrano determinarlo.
    Nel mondo islamico, emerge oggi con tutta evidenza una crescita dei livelli educativi, anche delle donne, e un forte declino della natalità, declino del tutto ignorato dai teorici dello scontro di civiltà, che preferiscono evocare il pericolo di un’invasione islamica dell’occidente, supportata da un’irresistibile crescita demografica dei nostri vicini.
    La bomba demografica islamica non trova alcuna conferma nell’ampia documentazione statistica riportata nel libro, che dedica un approfondimento specifico ad ogni area geografica del mondo islamico (il Medio Oriente, il mondo arabo, l’Oriente non arabo, l’Africa sub-sahariana, i paesi islamici ex-comunisti) e non esita ad affrontare alcune questioni controverse, come la diffusione della poligamia e la maggiore mortalità femminile, questioni che sembrano legate più a specifici contesti sociali e culturali, che non all’appartenenza religiosa.
    Se le donne islamiche oggi fanno ancora più figli delle donne europeee, è però vero che ne fanno molti di meno rispetto al recente passato, e si prevede che ne facciano ancora meno nel prossimo futuro.

    Il caso più stupefacente è quello dell’Iran. Chi sospetterebbe che in Iran si facciano ormai 2 figli per donna, esattamente come in Francia? E che questa diminuzione rapidissima, forse senza confronti in altri paesi - si partiva da un livello di 7 figli per donna nel 1985 - si è consumata tutta negli ultimi vent’anni, nel pieno dell’ islamizzazione forzata di una società che evidentemente in qualche modo vi resisteva, e lo ha dimostrato anche adottando gli standard demografici “occidentali”?

    Dove trovo un po’ meno convincente il libro di Courbage e Todd è nel considerare il calo della natalità come la dimostrazione certa di un’avvenuta secolarizzazione (applico a livello globale un concetto che è stato pensato a partire dalla realtà dell’Europa cristiana, e che non è richiamato con tale termine dai due autori, ma è implicito nella loro argomentazione).

    Non mi risulta che sia stata misurata nei paesi islamici la frequenza alle moschee, come è stato fatto nei paesi occidentali per la frequenza alle chiese. E’ quindi un po’ difficile per gli autori “misurare” direttamente una secolarizzazione delle società islamiche, che essi deducono indirettamente dai due fattori di modernizzazione analizzati (calo della natalità, crescita dell’istruzione), ampiamente documentati dalle statistiche nazionali e internazionali. Se anche le società a prevalenza islamica si secolarizzano, e diventano sempre più simili alle nostre, esiste una ragionevole certezza che il famoso “scontro di civiltà” evocato dai neocon alla Hungtington non avrà più luogo. Più che uno “scontro”, secondo gli autori, ci possiamo quindi aspettare un incontro, anzi un appuntamento, un rendez-vous.

    Questa teoria sembra un po’ troppo semplicistica. Ed è in contrasto non solo con la vulgata neocon, ma anche con la posizione di studiosi di tutt'altro orientamento, come Gilles Kepel che ha parlato di rivincita di Dio (non solo di Allah) nella cultura contemporanea. Lo stesso cristianesimo non sembra affatto morto, ed anzi prospera fuori dell’Europa, nel Sud del mondo, in alcune varianti che si potrebbero definire francamente fondamentaliste.

    Alcuni dei dati riportati dallo stesso libro inducono a qualche ulteriore riflessione. Esistono vistose eccezioni allo stretto legame tra alta istruzione e bassa natalità: dallo stato di Israele, dove la popolazione ebraica ha una natalità (2,8 bambini per donna nel 2006) decisamente più alta rispetto a quella tipica dei paesi con un reddito procapite equivalente, agli Stati Uniti, che - con 2,05 figli per donna - registrano un livello di natalità molto più alto di vari paesi europei molto meno ricchi: 1,2 per la Polonia, 1,3 per l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria. In entrambi i casi, più figli e più fede sembrano andare di pari passo, anche in paesi con alti livelli medi di istruzione e di reddito. Non esiste una tendenza uniforme, valida dappertutto. Troppi fattori, storici e culturali, sembrano entrare in gioco.

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