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Le repubbliche dei pirati

Corsari mori e rinnegati europei nel Mediterraneo

Di

Editore: Shake

3.9
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8888865497 | Isbn-13: 9788888865492 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: History , Non-fiction

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Descrizione del libro
Nel periodo tra il XVI e il XIX secolo, i pirati musulmani provenienti dal Nord Africa falcidiarono la navigazione europea, trasformando in schiavi migliaia di prigionieri. Durante questo stesso periodo migliaia di europei si convertirono all'Islam e si unirono alla "Guerra Santa". Erano costoro forse la feccia dei mari o abbandonarono e tradirono il cristianesimo per una forma di resistenza sociale? P.L. Wilson si concentra proprio sulla Repubblica corsara di Salé, la forma politica più evoluta tra le comunità di pirati del periodo. Corsari, sufi, pederasti, donne moresche, piratesse, schiavi, avventurieri, ribelli irlandesi, ebrei eretici, spie inglesi, eroi radicali della working-class, sono alcuni dei protagonisti. Tratta degli europei del XVII secolo che si convertirono all'Islam, non sempre pirati, il cui numero Wilson stima in migliaia. La sua analisi dei renegados, delle loro idee e della loro pratica politica propende per l'intrigante ipotesi che alcuni di loro possano aver avuto rapporti con i Rosacroce e l'Illuminismo, e che possano aver formato un'iniziale cultura di resistenza composta dei fuggiaschi di una civiltà di miseria e oppressione.
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  • 5

    Ogni storia è una storia del sé

    Ci avverte l'Autore, il quale riversa - consapevolmente e scopertamente - sulla ricostruzione della Repubblica di Salè una luce affettuosa e un po' romantica.
    Libro affascinante, che si avventura con coraggio e competenza in un territorio poco esplorato e forse rimosso.

    ha scritto il 

  • 4

    “L’Islam, in una qualche misura, era l’Internazionale del XVII secolo, e Salè forse il suo unico, vero Soviet”.
    Il libro è un pozzo di informazioni (e di mere ma dichiarate ipotesi, talora) circa pirati e corsari musulmani del XVII secolo: quelli magrebini, ma che spesso erano europei rinne ...continua

    “L’Islam, in una qualche misura, era l’Internazionale del XVII secolo, e Salè forse il suo unico, vero Soviet”.
    Il libro è un pozzo di informazioni (e di mere ma dichiarate ipotesi, talora) circa pirati e corsari musulmani del XVII secolo: quelli magrebini, ma che spesso erano europei rinnegati, oggi quasi sconosciuti, che agivano nel Mediterraneo ma anche nell’Atlantico settentrionale (fino all’Islanda!). Istituzioni politiche (tendenzialmente egalitarie), tecniche ed abitudini, storie personali e motivazioni, imprese: il tutto compulsando attentamente i documenti storici (pochi) esistenti, anche se quasi esclusivamente anglosassoni.
    Tuttavia, come è ormai abitudine nella saggistica storica (ed è responsabilità degli editori, mi pare), titolo e sottotitolo promettono molto più di quanto possano mantenere: qui infatti si privilegia ampiamente un solo caso specifico, quello della repubblica di Salè, l’attuale Rabat, in Marocco.
    Seconda obiezione. La pubblicazione è meritoria e sorprendentemente seria, per una casa editrice “alternativa” e così piccola; ma il formato, i caratteri di stampa specie del testo delle citazioni e delle note, sono troppo piccoli, vi è una buona quantità di refusi e la traduzione lascia spesso al testo una patina anglosassone. Anche le immagini, numerose e quasi sempre interessanti, sono però in bianco e nero.
    Per altre notizie circa il contenuto, v. anche la parte finale della mia recensione a “Il pirata e il condottiero”. Chi voglia poi scoprire più o meno lo stesso mondo descritto dal libro senza dover sbadigliare (lo confesso, alla lunga la saggistica storica su di me ha quest’effetto), ovvero in forma narrativa, potrebbe leggere “Cristiani di Allah” di Massimo Carlotto.

    ha scritto il 

  • 4

    L'A. dichiaratosi un Sufi e di estrazione anarchica, cerca di far passare le avventure dei pirati del mediterraneo, che nel XVI avevano firmato delle città liberi sulle coste del Marocco, come proto anarchici, chiamandole Repubbliche. Lodevole iniziativa e inesplorata finora dalla storiografia, i ...continua

    L'A. dichiaratosi un Sufi e di estrazione anarchica, cerca di far passare le avventure dei pirati del mediterraneo, che nel XVI avevano firmato delle città liberi sulle coste del Marocco, come proto anarchici, chiamandole Repubbliche. Lodevole iniziativa e inesplorata finora dalla storiografia, inoltre il saggio verte la maggior parte sui "rinnegati" o "convertiti" dell'epoca.
    Il libo può interessare a chi vuol aggiungere un qualcosa in più sull'utopia anarchica in tutti i suoi aspetti.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro decisamente impegnativo, uno di quelli con mille note che vanno lette. forse non proprio adatto per chi si approccia per la prima volta a questo argomento... affronta il tema da un'angolazione particolare, ma non avendo ancora letto altro posso solo dire che si intuisce un taglio "sovver ...continua

    un libro decisamente impegnativo, uno di quelli con mille note che vanno lette. forse non proprio adatto per chi si approccia per la prima volta a questo argomento... affronta il tema da un'angolazione particolare, ma non avendo ancora letto altro posso solo dire che si intuisce un taglio "sovversivo" rispetto alla tradizionale storia della pirateria. detto ciò non poso di certo negare che mi ha messo una gran voglia di andare in marocco...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo saggio ci racconta un pò le origini e la storia degli "stati barbareschi" sorti sulle coste nordafricane tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo.
    L'ho trovato molto interessante e soprattutto ho capito da dove ha tratto ispirazione il buon Carlotto per il suo romanzo "Cristiani ...continua

    Questo saggio ci racconta un pò le origini e la storia degli "stati barbareschi" sorti sulle coste nordafricane tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo.
    L'ho trovato molto interessante e soprattutto ho capito da dove ha tratto ispirazione il buon Carlotto per il suo romanzo "Cristiani di Allah"

    ha scritto il 

  • 3

    E' un dato di fatto che il nord Africa ha rappresentato dal sedicesimo secolo al diciottesimo secolo l'approdo per migliaia di "cristiani". Un'umanità varia che, perchè coartata (i prigionieri dei raid pirati), o perchè in fuga, giunse in città quali Salè (odierna Rabat), Algeri, Tunisi (vere e p ...continua

    E' un dato di fatto che il nord Africa ha rappresentato dal sedicesimo secolo al diciottesimo secolo l'approdo per migliaia di "cristiani". Un'umanità varia che, perchè coartata (i prigionieri dei raid pirati), o perchè in fuga, giunse in città quali Salè (odierna Rabat), Algeri, Tunisi (vere e prorpie città stato, malgrado fossero formalmente sotto l'influenza della "sublime porta"), andandosi a mischiare con le popolazioni locali. Ne nacquero società sicuramente più libere e democratiche di quelle Europee, che proliferarono su un'economia incentrata sulla pirateria. La religione islamica non rappresentò un ostacolo a tale sviluppo, al contrario ne fu in un certo senso il volano, ed ecco che, per ironia della sorte, migliaia di europei apostati, pederasti, criminali, rivoluzionari (rosacrociani? massoni?), si ritrovarono corsari o pirati (rinnegati) a combattere in nome dell'islam, per tornaconto personale o per adesione ideologica, contro le flotte delle odiate nazioni europee. Esistono pochissime testimonianze scritte di tale fenomeno (i paesi imperialisti non raccontano volentieri le crisi interne) e quindi il libro difetta del rigore tipico dello studio storico, ma è incontestabile che tale fenomeno di "migrazione" sia stato non solo reale, ma anche numericamente rilevante. Affascina l'idea che gruppi di uomini in fuga si fecero comunità e combatterono, con lo strumento della pirateria, società considerate ingiuste e, quindi, nemiche. Un'"utopia pirata" che si concretizzo in varie parti del globo, dai caraibi (bucanieri), in città quali Hispaniola o Port Royal, alle coste malgasce e del nord Africa, e che dimostra (opinione assolutamente personale) l'esistenza di un innato anelito dell'uomo all'egualitarismo o quantomeno alla libertà.

    ha scritto il 

  • 2

    Fregatura. In retro di copertina sono riportati elogi intriganti di uno storico come Hill, mi sono illuso. Invece è un libriccino superficiale, il curatore italiano (Valvola) è a dir poco inadeguato, la lettura sostanzialmente inutile.

    ha scritto il 

  • 0

    Ciò che è plausibile è vero?

    Un'indagine su d'una comunità repubblicana, democratica, interrazziale, gestita da pirati. Le prove documentarie - scarsissime - talvolta traballano e Hakim Bey romanza, inventa, immagina, ma tutto resta nel regno del sogno plausibile e , d'altra parte, in perfetta coscienza, l'autore fin dal pri ...continua

    Un'indagine su d'una comunità repubblicana, democratica, interrazziale, gestita da pirati. Le prove documentarie - scarsissime - talvolta traballano e Hakim Bey romanza, inventa, immagina, ma tutto resta nel regno del sogno plausibile e , d'altra parte, in perfetta coscienza, l'autore fin dal principio dichiara che laddove gli storici autentici lasciano buchi tocca ai piratologi - dilettanti per antonomasia - colmarli.

    Lasciamo che i rinnegati facciano di nuovo il loro ingresso nei sogni agitati della civiltà
    Hakim Bey

    ha scritto il