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Le riforme a costo zero

Dieci proposte per tornare a crescere

Di ,

Editore: Chiarelettere

3.4
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861902308 | Isbn-13: 9788861902305 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Business & Economics , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
"OGGI È FONDAMENTALE FARE LE RIFORME DALLA PARTE DEI GIOVANI. È UNA QUESTIONE DI EQUITÀ, MA ANCHE DI EFFICACIA. PERCHÉ SARANNO LORO A DARCI IL MOTORE DI CUI ABBIAMO BISOGNO PER FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA."

"MA PERCHÉ DOVREI OCCUPARMI DEI POSTERI? CHE COSA HANNO FATTO I POSTERI PER ME?"
Groucho Marx

"Non ci sono i soldi per le riforme": non è vero. Quello dei soldi è un falso problema. Esistono importantissime riforme che in quasi tutti i campi cruciali dell'economia possono essere realizzate "senza aumentare di un solo euro il debito pubblico". Come dimostrano gli autori, in alcuni casi le proposte formulate potrebbero comportare una riduzione della spesa pubblica e contemporaneamente un aumento del tasso di crescita potenziale dell'economia. Un circolo virtuoso. Perché allora nulla cambia? Perché per sostenere interventi che alterano uno status quo consolidato e scontentano una parte è necessario costruire un forte consenso e investire in "capitale politico". Nuovi criteri di selezione e di scelta dei candidati possono garantire una rappresentanza all'altezza del compito che l'attende. Le resistenze ci sono, possono però essere rimosse. Le dieci proposte di questo libro lo dimostrano. Ma bisogna crederci.

Tito Boeri insegna economia alla Bocconi. Nel 2002 ha fondato il sito lavoce.info, di cui è il coordinatore. È editorialista de "la Repubblica" e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti.

Pietro Garibaldi, direttore del Collegio Carlo Alberto, insegna economia all'Università di Torino. È membro del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Per Chiarelettere ha scritto con Tito Boeri UN NUOVO CONTRATTO PER TUTTI (2008).

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  • 3

    Cose giuste ma risapute

    Un libro che dice cose giuste, riforme auspicabili, ma nulla di nuovo sotto il sole.
    I problemi si conoscono, le soluzioni pure, manca la volontà di attuarle.
    Questo libro conferma solo che gli autori non anno capito che non sono le riforme che mancano, ma che è tutta la macchina stat ...continua

    Un libro che dice cose giuste, riforme auspicabili, ma nulla di nuovo sotto il sole.
    I problemi si conoscono, le soluzioni pure, manca la volontà di attuarle.
    Questo libro conferma solo che gli autori non anno capito che non sono le riforme che mancano, ma che è tutta la macchina statuale italiana che non funziona.
    Se fosse un'azienda, dovrebbe essere già fallita e con i dirigenti in prigione buttando via le chiavi.
    Libro apprezzabile, ma niente di nuovo.

    ha scritto il 

  • 4

    Who can save Italy?


    L’ottava riforma si colloca all’intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari. L'accesso al credito è anche viziato da conflitti di interessi nella governance delle nostre imprese. Banche, assicurazioni e banche d'affari hanno un sistema tentacolare di partec ...continua

    Who can save Italy?

    L’ottava riforma si colloca all’intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari. L'accesso al credito è anche viziato da conflitti di interessi nella governance delle nostre imprese. Banche, assicurazioni e banche d'affari hanno un sistema tentacolare di partecipazione incrociate. Se un istituto finanziario detiene una partecipazione in una società di assicurazioni, quest'ultima non può, a sua volta, detenere una partecipazione nell'istituto di credito, perchè le partecipazioni incrociate creano conflitti d'interesse ai danni del resto del mondo del credito. Fino agli anni 90 le banche non potevano avere partecipazioni in società industriali. La limitazione era stata introdotta con la legge bancaria del 1936. Agli inizi degli anni 90, con le grandi privatizzazioni dello stato, si è permesso alle banche di essere proprietarie di imprese industriali. La nostra proposta è però più forte: vietare al sistema bancario la partecipazione in società al di fuori del settore finanziario in senso lato. In generale è bene che il sistema bancario si specializzi nell'intermediazione finanziaria e nel credito. Il Core Business di una banca è, infatti, la concessione di credito. Meno ovvia invece è la sua partecipazione nel capitale di altre imprese. Quando una banca interviene in un'impresa sia con capitale sia con credito, si rischia di instaurare un conflitto di interessi e una distorsione a favore della stessa impresa in difficoltà. Perchè se l'impresa di cui la banca è proprietaria o di cui ha una quota di minoranza perde, la banca perde 2 volte. Fino agli inizi degli anni 90, l'Italia aveva un sistema bancario essenzialmente pubblico. Le Fondazioni nascono come soluzione all'esigenza, imposta dalla Comunità Europea, di privatizzare e liberalizzare il sistema bancario e passare da un modello amministrativo di gestione del credito a un modello di mercato, in cui le banche mirano a massimizzare i profitti e competono tra di loro. Mancando investitori istituzionali e un mercato azionario ampio (solo il 6% delle famiglie deteneva azioni), e non volendo ricorrere a capitali stranieri di controllo, si sono create le Fondazioni. Le banche pubbliche e le casse di risparmio si sono trasformate in Spa, cedendo il loro pacchetto azionario a una Fondazione che è diventata il principale azionista. I compiti assegnati alle Fondazioni sono 2: uno di pubblica utilità - riversare i proventi del patrimonio da gestire per finanziare iniziative socialmente utili nei territori di riferimento - e uno di controllo della banca partecipata. Le Fondazioni devono progressivamente ridurre le loro quote nelle banche conferitarie e diversificare il portafoglio. Diversificando il loro portafoglio potrebbero anche investire in attività che valorizzino la crescita del territorio, rispettando le loro prerogative. Chi deve farsi garante dei cambiamenti nel ruolo delle Fondazioni Bancarie? Oggi spetta al ministero dell'Economia. Ma le authority non devono mai essere sotto il diretto controllo, giorno per giorno, di un istituzione politica. I rappresentanti delle authority devono certamente essere nominati dal potere politico ma devono poi essere indipendenti dal potere politico che li ha nominati.

    Gli Italiani risparmiano una buona quota del loro reddito da lavoro e per gestire questo risparmio si affidano al sistema bancario. I funzionari della banca suggeriscono al cliente di acquistare prodotti o quote di investimenti gestiti da società di gestione del risparmio, sgr. Queste sono fortunatamente vigilate dalla Banca d'Italia. Ma le Sgr che amministrano i risparmi dei clienti sono di proprietà delle banche. Questo modo di operare non fa certamente gli interessi del singolo risparmiatore, che si vede offrire un prodotto che certamente farà guadagnare la banca stessa.

    La nostra proposta è di separare non solo la gestione della rete bancaria dalla gestione delle Sgr, ma anche la proprietà. Una proposta simile fu fatta anche dal governatore Draghi all'inizio del suo mandato, ma non è poi stata attuata.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho chiesto in regalo questo libro per Natale 2011: me lo sono "portato dietro" fino ad agosto 2012, riprendendo la lettura di tanto in tanto... nel frattempo la situazione socio-economica del Paese è andata sempre più peggiorando e le buone intenzioni degli autori sono ormai naufragate e superate ...continua

    Ho chiesto in regalo questo libro per Natale 2011: me lo sono "portato dietro" fino ad agosto 2012, riprendendo la lettura di tanto in tanto... nel frattempo la situazione socio-economica del Paese è andata sempre più peggiorando e le buone intenzioni degli autori sono ormai naufragate e superate da tante nuove spiritose idee del "governo dei tecnici"... ho deciso di abbandonare la lettura!!!

    ha scritto il 

  • 0

    Recensione de Le riforme a costo zero

    Vi segnalo la pubblicazione sul sito i-LIBRI della recensione del libro: http://www.i-libri.com/le-riforme-a-costo-zero-di-tito-boeri-e-pietro-garibaldi.html
    Ciao

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro se si ha molto tempo a disposizione e si è appassionati di economia... Dicono cose giuste ma è un po' troppo prolisso... Leggi la prima proposta e la trovi interessante, la seconda e la trovi piacevole, la terza la finisci, la quarta ti sforzi di finirla e delle altre leggi i titoli ...continua

    Un buon libro se si ha molto tempo a disposizione e si è appassionati di economia... Dicono cose giuste ma è un po' troppo prolisso... Leggi la prima proposta e la trovi interessante, la seconda e la trovi piacevole, la terza la finisci, la quarta ti sforzi di finirla e delle altre leggi i titoli dei capitoli o una riga ogni tre... Finito con sforzo sebbene all'inizio fosse veramente interessante e attuale...

    ha scritto il 

  • 4

    Facciamole tutte.


    P.s. a pagina 99, dove si dice che il sistema finanziario fornisce troppo credito alle "grandi banche", probabilmente si intendevano le grandi imprese; (a pagina 113) sarebbe paradossale che la generazione di politici attuali fosse direttamente responsabile dell'esplosion ...continua

    Facciamole tutte.

    P.s. a pagina 99, dove si dice che il sistema finanziario fornisce troppo credito alle "grandi banche", probabilmente si intendevano le grandi imprese; (a pagina 113) sarebbe paradossale che la generazione di politici attuali fosse direttamente responsabile dell'esplosione del debito pubblico degli anni Ottanta: manca un "non". Vabbè, insomma, si tratta di un instant-book: non gli possiamo mica rimproverare il fatto di riferirsi al governo come attuale quando ormai si tratta di quello passato.

    ha scritto il 

  • 4

    I due economisti de Lavoce.info fanno la loro proposta per rilanciare la crescita del paese: 10 riforme a costo zero per le casse dello stato. Dalla formazione alle pensioni, al mondo del lavoro, le professioni, il sostegno all'occupazione femminile (cose che ci chiede, tra l'altro l'Europa).
    ...continua

    I due economisti de Lavoce.info fanno la loro proposta per rilanciare la crescita del paese: 10 riforme a costo zero per le casse dello stato. Dalla formazione alle pensioni, al mondo del lavoro, le professioni, il sostegno all'occupazione femminile (cose che ci chiede, tra l'altro l'Europa).
    Non tutte queste riforme sono a costo zero per alcune fasce di italiani: molte vanno proprio ad intaccare quelle posizioni di rendita che rendono l'Italia un paese poco liberale e aperto alla concorrenza.
    Perchè la politica non prova a prenderle in considerazione una per una e a metterle in agenda?
    Dire che non ci sono soldi per fare le riforme e che l'importante è tenere la bara dritta e aspettare la fine della crisi finanziaria (quello che ha fatto Tremonti e questo governo ormai al termine) è sbagliato: la crisi non è finita e ha spazzato via migliaia di posti di lavoro, le multinazionali hanno chiuso le fabbriche (la Whirlpool, Sanofi Aventis, la Yamaha, ma anche Fiat ), le famiglie hanno visti intaccati i propri risparmi magari per aiutare i figli in cerca di un posto di lavoro (o con un lavoro saltuario ma insufficiente a dare indipendenza). L'assenza di una programmazione economica della classe dirigente (i politici, ma anche i manager delle imprese, i banchieri, gli amministratori .. spesso indistinguibili gli uni dagli altri) ha portato il paese in questa drammatica situazione, dove le strade diventano teatro di drammatiche proteste di cassaintegrati, di studenti. Di citadini persone.

    Non è vero che l'unica strada sono i tagli alle pensioni, al welfare, agli stipendi, i licenziamenti facili e i contratti precari.
    Esistono altre strade, vediamo quali: le 10 proposte di Tito Boeri e Pietro Garibaldi (molte con l'aiuto dei lettori del sito Lavoce.info).

    Il governo dell'immigrazione.
    La transizione tra scuola e lavoro.
    La contrattazione salariale e l'introduzione del salario minimo.
    La macchina dello Stato e gli incentivi dei dipendenti pubblici.
    La riforma del lavoro autonomo e degli ordini professionali
    Incoraggiare il lavoro di più persone nella stessa famiglia
    L'intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari.
    La selezione della classe politica.
    La costruzione di una costituency, un partito a favore delle riforme.

    Il governo dell'immigrazione.

    "È opportuno ripensare radicalmente le nostre politiche dell'immigrazione, che devono essere differenziate per livello di istruzione." pagina 20- 21

    Rendere più semplice l'arrivo in Italia di immigrati con un buon profilo di istruzione: facilitare la ricerca del lavoro, il poter girare per l'area Shengen (per esempio per i ricercatori con un dottorato), l'ottenimento di un permesso senza troppe trafile burocratiche.
    Gli immigrati con un livello di istruzione più alto sono quelli più disposti degli altri ad integrarsi nel paese, ad accettare la mobilità per la ricerca di un posto di lavoro.
    In cambio di un cauzione all'ingresso nel nostro paese (soldi che oggi vengono dati agli scafisti e alle organizzazioni criminali che trafficano in esseri umani), otterrebbero un permesso temporaneo nel paese. Cauzione che verrebbe restituita se dovessero andare via e che verrebbe confiscata nel caso commettessero reati.
    Significa andare oltre la Bossi Fini (che non aiuta la ricerca del lavoro per chi arriva da fuori): dovremmo garantire loro meno “bureaucrazy”, l'accesso ai concorsi pubblici. Anziché spendere milioni per pattugliare le coste (a volte inutilmente) dovremmo investire nei controlli sui posti del lavoro, per contrastare sia il lavoro nero, che l'immigrazione clandestina.

    La transizione tra scuola e lavoro.

    "Una riforma a costo zero per le casse dello Stato è quella di introdurre la formazione tecnica universitaria sul modello delle scuole di specializzazione tedesche." pagina 37-38

    Boeri e Garibaldi prevedono la creazione di scuole di apprendistato universitario per i giovani che, finite le scuole, non sono alla ricerca del posto del lavoro né studiano. O perchè scoraggiati, o perchè non riescono a trovarne uno.
    Sullo stile delle fachhochschuletedesche, il triennio di corsi, organizzato dagli atenei italiani in contatto con le imprese della zona, garantirebbe a questi giovani una formazione aggiuntiva, un primo ingresso nel mondo del lavoro (senza obbligo di assunzione per le imprese, ovviamente), perchè verrebbero assunto con contratto di apprendistato (e questo si lega all'altra proposta di Boeri, il Contratto unico di inserimento).
    Si riuscirebbe a colmare due lacune: la scarsa formazione nel mondo del lavoro (le imprese italiane investono poco) e le troppe università italiane che non hanno sufficiente massa critica per fare ricerca.

    La contrattazione salariale e l'introduzione del salario minimo.
    Seguire la strada dell'accordo del 28 giugno 2011 tra tutti i sindacati e Confindustria: favorire il decentramento degli accordi locali tra imprese e sindacati aziendali, anche sul tema dei salari minimi aziendali, che diventerebbero salari federali.
    Garantire l'esigibilità dei contratti da parte delle imprese, che devono essere garantite prima dei loro investimenti.
    Ma il punto di vista di Boeri è l'opposto di quello del ministro Sacconi: la politica non deve derogare a terze parti sugli aspetti fondamentali (come fa Sacconi su licenziamenti e incentivi e salari), ma bensì tracciare delle linee comuni che devono essere garantite.
    Lo stato dovrebbe fare una legge nazionale, dopo che si è fatto questo importante accordo, sulla rappresentanza sindacale, sul salario minimo garantito (per non portare ad una involuzione verso il basso nei contratti locali), sui licenziamenti e sulla previdenza.
    Altro che articolo 8, che si presta a troppe interpretazioni: il ministro dovrebbe prendersi le sue responsabilità.
    La macchina dello Stato e gli incentivi dei dipendenti pubblici.
    Andare oltre la riforma Brunetta (che, dicono gli autori, ha almeno avuto il coraggio di riformarla la pubblica amministrazione): legare gli incentivi alle performance e agli obiettivi degli uffici.
    Ma a valutarli devono essere i dirigenti, non enti terzi che (almeno sulla carta) dovrebbero essere esterni alla amministrazione (dunque altra burocrazia).
    I dirigenti, come anche gli amministratori e i politici non devono essere deresponsabilizzati nel proprio lavoro, semplici burocrati che eseguono solo ordini.
    Così come è stata pensata, la riforma ha un taglio centralista (dal governo del federalismo!), impone a priori il 100% del premio ad un quarto del personale, ad un altro quarto non venga dato nulla e il restante 50% la metà. Invece si devono impostare gli incentivi e i premi in modo piramidale (non i singoli lavoratori), dove i responsabili degli uffici sono gli unici a poter valutare le persone.
    Gli obiettivi da raggiungere devono essere noti e trasparenti, e misurabili. Premi che poi devono essere legati alle carriere per impedire promozioni generalizzate.

    La riforma del lavoro autonomo e degli ordini professionali.
    “nelle province dove le omonimie incidono maggiormente sulle iscrizioni agli all'albo dei commercialisti, l'evasione fiscale è più alta. Laddove le omonimie incidono maggiormente sulla selezione dei consulenti del lavoro, ci sono contenziosi lavorativi, spesso riflesso dell'incapacità di risolvere controversie per via extragiudiziale. Insomma, sembrerebbe proprio che la trasmissione ereditaria dei posti nelle professioni corrisponda ad un trasferimento di rendite ai danni degli utenti, famiglie e imprese. Con la benedizione degli ordini ..” [pagina 71]

    Gli ordini professionali non devono più mettersi a difesa delle posizioni consolidate dai loro iscritti, chiudere le porte a nuovi ingressi, opporsi alle liberalizzazioni (come la rivolta degli avvocati parlamentari, capitanati da La Russa, questa estate contro la manovra): il loro compito è controllare il rispetto dei codici deontologici e la qualità dei professionisti iscritti (evitare i casi dei finti medici, dei finti dentisti ..).
    Alla riforma di Bersani del 2006 questo governo ha risposto con la contro riforma Alfano: ma oggi è importante che queste liberalizzazioni avvengano negli ordini (medici, avvocati, commercialisti, notai) per stimolare la concorrenza e i cittadini. Dunque, eliminare il vincolo dei compensi minimi, il numero chiuso e le commissioni per i concorsi (per l'iscrizione agli albi) che alla fine sono composte da persone che esercitano la professione e che dunque hanno tutto l'interesse a limitare possibili concorrenti.

    "9312 persone ingiustamente escluse. È uno spreco di capitale umano ingente che davvero non possiamo permetterci."
    Sono gli effetti perversi dei test come sono oggi concepiti.
    Basterebbe permettere di accedere a una graduatoria nazionale e consentire di scegliere la sede. [pagina 76]
    Boeri e Garibaldi si occupano poi dei concorsi per medici (una professione che nel futuro potrebbe vedere un vuoto nella domanda di nuovi medici). Perchè obbligare chi fa il concorso ad inizio carriera a iscriversi in una sola università, quando poi ognuna di queste ha un punteggio minimo diverso? Meglio sarebbe avere una graduatoria unica nazionale, e poi ogni studente sceglie dove andare. Perchè tagliare la strada ai meritevoli?
    Incoraggiare il lavoro di più persone nella stessa famiglia.
    "Il nostro è l'unico paese in cui le donne - sommando le ore di lavoro remunerato e quelle spese tra le mura - lavorano più degli uomini."
    Sostituire le detrazioni per coniuge a carico con incentivi al lavoro: è una mini riforma dell'Irpef quella che hanno in mente i due economisti. Per incentivare l'occupazione femminile e permettere a tutti e due i coniugi l'accesso al mondo del lavoro. In questo modo la famiglia diviene un vero e proprio ammortizzatore sociale (se uno dei due coniugi perde il lavoro, almeno l'altro continua a lavorare).

    La riforma (l'ennesima) del sistema pensionistico."In Svezia le pensioni più ricche crescono in termini reali solo se l'economia cresce più dell'1,5 per cento all'anno... Un intervento che permetterebbe di ottenere risparmi sostanziali."

    Oggi non è tempo di fare battaglia in difesa delle pensioni come fa la Lega: già oggi le pensioni di anzianità per i più giovani non sono garantite. Si difendono solo quelle della generazioni che, negli anni passati, anche per motivi di opportunità politica, ha goduto di norme più favorevoli.
    Occorre passare al metodo contributivo, e creare delle fasce di età per la pensione tra 61 e 69 anni. Chi vorrà andare in pensione prima, ci andrà con meno contributi e viceversa per chi aspetterà di più (che avrà una pensione più pesante).
    In questo modo si potrebbe superare la questione delle pensioni di anzianità (che verrebbero tolte) e l'asimmetria per le pensioni di donne e uomini.
    In Italia oggi con la pressione fiscale al 45% abbiamo tasse svedesi e servizi italiani. Col sistema contributivo, almeno potremmo risparmiare soldi per abbassare la pressione fiscale per le aziende che potrebbero tornare ad assumere.

    L'intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari."Nel sistema bancario italiano le banche sono proprietarie delle società di gestione del risparmio dei clienti... La nostra proposta è quella di separare non solo la gestione ma anche la proprietà."

    Una delle strade per rilanciare l'occupazione (incentivi a parte, della cui efficacia sarebbe bene discurtere), riguarda la modalità di accesso al credito delle piccole imprese italiane.
    Imprese per la maggior parte piccole, troppo piccole per accedere in modo agevolato al credito delle banche che prediligono i giganti, e con problemi di cattivo management, perchè spesso la loro direzione rimane in famiglia (e non sempre in figli si dimostrano buoni amministratori).

    Ecco allora le proposte per migliorare l'accesso al credito: abolire il tetto massimo del tasso di prestito del denaro dalla legge contro l'usura, troppo basso che ha alla fine costretto ai piccoli di rivolgersi agli usurai di fiducia.
    Vietare alle banche di possedere azioni di imprese non nel settore finanziario (le partecipazioni incrociate) che portano a casi di conflitti di interesse.
    Sulle fondazioni bancarie (che hanno avuto il merito di favorire il passaggio delle banche pubbliche al mercato): incentivare gli investimenti di queste sul territorio, per favorire la creazione delle infrastrutture che proprio le imprese necessitano; creare una authority di controllo, nominata dalla politica ma slegata dal ministero del tesoro.
    Infine, separare la gestione bancaria dalla gestione del risparmio (le Società di gestione risparmio, Sgr): chi affida i propri risparmi alle banche, deve essere certo che non esistano conflitti di interesse nel come vengano investiti.

    La selezione della classe politica.
    Abbiamo troppi politici, che non sono stati capaci di contenere il debito negli anni 80 (Sacconi, Amato, De Michelis, Pomicino, Andreotti ..), non hanno saputo rilanciare l'economia negli anni con la congiuntura favorevole e hanno reagito in ritardo e male quando è arrivata la crisi. Gli autori stimano in 20 miliardi questo costo (miliardi bruciati nel tira e molla di questa estate sulla manovra).

    La proposta? Diminuire i parlamentari, per selezionarli meglio:
    "Abbiamo un parlamentare ogni 60.000 abitanti, contro uno ogni 250.000 altrove. Potremmo permetterci di avere solo 250 parlamentari, che vorrebbe dire una riduzione permanente dei costi di oltre cento milioni all'anno."

    Meno parlamentari, il loro stipendio indicizzato col il reddito pro capite del paese e divieto di cumulo di incarichi (le attività parlamentari dei deputati avvocati, per esempio).
    Chi fa politica, lo fa per il paese e basta, non per arricchirsi. Anche le loro pensioni dovrebbero essere passare al metodo contributivo (tanti contributi paghi, tanto prendi).
    Sciogliere le province e sostituirle con l'assemblea dei sindaci (già pagati).
    Modificare la legge elettorale, per re inserire le preferenze: aumentare la concorrenza dei politici modificando i collegi elettorali per togliere i collegi sicuri.

    Infine lo spoil system: serve per avere un apparato amministrativo non ostile, ma crea problemi di efficienza negli uffici per l'alta rotazione, diminuisce la fedeltà dei dirigenti (che non possono farsi un'esperienza in un settore, se sanno che al prossimo cambio di governo perdono la poltrona).

    Il compromesso è mettere una durata minima ai dirigenti, soggetto allo spoil system, e una massima.

    La costruzione di una costituency, un partito a favore delle riforme.
    Serve un partito per favorire le riforme: non possiamo lasciare la palla e l'inziativa ai partiti tradizionali, troppo legati alle lobby e agli interessi contrari alle riforme. Troppo legati ad un elettorato ostile, ad esempio, ad una riforma sulle politiche di immigrazione (si pensi ad esempio alla Lega nord).
    Un partito che metta assieme vecchi e giovani, in un patto di solidarietà per la crescita del paese.
    Dare il voto ai giovani:
    "Imitiamo l'Austria, che ha esteso il diritto di voto a sedicenni e diciassettenni."
    E dall'altra parte, indicizzare le pensioni più ricche, alla crescita economica del paese.
    "Bisognerebbe creare un partito di giovani e anziani 'uniti' per la crescita, estendendo il metodo contributivo a tutti i lavoratori."

    ha scritto il 

  • 4

    Res publica

    Quel che intanto si gradisce, di questo libretto agile, è il tono pacato. Avessero anche torto Boeri e Garibaldi sul merito delle loro proposte in tema di pensioni e di contratto unico d'ingresso, di fondazioni bancarie o sull'immigrazione, rimane l'offerta intelligente di un dibattito sulla cosa ...continua

    Quel che intanto si gradisce, di questo libretto agile, è il tono pacato. Avessero anche torto Boeri e Garibaldi sul merito delle loro proposte in tema di pensioni e di contratto unico d'ingresso, di fondazioni bancarie o sull'immigrazione, rimane l'offerta intelligente di un dibattito sulla cosa pubblica, di come si possa modificare, riorganizzare o solo ripensare la di lei forma. Che piacere procura rivestire i panni del cittadino che ascolta e riflette sul modo di riconsiderare qualche snodo della nostra vita collettiva, invece che subire vicende e opere di privati, o venir nutriti in prevalenza alle gesta di deprivati, i-nani.

    ha scritto il