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Le riforme a costo zero

Dieci proposte per tornare a crescere

By Tito Boeri,Pietro Garibaldi

(71)

| Paperback | 9788861902305

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Book Description

"OGGI È FONDAMENTALE FARE LE RIFORME DALLA PARTE DEI GIOVANI. È UNA QUESTIONE DI EQUITÀ, MA ANCHE DI EFFICACIA. PERCHÉ SARANNO LORO A DARCI IL MOTORE DI CUI ABBIAMO BISOGNO PER FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA."

"MA PERCHÉ DOVREI OCCUPARMI DEI POSTERI? Continue

"OGGI È FONDAMENTALE FARE LE RIFORME DALLA PARTE DEI GIOVANI. È UNA QUESTIONE DI EQUITÀ, MA ANCHE DI EFFICACIA. PERCHÉ SARANNO LORO A DARCI IL MOTORE DI CUI ABBIAMO BISOGNO PER FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA."

"MA PERCHÉ DOVREI OCCUPARMI DEI POSTERI? CHE COSA HANNO FATTO I POSTERI PER ME?"
Groucho Marx

"Non ci sono i soldi per le riforme": non è vero. Quello dei soldi è un falso problema. Esistono importantissime riforme che in quasi tutti i campi cruciali dell'economia possono essere realizzate "senza aumentare di un solo euro il debito pubblico". Come dimostrano gli autori, in alcuni casi le proposte formulate potrebbero comportare una riduzione della spesa pubblica e contemporaneamente un aumento del tasso di crescita potenziale dell'economia. Un circolo virtuoso. Perché allora nulla cambia? Perché per sostenere interventi che alterano uno status quo consolidato e scontentano una parte è necessario costruire un forte consenso e investire in "capitale politico". Nuovi criteri di selezione e di scelta dei candidati possono garantire una rappresentanza all'altezza del compito che l'attende. Le resistenze ci sono, possono però essere rimosse. Le dieci proposte di questo libro lo dimostrano. Ma bisogna crederci.

Tito Boeri insegna economia alla Bocconi. Nel 2002 ha fondato il sito lavoce.info, di cui è il coordinatore. È editorialista de "la Repubblica" e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti.

Pietro Garibaldi, direttore del Collegio Carlo Alberto, insegna economia all'Università di Torino. È membro del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Per Chiarelettere ha scritto con Tito Boeri UN NUOVO CONTRATTO PER TUTTI (2008).

9 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Cose giuste ma risapute

    Un libro che dice cose giuste, riforme auspicabili, ma nulla di nuovo sotto il sole.
    I problemi si conoscono, le soluzioni pure, manca la volontà di attuarle.
    Questo libro conferma solo che gli autori non anno capito che non sono le riforme che manca ...(continue)

    Un libro che dice cose giuste, riforme auspicabili, ma nulla di nuovo sotto il sole.
    I problemi si conoscono, le soluzioni pure, manca la volontà di attuarle.
    Questo libro conferma solo che gli autori non anno capito che non sono le riforme che mancano, ma che è tutta la macchina statuale italiana che non funziona.
    Se fosse un'azienda, dovrebbe essere già fallita e con i dirigenti in prigione buttando via le chiavi.
    Libro apprezzabile, ma niente di nuovo.

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    Orfeus70 said on Jul 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Who can save Italy?

    L’ottava riforma si colloca all’intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari. L'accesso al credito è anche viziato da conflitti di interessi nella governance delle nostre imprese. Banche, assicurazioni e banche d'affa ...(continue)

    Who can save Italy?

    L’ottava riforma si colloca all’intersezione fra mercato del lavoro e mercati finanziari. L'accesso al credito è anche viziato da conflitti di interessi nella governance delle nostre imprese. Banche, assicurazioni e banche d'affari hanno un sistema tentacolare di partecipazione incrociate. Se un istituto finanziario detiene una partecipazione in una società di assicurazioni, quest'ultima non può, a sua volta, detenere una partecipazione nell'istituto di credito, perchè le partecipazioni incrociate creano conflitti d'interesse ai danni del resto del mondo del credito. Fino agli anni 90 le banche non potevano avere partecipazioni in società industriali. La limitazione era stata introdotta con la legge bancaria del 1936. Agli inizi degli anni 90, con le grandi privatizzazioni dello stato, si è permesso alle banche di essere proprietarie di imprese industriali. La nostra proposta è però più forte: vietare al sistema bancario la partecipazione in società al di fuori del settore finanziario in senso lato. In generale è bene che il sistema bancario si specializzi nell'intermediazione finanziaria e nel credito. Il Core Business di una banca è, infatti, la concessione di credito. Meno ovvia invece è la sua partecipazione nel capitale di altre imprese. Quando una banca interviene in un'impresa sia con capitale sia con credito, si rischia di instaurare un conflitto di interessi e una distorsione a favore della stessa impresa in difficoltà. Perchè se l'impresa di cui la banca è proprietaria o di cui ha una quota di minoranza perde, la banca perde 2 volte. Fino agli inizi degli anni 90, l'Italia aveva un sistema bancario essenzialmente pubblico. Le Fondazioni nascono come soluzione all'esigenza, imposta dalla Comunità Europea, di privatizzare e liberalizzare il sistema bancario e passare da un modello amministrativo di gestione del credito a un modello di mercato, in cui le banche mirano a massimizzare i profitti e competono tra di loro. Mancando investitori istituzionali e un mercato azionario ampio (solo il 6% delle famiglie deteneva azioni), e non volendo ricorrere a capitali stranieri di controllo, si sono create le Fondazioni. Le banche pubbliche e le casse di risparmio si sono trasformate in Spa, cedendo il loro pacchetto azionario a una Fondazione che è diventata il principale azionista. I compiti assegnati alle Fondazioni sono 2: uno di pubblica utilità - riversare i proventi del patrimonio da gestire per finanziare iniziative socialmente utili nei territori di riferimento - e uno di controllo della banca partecipata. Le Fondazioni devono progressivamente ridurre le loro quote nelle banche conferitarie e diversificare il portafoglio. Diversificando il loro portafoglio potrebbero anche investire in attività che valorizzino la crescita del territorio, rispettando le loro prerogative. Chi deve farsi garante dei cambiamenti nel ruolo delle Fondazioni Bancarie? Oggi spetta al ministero dell'Economia. Ma le authority non devono mai essere sotto il diretto controllo, giorno per giorno, di un istituzione politica. I rappresentanti delle authority devono certamente essere nominati dal potere politico ma devono poi essere indipendenti dal potere politico che li ha nominati.

    Gli Italiani risparmiano una buona quota del loro reddito da lavoro e per gestire questo risparmio si affidano al sistema bancario. I funzionari della banca suggeriscono al cliente di acquistare prodotti o quote di investimenti gestiti da società di gestione del risparmio, sgr. Queste sono fortunatamente vigilate dalla Banca d'Italia. Ma le Sgr che amministrano i risparmi dei clienti sono di proprietà delle banche. Questo modo di operare non fa certamente gli interessi del singolo risparmiatore, che si vede offrire un prodotto che certamente farà guadagnare la banca stessa.

    La nostra proposta è di separare non solo la gestione della rete bancaria dalla gestione delle Sgr, ma anche la proprietà. Una proposta simile fu fatta anche dal governatore Draghi all'inizio del suo mandato, ma non è poi stata attuata.

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    Teresa Trafeli said on Feb 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho chiesto in regalo questo libro per Natale 2011: me lo sono "portato dietro" fino ad agosto 2012, riprendendo la lettura di tanto in tanto... nel frattempo la situazione socio-economica del Paese è andata sempre più peggiorando e le buone intenzion ...(continue)

    Ho chiesto in regalo questo libro per Natale 2011: me lo sono "portato dietro" fino ad agosto 2012, riprendendo la lettura di tanto in tanto... nel frattempo la situazione socio-economica del Paese è andata sempre più peggiorando e le buone intenzioni degli autori sono ormai naufragate e superate da tante nuove spiritose idee del "governo dei tecnici"... ho deciso di abbandonare la lettura!!!

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    Silvia said on Aug 23, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un buon libro se si ha molto tempo a disposizione e si è appassionati di economia... Dicono cose giuste ma è un po' troppo prolisso... Leggi la prima proposta e la trovi interessante, la seconda e la trovi piacevole, la terza la finisci, la quarta ti ...(continue)

    Un buon libro se si ha molto tempo a disposizione e si è appassionati di economia... Dicono cose giuste ma è un po' troppo prolisso... Leggi la prima proposta e la trovi interessante, la seconda e la trovi piacevole, la terza la finisci, la quarta ti sforzi di finirla e delle altre leggi i titoli dei capitoli o una riga ogni tre... Finito con sforzo sebbene all'inizio fosse veramente interessante e attuale...

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    Mukenin92 said on Feb 1, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Facciamole tutte.

    P.s. a pagina 99, dove si dice che il sistema finanziario fornisce troppo credito alle "grandi banche", probabilmente si intendevano le grandi imprese; (a pagina 113) sarebbe paradossale che la generazione di politici attuali foss ...(continue)

    Facciamole tutte.

    P.s. a pagina 99, dove si dice che il sistema finanziario fornisce troppo credito alle "grandi banche", probabilmente si intendevano le grandi imprese; (a pagina 113) sarebbe paradossale che la generazione di politici attuali fosse direttamente responsabile dell'esplosione del debito pubblico degli anni Ottanta: manca un "non". Vabbè, insomma, si tratta di un instant-book: non gli possiamo mica rimproverare il fatto di riferirsi al governo come attuale quando ormai si tratta di quello passato.

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    Dominic M. said on Nov 27, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (71)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 176 Pages
  • ISBN-10: 8861902308
  • ISBN-13: 9788861902305
  • Publisher: Chiarelettere
  • Publish date: 2011-11-03
  • Also available as: eBook
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