Le rondini di Kabul

Di

Editore: Mondadori

3.8
(319)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Sloveno , Croato , Ceco

Isbn-10: 880456797X | Isbn-13: 9788804567974 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Bellini

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Sullo sfondo di una città messa a ferro e fuoco da vent'anni di guerre YasminaKhadra ambienta questa storia che mette i brividi, una vicenda che sembrauscire da una tragedia classica, con quattro protagonisti colti in un momentocruciale della loro esistenza: Atiq, il guardiano del carcere che non riescepiù a sostenere il ritmo delle esecuzioni, sua moglie Mussarat, condannata daun male incurabile, Mohsen, un borghese decaduto, e sua moglie Zunaira, untempo avvocato e sostenitrice della causa femminista. Ognuno di loro incarnaun modo diverso di rispondere all'integralismo: la resistenza, la pazzia, lasottomissione, la fuga nell'illusione. Ma per tutti e quattro viene il momentodi dare un senso alla propria vita, attraverso l'amore e il sacrificio.Yasmina Khadra scaraventa il lettore nel cuore di una follia in cui si perdonoi confini tra vita, amore, morte e sopravvivenza. Un bagno al vetriolo da cuisi esce sconvolti, un romanzo straordinario, che è anche un grandioso innoalla donna, da una delle più importanti voci del mondo arabo.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Siamo stati tutti uccisi. Da così tanto tempo che l'abbiamo dimenticato

    Un libro molto forte, sicuramente non da leggere nel periodo natalizio come ho fatto io.
    Attraverso la storia di due coppie ci viene raccontata la quotidianità nella talebana Kabul. Le donne sono cost ...continua

    Un libro molto forte, sicuramente non da leggere nel periodo natalizio come ho fatto io.
    Attraverso la storia di due coppie ci viene raccontata la quotidianità nella talebana Kabul. Le donne sono costrette a infagottarsi nei burqa nonostante il sole cocente. Il burqa nasconde agli occhi e, di fatto, rende irriconoscibili, tanto da poter dire che un burqa vale l'altro. E, in ogni caso, questo valore è prossimo allo zero.
    Gli uomini vengono obbligati con la forza a partecipare alle funzioni religiose. E che non venga in mente a qualcuno di ridere per strada! Gravissimo peccato da punire con qualche bella mazzata.
    La propria abitazione diventa allora una sorta di riparo a tutto questo. Qui si può stare senza burqa ed è possibile parlare e muoversi liberamente. E allora che si fa? Ci si barrica in casa e non si esce più?
    I quattro protagonisti cercano in qualche modo di convivere con questa dittatura oscurantista che fa perdere ogni gioia di vivere, ma i risultati purtroppo sono fallimentari.
    Lettura pesante che non lascia scampo alla speranza, ma fa riflettere sul livore che persone in queste condizioni possono alimentare dentro di loro.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente

    Dopo aver letto l'attentatrice questo libro mi ha deluso, i personaggi potrebbero essere ricchi e profondi ma in questo breve libro non sono riuscita a farmi prendere da nessuno di loro e ,infine , m ...continua

    Dopo aver letto l'attentatrice questo libro mi ha deluso, i personaggi potrebbero essere ricchi e profondi ma in questo breve libro non sono riuscita a farmi prendere da nessuno di loro e ,infine , manca la suspance...

    ha scritto il 

  • 4

    Povera gente di Kabul. Ancora un romanzo di sopprusi e violenze in nome dell'integralismo religioso, in cui le donne sono le prime vittime. Con un inaspettato atto d'amore nel finale.

    ha scritto il 

  • 5

    La luce sotto il burqa

    In una Kabul devastata da interminabili anni di guerra, fra polvere e macerie si muovono uomini abbruttiti istante per istante dal fondamentalismo religioso, che spazza via inesorabilmente ogni fiamme ...continua

    In una Kabul devastata da interminabili anni di guerra, fra polvere e macerie si muovono uomini abbruttiti istante per istante dal fondamentalismo religioso, che spazza via inesorabilmente ogni fiammella residua di umanità, pietà, intelligenza: per chi non si adegua resta la pazzia.
    Paradossalmente, è il burqa che sembra proteggere l'animo delle donne, schermandolo dalla bestialità che le circonda: sollevando il velo, sgorgano lampi di luce che squarciano il buio della mente e dei cuori e illuminano a giorno la folle tragedia che si consuma intorno. Ma non c'è redenzione possibile.
    Aprendo una finestra sull'Afghanistan di oggi, il libro sconvolge chi si sente distante (e superiore) da quel mondo arido e crudele, mostrando come basti la consuetudine quotidiana alla barbarie talebana per piegare anche le menti più aperte e illuminate.
    Una drammatica ed efficace rappresentazione del morbo dilagante del buio della mente che, con il fiorire delle dittature, ciclicamente colpisce il mondo qua e la. Non solo in Afghanistan.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho trovato quasi per caso a casa dei miei genitori un romanzo di questo scrittore, risalente a qualche anno fa: "Le rondini di Kabul" (Mondadori). Segnalo che Khadra é diventato famoso con una serie d ...continua

    Ho trovato quasi per caso a casa dei miei genitori un romanzo di questo scrittore, risalente a qualche anno fa: "Le rondini di Kabul" (Mondadori). Segnalo che Khadra é diventato famoso con una serie di gialli usciti a cavallo del passaggio di secolo, quindi può essere che la sua scrittura abbia passato diverse fasi, si sia evoluto (o involuta) o abbia assunto diversi registri a seconda dei romanzi
    Ma la premessa mi é necessaria per dire che da quanto ho letto, Khadra é sicuramente un grande comunicatore (visto "live" a Pordenonelegge), ma non un grande scrittore.

    La storia e l´ambientazione ci sono. Una Kabul martoriata dal fondamentalismo, dai talebani, dove ogni libertà si é dissolta, le donne si sono trasformate in ombre con il Burqa, flagellate dal sole a picco, e gli uomini devono decidere tra viltà/umiliazione e opportunismo/crudeltà. Decidere da che parte stare.

    In questo contesto vagolano alcuni personaggi, vittime del proprio destino, amareggiati, il carceriere Atiq, che ha perso qualsiasi gusto della vita, e l´ex-borghese Mohsen, alla ricerca di una maniera di vivere ancora, di vivere nel modo in cui lui e la moglie Zunaira potevano fare prima della vittoria dell´integralismo.
    Il riscatto sarà chiaramente impossibile.

    Ma se nel tratteggiare una Kabul soffocante, polverosa, incrudelita Khadra ha ottima mano e vince facile, perde secondo me dal punto di vista del linguaggio e dei pensieri messi in bocca (o in testa) ai personaggi. Il tono si fa barocco e sentenzioso, ti ritrovi a pensare che lo scrittore vuole dimostrare delle tesi, ma che nessun essere umano si esprimerebbe in quel modo.
    Forse lo scrittore si attinge a scritture pre-moderne, a linguaggi manierati e fuori dal tempo, a modi di concepire il racconto come parabola, nella quale i personaggi giocano un proprio ruolo quasi teatrale, pronunciare la frase giusta al momento giusto, perché in quella direzione deve risolversi il racconto con il suo insegnamento morale.

    Ho letto pareri in Rete (la traduttrice di Khadra) che rilevano un eccesso di barocchismi anche nelle opere di maggior successo dell´autore. Non so se leggerò altre cose, sono comunque soddisfatto di averlo "provato" (e come si rileva sopra, il parere non é del tutto negativo), di sicuro determinate Storie meritano di essere raccontate, il resto é una questione di stile e - fin qui - Khadra ha dimostrato di averne di piú come oratore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Yasmina Khadra ambienta questa storia che mette i brividi, una vicenda che sembra uscire da una tragedia classica, con quattro protagonisti colti in un momento cruciale della loro esistenza: Atiq, il ...continua

    Yasmina Khadra ambienta questa storia che mette i brividi, una vicenda che sembra uscire da una tragedia classica, con quattro protagonisti colti in un momento cruciale della loro esistenza: Atiq, il guardiano del carcere che non riesce più a sostenere il ritmo delle esecuzioni, sua moglie Mussarat, condannata da un male incurabile, Mohsen, un borghese decaduto, e sua moglie Zunaira, un tempo avvocato e sostenitrice della causa femminista. Ognuno di loro incarna un modo diverso di rispondere all'integralismo: la resistenza, la pazzia

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro necessario

    Questa è una storia principalmente sulle donne narrata da un uomo, fa un ritratto molto efficace sia del momento storico di quegli anni, sia dello stravolgimento umano di molte vite, di donne e anche ...continua

    Questa è una storia principalmente sulle donne narrata da un uomo, fa un ritratto molto efficace sia del momento storico di quegli anni, sia dello stravolgimento umano di molte vite, di donne e anche di uomini.
    E' viaggio interiore verso la disperazione più buia, e anche verso la speranza, di vita e di morte.
    Le storie di due coppie, si incrociano e i loro destini si mescolano.
    Il lettore fino alle ultime pagine, vive un crescendo di attese e ansia, paura, dolore, indignazione, rabbia.
    Una donna colta, con una posizione importante, che diventa prigioniera di casa sua, a causa del suo status di donna avvocato e femminista, cosa che il regime talebano non poteva ovviamente tollerare.
    Una bella casa, problemi, pensieri e addirittura vestiti come i nostri, diventano ricordi sbiaditi nella deriva inevitabile di questo personaggio sotto il regime oscurantista che impone l'invisibilità alle donne
    Il marito è un uomo depresso, che non riesce a reagire.
    Il loro percorso incrocerà quello di un carceriere con una vicenda personale dolorosissima alle spalle.
    Una moglie destinata alla morte da un male incurabile, stanco delle violenze inconcepibili cui assiste ogni giorno. Travolto costantemente dal senso di impotenza , essendo un uomo che lavora al servizio della giustizia e che in realtà non la riconosce in ciò che deve fare.
    Un libro intenso e toccante, duro ma poetico, che ti incolla alle pagine, e ti catapulta nel nonsenso di un regime violento oltre l'immaginabile che vuole estirpare ogni forma di espressione gioiasa della vita: bandita la musica, le risate, i giochi dei bambini...
    C'è tanto dolore nella storia afghana, e molti nemmeno sanno cosa abbia significato l'avvento del regime dei talebani (che purtroppo sono ancora presenti in molte zone remote...), in quelle terre, contese, evidentemente al centro di interessi forti.

    ha scritto il 

  • 2

    Sul filone di questo libro ne ho letti molti altri, ambientati in Afghanistan e con storie tutte crude ed ogni volta non riesco ad immedesimarmi nei protagonisti ne tanto meno a capire la loro condizi ...continua

    Sul filone di questo libro ne ho letti molti altri, ambientati in Afghanistan e con storie tutte crude ed ogni volta non riesco ad immedesimarmi nei protagonisti ne tanto meno a capire la loro condizione e la completa sottomissione al regime, agli uomini ad Allah.
    Credo di non aver ben compreso cosa voglia trasmettere questo autore con questa storia breve ed intrecciata. C’è una morale dietro o vuole solo far conoscere la dura condizione delle esecuzioni pubbliche e capitali?
    Lo stile talvolta è molto espressivo colmo di emozione altre volte invece è pesante con difficoltà a seguirlo.
    Peccato, si sono rimasta un po’ delusa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    ”Le terre afgane sono solo campi di battaglia, deserti di sabbia e cimiteri." Il sentimento iniziale è di desolazione, com’è possibile vivere con la morte dentro che non lascia mai sole le anime di qu ...continua

    ”Le terre afgane sono solo campi di battaglia, deserti di sabbia e cimiteri." Il sentimento iniziale è di desolazione, com’è possibile vivere con la morte dentro che non lascia mai sole le anime di quei vivi che non hanno più vita: non più ‘luce’ solo ‘tenebre’. E ancora una volta è una donna a dover subire una turpe violenza: la lapidazione sulla pubblica piazza di Kabul, città ”diventata l’anticamera dell’aldilà”, un aldilà che promette gloria solo agli uomini, le donne, celate ad occhi indiscreti, non sono nulla e nulla meritano.
    Ci sarà mai qualcuno, qualche uomo, che riuscirà a provare sentimenti di vero amore per una donna, che la considererà non un essere inferiore ma alla pari e la rispetterà perché è così che deve essere? Non si sposa una donna per annientarla! E sempre in questo stesso luogo, l’amicizia che sentimento è, sarà possibile trovare un amico o sentirsi tale, quando solo l’ipocrisia e l’inganno sono i migliori amici? ”La gente fa fatica a convivere con la propria ombra. La paura è diventata il più efficace mezzo di sorveglianza”.
    In una città in agonia, due coppie, Atiq e Mussarat, ormai malata, che egli rifugge, nonostante la sua passata dedizione, perché non nutre più speranza e preferisce ’voltarsi dall’altra parte’; Mohsen e Zunaira che sono insieme ‘per sostenersi’ ben oltre il male subito e per ‘tenere viva la speranza’, sempre che ciò si possa solo ipotizzare in una realtà che condiziona al punto che la disperazione può divenire regressione, considerata ora vitale. ”...i tempi sono cambiati...Noi non siamo più niente. Non abbiamo saputo preservare quel che avevamo acquisito”. Ma come fare ad omologarsi verso il basso, se l’educazione ricevuta e la cultura maturata gridano di rifiutare ‘l’arbitrio e la barbarie’, si sa, la via è difficile, se si sono persi i punti di riferimento e non si riesce a trovarne altri.
    Forse”La musica è il vero soffio vitale. Si mangia per non morire di fame. Si canta per sentirsi vivere”, in questa affermazione è contenuto quel desiderio che, celato nel profondo dei cuori, nessuno può cancellare, mentre la miseria, l’oltraggio e la degradazione sono, ora, le padrone di quella Kabul che ”Ha giustiziato la propria storia sulla pubblica piazza...Oggi, i nemici di Kabul sono i suoi stessi figli. Hanno rinnegato i loro avi e si sono abbrutiti per non assomigliare a nessuno.”
    La notte più nera e cupa sovrasta le macerie di una, tante, molte anime, la ‘notte dell’infamia’ incute paura e genera mutismo, incapacità ad esprimere la propria rabbia e induce a perdere il controllo delle proprie azioni, però uno spiraglio di luce può sempre esserci anche in quei cuori provati dalla sofferenza ed è proprio dalla sofferenza che Atiq trae il coraggio per compiere un gesto di altruismo nei confronti di Zunaira, condannata, che, però, nella solitudine in cui volutamente si è trincerata, rifiuta quella mano tesa. ”Le ore durano meno di una scintilla; le notti sono infinite come i supplizi”.
    Però c’è una donna, Mussarat, che sa vedere nell’oscurità, che capisce la sofferenza del marito, Atiq, attraverso i suoi occhi che brillano per l’amore che ancora una volta lo illumina, anche se per un’altra donna, e se Kabul non sa più ‘comprendere i turbamenti dell’animo’, fatti di gioia e di dolore, lei almeno sa invitarlo ad ascoltare il suo cuore e la sua ‘ragione che è più forte di tutte le ragioni del mondo’: “In amore anche le bestie diventano divine...” Ma, se a questo punto ci si dovesse chiedere ”Cos’è la vita e cos’è la morte?”, non si potrebbe che condividere l’affermazione ”Le due si equivalgono e si annullano.”. Così un burqa, per dedizione, può prendere il posto di un altro burqa, in nome dell’amore, ma un dubbio è lecito, sarà possibile realizzare un sogno in quella Kabul che ha spento i sogni di tutti? ”Fuori il sole sorge, e con lui i dolori del mondo”.

    ha scritto il 

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