Le sabbie di Marte

Urania 1

Di ,

Editore: A. Mondadori (Urania)

3.6
(250)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Spagnolo , Olandese , Giapponese , Tedesco , Ceco , Francese

Isbn-10: A000007998 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Gallone ; Contributi: Cielo D'Alcamo ; Illustrazione di copertina: Kurt Caesar

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Tit.Orig.: The Sands of Mars, [1951])
I Romanzi di Urania

Classico romanzo di "fanta-scienza", per usare un neologismo abbastanza efficace, Le sabbie di Marte descrive il viaggio inaugurale dell'astronave "Ares" - prima nave di linea regolare fra i pianeti - e le lotte di un gruppo di pionieri del XXI secolo per colonizzare le rosse distese desertiche del pianeta Marte. E' una lotta affascinante e paurosa su un mondo in agonia dove non esiste quasi più traccia di vegetazione e l'aria è così povera di ossigeno da essere praticamente irrespirabile. Ma la fine del romanzo darà al lettore la più straordinaria - e la meno impossibile - delle sorprese...Le sabbie di Marte è un autentico capolavoro della narrativa a sfondo scientifico e fantastico. Non per nulla il suo autore, Arthur C. Clarke, è un noto scienziato, membro della British Astronomical Association e presidente della Società Interplanetaria Britannica.

Contiene:
Oltre l'invisibile // Clifford D. SIMAk - 1ª punt.
La Sfinge Moderna (RUBRICA) DI Cielo D'Alcamo
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  • 3

    L’origine di una collana che è diventata leggenda!

    In Italia esiste una collana editoriale che ha fatto la storia della fantascienza e non solo, sto parlando naturalmente di Urania. Con le sue fantastiche storie sono cresciute generazioni di lettori c ...continua

    In Italia esiste una collana editoriale che ha fatto la storia della fantascienza e non solo, sto parlando naturalmente di Urania. Con le sue fantastiche storie sono cresciute generazioni di lettori che quasi sempre si avvicinavano (e si avvicinano) per la prima volta a questo genere proprio grazie ai libricini bianchi di questa collana che stregavano, come una sorta di pozione d’amore in formato cartaceo, chiunque ne venisse in contatto.

    Ed è ciò che mi è capitato quando da ragazzino (avrò avuto 15 anni) mio padre, appassionato di fantascienza prima di me , mi mise per la prima volta tra le mani uno di quei libricini, ingiallito e pieno di pieghe, che si portava dietro durante i suoi spostamenti da pendolare sui treni, consigliandomi di utilizzare il mio tempo libero (all’epoca ne avevo anche troppo, bei tempi…) dedicandomi a qualcosa di davvero interessante. Quel qualcosa era un romanzo di Mike Resnick, “Il mangiatore d’anime”, pubblicato da Urania con il numero 978, che parlava di una sorta di cacciatore di taglie spaziale che navigava per l’Universo alla ricerca di un mostro cosmico divoratore di vita. Tutto ciò, per la mia giovane mente appariva tanto assurdo quanto affascinante, e da quel momento storie come quelle diventarono la mia droga (non a caso, quel romanzo trattava, indirettamente, proprio di dipendenza!).

    Ma perché vi ho raccontato tutto ciò in una recensione che dovrebbe parlare di “Le sabbie di Marte” di Arthur Clarke?

    Chi conosce la collana a cui vi ho accennato conoscerà anche la risposta. Il romanzo di Clarke è infatti il leggendario numero uno di Urania, pubblicato nel lontano 1952 (e ripubblicato svariate volte in seguito), in un volumetto che oggi è diventato il sogno nel cassetto di molti collezionisti, con quotazioni che superano abbondantemente le centinaia di euro. E nonostante io non sia uno di quelli che venderebbe un rene per averlo nella propria collezione, non posso negare che la storia abbia un valore intrinseco (in particolare per me) non indifferente proprio per la storiella che vi ho raccontato prima. Valore del romanzo che, diciamoci la verità, non sarebbe stato altrettanto elevato se l’avessi dovuto giudicare solo dalla storia che ci racconta.

    Arthur Clarke, affermato autore nel suo genere con numerose sue opere pubblicate, dopo di questa, dalla stessa Urania, e considerato come autore di fantascienza hard (sottogenere in cui viene trattata con maggiore verosimiglianza la parte scientifica delle storie), ci racconta le vicende di un giornalista terrestre, Martin Gibson, usando come sfondo uno degli elementi più usati (e abusati) dalla letteratura fantascientifica, il sempre affascinante (almeno fin quando non ci saremo arrivati realmente) pianeta rosso. In realtà, andando avanti con la storia, ci rendiamo conto che è il personaggio ad essere usato come espediente per descriverci Marte, e la sua possibile colonizzazione umana, secondo la visione di Clarke dell’epoca.

    Innegabile è la bellezza delle descrizioni che ci fornisce l’autore del pianeta, a volte fin troppo approfondite e fantasiose (almeno per i giorni d’oggi), ma ideate in modo tale da farci vivere pienamente le esperienze che vive il protagonista durante il suo viaggio sul posto.

    Le cupole di plastica flessibile sotto il quale vivevano gli uomini della colonia marziana dovevano rappresentare un’idea decisamente fantasiosa ed impossibile almeno per l’epoca in cui Arthur scrisse il romanzo. Idea che oggi non sembra più così irrealizzabile considerando che ci troviamo in una fase storica in cui il primo viaggio umano sul pianeta rosso è stato fissato.

    Uno dei principali meriti che voglio concedere all’autore è quello di aver immaginato i marziani (potevano mancare?) in modo decisamente originale, come una sorta di pappagalli vegetariani, smontando l’archetipo dell’alieno dalle fattezze umanoidi che tanto spopola tra autori di film e romanzi.

    Non mancherà il colpo di scena finale che, seppur in modo decisamente assurdo, chiude il racconto con quel tocco di fantascienza visionaria che tanto apprezzo quando usata senza scadere nel ridicolo.

    Quindi, un romanzo che si lascia leggere senza troppo impegno, che a tratti potrebbe risultare lento per le minute descrizioni che ci fornisce Clarke di paesaggi e tecnologie, ma senza il quale sarebbe stata la solita storiella su Marte e i marziani di cui la letteratura non ha certo maggior bisogno.

    Non un capolavoro assoluto, ma piacevole lettura (e poi è il numero uno di Urania, ve l’avevo già accennato?).

    ha scritto il 

  • 4

    Un piacevole classico della fantascienza molto scorrevole e che offre spunti ancora attuali nonostante sia stato pubblicato negli anni '50; sicuramente godibile ha il pregio di non voler "strafare" ma ...continua

    Un piacevole classico della fantascienza molto scorrevole e che offre spunti ancora attuali nonostante sia stato pubblicato negli anni '50; sicuramente godibile ha il pregio di non voler "strafare" mantenendo un ritmo costante e lasciando il giusto spazio ai vari personaggi.Indubbiamente consigliato !

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro strano, lo voglio dire. Fantascientifico ma anche no, pur essendo ambientato in buona parte su Marte, con tanto di marziani a fare da contorno. Eppure c'è anche una storia d'amore, si parla d ...continua

    Un libro strano, lo voglio dire. Fantascientifico ma anche no, pur essendo ambientato in buona parte su Marte, con tanto di marziani a fare da contorno. Eppure c'è anche una storia d'amore, si parla di rapporti tra genitori e figli, di colonialismo, filosofia e natura. Manca un po' di pathos, a parer mio, ma la storia scorre leggera, pagina dopo pagina.

    ha scritto il 

  • 5

    classico tramontato ma non troppo

    E' stato il numero 1 che ha inaugurato la mitica collana Urania, è stato uno dei più conosciuti romanzi di Clarke, è stato uno dei maggiori tentativi di scrivere qualcosa di "scientifico" riducendo il ...continua

    E' stato il numero 1 che ha inaugurato la mitica collana Urania, è stato uno dei più conosciuti romanzi di Clarke, è stato uno dei maggiori tentativi di scrivere qualcosa di "scientifico" riducendo il più possibile il "fanta". Ed è un bel romanzo con una solida trama, ben costruita. Inutile puntualizzare il fatto che la scienza presente in questo libro sia stata ampiamente superata (il libro è stato scritto agli inizi degli anni '50), lo si è già ripetuto più volte. Questo romanzo, sempre positivo e a lieto fine, come è nello stile di Clarke, può entusiasmare o meno, ma è senza dubbio un classico che merita di essere letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Tante (forse) troppe edizioni

    Lessi questo libro anni fa, non lo ritengo un capolavoro ma di certo rappresenta una pietra miliare nell'editoria italiana come n. 1 della collana Urania, nel mio blog approfondimento su tutte le ediz ...continua

    Lessi questo libro anni fa, non lo ritengo un capolavoro ma di certo rappresenta una pietra miliare nell'editoria italiana come n. 1 della collana Urania, nel mio blog approfondimento su tutte le edizioni italiane:
    http://koloklife.blogspot.it/2016/09/tutte-le-sabbie-di-marte-edizioni.html

    ha scritto il 

  • 3

    Fantascienza hard d’altri tempi

    So bene di trovarmi al cospetto di un classico della fantascienza scritto negli anni ’50 del secolo passato, ma sono ovviamente costretta a giudicarlo in base ai miei gusti di lettrice di questi tempi ...continua

    So bene di trovarmi al cospetto di un classico della fantascienza scritto negli anni ’50 del secolo passato, ma sono ovviamente costretta a giudicarlo in base ai miei gusti di lettrice di questi tempi.
    Si tratta di uno dei primi esempi di fantascienza hard, cioè che cerca di basarsi sulla scienza reale, ma, essendo un romanzo del 1951, la maggior parte della scienza è sorpassata. Quindi va presa così com’è.
    La storia suona fredda e lineare, nonostante ci siano dei passaggi che sulla carta dovrebbero emozionare, sia riguardo alla sfera personale del protagonista sia riguardo agli eventi avventurosi e le scoperte di cui è testimone. Ciò fa sì che il romanzo appaia come un resoconto che non coinvolge durante la lettura.
    La contemporanea presenza di questi due aspetti purtroppo non mi ha fatto apprezzare il libro.
    Ho letto altri classici che raccontano un Marte totalmente diverso da ciò che poi si è rivelato essere, ma il modo in cui erano scritti li rendeva comunque godibili, poiché mi permettevano di emozionarmi insieme al protagonista, penare con lui. Si creava un forte legame lettore-protagonista che superava tutte le assurdità scientifiche e gli aspetti anacronistici della storia.
    In questo libro non sono riuscita a creare questo legame. L’ho trovato semplicemente noioso e temo che non mi abbia lasciato nulla alla fine della lettura.
    So bene che questo è un rischio che si corre leggendo i classici, poiché alcuni di essi sono lo specchio di un tipo di narrativa molto diversa da quella contemporanea e che di conseguenza non a tutti piace al giorno d’oggi. Sicuramente non a me.
    Ho comunque apprezzato alcune suggestioni generate dall’ambientazione fantasiosa.
    L’edizione che ho letto è anche il n. 1 di Urania e non so fino a che punto si discosti dal testo originale (so che c’è stato un certo rimaneggiamento durante la traduzione). Magari avrei apprezzato di più il libro nel complesso o almeno la prosa di Clarke nella versione originale.

    ha scritto il 

  • 4

    Affidabile Clarke

    Arthur Clarke è una sicurezza.
    Senza dubbio questo titolo non è annoverabile tra i capolavori di questo autore, ma per quanto si tratti di un romanzo datato ed impregnato dell'ottimismo ingenuo della ...continua

    Arthur Clarke è una sicurezza.
    Senza dubbio questo titolo non è annoverabile tra i capolavori di questo autore, ma per quanto si tratti di un romanzo datato ed impregnato dell'ottimismo ingenuo della metà del secolo scorso, si lascia leggere che è un piacere.
    Ed è questo il motivo per cui Clarke a mio avviso non delude mai.
    Provate a leggere uno dei titoli minori di molti altri autori di SF e spesso vi ritroverete tra le mani dei mattoni illeggibili.
    Sono presenti alcuni temi classici della fantascienza degli anni d'oro, dal viaggio spaziale, alla colonizzazione di un pianeta ostile, dalla difficile evoluzione del rapporto coloni-terrestri all'incontro con l'essere alieno.
    Tutto questo valorizzato da uno stile essenziale e scorrevolissimo.
    Non ho difficoltà a riconoscere ad Urania il merito di riproporre con continuità i romanzi dell'autore inglese nella propria offerta editoriale.
    E non per nulla i titoli di Clarke vengono premiati dalle classifiche di vendita delle versioni digitali.

    ha scritto il 

  • 4

    Si nota intuitivamente che il romanzo risale a parecchi decenni fa, sia per il positivismo di cui è impregnato, sia per il ritmo meno serrato. Abituati come siamo ai velocissimi e strutturatissimi rom ...continua

    Si nota intuitivamente che il romanzo risale a parecchi decenni fa, sia per il positivismo di cui è impregnato, sia per il ritmo meno serrato. Abituati come siamo ai velocissimi e strutturatissimi romanzi d'oggi, non possiamo ignorare la ruggine incrostata nei fili della trama di un libro degli anni Cinquanta. Un libro tuttavia gradevole, scritto quasi vent'anni prima dello sbarco sulla Luna, e niente affatto scontato. Arthur C. Clarke, malgrado fosse meno maturo all'epoca - ancora lontano dal conclamato stile scientifico che caratterizza alcuni capolavori come Incontro con Rama o 2001: odissea nello spazio, ma ben vicino a romanzi di grande letteratura come Le guide del tramonto - regala al suo pubblico un romanzo niente affatto banale, che mescola le meraviglie di un mondo lontano con la problematica praticità inerente la gestione politica ed economica di una colonia spaziale. Il fascino racchiuso in Le sabbie di Marte, malgrado la viscosità dovuta all'inesorabile trascorrere del tempo, lo si deve al punto di vista di uno scrittore che pure nella sua vita ha dato molto alla scienza vera e propria, dimostrando, nella fiction come nel mondo reale, che dietro ogni problema si può nascondere una straordinaria opportunità.

    ha scritto il 

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