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Le silence de la mer

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Editeur: Cideb

3.9
(615)

Language:Français | Number of pages: 112 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Japanese , Spanish , Catalan

Isbn-10: 8877546980 | Isbn-13: 9788877546982 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Others , Audio Cassette

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Description du livre
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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    La storia

    “Il silenzio del mare” è stato il primo racconto scritto da Jean Bruller, in arte Vercors. Fu elaborato nell’ottobre del 1941 per poi essere pubblicato sulla rivista clandestina “La pensée libre”, fon ...continuer

    “Il silenzio del mare” è stato il primo racconto scritto da Jean Bruller, in arte Vercors. Fu elaborato nell’ottobre del 1941 per poi essere pubblicato sulla rivista clandestina “La pensée libre”, fondata dai comunisti nel 1942. L’autore raccontò che l’idea per questa storia di 96 pagine gli venne da un fatto che gli accadde durante gli anni in cui la Francia era stata occupata dalla Germania. Vercors stava passeggiando quando un ufficiale tedesco gli passò accanto e gli sorrise. Come prima reazione egli non rispose al saluto, ma in seguito si pentì e stabilì di fare diversamente la prossima volta che l’avesse incontrato. Ma quando si rividero, lo scrittore si trovava in compagnia di un amico dai fortissimi sentimenti anti tedeschi. Per evitare discussioni con il compagno per la seconda volta non rispose al sorriso del militare. Si rese conto che da quel momento non avrebbe più potuto parlare con quest’ultimo senza farla sembrare un’azione di scusa per i due rifiuti precedenti. Così, da allora, ogni volta che si incontravano, mentre il tedesco persisteva nel salutarlo sempre cordialmente, lui si voltava dall’altra parte.
    “Il silenzio del mare” narra di un ufficiale tedesco di nome Werner von Ebrennac che si insedia nella casa di un uomo francese che vive con la nipote. Bello, sensibile e gentile, il giovane militare passa sei mesi nell’appartamento dei due tentando in tutti i modi di conquistarsene la simpatia. Il suo atteggiamento amichevole, i suoi discorsi da artista innamorato della Francia non smuovono lo zio e la nipote, che lo lasciano ai suoi monologhi senza mai rivolgergli la parola. D’altro canto l’ufficiale non tenta con la forza di strappare loro le parole dalla bocca e non pretende mai risposte ai suoi discorsi. Se avesse chiesto con violenza e villania una loro partecipazione, se fosse apparso aggressivo e autoritario come gli altri tedeschi che occupavano la Francia in quel periodo, il silenzio dello zio e della nipote sarebbe sembrato più naturale. L’ufficiale, che nella vita di tutti i giorni afferma di essere un musicista, tenta invece di sedurli con la sua dolcezza e le buone maniere, al punto che quando il racconto uscì in Germania, nel 1948, i tedeschi contestarono il suo carattere eccessivamente delicato per essere credibile.
    Nel corso dei suoi monologhi Werner dichiara che l’unico desiderio della Germania era quello di “vincere il silenzio della Francia”, che questo Paese, grazie alla grandezza dei suoi uomini, avrebbe reso migliore la Germania, se solo si fosse decisa a collaborare. Va a dichiarare che la mancanza di sentimenti umani, che tutti rinfacciano al popolo tedesco, è solo la risposta alla loro perenne mancanza di un sentimento d’amore ricambiato. La solitudine li ha resi cattivi ma “per fortuna adesso non sono più soli: sono in Francia. La Francia li guarirà. E vi dirò: lo sanno. Sanno che la Francia insegnerà loro ad essere degli uomini veramente grandi e puri”. Mostra una profonda conoscenza della letteratura francese(“Ma se si dice: e la Francia? Allora, chi si leva istantaneamente? Molière? Racine? Hugo? Voltaire? Rabelais? O chi altro? S’incalzano, sono come una folla all’ingresso di un teatro, non si sa chi fare entrare prima”) e un grande amore per il paese (“Ho sempre amato la Francia. Sempre (…) Soltanto era da lontano. Come la “Principessa Lontana””). Si domanda come mai due nazioni come di quel livello si siano fatti la guerra: “Ma questa è l’ultima! Non ci batteremo più: ci sposeremo”. Neanche quando con parole struggenti si paragona alla Bestia della favola “La Bella e la Bestia” riesce a distogliere lo zio e la nipote dal loro proposito di tacere. “Povera Bella!- dice- La Bestia la tiene in suo potere, impotente e prigioniera, le impone ad ogni ora del giorno la sua implacabile e greve presenza (…) Ma la Bestia è meglio di quel che non sembri (…)Ma ha un cuore, si, ha un’anima che aspira ad elevarsi. Se la Bella volesse!... La Bella ci mette molto tempo a volere. Tuttavia, a poco a poco (…) cessa di odiare, quella costanza la commuove, ella tende la mano…Di colpo la Bestia si trasforma (…): essa è ora un cavaliere assai bello e puro (…) La loro unione origina una felicità sublime. I loro figli, che sommano e fondono in sé i doni dei genitori, sono i più belli che abbia portato la terra”.
    Ma il parlare, il rispondere a questi tentativi di conquistare il loro cuore, sarebbe stato per i due protagonisti uno scendere a patti con il nemico numero uno. Devono tacere per non mostrare i loro veri sentimenti nei confronti di questo giovane dal momento che, nonostante la sua bontà, appartiene pur sempre al fronte avversario. Questo comporta non solo non parlare con lui, ma anche non parlare di lui. Vercors lascia capire che in realtà la nipote finisce per innamorarsi del tedesco, e lo zio rimane sempre affascinato dai suoi discorsi e dalla sua parlantina. “Il mare” del titolo è appunto una metafora dei due. In superficie appaiono calmi, freddi e imperturbabili, ma nel profondo sono agitati da sentimenti forti e contrastanti.Vercors fa pensare allo zio: “Per svariati giorni- molto più di una settimana- non lo vedemmo. Debbo confessarlo? Quell’assenza non mi lasciava l’anima in pace. Pensavo a lui, non so fino a qual punto io non provassi dispiacere, inquietudine. Né mia nipote né io parlavamo di lui. Ma quando, a volte, la sera, sentivamo lassù il suono sordo dei passi ineguali, vedevo bene, dall’attenzione ostinata ch’ella subito dedicava al suo lavoro, da qualche linea lieve che segnava il suo viso d’un’espressione al tempo stesso caparbia e assorta, come neppure lei fosse libera da pensieri simili ai miei”. Lei lo ama, lo zio è attratto dalla sua cultura e dalla sua giovialità. Ma nascondono ciò che hanno dentro sotto una patina di indifferenza e imperturbabilità.
    Nel tentativo finale di farsi accettare Werner confessa allo zio il desiderio svelatogli dai suoi colleghi di annientare l’anima francese. Ammette di averli uditi dire: “La sua anima è il pericolo più grande. (…) La faremo marcire con i nostri sorrisi e le nostre lusinghe. Ne faremo una cagna strisciante.” E a quel punto grida: “L’Europa non sarà più illuminata da questa luce”. Nonostante questo si sottomette al volere del regime e abbandona la casa. Neanche nel momento dell’addio gli viene concessa una sola parola. I due perseverano fino alla fine nel loro silenzio tormentato. Vercors fa pensare allo zio: ”Il volto di mia nipote mi fece pena. Era d’un pallore lunare. Le labbra, simili agli orli d’un vaso d’opale, erano disgiunte: abbozzava la smorfia tragica delle maschere greche” e poi “L’indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo”. La nipote non pronuncia una sola parola in tutto il racconto. È il silenzio dei due in contrasto con l’affabilità del militare che rende drammatica l’intera situazione. Non cedono al nemico fino alla fine, nonostante i profondi turbamenti provocati dal gentile ma persistente tentativo di seduzione del giovane.
    Appena uscito, “Il silenzio del mare” ebbe un successo straordinario e immediato. Ne vennero distribuite trecentocinquanta copie e Vercors fu lodato soprattutto per l’audacia che gli aveva fatto scrivere un simile racconto mentre i tedeschi occupavano la Francia. Addirittura il generale Charles De Gaulle ne richiese una copia e fece in modo che venisse tradotto in inglese (“Put out the light”, casa editrice MacMillan, Londra, 1944). Il racconto ebbe anche un adattamento cinematografico ad opera di Jean-Pier Melville ed uno teatrale che curò lo stesso Vercors e fece mettere in scena il 22 febbraio 1949. Ne sono state vendute un milione e mezzo di copie in tutto il mondo e ancora oggi, in Francia, i nuovi lettori sono cinquecento l’anno. Nonostante i suoi successivi lavori lo scrittore rimase sempre schiavo di questo racconto e in molti continuano ad identificarlo con esso.

    dit le 

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    Rimango sempre affascinata da quegli scrittori che, in pochissime pagine, riescono a tratteggiare gli animi dei protagonisti e nel contempo regalare al lettore una storia che ha sapore di passato, pre ...continuer

    Rimango sempre affascinata da quegli scrittori che, in pochissime pagine, riescono a tratteggiare gli animi dei protagonisti e nel contempo regalare al lettore una storia che ha sapore di passato, presente e futuro. Questo racconto silenzioso urla la disperazione di un popolo invaso, l'orgoglio dell'appartenenza ad una nazione violata, la disperazione delle promesse tradite.

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    Il silenzio del mare è un racconto di Vercors ,edito da Einaudi ,
    semplice ,ma profondo.
    Siamo nella Francia occupata dalle truppe naziste, durante la seconda guerra mondiale, in un paesino sulla cost ...continuer

    Il silenzio del mare è un racconto di Vercors ,edito da Einaudi ,
    semplice ,ma profondo.
    Siamo nella Francia occupata dalle truppe naziste, durante la seconda guerra mondiale, in un paesino sulla costa vicino al mare. Un vecchio e sua nipote sono costretti a ospitare un giovane ufficiale tedesco. L’arrivo del giovane ufficiale Werner Von Ebrennac viene accolto con silenzio.
    Il giovane è gentile, educato e parla costantemente, senza ottenere risposte dal vecchio e dalla nipote.
    Nelle sere invernali scende in salotto per scaldarsi vicino al caminetto e comincia a parlare. Parla dei rapporti tra la Germania e la Francia, di letteratura, di musica. .E’ un musicista dall’animo gentile .E’ un idealista e pensa che dall’occupazione la Germania e la Francia possano trarre vantaggi di crescita e di scambio culturale. Pensa che la Francia con la sua letteratura e cultura possa migliorare la Germania ,indurita dalla mancanza di amore e dalla solitudine.
    Paragona i due paesi alla favola “La Bella e la Bestia “Povera BellaLa Bestia la tiene in suo potere, impotente e prigioniera, le impone ad ogni ora del giorno la sua implacabile e greve presenza Ma la Bestia è meglio di quel che non sembri Ma ha un cuore, si, ha un’anima che aspira ad elevarsi. Se la Bella volesse!... La Bella ci mette molto tempo a volere. Tuttavia, a poco a poco cessa di odiare, quella costanza la commuove, ella tende la mano…Di colpo la Bestia si trasforma: essa è ora un cavaliere assai bello e puro La loro unione origina una felicità sublime. I loro figli, che sommano e fondono in sé i doni dei genitori, sono i più belli che abbia portato la terra”.
    Finito il suo monologo, si congeda con il solito: “ Vi auguro la buonanotte.”
    Dopo un soggiorno a Parigi dove è stato convocato dai suoi superiori anche lui si fa silenzioso. Rompe questo silenzio dopo una settimana chiedendo loro di dimenticare quello che ha detto nei precedenti mesi, E’ venuto a conoscenza dei veri piani dei tedeschi,. ogni ideale viene meno e il tedesco , triste e deluso , decide di lasciare la casa e andare al fronte.

    Vercors lascia capire che in realtà la nipote finisce per innamorarsi del tedesco, e lo zio rimane sempre affascinato dai suoi discorsi e dalla sua parlantina. “Il mare” del titolo è appunto una metafora dei due. In superficie appaiono calmi, freddi e imperturbabili, ma nel profondo sono agitati da sentimenti forti e contrastanti. Non cedono al nemico anche se il tedesco appare gentile e onesto.

    I tre personaggi sono uguali nella loro umanità è la divisione geografica e la guerra a dividerli.

    Il silenzio è il vero protagonista che pesa sull'azione.

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    Bisognava averla attesa all'erta quella parola, ma infine la udii.

    Ora egli sente che i suoi delitti segreti gl'invischiano le mani. Ad ogni istante uomini di coraggio, sdegnati, gli rinfacciano le sue malvagge intezioni. Quel che egli comanda obbediscono al timore e ...continuer

    Ora egli sente che i suoi delitti segreti gl'invischiano le mani. Ad ogni istante uomini di coraggio, sdegnati, gli rinfacciano le sue malvagge intezioni. Quel che egli comanda obbediscono al timore e non più all'amore. Vede ormai che il suo titolo gli prende intorno, fluente come la veste d'un gigante indosso al nano che l'ha rubata - Macbeth

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    Una semplice casualità?

    L'ho riletto, a distanza di tre anni, dopo aver visto il film - in questi giorni nelle sale cinematografiche - La suite francese. Mia moglie me lo ha ricordato e mi ha fatto venire in mente le assonan ...continuer

    L'ho riletto, a distanza di tre anni, dopo aver visto il film - in questi giorni nelle sale cinematografiche - La suite francese. Mia moglie me lo ha ricordato e mi ha fatto venire in mente le assonanze. Impressionante la somiglianza. Bello il film, stupendo questo piccolo libro... Chi avrà letto chi? Oppure un semplice caso?

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    Leggendo “Il silenzio del mare” di Vercors, mi veniva in mente, pur respingendolo per le profonde differenze concettuali, quel racconto di Borges che parla di un nazista tedesco, uomo di grande cultur ...continuer

    Leggendo “Il silenzio del mare” di Vercors, mi veniva in mente, pur respingendolo per le profonde differenze concettuali, quel racconto di Borges che parla di un nazista tedesco, uomo di grande cultura e sensibilità, negato a ogni forma di violenza, Otto Zur Linde. Nel racconto dell’argentino, il protagonista entra nel partito per una sorta di abbaglio filosofico, ma qui vi rimane, finendo per pensare a se stesso attraverso il partito: impone alla realtà questo nuovo io, scendendo nel baratro della tortura e della violenza, dirigendo un campo di concentramento. Quando la guerra è finita, viene dichiarato colpevole, e lui accetta senza opporre resistenza, consapevole di quanto il destino gli abbia riservato una parte spregevole, ma altrettanto convinto che la salvezza degli altri, la salvezza culturale, siano passati attraverso il suo sacrificio. “Tale spada ci uccide” dice, “e noi siamo paragonabili al mago che tesse un labirinto ed è costretto a errarvi fino alla fine dei suoi giorni, o a David che giudica uno sconosciuto e lo condanna a morte, ed ode poi la rivelazione: – Tu sei quell’uomo! (…) Che il cielo esista, anche se il nostro luogo è l’inferno.”
    Nel racconto di Vercors, invece, il tedesco protagonista non è abbagliato dalla filosofia, non commette errori concettuali, non aderisce a un credo, ma ha quella lieta speranza che la cultura infonde. I libri, la musica, l’arte e le genti che la producono sono le sue passioni. Si ritrova nazista per contingenza storica, è innamorato dell’arte per eredità di uno spirito di armonia universale. Quest’uomo fiero e ciarliero vive come le nuvole, direbbe la Szymborska, che liberamente attraversano le dogane e non vedono i limiti umani. Il silenzio dei due francesi diventa quindi un muro che pian piano crolla sotto i colpi di chi, facendosi strada attraverso i valori spirituali e più intimi, trova l’unica vera chiave di solidarietà che ci rende fratelli nel mondo.

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