Le silence de la mer

By

Editeur: Cideb

3.9
(673)

Language: Français | Number of pages: 112 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Japanese , Spanish , Catalan

Isbn-10: 8877546980 | Isbn-13: 9788877546982 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Others , Audio Cassette

Category: Fiction & Literature , History , Political

Aimez-vous Le silence de la mer ?
Devenez membre de aNobii, voyez si vos amis l'ont lu et découvrez des livres du mème genre!

Inscrivez-vous gratuitement

BUY BOOK
Purchase not available
for this book
Description du livre
Sorting by
  • 4

    Una rilettura dopo tantissimi anni. E’ stato un libro di culto di casa in anni lontani e allora la chiave di lettura era stata, mi sembra di ricordare, esclusivamente in termini di Resistenza. Riletto ...continuer

    Una rilettura dopo tantissimi anni. E’ stato un libro di culto di casa in anni lontani e allora la chiave di lettura era stata, mi sembra di ricordare, esclusivamente in termini di Resistenza. Riletto oggi ritrovo certamente questo tema forte, ma non solo. E’ vero infatti che l’anziano signore francese e sua nipote, costretti a ‘ospitare’ in casa loro un ufficiale tedesco, al tempo dell’occupazione tedesca della Francia, combattono la loro guerra opponendo alla sua pur educata e (sorprendentemente) non sgradevole presenza una impenetrabile cortina di silenzio, ma è anche vero che nella figura e nei discorsi dell’ufficiale si delinea, forse anche al di là delle intenzioni dell’autore stesso, un altro tema forte, quello dell’Europa. Il tedesco è un musicista, è un uomo di cultura, conoscitore e amante delle letteratura francese e non solo, e vuole credere che alla fine di tutto ci sarà un’intesa, che a lui pare inevitabile. Un soggiorno a Parigi gli apre gli occhi sulle reali intenzioni del suo governo e a questo, da buon soldato tedesco, si adegua. Resta peraltro, ed è più che accennata nel racconto, un’idea di Europa e di cultura europea, comune denominatore di Francia e Germania e non solo. Le riflessioni del militare tedesco si infrangono contro i muro di silenzio dei suoi interlocutori muti, ma suonano molto incisive per chi continua a credere (illudersi?) che l’idea di Europa abbia un senso e un fondamento. Bellissimi il titolo e la spiegazione che ne viene fornita. Il mare è silenzioso in superficie, ma al di sotto si muove un mondo in inarrestabile fermento. Tra i due francesi e il tedesco c’è una colata di silenzio, ma sotto la superficie c’è un solo ambito, indivisibile, e, per chi non vuole rinunciare a crederci, vitale. Molto bello anche il film tratto dal libro, che ho recuperato in DVD. E’ del 1949, regia di J.-P. Melville, aderentissimo al testo.

    dit le 

  • 3

    Storia di un'illusione.

    Francia, occupazione tedesca. Un ufficiale alloggia nella casa di zio e nipote che lo accolgono silenziosamente. La loro è una resistenza muta, ma ostinata. L'ufficiale cerca di far breccia nel cuore ...continuer

    Francia, occupazione tedesca. Un ufficiale alloggia nella casa di zio e nipote che lo accolgono silenziosamente. La loro è una resistenza muta, ma ostinata. L'ufficiale cerca di far breccia nel cuore della giovane parlando ogni sera, raccontando di sé e della sua vita in Germania. La nipote e l'uomo ascoltano davanti al fuoco, apparentemente trincerati nel loro silenzio. L'ufficiale, un uomo colto e intelligente, si è convinto che la Germania voglia far sua l'anima francese, per questo ogni sera si batte per la sua utopia: vorrebbe che i due francesi non lo vedessero come un nemico, ma che imparassero ad amarlo; vede in quell'occupazione la favola della Bella e la Bestia, ignorando i reali piani del Fuhrer...
    -----
    Interessante la genesi del racconto e tutto quello che c'è dietro, il racconto in sé è scritto in maniera molto semplice, anche troppo direi.

    dit le 

  • 5

    Mi ci sono voluti alcuni giorni per riuscire a mettere insieme qualche parola che potesse rendere la delicatezza e la preziosità di questo librino. È rimasto sulla scrivania per circa una settimana. P ...continuer

    Mi ci sono voluti alcuni giorni per riuscire a mettere insieme qualche parola che potesse rendere la delicatezza e la preziosità di questo librino. È rimasto sulla scrivania per circa una settimana. Per il piacere di sentirne la presenza.
    È una storia che si consuma nell'immobilità di una sola stanza. Una storia essenziale, asciutta, impastata di silenzi, eppure così potente, così vasta.
    Pudore, dolore e bellezza si intrecciano magistralmente, a straziare la sofferente consapevolezza che quanto narrato è verità.
    Da regalare alle persone a cui vogliamo bene.

    dit le 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/08/26/il-silenzio-del-mare-vercors/

    “Che avrei da aggiungere? La gola chiusa dal dolore e dall’amarezza, cercai di far capire a Stani che quei singhiozzi, quel ...continuer

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/08/26/il-silenzio-del-mare-vercors/

    “Che avrei da aggiungere? La gola chiusa dal dolore e dall’amarezza, cercai di far capire a Stani che quei singhiozzi, quella grida non furono espressione di una folle paura. Ma espressione - e ne ho il cuore a brandelli - dell’angoscia, della disperazione, dell’orrore, dell’agonia di un amore assassinato.
    Mio Dio, perché non avete accecato Thomas fino alla fine? Perché avete voluto che nel fuggevole secondo dell’ultima occhiata egli vedesse un volto orribile - quel volto orribile che portiamo tutti in noi, uomini o nazioni - quello della parte disperata che fu sempre mammona? Di cosa l’avete punito? O di cosa mi avete punito? Poiché da quando egli non è più, ogni giorno la realtà della sua esistenza mi schiaccia - della sua esistenza nel secondo mortale che non seppi, che non sapemmo, che coloro rimasti degni di lui non seppero risparmiargli.”
    (Vercors, “Il cammino verso la stella”, in “Il silenzio del mare”, ed. Einaudi)

    Da diverso tempo avevo sul mio scaffale “Il silenzio del mare”, un libro che racchiude l’omonimo romanzo breve assieme ad altri due, “Il cammino verso la stella” e “Le armi della notte”. Questo libro finì tra le mie mani grazie al gentile dono di un mio amico, ma a lungo ne ho rimandato la lettura. Oggi, non so perché, l’ho preso in mano e ho scoperto tra storie scritte con uno stile pacato, sobrio ma al tempo stesso capace di trasmettere emozioni forti. Vercors, questo il nome di battaglia clandestino, in realtà si chiamava Jean Bruller, nato a Parigi nel 1902 e attivo nella lotta antinazista nel corso della seconda guerra mondiale, in particolare (così leggo nelle note di copertina) come fondatore di una casa editrice clandestina che pubblicava opere della Resistenza francese. I tre romanzi furono scritti rispettivamente nel 1941, 1943 e 1946, e rappresentano, ciascuno sotto un peculiare punto di vista, una preziosa e poetica testimonianza dell’epoca, specie con riferimento a vicende di singoli immersi nell’orrore della Storia.
    “Il silenzio del mare” verte attorno a un ufficiale tedesco che, da invasore della Francia, è “ospitato” da due persone che non gli rispondono mai, nonostante egli tenti di spiegare loro la sua ammirazione per la Francia e gli scrittori francesi. La solitudine dell’ufficiale si palesa ancor di più quando egli realizza che aveva sottovalutato l’orrore dei propri compatrioti. Il protagonista di “Il cammino verso la stella” è invece un emigrato ebreo originario della Morava, che sin da piccolo ha avuto come icona della “libertà” la Francia, che riesce a trasferirsi lì e poi, con l’arrivo dell’orrore bellico, scopre l’ingratitudine di un destino tragico. Infine, “Le armi della notte” è una struggente descrizione dell’impossibilità di tornare a una vita “normale” per Pierre, che è sopravvissuto all’esperienza in una campo di concentramento, ma che è rimasto un’ombra una volta tornato in pseudo-libertà.

    “Non appena fui a casa, mi sdraiai in una poltrona. E da allora interrogo me stesso. Invano, naturalmente. Che fare contro l’implacabile sentimento che Pierre esprimeva con quelle parole: ? Chi gliela farà ritrovare, se non lui stesso? Non gioverebbe a nulla dirgli: . Certo, non lo abbandonerò. Ma come convincerlo? Che sperare? Io non so. Non so. Non so.”

    dit le 

  • 5

    Stupendo romanzo, piccolissimo (racconto?) basato sulle tensioni e i vuoti del silenzio. Un silenzio che urla come un'arma distruttiva, dove il momento massimo dell'azione e dell'emozione è la pronunc ...continuer

    Stupendo romanzo, piccolissimo (racconto?) basato sulle tensioni e i vuoti del silenzio. Un silenzio che urla come un'arma distruttiva, dove il momento massimo dell'azione e dell'emozione è la pronuncia sommessa di un'unica parola. Tutto il racconto è costruito su un'affascinante assenza di suoni che precede quell'enorme momento di struggente epifania.
    Al di là dell'importanza storica, raggelante.

    dit le 

  • 4

    Poche decine di pagine per raccontare una distanza assoluta che è in qualche modo anch'essa comunicazione, per raccontare uno di quei crocevia in cui la grande storia si incontra con le vicende di uom ...continuer

    Poche decine di pagine per raccontare una distanza assoluta che è in qualche modo anch'essa comunicazione, per raccontare uno di quei crocevia in cui la grande storia si incontra con le vicende di uomini normali.
    Il silenzio del mare del titolo indica l'incomunicabilità massima che nella seconda parte del racconto è incrinata dai mille, piccolissimi e occulti movimenti delle profondità marine e della coscienza umana.
    Un ufficiale nazista è alloggiato presso un nonno e una nipote durante l'occupazione della Francia. Non è uno sprovveduto, è colto, gentile, innamorato della Francia, convinto dei grandi destini comuni di Francia e Germania. Gli si oppone un granitico silenzio. Ma dopo un incontro con colleghi a Parigi e anche con l'amato fratello, compagno di studi e di passioni letterarie e artistiche e ora irriconoscibile, capisce che dietro la propaganda c'è solo un cinico progetto di dominio.
    Ci sono sempre e solo le sue parole in scena, prima entusiastiche, poi deluse. Sono i suoi monologhi a dare il passo al racconto ma alla fine ci sono anche i suoi gesti, incerti, le sue mani che parlano di un dissidio interiore. Se ne va, come era venuto, ma questa volta dalla giovane nipote gli viene almeno un: "Addio".
    E l'ultimo silenzio è quello di un mare animato e inquieto: "Certo, al disotto dei silenzi passati -come, sotto la calma superficie delle acque, la lotta degli animali nel mare-, sentivo pullulare la vita sottomarina dei sentimenti nascosti, dei desideri e dei pensieri che si negano e si combattono. Ma al disotto di questo, ah! null'altro che un'atroce oppressione..."
    Il nonno narratore si nasconde quasi dietro il suo personaggio, l'ufficiale, e ce ne fa sentire il dramma, patetico e cinico insieme. Anche persone come questa hanno messo a ferro e fuoco l'Europa. Non oso pensare come si siano sentite dopo.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    La storia

    “Il silenzio del mare” è stato il primo racconto scritto da Jean Bruller, in arte Vercors. Fu elaborato nell’ottobre del 1941 per poi essere pubblicato sulla rivista clandestina “La pensée libre”, fon ...continuer

    “Il silenzio del mare” è stato il primo racconto scritto da Jean Bruller, in arte Vercors. Fu elaborato nell’ottobre del 1941 per poi essere pubblicato sulla rivista clandestina “La pensée libre”, fondata dai comunisti nel 1942. L’autore raccontò che l’idea per questa storia di 96 pagine gli venne da un fatto che gli accadde durante gli anni in cui la Francia era stata occupata dalla Germania. Vercors stava passeggiando quando un ufficiale tedesco gli passò accanto e gli sorrise. Come prima reazione egli non rispose al saluto, ma in seguito si pentì e stabilì di fare diversamente la prossima volta che l’avesse incontrato. Ma quando si rividero, lo scrittore si trovava in compagnia di un amico dai fortissimi sentimenti anti tedeschi. Per evitare discussioni con il compagno per la seconda volta non rispose al sorriso del militare. Si rese conto che da quel momento non avrebbe più potuto parlare con quest’ultimo senza farla sembrare un’azione di scusa per i due rifiuti precedenti. Così, da allora, ogni volta che si incontravano, mentre il tedesco persisteva nel salutarlo sempre cordialmente, lui si voltava dall’altra parte.
    “Il silenzio del mare” narra di un ufficiale tedesco di nome Werner von Ebrennac che si insedia nella casa di un uomo francese che vive con la nipote. Bello, sensibile e gentile, il giovane militare passa sei mesi nell’appartamento dei due tentando in tutti i modi di conquistarsene la simpatia. Il suo atteggiamento amichevole, i suoi discorsi da artista innamorato della Francia non smuovono lo zio e la nipote, che lo lasciano ai suoi monologhi senza mai rivolgergli la parola. D’altro canto l’ufficiale non tenta con la forza di strappare loro le parole dalla bocca e non pretende mai risposte ai suoi discorsi. Se avesse chiesto con violenza e villania una loro partecipazione, se fosse apparso aggressivo e autoritario come gli altri tedeschi che occupavano la Francia in quel periodo, il silenzio dello zio e della nipote sarebbe sembrato più naturale. L’ufficiale, che nella vita di tutti i giorni afferma di essere un musicista, tenta invece di sedurli con la sua dolcezza e le buone maniere, al punto che quando il racconto uscì in Germania, nel 1948, i tedeschi contestarono il suo carattere eccessivamente delicato per essere credibile.
    Nel corso dei suoi monologhi Werner dichiara che l’unico desiderio della Germania era quello di “vincere il silenzio della Francia”, che questo Paese, grazie alla grandezza dei suoi uomini, avrebbe reso migliore la Germania, se solo si fosse decisa a collaborare. Va a dichiarare che la mancanza di sentimenti umani, che tutti rinfacciano al popolo tedesco, è solo la risposta alla loro perenne mancanza di un sentimento d’amore ricambiato. La solitudine li ha resi cattivi ma “per fortuna adesso non sono più soli: sono in Francia. La Francia li guarirà. E vi dirò: lo sanno. Sanno che la Francia insegnerà loro ad essere degli uomini veramente grandi e puri”. Mostra una profonda conoscenza della letteratura francese(“Ma se si dice: e la Francia? Allora, chi si leva istantaneamente? Molière? Racine? Hugo? Voltaire? Rabelais? O chi altro? S’incalzano, sono come una folla all’ingresso di un teatro, non si sa chi fare entrare prima”) e un grande amore per il paese (“Ho sempre amato la Francia. Sempre (…) Soltanto era da lontano. Come la “Principessa Lontana””). Si domanda come mai due nazioni come di quel livello si siano fatti la guerra: “Ma questa è l’ultima! Non ci batteremo più: ci sposeremo”. Neanche quando con parole struggenti si paragona alla Bestia della favola “La Bella e la Bestia” riesce a distogliere lo zio e la nipote dal loro proposito di tacere. “Povera Bella!- dice- La Bestia la tiene in suo potere, impotente e prigioniera, le impone ad ogni ora del giorno la sua implacabile e greve presenza (…) Ma la Bestia è meglio di quel che non sembri (…)Ma ha un cuore, si, ha un’anima che aspira ad elevarsi. Se la Bella volesse!... La Bella ci mette molto tempo a volere. Tuttavia, a poco a poco (…) cessa di odiare, quella costanza la commuove, ella tende la mano…Di colpo la Bestia si trasforma (…): essa è ora un cavaliere assai bello e puro (…) La loro unione origina una felicità sublime. I loro figli, che sommano e fondono in sé i doni dei genitori, sono i più belli che abbia portato la terra”.
    Ma il parlare, il rispondere a questi tentativi di conquistare il loro cuore, sarebbe stato per i due protagonisti uno scendere a patti con il nemico numero uno. Devono tacere per non mostrare i loro veri sentimenti nei confronti di questo giovane dal momento che, nonostante la sua bontà, appartiene pur sempre al fronte avversario. Questo comporta non solo non parlare con lui, ma anche non parlare di lui. Vercors lascia capire che in realtà la nipote finisce per innamorarsi del tedesco, e lo zio rimane sempre affascinato dai suoi discorsi e dalla sua parlantina. “Il mare” del titolo è appunto una metafora dei due. In superficie appaiono calmi, freddi e imperturbabili, ma nel profondo sono agitati da sentimenti forti e contrastanti.Vercors fa pensare allo zio: “Per svariati giorni- molto più di una settimana- non lo vedemmo. Debbo confessarlo? Quell’assenza non mi lasciava l’anima in pace. Pensavo a lui, non so fino a qual punto io non provassi dispiacere, inquietudine. Né mia nipote né io parlavamo di lui. Ma quando, a volte, la sera, sentivamo lassù il suono sordo dei passi ineguali, vedevo bene, dall’attenzione ostinata ch’ella subito dedicava al suo lavoro, da qualche linea lieve che segnava il suo viso d’un’espressione al tempo stesso caparbia e assorta, come neppure lei fosse libera da pensieri simili ai miei”. Lei lo ama, lo zio è attratto dalla sua cultura e dalla sua giovialità. Ma nascondono ciò che hanno dentro sotto una patina di indifferenza e imperturbabilità.
    Nel tentativo finale di farsi accettare Werner confessa allo zio il desiderio svelatogli dai suoi colleghi di annientare l’anima francese. Ammette di averli uditi dire: “La sua anima è il pericolo più grande. (…) La faremo marcire con i nostri sorrisi e le nostre lusinghe. Ne faremo una cagna strisciante.” E a quel punto grida: “L’Europa non sarà più illuminata da questa luce”. Nonostante questo si sottomette al volere del regime e abbandona la casa. Neanche nel momento dell’addio gli viene concessa una sola parola. I due perseverano fino alla fine nel loro silenzio tormentato. Vercors fa pensare allo zio: ”Il volto di mia nipote mi fece pena. Era d’un pallore lunare. Le labbra, simili agli orli d’un vaso d’opale, erano disgiunte: abbozzava la smorfia tragica delle maschere greche” e poi “L’indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo”. La nipote non pronuncia una sola parola in tutto il racconto. È il silenzio dei due in contrasto con l’affabilità del militare che rende drammatica l’intera situazione. Non cedono al nemico fino alla fine, nonostante i profondi turbamenti provocati dal gentile ma persistente tentativo di seduzione del giovane.
    Appena uscito, “Il silenzio del mare” ebbe un successo straordinario e immediato. Ne vennero distribuite trecentocinquanta copie e Vercors fu lodato soprattutto per l’audacia che gli aveva fatto scrivere un simile racconto mentre i tedeschi occupavano la Francia. Addirittura il generale Charles De Gaulle ne richiese una copia e fece in modo che venisse tradotto in inglese (“Put out the light”, casa editrice MacMillan, Londra, 1944). Il racconto ebbe anche un adattamento cinematografico ad opera di Jean-Pier Melville ed uno teatrale che curò lo stesso Vercors e fece mettere in scena il 22 febbraio 1949. Ne sono state vendute un milione e mezzo di copie in tutto il mondo e ancora oggi, in Francia, i nuovi lettori sono cinquecento l’anno. Nonostante i suoi successivi lavori lo scrittore rimase sempre schiavo di questo racconto e in molti continuano ad identificarlo con esso.

    dit le 

  • 4

    Rimango sempre affascinata da quegli scrittori che, in pochissime pagine, riescono a tratteggiare gli animi dei protagonisti e nel contempo regalare al lettore una storia che ha sapore di passato, pre ...continuer

    Rimango sempre affascinata da quegli scrittori che, in pochissime pagine, riescono a tratteggiare gli animi dei protagonisti e nel contempo regalare al lettore una storia che ha sapore di passato, presente e futuro. Questo racconto silenzioso urla la disperazione di un popolo invaso, l'orgoglio dell'appartenenza ad una nazione violata, la disperazione delle promesse tradite.

    dit le 

Sorting by