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Le sottilissime astuzie di Bertoldo - Le piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino

Novella di Cacasenno figlio del semplice Bertoldino

Di ,

Editore: Rizzoli

4.2
(11)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817151963 | Isbn-13: 9788817151962 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Merita rispetto perchè ha lasciato una traccia profonda nella cultura popolare e nella immaginazione collettiva e perchè molto se ne è scritto in chiave storico-sociologica (per es Piero Camporesi). Di fatto è opera noiosa alla lettura e dal contenuto insopportabilmente servile. Il lato peggiore ...continua

    Merita rispetto perchè ha lasciato una traccia profonda nella cultura popolare e nella immaginazione collettiva e perchè molto se ne è scritto in chiave storico-sociologica (per es Piero Camporesi). Di fatto è opera noiosa alla lettura e dal contenuto insopportabilmente servile. Il lato peggiore della peggiore italietta educata al servilismo ed allo scherno degli umili.

    ha scritto il 

  • 3

    Il fascino della nostalgia

    Nelle tre novelle di inizio Seicento (il "Bertoldo", 1606, e il "Bertoldino", 1608, di Giulio Cesare Croce e il "Cacasenno", 1620, di Adriano Banchieri) si ritrova il tono, e in alcuni casi la lettera, di alcuni racconti dei nostri nonni. La sensibilità popolare, il modo di raccontare e persino m ...continua

    Nelle tre novelle di inizio Seicento (il "Bertoldo", 1606, e il "Bertoldino", 1608, di Giulio Cesare Croce e il "Cacasenno", 1620, di Adriano Banchieri) si ritrova il tono, e in alcuni casi la lettera, di alcuni racconti dei nostri nonni. La sensibilità popolare, il modo di raccontare e persino molti modi di dire sembrano essere sopravvissuti per più di tre secoli - il che spiega il successo di questi, come di altri esempi di letteratura popolare. Il Novecento, però, ha scompaginato le carte e questa sensibilità ci sembra ormai lontanissima. Complice la distruttiva introduzione di Giampaolo Dossena a questa edizione, non possiamo fare a meno di notare la greve morale dell'insieme (da una parte gli autori ammiccano alle classi popolari mostrando come i contadini possano mostrarsi più furbi dei nobili e vivere alle loro spalle, dall'altra rassicurano le classi alte mettendo in scena popolani consapevoli della necessità di rimanere al proprio posto) e i difetti strutturali delle opere, ma alla fine prevalgono il fascino nostalgico del tempo che fu e la curiosità intellettuale.<br />Nel "Bertoldo" un contadino scaltro giunge alla corte veronese di re Alboino e qui, tra dispute verbali e dimostrazioni di furbizia riesce non solo a sopravvivere, ma a farsi benvolere e diventare consigliere del re. Nel "Bertoldino" è il figlio del defunto Bertoldo ad arrivare alla corte con la madre Marcolfa. Mentre è quest'ultima a svolgere il ruolo della contadina saggia e furba, Bertoldino si dimostra talmente "semplice" da far ridere tutta la corte, che pertanto finisce per volergli bene e remunerarlo. Il "Cacasenno" ha lo stesso taglio del "Bertoldino": Cacasenno è suo figlio, è altrettanto "semplice" e arriva alla corte con la nonna Marcolfa. Il linguaggio e la struttura del Banchieri sono però più sofisticati di quelli del Croce.<br />La continuità, in tutte e tre le novelle, è esilissima. In realtà si susseguono raccontini, proverbi, detti e indovinelli popolari. Alla base del "Bertoldo" c'è la tarduzione/rielaborazione di un'opera medievale scritta in latino, "Il dialogo di Salomone e Marcolfo".

    ha scritto il