Le stanze buie

Di

Editore: Mursia

4.3
(75)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842552771 | Isbn-13: 9788842552772 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Torino, 1864. Un impeccabile maggiordomo di città viene catapultato nelle Langhe: per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, dovrà occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores. Il protagonista si scontra così con il mondo provinciale completamente diverso da quello dorato e sfavillante dell'alta società torinese e con le abitudini dei nuovi padroni e dei loro dipendenti. Nella casa ci sono un conte burbero, una donna eccentrica e anticonformista, ma anche sola e infelice, un cameriere dalla doppia faccia e una vecchia che sa molte cose, ma soprattutto c'è una stanza chiusa da anni nella quale non si può assolutamente entrare. A partire da questo e da altri misteri il maggiordomo si troverà, suo malgrado, a scavare nel passato della famiglia per scoprire segreti inconfessati celati da molto tempo e destinati a cambiare per sempre la sua vita.
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  • 3

    ⭐️⭐️⭐️ 1/2

    Romanzo gotico piemontese, con maggiordomi, fantasmi, stanze chiuse a chiave che nascondono un segreto... Scrittura un po' naif ma di piacevole lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelline e mezzo

    Da http://labellaeilcavaliere.blogspot.it/2016/01/recensione-le-stanze-buie-diotallevi.html

    Ho iniziato a leggere Le stanze buie verso la metà di novembre, ma per varie ragioni, non ultima la vita, l' ...continua

    Da http://labellaeilcavaliere.blogspot.it/2016/01/recensione-le-stanze-buie-diotallevi.html

    Ho iniziato a leggere Le stanze buie verso la metà di novembre, ma per varie ragioni, non ultima la vita, l'ho finito da poco. Nonostante la lettura si sia dilungata più di quanto non fosse realmente necessario e io abbia avuto modo di leggere altri libri nel frattempo, il romanzo della Diotallevi mi è davvero piaciuto.
    Nel romanzo della Diotallevi passato e presente si mescolano, senza strappi, in una soluzione di continuità tra i ricordi del protagonista e lo scorrere del tempo. Il prologo si apre in una casa d'aste di Torino nel 1904, rivelando fin da subito che nelle pagine a seguire è nascosto un segreto che pesa sulla coscienza di Vittorio Fubini. Il capitolo successivo si immerge, però, nel passato, tornando al 1864, quando Vittorio Fubini lasciò Torino per Neive.
    Senza lasciare quell'anno la narrazione prosegue con linearità, aggrappandosi, tuttavia, a un mistero che affonda le sue radici in tempi più remoti e si arricchisce di fenomeni paranormali.
    La Diotallevi non si smarrisce mai nelle pieghe della trama e ne intreccia i fili con un'abilità, che mi ha impedito di ricordare di trovarmi davanti a un romanzo d'esordio.
    Lo stile ricercato, che non eccede mai in barocchismi, mi ha conquistato senza difficoltà, complici il mio debole per le prose più ricche e il gusto della Diotallevi per la misura. La grande attenzione per il dettaglio emerge nella realizzazione di un'ambientazione realistica e credibile, che rivela lo studio che deve aver preceduto e accompagnato la stesura.
    Lontana dai ritmi serrati dei romanzi di altro genere, la narrazione si dipana con naturale e necessaria lentezza fino alla sferzata di risvolti che rendono più concitata la lettura. La placidità del ritmo narrativo contribuisce a evocare l'atmosfera di Villa Flores, dove tutto sembra in attesa della rivelazione finale, e si adatta alla voce narrante, Vittorio Fubini.
    Non avevo mai preso in considerazione la possibilità di entrare in sintonia con un maggiordomo e per la prima metà del romanzo non avevo fiducia che potessi riuscirci con Vittorio Fubini che si presenta al lettore come un uomo ormai fatto, con un'identità e un'indole già formate. È un personaggio a cui non occorrono sviluppi, sebbene nel corso della lettura l'idea che me ne ero fatta ha subito graduali trasformazioni.
    D'altra parte è Fubini stesso a scoprirsi diverso e con lui il lettore conosce un uomo nuovo, più complesso, interessante e vivo.
    Altrettanto ben delineati sono gli altri personaggi principali. Difficile non rimane incantati da Lucilla, una figura femminile a suo modo forte, piena di vita eppure prigioniera di una vita e di un tempo che forse non le appartengono. E come non lasciarsi intenerire dalla piccola Nora?
    Eppure sono secondari i personaggi che provano tutta l'abilità della Diotallevi e che, se Le stanze buie fosse un film, sarebbero in lizza come migliori attori non protagonisti, ma per evitare spoiler, non farò nomi. Potrete scoprire a chi mi riferisco, leggendo voi stessi il romanzo, comprendendo anche l'importanza della caratterizzazione dei personaggi nello sviluppo narrativo.
    Romanzo che consiglio e che spero di potermi regalare presto, Le stanze buie è entrato con ogni diritto tra i miei preferiti.
    Francesca Diotallevi è, senza ombra di dubbio, un'autrice che merita di essere tenuta d'occhio ed è per questo che Amedeo, je t'aime, pubblicato nel 2015 per Mondadori, è appena entrato nella mia tbr.

    ha scritto il 

  • 3

    Un promettente esordio della Diotallevi

    Bellissima lettura. Scritto molto bene, ti tiene incollato alle pagine fino all'ultimo respiro dei personaggi che lo popolano. C'è molto da apprezzare delle "stanze buie": lo stile, la suspense, i col ...continua

    Bellissima lettura. Scritto molto bene, ti tiene incollato alle pagine fino all'ultimo respiro dei personaggi che lo popolano. C'è molto da apprezzare delle "stanze buie": lo stile, la suspense, i colpi di scena, l'atmosfera ben descritta, bei personaggi. Unica pecca, che per me è importante: finale un po' troppo sovrannaturale per i miei gusti.
    Nonostante tutto però mi ha emozionata, coinvolta e quindi rapita.
    Ho dato tre stelle ma sono tre stelle grandi quanto tre ampie stanze, che in questo caso, non sono buie, piuttosto luminosissime.

    Il finale del finale: semplicemente liberatorio, emozionante e strepitosamente bello.
    Consiglio vivamente la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Scrittirce esordiente con cura nel dettaglio ma ...

    Il libro è piacevole ma ahimè solo per la prima metà che rievoca prepotentemente le atmosfere di Ishiguro. Il romanzo vira poi sul paranormale perdendo di mordente e scadendo nell'ovvietà.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo, che profuma di Jane Eire, di Cime tempestose, ma non lo è. Un libro che ti resta dentro, di cui ne senti la mancanza.

    Il bello di queste catene di lettura è che leggi libri che no ...continua

    Un libro bellissimo, che profuma di Jane Eire, di Cime tempestose, ma non lo è. Un libro che ti resta dentro, di cui ne senti la mancanza.

    Il bello di queste catene di lettura è che leggi libri che normalmente non leggeresti e a volte trovi delle chicche, come questo libro, che ti lasciano stupita. Però, per una come me a cui piace possedere i libri, mi ritrovo a volerlo ma a doverlo spedire al successivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma complimenti vivissimi a Francesca Diotallevi!!! "Le stanze buie" è un esordio coi fiocchi e il preludio a quella che, sono sicura, sarà una grande carriera!
    La cosa che mi ha colpito di più è stata ...continua

    Ma complimenti vivissimi a Francesca Diotallevi!!! "Le stanze buie" è un esordio coi fiocchi e il preludio a quella che, sono sicura, sarà una grande carriera!
    La cosa che mi ha colpito di più è stata sicuramente la scrittura: raffinata, precisa, nessuna descrizione esagerata (in un senso - 40 pagine di descrizioni di paesaggi - o nell'altro - era molto bello) ma che anzi procede gradualmente e permette al lettore di immergersi completamente all'interno della storia e della casa e soprattutto trovare punti di incontro con i personaggi. Sembra una cosa molto banale da dire ma in realtà, una buona scrittura è tanto fondamentale quanto perla rara in questi giorni.. E trattandosi di un'autrice molto giovane alla sua prima pubblicazione, la mia ammirazione è alle stelle!!
    La storia, pur essendo un po' "già vista/sentita" e con alcune scene molto prevedibili è riuscita a coinvolgermi e a mettermi anche un po' d'ansia in certi momenti: una villa isolata, un padrone possessivo e aggressivo, stanze chiuse.. Rendo l'idea, no? Ammetto che per alcune pagine avevo un po' il groppo alla gola.. ;_;
    L'effetto di mistero/ansia è un po' ridimensionato dalla scelta dell'autrice di raccontare la vicenda 40 anni dopo che si è verificata tramite la narrazione del protagonista (il maggiordomo. Questa cosa mi è piaciuta un sacco, più potere alla servitù!! :D Ne sarebbero stati contenti gli inglese degli anni '70 dei Subaltern studies.. :D). Ecco, per quanto si tratti di una tecnica che mi piace moltissimo e mi faccia viaggiare con la fantasia e le illazioni, in questo caso secondo me fa perdere un po' del mistero e alcune cose vengono svelate in modo un po' ingenuo così che il lettore arriva alla fine abbastanza 'preparato' e pronto al colpone di scena finale.
    Mi è piaciuto molto il modo in cui l'autrice è riuscita a far evolvere il personaggio di Vittorio: da insopportabile e pedante (giuro, durante le prime cinquanta pagine mi è venuta fortissima la tentazione di chiudere baracca e burattini per la sua odiosità!), si trasforma e si migliora. Non è un passaggio dal giorno alla notte, non è sventolato ai quattro venti ma anzi, il lettore pian piano percepisce che le acque si stanno smuovendo e che sì, vale davvero la pena continuare a leggere!
    Una cosa che mi ha parecchio infastidito (e non è colpa dell'autrice, anzi!) è la poca cura nell'Editing. Gentile casa editrice Mursia.. Ma una rilettura finale?? Alcune cose sono assurde.. Visto anche il prezzo del libro (22.00 euro.. O.O), il lettore si aspetta qualche cura in più.. Peccato!!
    Un piccolo appunto sempre legato alla CE: Non capisco la scelta di non pubblicare in ebook l'opera: ho avuto la fortuna di leggere il libro tramite una catena di lettura organizzata dalla gentilissima autrice perché per quanto fossi curiosa, il prezzo mi sembrava eccessivo (ora lo comprerò cartaceo, ovvio); magari con l'ebook a prezzo accessibile la CE avrebbe invogliato di più i lettori curiosi che trovandosi di fronte ad un'opera così valida, avrebbero comunque comprato il cartaceo..
    Piagnistei sulla CE a parte, consiglio davvero questo romanzo!! Aspetto curiosa di leggere altro di questa autrice.. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo racconta la storia di Vittorio Fubini, maggiordomo presso la casa del conte e della contessa Flores a Neive, un piccolo comune in provincia di Cuneo, nel 1864.
    Vittorio è un uomo tutto d'u ...continua

    Il romanzo racconta la storia di Vittorio Fubini, maggiordomo presso la casa del conte e della contessa Flores a Neive, un piccolo comune in provincia di Cuneo, nel 1864.
    Vittorio è un uomo tutto d'un pezzo, freddo, rigido e un po' troppo severo sia verso se stesso che e soprattutto verso gli altri. Un uomo che, si potrebbe dire, vive solo ed esclusivamente per il suo lavoro e che riversa in questo una dose importante di passione. Un pignolo, un inrtransigente, un perfettino.
    È la morte dello sconosciuto eppur sempre presente zio, Alfredo Musso, che segnerà un profondo cambiamento nella vita di Vittorio.
    Si ritroverà, infatti, a dover abbandonare Torino, la sua città, per ricoprire il ruolo del defunto zio presso la casa dei conti Flores.
    Dimora che, però, nasconde un mistero che tutti i membri della servitù sembrano conoscere ma di cui nessuno è disposto a parlare.
    Strani rumori si palesano la notte, sbalzi di temperature improvvisi, singolari accadimenti confondono la mente di Vittorio che non si fermerà fino a quando non verrà a capo del misterioso segreto custodito dalle stanze di casa Flores. Di una stanza in particolare, chiusa ormai da tempo e che nessuno, in quella casa, è in grado di aprire perché, a possederne le chiavi, è solo Amedeo Flores.
    La trama, che riportata in appena una manciata di righe da me che non sono una scrittrice e nemmeno una che si diletta a scrivere le quarte di copertina, sembra banale e tipica della peggior partita a Cluedo della vostra vita. Invece vi assicuro che non è affatto così. Perché l'ambientazione, i personaggi e la scrittura attenta e minuziosa dell'autrice rendono questo romanzo più vicino a Jane Eyre e Downton Abbey che a Cluedo. Sì, sebbene si tratti di un esordio –che mi auguro vada bene così da spingere Francesca a scrivere un altro romanzo– di un'autrice italiana, l'ambientazione e l'aria che si respira tra le pagine di questo libro è la stessa di un romanzo inglese d'altri tempi. Un po' cupo a volte, ma della stessa, identica e grigia cupezza di cui i romanzi inglesi del 1800 sono impregnati.
    Coinvolgente, oltre allo stile dell'autrice, anche il modo in cui Francesca decide di approfondire la figura di Vittorio, con un susseguirsi di flashback ben posizionati che coinvolgono così tanto il lettore che, a un certo punto, non ci si ricorda più se il romanzo è un grande flashback con salti nel futuro o viceversa. Ma, credetemi, non ha davvero alcuna importanza.
    Si vede, si percepisce, che l'autrice abbia fatto un lavoro di precisione quasi chirurgica nella stesura di questo romanzo e si avverte anche la forte passione che Franscesca nutre per gli intrecci tipici dei romanzi classici. O meglio, io l'ho percepita senza che però abbia chiesto all'autrice se la nutre davvero. Secondo me sì. Consigliato, senza mezzi termini. E affrettatevi, ché come Jane Eyre questo è un romanzo da gustare in autunno.

    Recensione presente anche sul mio blog: http://librangoloacuto.blogspot.it/2014/10/ciarlando-allegramente-di-10.html

    ha scritto il