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Le stelle fredde

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.5
(123)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000168420 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Collana Scrittori Italiani e Stranieri.

La copertina dell'edizione in parola è identica all'edizione con ISBN 8804393165
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  • 3

    Un testo suggeritomi dall'amicizia che legava Parise a Piovene. Scritto metaforico dai toni metafisici, a volte danteschi, sulla mutazione, sulla morte, su ciò che resta di noi dopo la morte (essenza ...continua

    Un testo suggeritomi dall'amicizia che legava Parise a Piovene. Scritto metaforico dai toni metafisici, a volte danteschi, sulla mutazione, sulla morte, su ciò che resta di noi dopo la morte (essenza o pura immagine?). Fa parlare Dostoevskij redivivo in modo sorprendente (novello Dante, ci priva dell'immagine fideistica che ci aspetteremmo dallo scrittore che sembrerebbe aver fatto della fede nell'aldilà il pegno invisibile ma reale che dà speranza alla vita nell'aldiquà).
    Masticato con fatica.

    ha scritto il 

  • 3

    "Vivevo dentro un movimento di soli - lune - alberi - piogge - esseri vivi e morti - eventi vicini e lontani - ma dalla loro parte; catalogavo tutti; ricuperavo tutto"

    Si muove in direzione opposta a Savinio, Piovene, e con una forza che, se non proprio palesemente contraria a quella dello scrittore greco, bisogna almeno riconoscere diversa. Se infatti il primo face ...continua

    Si muove in direzione opposta a Savinio, Piovene, e con una forza che, se non proprio palesemente contraria a quella dello scrittore greco, bisogna almeno riconoscere diversa. Se infatti il primo faceva muovere i mobili, instillando in loro qualche goccia di vita umana (ricordo poltrone pudiche, pianoforti prolifici), il secondo trascina lentamente (vorrei dire degrada, ma sarebbe parola sbagliata per il valore negativo che porta con sé: minore azione esteriore non significa necessariamente una più povera vita interiore; è lecito, anzi, credere che sia il contrario: l'energia risparmiata per effetto di un'azione non compiuta può essere proficuamente impiegata nell'introspezione) l'uomo (nel caso specifico il suo protagonista) al livello degli oggetti (apparentemente) inanimati (così alla forza vitale di Savinio, si contrappone la progressiva inerzia fotografata, non celebrata, da Piovene).
    Nell'ossessione della catalogazione che seduce, e infine domina, il protagonista si nasconde la voglia di trovare il proprio posto nel mondo, di scoprire, in mezzo a piante, elementi di arredo, animali, uno spazio vuoto che abbia esattamente la sua forma, nicchia piccola e perfetta, destinata da sempre ad accogliere lui e lui soltanto. E la sua voglia di annullarsi (ma si tratta di un annullamento puramente sociale: egli si annulla per gli altri esseri umani, negandosi agli occhi di una realtà che lo vorrebbe artificialmente felice, ma soprattutto produttivo) è cedere, forse, all'ordine naturale delle cose, in un universo dominato dalla legge dell'eterno ritorno, dal nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma di Lavoisier, principio dal quale deriva necessariamente che tutto ciò che è stato è ancora e c'è ancora (per quanto invisibile allo sguardo), tutto ciò che sarà è già e c'è già (invisibile anche in questo caso): i morti sono ancora (qui) e non è escluso che possano ritornare visibili, palesarsi (Piovene, ad esempio, fa tornare Dostoevskij), mentre un ciliegio sradicato e abbattuto può continuare a spargere nel vento il profumo dei suoi fiori.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che viene dallo spazio profondo, eppure è anche ancorato alla terra.
    Mi chiedo se oggi un libro del genere, così lontano da canoni editoriali, riuscirebbe a essere pubblicato e a vincere un p ...continua

    Un libro che viene dallo spazio profondo, eppure è anche ancorato alla terra.
    Mi chiedo se oggi un libro del genere, così lontano da canoni editoriali, riuscirebbe a essere pubblicato e a vincere un premio come lo Strega.
    Altra Italia, altro mondo, altra letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Piovene inganna: una visita dall'otorino, una bambina che non percepisce il movimento, un licenziamento immotivato, tutto fatto di dialoghi surreali, metafisici, una gita dal padre, e poi il giallo; e ...continua

    Piovene inganna: una visita dall'otorino, una bambina che non percepisce il movimento, un licenziamento immotivato, tutto fatto di dialoghi surreali, metafisici, una gita dal padre, e poi il giallo; e il romanzo si tinge di “normalità”. E proprio quando siamo delusi da questo annientamento del surreale, ecco il più grande scrittore russo nel suo più estenuante monologo «raccontato male» e nella devastazione noi sorridiamo.

    ha scritto il 

  • 0

    Chi me l’ha regalato (ancora grazie!) mi ha scritto che si tratta di un libro “necessario”. È anche un libro difficile, che forse avrebbe meritato meno caldo e soprattutto una testa un po’ meno ingomb ...continua

    Chi me l’ha regalato (ancora grazie!) mi ha scritto che si tratta di un libro “necessario”. È anche un libro difficile, che forse avrebbe meritato meno caldo e soprattutto una testa un po’ meno ingombra di pensieri e code da fare. Nonostante questo – e nonostante mi riservi una rilettura per tempi migliori – non posso che confermare la forza e la densità di quest’opera. Ti fermi spesso, a riflettere non tanto su quello che avviene al protagonista, ma su quello che vivi (e hai vissuto). E questo per un libro credo sia la cosa migliore si possa dire.
    Vino in abbinamento. Esiste un vino necessario? No. Esistono però dei vini da assaggiare almeno una volta nella vita, per mettere dei paletti nel percorso di degustazione di ognuno. E non è necessario si tratti di grandi vini, almeno all’inizio (che poi è li che si arriva). L’elenco sarebbe lunghissimo, come quello dei libri necessari, d'altronde. E sarebbe altrettanto opinabile. Cinque nomi: un Barolo, un Chianti di quelli veri (dove si senta il Sangiovese), un Pinot Nero e uno Chardonnay di Borgogna, un Riesling della Mosella.

    ha scritto il 

  • 4

    Strano romanzo, dalla trama inconsistente ma dalle molte figure simboliche originali, che si presentano sulla scena per poi sparire, ognuna un episodio, un racconto a se stante, che puo' leggersi da s ...continua

    Strano romanzo, dalla trama inconsistente ma dalle molte figure simboliche originali, che si presentano sulla scena per poi sparire, ognuna un episodio, un racconto a se stante, che puo' leggersi da solo, slegati gli uni dagli altri come le pezze di un patcwork, nella cornice di una diserzione dalla vita da parte del protagonista, un pubblitario di quarantanni, che abbandona tutto dopo che la sua donna ha abbandonato lui. Il racconto è anche un giallo metafisico - perchè c'è anche un omicidio con tanto di inchiesta da parte di un poliziotto filosofo - dove fantasia, ricordi, pensieri si fondono con una realtà sempre più evanescente e lontana, immutabile come il mondo intorno alla bambina del parco giochi che vede intorno a se tutti fermi come morti. E c'è un secondo delitto che addolora il protagonista più del primo, lo sradicamento dello splendido ciliegio sotto le cui ampie fronde lui amava perdersi, nato con una voglia di vivere prepotente e non cosciente da un seme caduto in un muro. E c'è Fedor Dostoevskij, lo scrittore preferito dell'autore (e mio), che ritorna dall'aldilà, mortificato perchè ha perso la sua fantasia e non ha una storia da raccontare ma un sacco di ricordi della sua esperienza nell'oltretomba, al quale l'autore affida una interpretazione originale ed inquietante della vita dopo la morte, con i suoi morti incitatori e parassiti oppositori che lottano tra il bene e il male e le interminabili discussioni sull'immortalità, su Dio e i disegni divini sullo scopo dell'uomo e delle sue azioni, o la loro inutilità; un aldilà dove non solo Dostoevskij, ma nessuno dei grandi della storia, cominciando da Virgilio e Omero, vivono su un piedestallo osannati da tutti, non più di quanto lo siano i calzolai. E c'e' la donna morente che nell'incoscienza ripercorre tutta la propria vita come se la volesse iniziare di nuovo correggendola, e l'attività frenetica e sistematica con cui il protagonista alla fine del romanzo cataloga tutto ciò che esiste.Strano romanzo, con diverse figure simboliche che si presentano brevemente sulla scena per poi sparire, apparentemente slegate tra di loro come le pezze di un patchwork, con sullo sfondo un paesaggio che è un tutt'uno con il mutevole tono della narrazione, e dove la natura, le piante, le luci degli astri si conformano all'umore del narratore del momento, sia esso il protagonista o Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 0

    Il vizio eterno della letteratura italiana, il grottesco.

    Ed è impressionante ritrovarlo nella stessa identica forma che ha dominato almeno gli anni 80 e 90 anche in questo romanzo del 1970. Anche qui, come troppo spesso, si parte da una situazione narrata a ...continua

    Ed è impressionante ritrovarlo nella stessa identica forma che ha dominato almeno gli anni 80 e 90 anche in questo romanzo del 1970. Anche qui, come troppo spesso, si parte da una situazione narrata anche abbastanza bene, per di più realistica, e poi improvvisamente non si sa bene per quale ragione ti ritrovi nel fantasy più assurdo. Per me la colpa è sempre della lingua, che scava una distanza fra lo scrittore e la cosa narrata. E la presenza della chiesa, ovvio, che ha creato una generazione di autori senza palle, che non vivevano e che per questo non sapevano raccontare la vita.
    Comunque per restare in questo romanzo, la vicenda del protagonista che senza ragioni apparenti o approfondite abbandona lavoro e luogo dove vive per ritornare nella casa paterna, dove è indesiderato e odiato, è narrata molto bene, sempre con quella lingua italiana scolastica popolare negli anni '70, ma comunque efficace.
    Poi sfuggono le ragioni per cui ci troviamo a dialogare con Dostojevski non che con altre improbabili figure degne di uno zoo e non della storia che stavamo vivendo. Però questo è quello che succede e per questo Piovene riceve il Premio Strega. Giusto per far capire a chi si lamenta dell'oggi, che lo ieri poteva anche essere peggio.

    ha scritto il 

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