Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Le straordinarie avventure di Penthotal

Di

Editore: Rizzoli Milano Libri

4.5
(462)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817811157 | Isbn-13: 9788817811156 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Comics & Graphic Novels , Non-fiction

Ti piace Le straordinarie avventure di Penthotal?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Paz!

    Libro difficile, non proprio il mio genere.
    Ma merita la lettura, Pazienza ha cambiato e non poco il fumetto italiano.
    Per capirlo a fondo andrebbe contestualizzato con il luogo e il periodo storico.
    Uno dei pochi libri che riesce a trasmettermi un senso di ansia e angoscia cost ...continua

    Libro difficile, non proprio il mio genere.
    Ma merita la lettura, Pazienza ha cambiato e non poco il fumetto italiano.
    Per capirlo a fondo andrebbe contestualizzato con il luogo e il periodo storico.
    Uno dei pochi libri che riesce a trasmettermi un senso di ansia e angoscia costante!

    ha scritto il 

  • 3

    Non so bene perché ma Pazienza non mi ispirava per niente, e arrivare a fine lettura pensando di aver avuto ragione non mi soddisfa neanche un po’. Adesso come adesso io direi di avere tranquillamente chiuso con questo autore. Senza astio, ma anche senza rimpianti. Non fa per me, è un genere fors ...continua

    Non so bene perché ma Pazienza non mi ispirava per niente, e arrivare a fine lettura pensando di aver avuto ragione non mi soddisfa neanche un po’. Adesso come adesso io direi di avere tranquillamente chiuso con questo autore. Senza astio, ma anche senza rimpianti. Non fa per me, è un genere forse troppo cervellotico per i miei gusti, senza una storia a far da collante tra le varie pagine, senza un filo conduttore a dare un senso a tutto. Qualche tavola che ho trovato gradevole c’era, ma nel complesso solo tanta noia.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/16963

    ha scritto il 

  • 2

    Autoreferenziale e superficiale

    Anarcoide, delirante e totalmente autoreferenziale, questa saga onirica ai limiti della comprensibilità gode di disegni straordinari e variegati, composti in stili diversissimi tra loro (anche se a volte citativi, vedi le tavole volutamente "à la Moebius"), che dimostrano il grandissimo talento d ...continua

    Anarcoide, delirante e totalmente autoreferenziale, questa saga onirica ai limiti della comprensibilità gode di disegni straordinari e variegati, composti in stili diversissimi tra loro (anche se a volte citativi, vedi le tavole volutamente "à la Moebius"), che dimostrano il grandissimo talento di Pazienza già alle prime armi. Però la presunzione dell'autore lo induce a dichiarare apertamente che "in ognuna di queste tavole vi sono indicazioni sufficienti a fabbricare un paio di storie": peccato che non ne sviluppi neanche una, ma preferisca attorcigliarsi al proprio ombelico usando come sottofondo un '77 che non riesce mai ad emergere in maniera significativa, ma finisce invece a sembrare la macchietta di se stesso. Presunzione condivisa con molti altri disegnatori della sua epoca, convinti che il disegno bastasse a se stesso e che non vi fosse alcun bisogno di una sceneggiatura. Le conseguenze di questo atteggiamento si vedono, purtroppo, ancora oggi.

    ha scritto il 

  • 3

    Le straordinarie avventure di Pentothal (1977)

    Troppo onirico, che è un modo elegante di dire che ha una trama buttata un po' a caso, con riferimenti a persone e fatti che io non sono in grado di cogliere

    E mi domando cosa cerco
    (cosa cerco?)
    e mi domando cosa vuoi p.23

    Dove vorrei essere davvero non so... ho paura p ...continua

    Troppo onirico, che è un modo elegante di dire che ha una trama buttata un po' a caso, con riferimenti a persone e fatti che io non sono in grado di cogliere

    E mi domando cosa cerco
    (cosa cerco?)
    e mi domando cosa vuoi p.23

    Dove vorrei essere davvero non so... ho paura piuttosto di sapere dove 'dovrei' essere... è un po' un discorso di merda p.84

    ha scritto il 

  • 4

    Marzo, Bologna, Giovinezza.

    Io, a quel tempo,
    stavo ancora aspettando Godot
    cioé aspettavo la morte
    per poter dire: rinascerò,
    fatto diverso,
    collegato d'amore alle masse,
    più cultura, più lotta di classe,
    ma Godot non è mai arrivato
    .

    ha scritto il 

  • 5

    pentothal

    immenso!forse l'unico fumetto che io abbia mai letto...e vabeh chissenefr.. però veramente immenso.
    racconta uno spirito, un'epoca, sensazioni, odori.
    cala aprile '78 sulla capa del poliziotto

    ha scritto il 

  • 0

    Altro che sprazzo: un INIZIO

    “Fai l’artista, te ne freghi, ma in verità è la gente che se ne frega! Dici: che mi frega, sono un artista, se vi va bene così, sennò cicca. Ma sai che gliene frega alla gente che sei un artista! Sei un artista?, e ce lo cachi che sei un artista! In pratica, o diventi produttivo o vaffanculo. E g ...continua

    “Fai l’artista, te ne freghi, ma in verità è la gente che se ne frega! Dici: che mi frega, sono un artista, se vi va bene così, sennò cicca. Ma sai che gliene frega alla gente che sei un artista! Sei un artista?, e ce lo cachi che sei un artista! In pratica, o diventi produttivo o vaffanculo. E guarda che Andrea Pazienza che non caca, tutto così insomma, è un fatto che ti sei inventato tu, cioè un mito che non esiste! Non sei tu che non cachi, ma gli altri che ti hanno emarginato! Dormi una notte in facoltà e hai fatto l’occupazione, squacqui due manifesti e sei con la coscienza a posto! L’Espresso una settimana sì e due no e Linus quando ti capita, ed ecco risolto il problema di tenersi aggiornato! E manco hai il buonsenso, macché, il pudore di starti zitto! Noooo! Dice: vabbè, almeno sta zitto. Il compagno qua spara giudizi sugli autonomi o che so, su Robbe Grillet con l’aria di chi da sempre è immerso fino al collo di cose circa collettivi jaquerie o Nouvelle Vogue! Oooh, ma ci credi tutti scemi? Sai cosa si dice di te dopo che hai sparato qualche palla atomica? Si dice: Oh, inutile parlargli, tanto è scemo! Oppure: ma sì fatelo dire, quel coglione! O al massimo ti si concede l’alibi della pazzia, e in questo caso tu parli e qualcuno dietro di te ci fa segno come dire ‘ditegli sempre di sì’…”

    Nel 1977 Andrea Pazienza ha ventuno anni, di cui gli ultimi tre vissuti a Bologna come studente universitario.
    Nel suo passato c’è un’infanzia felice trascorsa nella verdeggiante natura della piana pugliese, con l’odore dell’acquarello nell’aria e le tele bianche sul cavalletto del padre pittore. Ci sono lunghissime estati sulle spiagge della costa adriatica, tra San Benedetto e l’azzurro Gargano, e un diploma rilasciato a pieni voti dal liceo artistico di Pescara. Ci sono molteplici partecipazioni a mostre collettive e una discreta lista di esposizioni personali, tutte nell’ambito gratificante dell’arte di provincia, dove può vantare trascorsi da infante prodigio. Quadri di denuncia, così definisce la sua produzione più caratteristica: con un’ebollizione di frasi, di parole e di lettere che sbuffano sotto ai pennarelli e agli strati di pittura, impazienti di uscire all’aria aperta.
    L’anno in questione lo trova iscritto alla facoltà di Lettere, confuso fra tanti nel meridionalume degli studenti fuori sede. Il corso di laurea è in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo: il rinomato Dams bolognese, istituito all’inizio degli anni Settanta con lo scopo di indagare le possibili interazioni tra i più disparati ambiti culturali. È un indirizzo di studi unico in Italia, che si offre come laboratorio di critica teorica e allo stesso tempo come officina di sperimentazione sul campo, prendendo ad attirare anno dopo anno sempre più matricole sotto le arcate della città.
    L’impatto con Bologna non è stato tuttavia dei migliori. Pazienza si lamenta per il freddo, la nebbia, lo smog, per le file interminabili alla mensa e gli autobus che non arrivano mai. Per le lezioni lunari dei professori e il tutti contro tutti che attanaglia la politica in facoltà. Nelle lunghe lettere che spedisce dal fronte descrive con lamentoso compiacimento gli stenti bohémien dello studente meridionale e il disagio dell’artista preso al laccio da un inaspettato e apparentemente invincibile anonimato. Riso al burro a pranzo e a cena, circoli studenteschi di puro svacco, cinema di terza visione, cabaret sulla via del fallimento: questa l’epica di cui si nutre, l’immagine che offre di sé, aggrappato al telefono del bar alla continua ricerca di conforto extra-territoriale, impelagato in sfide interminabili a ping pong, a carte, a boccette, a tirare l’alba in locali fumosi e inconcludenti, con la sveglia che il giorno dopo suona alle quattordici, “se tutto va bene”, e l’università che forse funziona, “ma io non posso dirlo perché non ci vado mai…”.
    È uno spaesamento che lo coglie decisamente impreparato e non aiuta la constatazione di un’affinità che con diverse modulazioni riscontra in tutto il microcosmo sociale che lo circonda, tanto meno la consapevolezza dell’inesorabile avvicinamento al momento delle grandi scelte: il sospetto, embrionale ma lungimirante, di non volerci poi veramente diventare, adulto. Meglio, molto meglio allora starsene al riparo nell’isola calda del letto di casa, in via Emilia Ponente, malato trecentosessantacinque giorni l’anno.
    Fino a che, rimuginata ben bene, inappellabile, arriva la decisione: il fumetto. Lo inducono alla svolta l’inevitabile e impellente necessità di guadagnare denaro e la maturata sfiducia sulle potenzialità comunicative legate alla composizione di opere pittoriche. Vuole raccontare, Andrea, raccontare quello che vede e farlo davanti a quanta più gente possibile, e il fumetto gli appare il miglior compromesso con il fanciullino che è stato, che è, e che ha tutta l'intenzione di rimanere.
    Comincia quindi una sperimentazione sul linguaggio del fumetto, indagando fino a dove questo può essere spinto e contaminato. Realizza una manciata di tavole e si presenta a Milano, alla redazione di Linus, cioè a dire nel santuario delle vignette in Italia. È subito amore. E presto è Pentothal, cronaca immaginifica delle vicissitudini di uno studente nella Bologna del movimento e della repressione...
    Comincia tutto così.

    ha scritto il 

  • 0

    gli adolescenti possono sorprendere.
    quando adolescevo io, mi lasciai scappare una copia del glamour book del paz, autografato a matita. costava, credo, quaranticinquemila permetroppe lire.
    nello stesso mentre temporale, la signora pina teneva in libreria una copia brossurata di pento ...continua

    gli adolescenti possono sorprendere.
    quando adolescevo io, mi lasciai scappare una copia del glamour book del paz, autografato a matita. costava, credo, quaranticinquemila permetroppe lire.
    nello stesso mentre temporale, la signora pina teneva in libreria una copia brossurata di pentothal. non se lo ‘cattava mai nessuno. e io ogni volta che andavo a trovarla lo cercavo [era sempre lì, nello stesso posto della volta precedente], lo sfogliavo e non capivo quel delirio di immagini in bianco e nero e cosa c’entravano i pulotti con il generale custer, con i gatti parlanti, con moebius, con. forse ero troppo giovane, forse mancavo dell’esperienza con gli stupefacenti, forse ero solo troppo stupido. [non che poi, in seguito]. eppoi, anche lì, non ci avevo i soldi.
    invece il paz.
    il paz disegnava queste tavole che aveva pressappoco ventanni. a ventanni aveva un senso dell’inquadratura che nemmeno spielberg, un talento disordinato eppure così preciso, che veniva fuori d’improvviso, anche nei suoi disegni apparentemente più semplici.
    istinto per il disegno e istinto per la parola. per il neologismo.
    non me ne voglia raviola roberto, eterno amore mio. ma paz è stato il più grande di tutti.
    paz partì dal fumetto, ma andò molto oltre.
    persino in un delirio onirico come questo che, riletto a più di trenteani dalla pubblicazione, sembra appena partorito.
    ma dicevo degli adolescenti.
    possono sorprendere.
    ad esempio quando, dopo che un anno prima a uno di questi ci avevo scattato una fatacrafìa che avevo titolato come questo libro titola, l’uno di questi mi si presenta, di fronte a un finto albero, con una copia del libro che non avevo comperato quando avevo la sua età.
    anche se è una ristampa. anche se me lo porge non incartato [non li so fare, i pacchi]. anche se non ha scancellato il prezzo.
    e anche se, scorrendo le pagine di pentothal, l’uno di questi mi dice:
    non si capisce una parola.

    - letto mai w.s.burroughs?
    - no.
    - no? male!
    - no.

    ha scritto il 

Ordina per