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Le sventure della virtù

Di

Editore: Newton & Compton

3.5
(885)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 97 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8881831856 | Isbn-13: 9788881831852 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Claudio Rendina

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Il fantoccio della virtù non porta altro che alla forca o all'ospizio

    E se Victor Hugo avesse letto Donatien-Alphonse-François de Sade? E se i veri miserabili fossero quelli del marchese? E' stata una vera sorpresa questo romanzo. Conobbi il marchese una mattina di magg ...continua

    E se Victor Hugo avesse letto Donatien-Alphonse-François de Sade? E se i veri miserabili fossero quelli del marchese? E' stata una vera sorpresa questo romanzo. Conobbi il marchese una mattina di maggio, alla fine degli anni '80. Una mia compagna di scuola oscillando fra lo scandalizzato e il compiaciuto, sfoggiò un libro consunto che recava in copertina il nome DE SADE (in stampatello).
    -L'ho preso nella libreria di casa, ma cosa legge il mi' babbo?
    (in Toscana papà è refuso di papa).
    I brani che aveva selezionato per noi erano marcatamente pornografici e all'epoca la pornografia era ancora materia probità (*1). “Le sventure della virtù” non lo è mai, accarezza il tema, lo evoca ma evita qualsiasi parola che lo possa delineare. Il marchese cammina sul filo teso del linguaggio riuscendo a percorrere il romanzo da un capo all'altro senza cadere nello scurrile. Il vescovo Myriel, Jean Valjean? Ecco cosa li ha preceduti:
    ...Quel dio che tu ammetti è puro frutto d'ignoranza, da un lato, e di tirannia, da un altro; quando il più forte volle sottomettere il più debole, lo convinse che un dio santificava le catene con cui lui l'opprimeva, e questi abbrutito dalla sua miseria credette tutto quello che l'altro volle. Ogni religione, fatale conseguenza di questa prima favola, deve dunque essere disprezzata come quella, perché non ce n'è una che non abbia in sé l'emblema dell'impostura e della stupidità;
    E' uno spasso leggere le tirate del marchese a favore del vizio e a discapito della virtù, vi sono numerosi passi che giocano con il principio cristiano secondo cui il vizio porterebbe alla perdizione e la virtù alla salvezza eterna. Lo fanno grazie al senso comune secondo cui invece i probi si imbattono nelle spine, mentre i malvagi si accaparrano le rose. La protagonista racconta una sequenza di episodi in cui la carità religiosa si è trasformata nel peggiore degli aguzzini. Furto, incendio, omicidio, infanticidio, finisce implicata in tutti questi delitti, mentre si prodiga per il bene altrui. Con ostinazione continua a percorrere quella che ritiene la retta via, mentre le persone più malvagie che ha incontrato, anziché esser ostacolate dalla provvidenza come lei, sembrano esserne favorite. Il finale è un fulmine con il quale dio (o il caso, decida il lettore) chiude la diatriba fra vizio e virtù.

    A fine lettura, nella prefazione, ho recuperato una nota da cui ho evinto di aver letto la prima stesura dell'opera, concepita inizialmente come un racconto e successivamente trasformata in un romanzo assai più sessualmente esplicito dal titolo “Le sciagure della virtù”

    (*1)forse meglio “era materia più difficilmente accessibile”

    E-book N°96
    Le sventure della virtù (de Sade, Donatien-Alphonse-François)
    Febbraio 2015

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro che pochissimi hanno il coraggio di riconoscere.

    Un capolavoro: tra filosofia, ateismo, e riflessioni catastrofiche sulla vita e l'egoismo delll'essere umano.
    Una vittima innocente della società umana e della casualità del destino.
    Nessuna via d'usc ...continua

    Un capolavoro: tra filosofia, ateismo, e riflessioni catastrofiche sulla vita e l'egoismo delll'essere umano.
    Una vittima innocente della società umana e della casualità del destino.
    Nessuna via d'uscita in un mondo di tenebra, anche quando qualcosa all'orizzonte per una manciata di secondi ci fà sperare nell'ottimismo.

    ha scritto il 

  • 5

    curatissimo, tira fuori il nostro sadismo

    Il libro è scritto in uno stile eccezionale e curatissimo. Non si capisce mai se De Sade stia veramente elogiando la virtù o schernendola mostrando tutte le sfighe che accadono a Justine, sta di fatto ...continua

    Il libro è scritto in uno stile eccezionale e curatissimo. Non si capisce mai se De Sade stia veramente elogiando la virtù o schernendola mostrando tutte le sfighe che accadono a Justine, sta di fatto che lui le descrive in modo così avvincente e da esteta che ci rende partecipi e carnefici, quindi senza provocare nessuna simpatia per Justine, ma quasi godendo (sadicamente appunto) di ciò che le accade.
    Un cammeo in questa edizione la biografia di De Sade, che ha passato 30 anni in carcere pur di difendere la libertà di espressione. Gli va reso omaggio.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo è stato il mio primo De Sade, non sapevo cosa aspettarmi e ne sono rimasta piuttosto delusa.
    Non definirei questo libro un romanzo. Piuttosto direi che si tratta di un trattato di... mah... fil ...continua

    Questo è stato il mio primo De Sade, non sapevo cosa aspettarmi e ne sono rimasta piuttosto delusa.
    Non definirei questo libro un romanzo. Piuttosto direi che si tratta di un trattato di... mah... filosofia? Sociologia? Etica? Un po' di tutto ciò? Non saprei.
    Fatto sta che, nonostante qualche spunto di riflessione interessante, l'ho trovato molto pesante, soprattutto leggendo alcuni dei monologhi infiniti sul peccato e sulla virtù; confesso che in alcuni punti l'ho trovato anche piuttosto disturbante.
    Ed ho trovato insopportabile la protagonista.
    Non so se proverò altro di De Sade.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo il rivoltante (mi spiace, sarà riduttivo ma l’ho trovato così) “Le centoventi giornate di Sodoma”, ho deciso di riavvicinarmi al Marchese De Sade. Sono felice di averlo fatto: in “Justine” l’aspe ...continua

    Dopo il rivoltante (mi spiace, sarà riduttivo ma l’ho trovato così) “Le centoventi giornate di Sodoma”, ho deciso di riavvicinarmi al Marchese De Sade. Sono felice di averlo fatto: in “Justine” l’aspetto erotico è presente ma non totalizzante. Larga parte della narrazione consiste in riflessioni di natura filosofica sulla virtù e sul peccato (chiamiamolo così). Nel complesso, un classico molto interessante con numerosi spunti di riflessione, seppure evidentemente maturati in un'epoca lontana.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere assolutamente ( e da far leggere nei licei!)

    Nonostante la lunghezza ed il "peso" di questa seconda versione, lunga 360 pagine di alternanze fra monologhi e torture, non si può che rimanere sbalorditi da questo libro. Prima di tutto per la belle ...continua

    Nonostante la lunghezza ed il "peso" di questa seconda versione, lunga 360 pagine di alternanze fra monologhi e torture, non si può che rimanere sbalorditi da questo libro. Prima di tutto per la bellezza letteraria delle parole con le quali Sade descrive tutto ciò che può esservi di più crudele e violento. Si crea così un meraviglioso contrasto. Ma sopratutto per la critica sociale ( e filosofica) fortissima, alle religioni, alle culture, alla ricchezza, al contratto sociale, a tutto un sistema dell'ovvio e del giusto. Una critica geniale, sempre in bilico fra tesi rivoluzionarie e conservatrici, fra amore per l'anarchia e amore per la tirannia. Questa sua denuncia, costante nei suoi libri e motivo per il quale ha passato 40 anni della sua vita in carcere, ha attraversato i secoli (purtroppo) intatta. E' ancora attualissima, forse è più attuale oggi che non quando la scrisse. Ciò che per il benpensante ed il conformista non è altro che un manoscritto di perversioni, è di fatto un libro che contiene la grande verità del nostro mondo gridata con ironia al lettore. Troviamo nel sistema "perverso" di Sade le fondamenta di un mondo sempre più violento ma la cui violenza sembra oggi non apparire "sinceramente" che nella pornografia ( e ancora, non in tutta quanta). Questo libro ha il grande merito di risollevare il dibattito (oramai muto) sulla virtù, deriso dalla cultura non solo popolare ma persino da quelle letteraria (e filosofica?) odierna che così spesso si rifiuta ( se non in modo banale) di giudicare, di imporre una sua morale, di distinguere fra ciò che è giusto e ciò che viene fatto credere giusto, di parlare onestamente della virtù. Questo testo certo non è esente da possibili critiche, la prima fra tutte essendo sicuramente l'inconsistenza narrativa che di certo non s'addice a tutti coloro ( e sono tanti, troppi) che si aspettano da un libro che questo li distragga. Ma il suo valore è un valore che va ben oltre quello letterario: è storico, è filosofico, è antropologico, è tragico ed è "umano troppo umano". Da leggere dunque assolutamente, ma sopratutto da far leggere, un libro attualissimo, capace di porre grandi interrogativi, di colpire violentemente il lettore nella sua intimità e che per farlo non sfrutta la soluzione "solita" della storia d'amore.

    ha scritto il 

  • 2

    Alcuni alti e molti bassi

    Il marchese De Sade è uno di quegli autori che prima o poi nella vita un lettore deve affrontare , vuoi per la sua particolarità o per il carattere estremo dei suoi scritti.
    Pur riconoscendone dei mer ...continua

    Il marchese De Sade è uno di quegli autori che prima o poi nella vita un lettore deve affrontare , vuoi per la sua particolarità o per il carattere estremo dei suoi scritti.
    Pur riconoscendone dei meriti , come uno stile di scrittura scorrevole e ricco o un enorme dose di coraggio nello scrivere storie del genere nel 700 ,mettendo alla berlina le istituzioni che all'epoca dominavano , non sono riuscito ad apprezzare in pieno questo romanzo dello scrittore francese.

    Ho trovato la storia fin troppo pilotata da De Sade verso le proprie idee e abitudini , annullando qualsiasi forma di realismo e verosimiglianza e muovendo i fili di questa assurda vicenda come un burattinaio che però non riesce ad occultarsi totalmente dietro il sipario. Innumerevoli sono le svolte prevedibili del libro e impossibili alcune soluzioni , elementi che sinceramente hanno influito non poco sulla mia lettura.
    Tutte le sventure che capitano a Justine non sembrano mai naturali ma bensì imposte da un fato talmente avverso da sembrare artificioso e finto. Per quanto brutale ed eccessiva , ad un certo punto la storia diviene cosi improbabile da suscitare più che dolore ,empatia o disgusto solo distacco e indifferenza.

    La protagonista, la sfortunata Justine , continuerà a subire imperterrita le più violente sevizie senza imparare mai la lezione o provare un abbozzo di ribellione. Le sue convinzioni,nonostante i buoni propositi, sfiorano il fanatismo e malgrado le varie prove affrontate , il suo modo di approcciarsi agli altri non cambierà nemmeno dopo l'ennesima tortura. Più si va avanti nella lettura più la grossolana caratterizzazione di Justine viene fuori e una volta chiuso il romanzo di questa donna non rimane altro che carne da macello.

    De Sade riversa tutto se stesso nella sua opera, e questo si sapeva e di per se non è nemmeno un problema particolarmente insormontabile; purtroppo è come l'autore decide di riversare questi suoi pensieri ad essere totalmente sbagliato a mio parere.

    Per quanto riguarda l'aspetto estremo/erotico di "Justine,ovvero.." siamo su livelli non adatti a tutti. Il volume è composto da una serie,crescente, di mostruosità come: stupri,sevizie,torture,sesso deviato,perversioni,pedofilia,orge,schiavitù,segregazioni e feticismo.
    Mi sembra ovvio che non tutti hanno lo stomaco per sopportare determinati argomenti in una dose cosi massiccia , ma posso dire che,una volta capita la ridondanza della vicenda e la sua ripetitività, l'ennesimo delitto ,l'ennesima violenza carnale o l'ennesimo rapimento ci toccheranno solo da lontano , scadendo via nel grottesco più puro.

    In definitiva "Justine,ovvero le.." non è un'opera da buttare totalmente ma a mio modo di vedere è fin troppo finta e surreale. Comunque è uno di quei libri che da persona a persona possono essere odiati o amati,e per questo ne consiglio lo stesso la lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Justine, la donna che non imparava mai.

    Nella lotta tra il bene assoluto, che non vuole sentir ragioni, e l'assoluto desiderio, altrettanto irragionevole, sento che il primo è ottuso e il secondo non ...continua

    Justine, la donna che non imparava mai.

    Nella lotta tra il bene assoluto, che non vuole sentir ragioni, e l'assoluto desiderio, altrettanto irragionevole, sento che il primo è ottuso e il secondo non può vivere senza giustificarsi (in modo quasi sempre impeccabile) ad ogni piè sospinto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un mondo nelle mani del vizio dove la virtù non è altro che il nulla. De Sade ci mostra attraverso un susseguirsi di avvenimenti e con il suo stile inconfondibile, come la povera paladina della virtù ...continua

    Un mondo nelle mani del vizio dove la virtù non è altro che il nulla. De Sade ci mostra attraverso un susseguirsi di avvenimenti e con il suo stile inconfondibile, come la povera paladina della virtù Justine, sia succube e giocattolo del vizio. Di certo "il divin marchese" non era un santo, ma proviamo a proiettare la sua scrittura dai giorni nostri all'epoca in cui è stato scritto. Il testo è rivoluzionario, sadico, crudo, sconvolgente.. ma comunque è un bel pugno allo stomaco per l'epoca. Credo che per comprendere completamente quest'opera ci sia bisogno di un pizzico di predisposizione e di una mente estremamente aperta. Non me ne vogliano i moralisti, ma per me è un vero e proprio capolavoro!

    ha scritto il 

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