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Le tombe di Atuan

La saga di Terramare

Di

Editore: Mondadori

3.8
(189)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804574658 | Isbn-13: 9788804574651 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel mondo incantato di Terramare, fatto di isole, arcipelaghi e sconfinate distese d'acqua, il giovane Mago Ged prosegue il lungo e avventuroso viaggio che gli ha permesso di conquistare poteri sempre maggiori e di lottare vittoriosamente contro l'Ombra.
Il compito che ora lo aspetta è la conquista dell'anello spezzato di Erreth-Akbe, nel lontano deserto di Atuan. Ed è là che incontra Tenar, una ragazza strappata alla famiglia quando era ancora bambina, per essere consacrata sacerdotessa delle Forze della Terra e custodire le Tombe che celano l'anello, finché Ged non decide di portarla via dall'oscuro labirinto in cui è reclusa. Sarà la luce della magia a liberare Tenar dalle tenebre...
Il secondo episodio di una saga che resta una delle pietre miliari del genere fantasy.
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  • 4

    Le isole dell’arcipelago più a est di Earthsea forma il bellicoso impero di Kargad, governato da un re-dio e dove la magia viene considerata un’arte malvagia. L’isola di Atuan è il centro spirituale dell’impero, luogo dove sorgono i templi dedicati al re-dio e dove regnano le sacerdotesse dell’im ...continua

    Le isole dell’arcipelago più a est di Earthsea forma il bellicoso impero di Kargad, governato da un re-dio e dove la magia viene considerata un’arte malvagia. L’isola di Atuan è il centro spirituale dell’impero, luogo dove sorgono i templi dedicati al re-dio e dove regnano le sacerdotesse dell’imperatore. Ma la più importante tra tutte le sacerdotesse non serve il re-dio, è la Prima Sacerdotessa dei Senza Nome, le antiche divinità dell’oscurità, della morte e della distruzione, uno degli antichi poteri che esistono dall’alba dei tempi, ancora prima della creazione di Earthsea. Nonostante le potenze servite, al culto dei Senza Nome viene data ormai ben poca importanza e i rituali sono una pura formalità, ma la sua sacerdotessa, che si reincarna di volta in volta in una nuova bambina, continua a detenere il potere sull’isola.
    In questo ciclo la bambina prescelta è Tenar, che tramite il rito di iniziazione diventerà Arha, “la divorata”. Arha passerà tutta la sua vita sull’isola, imparando i riti del culto e soprattutto memorizzando la mappa della cripta delle Tombe dei Senza Nome e del labirinto sottostante, che si snoda per chilometri e chilometri e, secondo la legge dei Senza Nome, non può essere rischiarato da nessuna luce. Gli anni passano identici e monotoni, finché durante uno dei suoi pellegrinaggi esplorativi nel labirinto, Arha scorge una luce dove la luce è proibita: c’è un intruso.
    Lo sconosciuto, intrappolato da Arha nel labirinto è Ged/Sparviero, recatosi sull’isola per cercare un antico manufatto. La sacerdotessa incuriosita da questa novità dopo anni di monotonia decide di lasciare in vita il mago, a cui pian piano si avvicinerà e scoprirà cosa c’è oltre la coltre di oscurità che da sempre ha ammantato la sua vita.

    Seppur la trama non sia originalissima o epica, seppur non ci siano grandi battaglie o grandi eroi, questo romanzo breve (sono circa 170 pagine) è magnetico come pochi.
    Due sono i maggiori pregi di quest’opera, i poli positivo e negativo che in un modo o nell’altro attraggono il lettore: prima di tutto l’abilità Lascio in sospeso il finale, per quanto scontato, poichè la trama non è il punto principale di quest’opera. Come nel libro precedente infatti troviamo molti valori tra le pagine di questo volume:
    - L’individualità persa a favore della collettività, cioè il sacrificio imposto ad una bambina di abbandonare la sua famiglia e vivere in solitudine in un posto sconosciuto, costretta a riti verso potenze a lei sconosciute e costretta a vivere nell’oscurità.
    - La misericordia nell’aiutare qualcuno, scoprendo così di aiutare anche se stessi.
    - L’importanza della libertà, sia fisica che di pensiero: Arha è libera di fare qualsiasi cosa voglia, ma è sempre intrappolata dai riti e dai doveri che le sono stati imposti... si può essere liberi e nello stesso tempo schiavi? Essere potenti e nello stesso tempo impotenti? Vale la pena gettare la propria vita, cullata e protetta dalle tenebre, e tutto quello che siamo stati fin’ora per rinascere liberi?
    Ottima come nel libro precedente la scrittura della Le Guin, sempre capace di incantare, ma in minore misura rispetto al libro precedente forse a causa dell’ambientazione buia.
    Peccato che il libro parta molto lentamente e fino all’arrivo di Sparviero ha uno strato di monotonia che, se da un lato ci fa capire meglio la vita di Arha, dall’altro rende un po’ più difficile la lettura.

    Voto 4/5

    ha scritto il 

  • 4

    Cominciamo a ragionare

    E siamo al secondo capitolo della saga di Earthsea, o Terramare che dir si voglia. Non male, devo ammetterlo. Lo stile della Le Guin non sempre mi è congeniale, Earthsea non sarà mai la mia saga fantasy preferita, ma devo dire che nel cosmo delineato dalla scrittrice c'è un profondo fascino a cui ...continua

    E siamo al secondo capitolo della saga di Earthsea, o Terramare che dir si voglia. Non male, devo ammetterlo. Lo stile della Le Guin non sempre mi è congeniale, Earthsea non sarà mai la mia saga fantasy preferita, ma devo dire che nel cosmo delineato dalla scrittrice c'è un profondo fascino a cui non sono rimasto indifferente. Ursula ha abbandonato lo stile per ragazzi del primo capitolo e ci proietta in una realtà più matura e tenebrosa, quella appunto delle Tombe di Atuan. Sono rimasto sostanzialmente soddisfatto, anche se pure qui ci si perde ancora troppo in qualche descrizione superflua. Nulla che impedisca di godersi la lettura, però.

    ha scritto il 

  • 3

    Niente da fare, non riesco ad entrare in sintonia con la Le Guin.
    Bella la storia, bello il significato e il concetto di libertà, ma ha un ritmo troppo lento e monotono. Mi annoia.

    ha scritto il 

  • 2

    Carino ma veramente un fantasy da bambini! Speravo in qualcosa di più "maturo"...e invece abbiamo il classico eroe e la classica quest con tanto di fanciulla "da salvare"...carino ma preferisco altro.

    ha scritto il 

  • 0

    Il Ciclo di Terramare è meno ambizioso del ciclo degli Hainiti, ma conserva la profondità, l'intelligenza, l'aspra dolcezza e l'umanità che Ursula Le Guin sa infondere nelle sue storie.
    Il ritratto di Penthe e l'avvicinamento di Arha/Tenar e Ged sono perle narrative di rara raffinatezza.

    ...continua

    Il Ciclo di Terramare è meno ambizioso del ciclo degli Hainiti, ma conserva la profondità, l'intelligenza, l'aspra dolcezza e l'umanità che Ursula Le Guin sa infondere nelle sue storie.
    Il ritratto di Penthe e l'avvicinamento di Arha/Tenar e Ged sono perle narrative di rara raffinatezza.

    La libertà è un carico pesante, un grande e strano fardello che lo spirito deve sostenere. Non è facile. Non si tratta di un dono ricevuto, ma di una scelta fatta consapevolmente, e la scelta può essere molto difficile. La strada corre in salita verso la luce, ma l’oppresso viaggiatore potrebbe non raggiungerla mai p. 202

    ha scritto il 

  • 4

    il volto femminile delle ombre

    senza apparente relazione con il libro precedente, la le guin evoca un culto crudele tutto al femminile, volto ai signori delle tenebre padroni di quell'ombra che abbiamo imparato a conoscere con il mago di gont;
    un culto implacabile, che si nutre sia della morte che della vita degli umani ...continua

    senza apparente relazione con il libro precedente, la le guin evoca un culto crudele tutto al femminile, volto ai signori delle tenebre padroni di quell'ombra che abbiamo imparato a conoscere con il mago di gont;
    un culto implacabile, che si nutre sia della morte che della vita degli umani e di cui ogni gesto, ogni fruscio di veste, ogni sillaba sussurrata,ogni pietra ed ogni sospiro è ben chiaro nella mente dell'autrice che mette a frutto tutte le sue capacità descrittive e psicologiche per trasportare il lettore, con la magia delle parole e della mente, in un luogo spietato e opprimente come una bara eppure avvincente;
    fluidi scivolano emozioni pensieri,dubbi paure e sensazioni dei personaggi chiave nell'intimo del lettore che oscilla dall'uno all'altro senza scarti e senza dolore;
    con una abilità tutta personale la le guin crea un mondo parallelo fantastico e verosimile nel quale ciascun particolare è connesso con un tutto logico in uno schema fluido dove nulla è dimenticato o affidato al caso

    QF

    ha scritto il 

  • 4

    Voglio passeggiare anch'io per valli e foreste, in mezzo ai ruscelli, con Ogion il Taciturno alla ricerca di gentilezza e silenzio.
    Sono stanca di questo posto in cui tutti camminano con passo pesante, hanno pensieri pesanti, sono potenti e soffocanti. E non mi importa se era il posto che v ...continua

    Voglio passeggiare anch'io per valli e foreste, in mezzo ai ruscelli, con Ogion il Taciturno alla ricerca di gentilezza e silenzio.
    Sono stanca di questo posto in cui tutti camminano con passo pesante, hanno pensieri pesanti, sono potenti e soffocanti. E non mi importa se era il posto che volevo, quello che ho sempre sognato, quello per cui ho ringraziato il cielo per avermelo dato.
    (e non sono una pazza-piagnucolosa-che-piange-anche-sui-fantasy, sono solo stanca e sfinita)

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, malinconico e poetico. Bella l'idea di cambiare il punto di vista e trasformare Ged in comprimario. Bello il personaggio di Tenar. Straziante il senso di solitudine che pervade entrambi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tenar tra i labirintici ipogei di Atuan, alla riscoperta di sé (di Adriano Bernasconi e Franco Manni)

    In questo secondo volume della saga la storia viene narrata attraverso gli occhi di una bambina delle terre di Kargad, un popolo bellicoso che vive a nord-est dell’Arcipelago, è estraneo ai suoi commerci e nelle cui terre la magia non è ben accetta. Tale bambina, il cui vero nome è Tenar, è stata ...continua

    In questo secondo volume della saga la storia viene narrata attraverso gli occhi di una bambina delle terre di Kargad, un popolo bellicoso che vive a nord-est dell’Arcipelago, è estraneo ai suoi commerci e nelle cui terre la magia non è ben accetta. Tale bambina, il cui vero nome è Tenar, è stata sequestrata ai genitori per divenire la sacerdotessa del lugubre culto delle Tombe di Atuan, l’antico credo religioso per i Senza Nome. Verso tale culto, ai tempi della narrazione, si dà ormai un rispetto poco più che formale, ma esso basta per rovinare la vita di Tenar: ella, perduto il proprio vero nome e chiamata Arha ovvero “divorata” – proprio come tutte le sacerdotesse che l’hanno preceduta e di cui lei dovrebbe essere una mera reincarnazione – viene reclusa negli edifici annessi alle Tombe a officiare riti vuoti e talvolta sanguinari. La giovinezza di Tenar è un continuo contrasto tra le sue spensierate avventure infantili e gli oscuri e solenni rituali che è costretta a celebrare. Arha è circondata da altre sacerdotesse e da eunuchi che sono sì suoi servitori, ma al contempo sono i carcerieri che la tengono legata al culto dei Senza Nome.

    Gradualmente Arha pare accettare il suo solitario ed anonimo ruolo ed inizia ad esplorare il suo piccolo mondo: in quanto sacerdotessa ha il privilegio di potersi muovere per le labirintiche Tombe di Atuan, un complicato e vasto ipogeo che si estende per molti chilometri nel sottosuolo. Nel buio totale – dovuto al rispetto verso i Senza Nome che certo non apprezzano la luce – Arha si aggira per gallerie, stanze, scale e cripte, esplorando col tatto quei luoghi ed imparandone i percorsi: una svolta a destra, poi tre a sinistra, e così via. Le Tombe, con i loro malevoli spiriti dei Senza Nome e con il loro macabro rituale (spedirci i prigionieri in modo che possano morire in una lenta agonia), con i loro vecchi e polverosi tesori di altre e più antiche ere, non riescono però a dare un senso alla vita di Arha, vita monotona e priva di affetti e di scopi. Inoltre Arha è minacciata da una sacerdotessa sua sottoposta, l’invidiosa Kossil, scettica verso il culto cui formalmente si prostra e segretamente seguace del Re-Dio di Awabath, titolo pomposo dato all’attuale tiranno di quel territorio che voleva dismettere l’antiquato credo delle Tombe. Messa in pericolo dalle macchinazioni politiche di Kossil, Arha trova rifugio nelle Tombe e si sente libera unicamente nell’enorme labirinto sotterraneo.

    La monotona vita di Arha continua così fino a quando un giovane mago giunge alle Tombe come un ladro e grazie alla sua magia vi penetra: si tratta di Ged/Sparviero, il protagonista del primo libro, giunto fin lì per una missione segreta. Una volta entrato nelle Tombe la porta si richiude alle sue spalle e lui rimane intrappolato negli ipogei a morire di sete. Inizialmente la sacerdotessa è diffidente e spaventata da Ged/Sparviero: egli è un intruso, un nemico del popolo di Kargad, un infedele senz’anima, nonché un mago, dunque pericoloso per definizione; ella lo dovrebbe/vorrebbe uccidere per aver profanato i domini dei Senza Nome. Tuttavia Ged è anche uno sconosciuto, un elemento di novità, ed è dotato di Potere, un potere vero e tangibile; inoltre è un uomo “vero”, il primo che lei abbia visto in vita sua. Arha dunque lo imprigiona, ma non lo lascia morire. Segretamente lo ammira e finisce per sentirsi attratta da lui e a lui legata: forse intravede in Ged una possibilità di svolta per sé stessa, per la sua noiosa ed insensata vita. Questo nuovo desiderio cresce in lei a tal punto che inizierà a mentire alle proprie sacerdotesse pur di mantenere in vita Ged e poter conversare con lui.

    Col procedere dei giorni, Arha inizia a fidarsi di Ged/Sparviero ed un giorno il mago le rivela che cosa siano le Tombe ed i Senza Nome:

    «Pensi davvero che siano morti? Non è così, loro non muoiono, sono tenebrosi ed immortali e odiano la luce, la breve ma fulgida luce della nostra mortalità... sono immortali ma non sono dei... non lo sono mai stati, non meritano la devozione di nessuna anima umana... non hanno nulla da dare, non hanno il potere di creare, il loro potere consiste nell'ottenebrare e nel distruggere... non possono lasciare questo luogo, loro sono questo luogo... non bisognerebbe né rinnegarli né dimenticarli, ma non si dovrebbe neanche adorarli... la terra è bellissima e luminosa ma non è tutto, è anche terribile e crudele... il coniglio grida morendo nei prati verdi, ci sono squali nei mari...e dove gli uomini venerano queste cose là scaturisce il male... si creano nel mondo dei luoghi dove si addensa la tenebra, consegnati a coloro che chiamiamo i Senza Nome, le potenze della tenebra e della follia... Kossil ti ha detto che i Senza Nome sono morti...solo un'anima perduta alla verità può crederlo... loro esistono…».

    Ged le spiega anche che cosa sta cercando come un ladro in quegli ipogei: la seconda metà dell’Anello di di Erreth-Akbe, antico manufatto posseduto dal leggendario re-mago Inthain e che molto tempo prima era stato spezzato in due metà. La prima metà dell’Anello era stata trovata da Ged in una piccola isola sperduta, abitata soltanto da due vecchietti, fratello e sorella, abbandonati colà sin da bambini, a causa di un intrigo dinastico. La seconda metà si trova in una delle camere delle Tombe. Sull’Anello è impresso il simbolo della Pace ed è dall’epoca della sua frattura e dello smarrimento delle sue due metà – secoli prima – che nessun Re siede sul trono di Havnor (la principale isola dell’Arcipelago di Earthsea). Nell’Arcipelago si erano susseguiti soltanto principi e tiranni e guerre continue tra le isole. Ged, nella sua Cerca, spera di ricongiungere le due metà e mettere fine a questa situazione d’instabilità.

    Ged/Sparviero rivela ad Arha il suo vero nome, quello che possedeva prima del sequestro rituale: Tenar. Da quel momento in poi per la sacerdotessa non c’è più pace: ella è più Arha o più Tenar? I ricordi assopiti della sua vita precedente prendono il sopravvento e le parole di Ged/Sparviero s’insinuano nei suoi dubbi verso il culto che dovrebbe officiare. Alla fine prende una decisione: « – Io sono Tenar – disse lei, ma non a voce altra; e tremava di freddo e di terrore e di esultanza, là sotto il cielo spalancato, inondato dal sole – Ho riavuto il mio nome. Io sono Tenar! – »

    Inseguiti da Kossil, che ormai ha scoperto il tradimento della giovane sacerdotessa, e dalle guardie delle Tombe, Ged e Tenar si addentrano nelle profondità del labirinto fino alle sale dei Senza Nome e ricongiungono le due metà dell’Anello. Ged riesce a convincere Tenar a lasciare le Tombe e la sua vita fasulla e forzosa, soprattutto mostrando di avere fiducia in lei, nelle sue parti ancora vitali ed aperte al futuro. Infine i due riescono a fuggire dal potere dei Senza Nome riunendo le proprie forze e le Tombe di Atuan, private del loro potere, collassano ed implodono su sé stesse, seppellendo i loro inseguitori.

    Tema centrale di questo secondo romanzo di Earthsea pare essere quello della vita dell’individuo sacrificata da forze collettive, da fanatismo e pregiudizi (un culto vecchio e a cui nessuno crede più, che continua ciò nonostante a mietere vittime e a rovinare le vite delle bambine “divorate”). Viceversa, l’altro tema centrale pare essere quello della misericordia:

    «Sono venuto qui come un ladro, un nemico, armato contro di te» dice Ged a Tenar «E tu hai avuto misericordia, e ti sei fidata di me. E io mi sono fidato di te fin dalla prima volta che ho scorto il tuo volto, per un momento, nelle grotte sotto le tombe, bellissimo nell’oscurità».

    Una misericordia che non salva solo il salvato (Ged) ma anche il salvatore (Tenar).

    Diversi echi si possono rintracciare ne Le tombe di Atuan. Quelli tolkeniani: c’è un Anello di potere in questa storia, quello di Erreth-Akbe; ci sono sotterranei simili a quelli di Moria ed uno stregone che, come Gandalf, contrasta magie e sfonda porte di pietra col proprio bastone e racconta antiche storie del passato e dà insegnamenti morali. Un altro eco rintracciabile è quello dello scrittore dell’orrore Lovecraft: proprio come nelle sue storie abbiamo a che fare con luoghi oscuri e labirintici, abitati da forze antiche ed innominabili in grado di far smarrire il senno a chiunque tenti di contrastarle; ed abbiamo anche folli e perduti rituali di venerazione per queste forze ancestrali. Infine è abbastanza evidente il parallelismo tra i labirintici ipogei delle Tombe di Atuan e la tipica struttura dei dungeon che ha reso famosi i giochi di ruolo come Dungeons & Dragons.

    ha scritto il