Le tre stimmate di Palmer Eldritch

Di

Editore: Fanucci (Collezione ventesima)

4.3
(1517)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Giapponese , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8834716868 | Isbn-13: 9788834716861 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Umberto Rossi ; Curatore: Carlo Pagetti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Scritto nel 1964 e pubblicato nel 1965 dalla newyorkese Doubleday, Le tre stimmate di Palmer Eldritch è stato osannato come un grande romanzo psichedelico, una navigazione allucinata in un mondo surreale creato dalla droga e dominato dall’inquietante figura di un mostruoso imprenditore-spacciatore, non del tutto umano e forse strumento di un’oscura divinità. Ma dietro la storia di una delle più originali invasioni aliene mai raccontate, si nascondono diversi livelli di lettura, dove la provocatoria meditazione teologica si intreccia con la denuncia politica e sociale. Palmer Eldritch, produttore e spacciatore del Chew-Z, è forse un abominevole Cristo negativo, forse personificazione di una Tecnica che tutto vede, afferra e mastica; ma forse è solo una povera vittima, un uomo qualunque... Droghe illegali, stimmate divine, tesi gnostiche, Barbie Dolls: Le tre stimmate di Palmer Eldritch è tutto questo, oltre a essere una grandiosa storia di invasione della Terra.
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  • 4

    A parer mio siamo davvero vicini al cyberpunk, il personaggio principale infatti è una sorta di cyborg con occhi artificiali e denti inox 18/10 come le pentole. Il romanzo è entusiasmante, non c'è un ...continua

    A parer mio siamo davvero vicini al cyberpunk, il personaggio principale infatti è una sorta di cyborg con occhi artificiali e denti inox 18/10 come le pentole. Il romanzo è entusiasmante, non c'è un attimo di tregua, allucinato e per certi versi allucinante. La creatività di P.K.Dick è impressionante. Lettura favolosa.

    ha scritto il 

  • 0

    Rilettura

    Ho riletto questo libro dopo più di trent'anni dalla prima volta.... E ci ho capito molto meno. E quando penso che Dick è morto molto giovane penso a cosa ci avrebbe ancora potuto dare....

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni volta che lo rileggo, è una nuova avventura misterica : è un fumetto, è ironico e tragico, l'opera di un drogato consapevole, il giudizio sul mondo, una revisione illuminata di San Paolo, un mond ...continua

    Ogni volta che lo rileggo, è una nuova avventura misterica : è un fumetto, è ironico e tragico, l'opera di un drogato consapevole, il giudizio sul mondo, una revisione illuminata di San Paolo, un mondo in cui le Barby e il Dio Transustanziato vanno a braccetto : una meraviglia.

    ha scritto il 

  • 0

    e chi vuole essere libero? In effetti vogliamo proprio il contrario.
    Dio promette la vita eterna. Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio.
    Dài, proietta una frazione della tua essenza; p ...continua

    e chi vuole essere libero? In effetti vogliamo proprio il contrario.
    Dio promette la vita eterna. Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio.
    Dài, proietta una frazione della tua essenza; prenderà una forma materiale tutta sua. E tu fornirai il logos. Te lo ricordi?
    Perché ogni universo costruito dev’essere per forza carino?
    Non è meglio una realtà miserabile dell’illusione più interessante?
    «Non la grande bugia, ma la grande verità.» Qual è peggio?
    Ma ciò che manca qui è il modo di riscattarci.

    Quando penso di aver letto “il romanzo più complesso” di Dick ne scopro uno che mi obbliga a rivedere le mie categorie. Ammesso poi che questo criterio di classificazione sia giusto, per un autore che di per sé rappresenta complessità, Le tre stimmate di Palmer Eldritch è davvero un romanzo difficile: da definire, da conchiudere, da terminare visto che, complice un po’ di memoria o l’ottima postfazione, dopo l’ultima parola si può tornare all’esergo iniziale.
    E ricominciare la lettura per cercare di trovare una chiave che, probabilmente, Dick non ha lasciato.

    Il materiale è quello classico ma, come al solito, elaborato per produrre una storia sempre nuova – in Dick ci sono rimandi e assonanze, mai riciclo.
    Le droghe, realtà e illusione, la colonizzazione coatta dei Marte, la lotta tra monopoli industriali, un governo delle Nazioni Unite alquanto inefficiente.
    Ma in tutto questo si inserisce una riflessione che non ho trovato nei romanzi letti finora, profonda fino alla disperazione, sulla religione e sulla morte.
    Il protagonista è un alter ego di Dick, ormai il soggetto ho cominciato a conoscerlo: pieno di sensi di colpa, disastroso nei suoi rapporti affettivi e, soprattutto, fragile.

    Un uomo fragile alle prese con un mondo in cui agiscono forze nettamente più grandi di lui, ed è la sua stessa fragilità a impedirgli di interpretare correttamente a agire.
    Del resto, che cosa gli viene offerto? Una missione di colonizzatore che assomiglia più a un invio in guerra.
    Ma, più di tutto, un surrogato di religione realizzato con le droghe distribuite dal potere economico.
    Niente di nuovo, no? Eppure così difficile da mettere nero su bianco.
    L’abbandono di formule del passato, ritenute obsolete e logorate, e inadeguate a un mondo che dovrebbe soddisfare tutto con un sano materialismo.
    Per poi finire a costruirsi dei simulacri di religioni tradizionali, quando nasce l’urgenza di andare oltre, fuggire da una vita ormai priva di senso: da una religione costruttiva, capace di dare fondamento alla vita, un’imitazione per la pura evasione.

    Tanto inconsistente, e lo si vede quando deve avere a che fare con un problema metafisico, Palmer Eldritch, e si ritrova priva di categorie, del linguaggio per poter spiegare.
    Dio, un dio, un simulacro di dio, una pessima parodia di dio… diventa impossibile discernere; e anche gli universi costruiti a propria immagine e somiglianza, come in “Occhio del cielo” non sono per definizione perfetti, l’uomo non può più di tanto e li modella buttandoci dentro i propri limiti e difetti.
    Che finisce per girare sugli altri, costringendoli a vivere nel proprio universo, che si tratti di malattia mentale come in “Noi Marziani” o di droghe come in “Scorrete lacrime, disse il poliziotto”.
    Così Palmer Eldritch, più che una sorta di dio, mi pare piuttosto un uomo all’ennesima potenza, che prova e riprova a plasmare il mondo, a dilagare, trascinando gli altri nel mondo che vorrebbe.

    Perché poi la questione è sempre la solita, se l’uomo non ha un sistema di limiti, non è detto che sia capace di porseli da solo. Anzi, è molto probabile che non lo sia.

    ha scritto il 

  • 5

    Ehi...qui si vende la vita eterna!

    Da quando ho deciso di dedicarmi alla lettura del genere fantascientifico, poco tempo fa, questo è il secondo romanzo che leggo di Philip K. Dick dopo il mirabolante “Ubik”; la presente opera, a simil ...continua

    Da quando ho deciso di dedicarmi alla lettura del genere fantascientifico, poco tempo fa, questo è il secondo romanzo che leggo di Philip K. Dick dopo il mirabolante “Ubik”; la presente opera, a similitudine di “Ubik” la considero di livello straordinario.
    In un mondo futuro non meglio definito la Terra ha colonizzato diversi pianeti e satelliti del sistema solare; in particolare Marte è preponderante come numero di coloni inviati, in maniera coatta, da un’istituzione mondiale riconosciuta globalmente che ha dei propri criteri finalizzati all’organizzazione, in varie sfaccettature, della vita e del destino della popolazione. Nel frattempo esistono due grosse società con a capo personaggi senza scrupoli il cui cinismo è magistrale, che, all’ombra di una certa facciata, producono delle particolari droghe psichedeliche tali da cambiare, anche se in maniera illusoria, la percezione della realtà per chi ne fa uso.
    La trama è complessa giacché è sempre messa in dubbio su cosa sia veramente la realtà e cosa è illusione; gli effetti di un certo stupefacente, denominato Chew –Z, hanno la capacità di alterare completamente il mondo immanente procurando alla persona una illusoria (o forse no?) traslazione in altri infiniti universi e trasformazione in qualsivoglia elemento della natura animata o meno; è possibile inoltre viaggiare nel tempo e cambiare certe circostanze passate e/o modificare situazioni nel futuro. La mente ha una reazione quasi irreversibile tale che non può più distinguere il reale dall’illusorio; essa vaga in ampi e sperduti territori artificiali senza alcun punto di riferimento, dove si può incontrare se stesso e parlare con il proprio sosia o rappresentazione umana.
    Dopo aver assunto tali sostanze, oltre alla forte dipendenza psichica, si subisce una devastante alterazione mentale per cui si ha la netta sensazione di non poter tornare indietro e vivere (qualora possibile chiamarla vita come da noi intesa) in maniera atemporale dove il trascorrere dei millenni è aleatorio, in spazi immensi e sconosciuti, immergendosi in situazioni di totale allucinazione e delirio.
    Ma è veramente illusione? Che cosa distingue la realtà dalla pura immaginazione? La vita è limitata oppure è un continuo rinascere in un corpo da noi scelto sia esso una persona, un animale o un sasso in riva a un oceano?
    Scienza, tecnologia, religione, filosofia e occulto convergono e si fondono in una sfera che gira su se stessa in modo vorticoso e dalla quale non si ha razionalità per valutarne le risultanze.

    ha scritto il 

  • 5

    Che dire...la PERFEZIONE!
    Riesce a coniugare le profonde riflessioni filosofiche su temi quali la relazione tra realtà e allucinazione, tra esperienza mistica e psichedelica con una trama perfettament ...continua

    Che dire...la PERFEZIONE!
    Riesce a coniugare le profonde riflessioni filosofiche su temi quali la relazione tra realtà e allucinazione, tra esperienza mistica e psichedelica con una trama perfettamente congegnata, ricca di trovate geniali (i plastici di Perky Pat su tutte). Il senso di smarrimento e la completa perdita di fiducia nella validità delle proprie percezioni raggiunge il massimo in quest’opera, culminando nella moltiplicazione infinita di Palmer Eldritch.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere Dick è come drogarsi, come assumere Can-D o Chew-Z, ti trascina nel suo universo e poi ti lascia qui tramortito.
    In questo romanzo mi sembra in stato di grazia: ritorna sul tema della divinità ...continua

    Leggere Dick è come drogarsi, come assumere Can-D o Chew-Z, ti trascina nel suo universo e poi ti lascia qui tramortito.
    In questo romanzo mi sembra in stato di grazia: ritorna sul tema della divinità, che sicuramente lo ossessionava, ma al contrario della trilogia di Valis, lo fa in maniera narrativamente molto più compiuta (anche se nulla si può mai dire compiuto in Dick e anche se in Valis c'è molta più disquisizione propriamente filosofica).
    La trama è piuttosto articolta, non sai mai dove ti porterà poco dopo, ma seguire Dick, abbandonarsi a lui, anche se al suo pessimismo, è sempre una esperienza molto forte - perturbante forse ma assolutamente arricchente.

    ha scritto il 

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