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Le vergini suicide

By Jeffrey Eugenides, Cristina Stella (Translator)

(2063)

| Paperback | 9788804459934

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Book Description

Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fiContinue

Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un'aura di mistero che la tragica fine comune - si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno - ha fissato per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l'irruzione di un fremito ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell'America suburbana degli anni Settanta. Il libro segna l'esordio folgorante di uno scrittore poco più che trentenne, ma già padrone di uno stile e di un universo letterario affatto personali.

Critics

  • Le vergini suicide

    La trama e le recensioni di Le vergini suicide, romanzo di Jeffrey Eugenides edito da Mondadori. Un narratore "collettivo", voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent'anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito ... (read full critics)

    Qlibri published on Tue, 11 Oct 2011

20 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Iniziato in treno pensavo fosse per questo che mi distraevo con facilità, ma anche in una situazione più favorevole mi sono accorta che non andavo oltre la mezza pagina senza perdermi.. ho davvero faticato a finirlo.
    Dover rileggere la stessa frase per capirne il senso, e scoprirla in realtà vuota d ... (continue)

    Iniziato in treno pensavo fosse per questo che mi distraevo con facilità, ma anche in una situazione più favorevole mi sono accorta che non andavo oltre la mezza pagina senza perdermi.. ho davvero faticato a finirlo.
    Dover rileggere la stessa frase per capirne il senso, e scoprirla in realtà vuota di significato.. c’è qualcosa non va, in me o in Eugenides, a scelta.
    Eppure la storia non è così malvagia.. mi viene da pensare che il film potrebbe essere migliore del libro (io non l’ho visto)

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    Orne said on Dec 11, 2011 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Uno dei pochi casi in cui il libro è peggio del film

    Premetto che, come mi è capitato soventemente con molte altre letture, avevo deciso di acquistare e leggere "Le vergini suicide" dopo aver visto il film che avevo apprezzato.
    Mi aspettavo, visto il paragone che si fa in genere tra libro e trasposizione cinematografica, di leggere un bel libro, che a ... (continue)

    Premetto che, come mi è capitato soventemente con molte altre letture, avevo deciso di acquistare e leggere "Le vergini suicide" dopo aver visto il film che avevo apprezzato.
    Mi aspettavo, visto il paragone che si fa in genere tra libro e trasposizione cinematografica, di leggere un bel libro, che aggiungesse particolari che al film mancavano, che potesse rendere più chiara l'intera storia.
    Ed invece... Una grandissima delusione.
    L'ho trovato noioso, a tratti pesante e persino ossessivo.

    Narrato in prima persona da un gruppo di (ormai ex) ragazzini che durante la loro adolescenza avevano conosciuto da vicino queste sorelle suicide, le Lisbon erano considerate da loro alla stregua di dee da idolatrare, di cui raccogliere e conservare gelosamente qualsiasi oggetto, foto, referto medico (addirittura!) da analizzare. I giovani arrivano persino, a distanza di anni, a raccogliere testimonianze da tutti coloro che hanno gravitato attorno alle esistenze di queste ragazze per avere un quadro della situazione che le portò ad uccidersi.
    Il tutto fatto con una sorta di ossessività che non trova pace, perché non si viene a capo di nulla nemmeno alla fine del libro: chi può spiegare i reali motivi del gesto delle cinque sorelle?
    Ognuno può fare le considerazioni che trova più appropriate in proposito, ma alla fine dei conti la storia non spiega niente, anzi... Io l'ho trovata anche piuttosto vuota, non mi ha trasmesso assolutamente nulla e a distanza di tempo nulla mi rimarrà se mai dovessi ripensarci.

    Forse anche troppo dargli 2 stelline.

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    Frà "Jap" said on Jan 26, 2012 | 1 feedback

  • 1 person find this helpful

    “Ciò che la mia ya ya non ha mai compreso dell'America è perché tutti fingano di essere felici sempre e comunque”

    Le sorelle Lisbon sono nate e cresciute all’ombra di un “olmo malato” in un quartiere americano degli anni 70, tra il ronzio dei tagliaerba per mantenere impeccabili i prati, il via vai di station wagon, il rito collettivo della raccolta delle foglie secche e la messa domenicale. Un apparente decoro ... (continue)

    Le sorelle Lisbon sono nate e cresciute all’ombra di un “olmo malato” in un quartiere americano degli anni 70, tra il ronzio dei tagliaerba per mantenere impeccabili i prati, il via vai di station wagon, il rito collettivo della raccolta delle foglie secche e la messa domenicale. Un apparente decoro borghese che fa di tutto per tenere lontani i germi di quella rivoluzione che di lì a qualche anno avrebbe scosso l’occidente.
    Sappiamo già dalle prime pagine che tutte e cinque le sorelle Lisbon moriranno suicide nel giro di un anno.
    Allora, una volta che già si conosce il finale, noi, in quanto lettori, siamo costretti, volenti o nolenti, a diventare detective, psicologi da due soldi e soprattutto guardoni.
    Proprio come tutto il vicinato che, ben lontano dal muovere un dito per aiutare le ragazze a uscire dall’isolamento e dalla fanatica intransigenza della madre, non fa che guardarle, spiarle, congetturare su di loro; le giudica, cerca interpretazioni ai loro comportamenti, prende nota di cosa fanno e cerca di scoprire cosa pensano. In particolare, c’è un gruppo di adolescenti che si costituisce voce narrante e che ci conduce per mano in una sorta di indagine sulla vita e sulla morte delle sorelle.
    Un esercito narrante che fruga nei cestini della spazzatura in cerca di reperti, che ruba oggetti intimi, liste della spesa, ma anche ricordi ed emozioni, che vuole essere informato a ogni costo, che non si ferma davanti all’imbarazzo o al dolore.
    Ci vengono messi davanti agli occhi abiti sgualciti, biancheria intima coperta di graffiti, unghie smozzicate, croste di sbucciature, tampax usati, saponi al gelsomino, pettini, braccialetti, diari intimi, dischi rotti, cartoline, racconti di testimoni, di prima o di terza mano, interviste improbabili, teorie psicologiche, interviste indiscrete ben oltre il limite della scorrettezza, voci di popolo, odori corporali e segni premonitori.
    Il tutto, apparentemente, per cercare una risposta.….proprio come in alcuni programmi televisivi che raccontano solo di tragedie e delitti, pronti per essere seguiti morbosamente. Il pretesto sono le risposte, ma infondo, non sono quelle ad interessarci.

    Le sorelle Lisbon con un atto di suprema ribellione e disperata arroganza si sono riprese i loro corpi sognati, spiati e protagonisti di un intero quartiere. Non sono più a disposizione. Si uccidono per dire no a una vita che sa di morte, si uccidono per una feroce voglia di vivere.

    Geniale.

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    aspa said on Feb 15, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Ciò che la mia ya ya non ha mai compreso dell'America è perché tutti fingano di essere felici sempre e comunque

    Tre e mezzo. Forse quattro.
    La narrazione in effetti funziona: il punto di vista collettivo degli adolescenti-nonpiùadolescenti non sgarra di una virgola e la sensazione che ti rimane è quella di rimpianto per non aver avuto un narratore onnisciente che raccontasse la verità, tutta la verità. Poi ri ... (continue)

    Tre e mezzo. Forse quattro.
    La narrazione in effetti funziona: il punto di vista collettivo degli adolescenti-nonpiùadolescenti non sgarra di una virgola e la sensazione che ti rimane è quella di rimpianto per non aver avuto un narratore onnisciente che raccontasse la verità, tutta la verità. Poi rimani lì con la voglia di sapere come siano andate davvero le cose e finisci per renderti conto che non è una storia vera e che le cose possono essere andate come vuoi tu perché davanti alla casa delle sorelle Lisbon c'è solo la macchina da presa e dietro è tutta finzione. Mah, forse quattro stelline se le meritava...

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    Auxilio Lacouture said on Feb 7, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Eugenides ci racconta la storia delle sorelle Lisbon: Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese, tutte di un'età compresa tra i tredici e diciassette anni, racconto scorrevole che tiene il lettore incollato fino all’ultima pagina.
    L’'ambiente familiare in cui vivono le ragazze non si può definire dei m ... (continue)

    Eugenides ci racconta la storia delle sorelle Lisbon: Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese, tutte di un'età compresa tra i tredici e diciassette anni, racconto scorrevole che tiene il lettore incollato fino all’ultima pagina.
    L’'ambiente familiare in cui vivono le ragazze non si può definire dei migliori. La madre, fin dall’inizio si mostrerà come inflessibile ed opprimente, raggiungendo il limite dopo un rientro in ritardo da parte di una delle figlie Da quel momento, si assisterà al lento ma inevitabile degrado della famiglia Lisbon che riguarderà non solo i componenti della famiglia, ma anche della casa in cui vivono.
    Un libro sul suicidio, sull'adolescenza, ma anche sulla corruzione di una società fatta di prati all'inglese, barbecue all'aperto, olmi tagliati ed eleganti ricevimenti. Non c’è morale e nessuna risposta viene fornita ... ma solo svariate realtà che ognuno può incastrare a suo piacimento e discrezione. La verità è quella che ogni lettore preferisce... rimane, senza dubbio, una panchina in mezzo a un prato e cinque tombe in un cimitero.

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    Mimì said on Feb 1, 2012 | Add your feedback

  • "Chi può dire cosa c'era nel cuore di quelle ragazze, o qual era il vero scopo delle loro azioni?"


    Prima di leggere il libro che rese noto alla pubblica opinione l'indubbio talento di Eugenides, non potevo non associare 'Le vergini suicide' al volto di una malinconica Kirsten Dunst, nonché all'opprimente afa di un pomeriggio estivo consacrato al talento di una Sofia Coppola alle prime armi. Il d ... (continue)


    Prima di leggere il libro che rese noto alla pubblica opinione l'indubbio talento di Eugenides, non potevo non associare 'Le vergini suicide' al volto di una malinconica Kirsten Dunst, nonché all'opprimente afa di un pomeriggio estivo consacrato al talento di una Sofia Coppola alle prime armi. Il dramma delle sorelle Lisbon non era dunque cosa nuova per me, non lo erano i sonniferi, la trave, il forno e il rasoio: la mia mente aveva rievocato un nebuloso fermo immagine di Therese, Mary, Bonnie, Lux e Cecilia, avviluppate nella morsa soffocante degli abiti della festa, e ha poi lasciato che le parole di Eugenides gli conferissero contorni netti, dettagli rigorosi, labbra piegate in una smorfia sofferente, bionde ed eteree capigliature. La lettura ha rinvigorito la sensazione di bizzarra apatia che ben rammentavo di aver provato alla visione del film, si è insinuata con i tentacoli della sua indolenza nella mia mente, scivolando poi con passo malfermo verso il mio corpo, per rendermi infine (mio malgrado) parte integrante di un'amara e preannunciata tragedia.

    Attraverso l'ossessivo tentativo di un gruppo di ragazzi di ripercorrere le tappe di questo dramma, facciamo la conoscenza delle sorelle Lisbon, meravigliose nella loro sfera fatta di silenzi, di grida soffocate, di segreti troppo a lungo taciuti. Seguiamo Therese che esamina gli arbusti nel giardino sul retro, Cecilia che si ritira con aria dolente dalla festa organizzata in suo onore, Lux che riversa tutta la sua impudica follia tra pericolanti tegole di ardesia, ci stringiamo tra Bonnie e Mary sul sedile posteriore dell'auto di Denton, collochiamo occulte candele votive sul davanzale di una finestra in rovina, lanciando energici segnali di speranza all'anima di Cecilia. E nel frattempo la stretta del mondo circostante si fa sempre più snervante, vogliono abbattere gli olmi, trasformarli in brutte manciate di segatura, le crisope assediano mura e parabrezza, foglie ingiallite turbinano al ritmo dell'incostante vento autunnale, la cornetta del telefono ci sfugge di mano, la ballata di Gilbert O' Sullivan riempie l'aria, lacrime impercettibili cominciano ad inumidire la punta delle ciglia... Silenzio.
    Un tonfo nel seminterrato.
    Una dozzina di sonniferi.
    L'insostenibile calore del forno.

    Quelle delle sorelle Lisbon è un dramma sulle cui cause e conseguenze potremmo intavolare un'interminabile discussione, poiché la brutalità della loro fine non offre alcuna delucidazione, i segreti della loro vita vengono avvolti da un alone di mistero ancor più fitto, le domande vorticano impetuosamente nella nostra mente, e le risposte che avrebbero soddisfatto il nostro interesse scivolano via silenziosamente, per sempre custodite dai cuori di cinque ragazze che forse, avendo visto e capito troppo, hanno deciso di abbandonarsi all'incorporeità dell'oblio, lasciandosi alle spalle i dolori, le angherie e l'ingenuità di un mondo fatiscente. Dobbiamo quindi avanzare ipotesi, idee, interpretazioni, percorrere il sentiero lungo cui, a loro tempo, si mossero il dottor Hornicker, Joe Hill Conley e Parkie Denton, i coniugi Lisbon e gli invadenti vicini degli stessi. Dobbiamo calarci nelle vesti di cinque sorelle strappate al sorriso della vita, costrette tra le ruvide pareti delle convenzioni sociali, obbligate ad una lenta e mortifera routine quotidiana.

    'Le Vergini Suicide' è il dramma della non-comunicazione, nonché dell'eterno desiderio di salvare le apparenze, di nascondersi dietro il sottile velo del buonismo menzognero. L'insofferenza delle sorelle Lisbon è la stessa che, anni prima, aveva condotto April Wheeler del noto 'Revolutionary Road', a procurarsi un aborto e a morire su una brandina d'ospedale, stanca del germe maligno che da sempre dimora nelle case, nelle strade, nelle città, nelle persone di ogni dove. La macabra immagine delle defunte sorelle Lisbon funge semplicemente da cornice ad una verità ben più tragica, ben più orrenda; le parole di Eugenides affondano come strali pesanti e acuminati nella nostra pelle, praticano una ferita che forse mai più si rimarginerà e, con la loro crudezza, ci rivelano la sciagura delle ragazze. La tragedia dei Lisbon riflette perfettamente il dramma di milioni di altre famiglie, americane o europee che siano, famiglie schiacciate dal peso delle convenzioni, delle dicerie, della crudeltà di un mondo che tutto calpesta e tutto distrugge.

    Tutti avevano creduto di conoscere Lux, Cecilia, Bonnie, Mary e Therese, tutti le avevano amate, tutti le avevano idolatrate, tutti avevano accarezzato con avidità l'idea di stringerle tra le proprie braccia, di passare le dita tra quelle fluenti chiome bionde, di posare le labbra sul loro incarnato d'avorio. Ma nessuno aveva colto la loro sofferenza, nessuno aveva tentato di esplorare i fondali della loro anima.

    E poi le hanno lasciate andare via, così, nello stesso silenzio assordante che aveva riempito le loro giornate.

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    Sara. said on Jan 28, 2012 | Add your feedback

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