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Le vie dei canti

Di

Editore: Adelphi

4.1
(1740)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000011140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Silvia Gariglio

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Travel

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Descrizione del libro
Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.
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  • 5

    Il mondo come un bianco pentagramma su cui i primi uomini disegnarono le note della creazione, un concetto troppo affascinante per non avvicinarsi a questo libro. Non voglio soffermarmi su cose trite ...continua

    Il mondo come un bianco pentagramma su cui i primi uomini disegnarono le note della creazione, un concetto troppo affascinante per non avvicinarsi a questo libro. Non voglio soffermarmi su cose trite e ritrite, quindi passo immediatamente a esporre una mia sensazione. Già, Chatwin colpisce i sensi.
    Ma è un senso perduto (o sensi) che si attiva pizzicando corde arcane. Nei taccuini, le citazioni (spunti o conferme per riflessioni e interrogativi) potrebbero rappresentare appigli sul periglioso cammino verso la savana originaria. Chatwin dispiega la sua ricerca con un profondo disagio nei confronti di qualsiasi teoria definitiva. bè, c'e' qualcosa che permette sempre di stare in guardia, un allarme antimorte, come se la nostra stessa natura negasse l'immobilità di una soluzione, sentita sempre come finale. Se l'uomo stesso nel suo cammino tende ad essere lui stesso la via, il libro stesso è una continua ricerca foriera di interrogativi a cui dar risposte certe equivarrebbe a fermare il tempo.
    solvitur ambulando.

    ha scritto il 

  • 4

    A metà strada tra il racconto autobiografico, un reportage di viaggio in Australia, un diario e un trattato divulgativo sull'evoluzione dell'uomo, questo libro ha distrutto la mia concezione idealisti ...continua

    A metà strada tra il racconto autobiografico, un reportage di viaggio in Australia, un diario e un trattato divulgativo sull'evoluzione dell'uomo, questo libro ha distrutto la mia concezione idealistica del popolo aborigeno come ultimo baluardo della "vera vita dell'uomo in relazione con la natura".
    Scritto nel 1987, fa presagire il lento declino della cultura aborigena schiacciata dall'avanzata dell'uomo bianco.
    Ho trovato interessanti gli appunti di B.Chatwin tesi a confermare l'idea evoluzionistica che vede alla base della natura umana la necessità di mantenere una vita di tipo nomade; la vita odierna che ci costringe ad abitare nello stesso luogo per molti anni, ci priva della nostra parte più antica, profonda e legata all'evoluzione umana, strettamente connessa agli elementi naturali.
    Nel complesso ho trovato difficile seguire la lettura del testo che in alcuni momenti mi privava di continuità e punti di riferimento ma il contenuto è stato per me fonte di arricchimento personale.

    «Soprattutto, non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter esere lasciato alle spalle con una camminata... ma stando fermi si arriva sempre più a sentirsi malati... Perciò basta continuare a caminare, e andrà tutto bene.»
    Søren Kierkegaard, Lettera a Jette (1847).

    «La vita è un ponte: Attraversalo, ma non costruirvi alcuna casa.»
    Proverbio indiano.

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta, in un articolo, il grande storico delle idee Paolo Rossi disse che non sono state poi moltissime le idee originali prodotte dall'uomo nel corso della sua storia e che l'attività dei pensato ...continua

    Una volta, in un articolo, il grande storico delle idee Paolo Rossi disse che non sono state poi moltissime le idee originali prodotte dall'uomo nel corso della sua storia e che l'attività dei pensatori, nei secoli, è spesso quella di ripensarle ed essere in grado di riproporle come nuove. La frase mi è tornata in mente leggendo questo splendido libro: qui ne ho trovate - rarissimo - addirittura due o tre, attorno alle quali si arrotola e srotola la narrazione.
    Forse le divagazioni di Chatwin sulle origini dell'umanità e su quanto è ancora in noi di quelle origini non sono nuovissime (ma faute) ma hanno, almeno per me, l'aria fresca della scoperta.

    ha scritto il 

  • 4

    Viaggio alla scoperta del perché del viaggio

    Bruce Chatwin è il mio modello di viaggiatore: il suo vagare sembra causale ma è invece preparato e approfondito, quasi pianificato, sicuramente documentato. In più è un attento osservatore dell'Uomo, ...continua

    Bruce Chatwin è il mio modello di viaggiatore: il suo vagare sembra causale ma è invece preparato e approfondito, quasi pianificato, sicuramente documentato. In più è un attento osservatore dell'Uomo, riesce ad appassionarsi ai suoi incontri senza perdere la lucidità necessaria per descrivere vizi e virtù.
    Questa volta parte alla ricerca dei misteriosi motivi che inducono le persone a mettersi in viaggio, alla ricerca del motivo del suo Viaggio. Li cerca tra le lande deserte dell'Australia selvaggia, dove le mille nazioni aborigene incrociano i loro cammini, scambiandosi esperienze e insegnamenti. In mezzo, appunti presi durante i suoi precedenti viaggi in giro per il mondo, che in alcuni casi trovano perfetta assonanza con le vicissitudini australiane.
    Le risposte che trova lungo il suo cammino sono incomplete, frammentarie e diverse, impossibile farne un riepilogo, o trarne una tesi, ma forse anche perché ogni persona cerca la sua strada.

    ha scritto il 

  • 5

    L'uomo è fatto per muoversi in cammino, lo dice la conformazione del suo corpo, del suo piede, della sua struttura fisica.
    E nel canto degli Aborigini e nel loro andare da un luogo all'altro facendo v ...continua

    L'uomo è fatto per muoversi in cammino, lo dice la conformazione del suo corpo, del suo piede, della sua struttura fisica.
    E nel canto degli Aborigini e nel loro andare da un luogo all'altro facendo viaggiare il canto dei antenati e della tradizione sta una bellissima metafora dell'uomo moderno che deve ritrovare la sua vocazione di uomo in cammino e a contatto con la terra e l'ambiente che lo circonda.
    L'uomo è nato in Africa e ritornando nel deserto riscopre se stesso.
    La storia di Archady Volchov, australiano figlio di un cosacco fuggito dall'Ucraina, ma anche i racconti di un barbone incontrato per caso in una strada di Londra, dimostra che i nomadi sono il motore della storia.
    I puntini bianchi dello spinifex, gli eucalipti azzurrognoli, il verde-limone dell'erba a ciuffi, gli animali dalle forme mostruose (il Perenty, il Serpente-Arcobaleno, il Manu-manu): tutto compone una sinfonia sacra agli Antenati che hanno attraversato l'Australia, un continente attraverso il quale si deve marciare, cantando, per incontrarsi di nuovo, stabilire frontiere, combinare matrimoni, cantare, danzare, condividere idee.
    Passando attraverso Darwin e le oche di Lorentz, Chatwin fa di tutto per convincerci che l'uomo non è naturalmente malvagio e che l'idea di tornare alla semplicità originaria, quella che non ha bisogno di possedere nulla di un uomo che è stato foggiato, dalla struttura delle sue cellule cerebrali alla struttura dell'alluce, per una vita di viaggi a piedi.
    E quando l'aborigeno Limpy muove rapide le sue labbra alla vista dei luoghi del suo Tjuringa, quello che si solleva è un canto portatore di pace, a passo d'uomo, che dovrebbe accompagnare l'irrequietezza di ciascuno di noi al luogo che le appartiene.

    ha scritto il 

  • 4

    Un racconto di viaggio affascinante e coinvolgente, attraverso le Vie dei Canti nel Northern Territory australiano. Chatwin approfitta dell'argomento (gli aborigeni, anche non spostandosi molto e parl ...continua

    Un racconto di viaggio affascinante e coinvolgente, attraverso le Vie dei Canti nel Northern Territory australiano. Chatwin approfitta dell'argomento (gli aborigeni, anche non spostandosi molto e parlando 200 lingue diverse, conoscono la fine di storie iniziate dall'altro capo del Paese) per parlare anche del nomadismo, sotto forma di citazioni, pensieri e brevi racconti ambientati quasi ovunque nel mondo, e che un po' interrompono il fluire della narrazione principale, ma non abbassano la bellezza del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Ah, Bruce. Metti sempre una voglia di viaggiare enorme. Ma d'altronde, sarò sincero, come dormo nel mio letto, non dormo da nessun'altra parte.
    Anche se dopo averti letto, partirei per un posto qualsi ...continua

    Ah, Bruce. Metti sempre una voglia di viaggiare enorme. Ma d'altronde, sarò sincero, come dormo nel mio letto, non dormo da nessun'altra parte.
    Anche se dopo averti letto, partirei per un posto qualsiasi adesso.

    ha scritto il 

  • 4

    E se il viaggio, il nomadismo materiale e spirituale fosse una delle basi del nostro essere umani?

    A questa risposta cerca di rispondere studiando gli aborigeni australiani e il loro Tempo del Sogno, ...continua

    E se il viaggio, il nomadismo materiale e spirituale fosse una delle basi del nostro essere umani?

    A questa risposta cerca di rispondere studiando gli aborigeni australiani e il loro Tempo del Sogno, quando gli Antenati hanno costruito il mondo semplicemente camminando e cantando.

    E cosa dire del walkabout?

    ha scritto il 

  • 4

    E’ un bel viaggio insieme a Chatwin, visitiamo l’Australia in un modo particolare: seguendo il cammino dettato dai canti aborigeni che accompagnano i visitatori come rappresentazioni sonore dei miti e ...continua

    E’ un bel viaggio insieme a Chatwin, visitiamo l’Australia in un modo particolare: seguendo il cammino dettato dai canti aborigeni che accompagnano i visitatori come rappresentazioni sonore dei miti e come una sorta di percorso, quasi una carta geografica del territorio.
    Al racconto si alternano appunti di viaggio, ricordi personali e soprattutto gli incontri con le persone del luogo, dei veri personaggi, unici nel loro genere.

    ha scritto il 

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