Le vie dei canti

Di

Editore: Adelphi

4.1
(1810)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000011140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Silvia Gariglio

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Viaggi

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Descrizione del libro
Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.
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  • 4

    No, io non riesco a dargli 5 stelle

    Come detto, non riesco a dargli 5 stelle. Si tratta di un libro interessante, a metà tra romanzo e saggio, motivo per cui non riesco a calarmi nei panni della lettrice in cerca di evasione né in quell ...continua

    Come detto, non riesco a dargli 5 stelle. Si tratta di un libro interessante, a metà tra romanzo e saggio, motivo per cui non riesco a calarmi nei panni della lettrice in cerca di evasione né in quella della studiosa. Indubbiamente ha il merito di aver fatto luce sulle tradizioni degli aborigeni e anche quello di scandagliare i motivi del nomadismo ma, forse perché frutto delle note sparse qua e là, trovo questo libro disorganico e a tratti noioso. Non conosco Bruce Chatwin, a esclusione de La Via dei Canti. Sicuramente è un personaggio affascinante - difficilmente non entro in sintonia con un scrittore - ma forse, in questo caso, è stato sopravvalutato. Pregevoli alcuni pezzi per il loro rigore scientifico

    ha scritto il 

  • 4

    metà diario di viaggio in australia e metà saggio sul nomadismo, "le vie dei canti" è uno di quei libri che davvero ti danno l'idea di stare di fronte all'autore mentre ti sta raccontando le se storie ...continua

    metà diario di viaggio in australia e metà saggio sul nomadismo, "le vie dei canti" è uno di quei libri che davvero ti danno l'idea di stare di fronte all'autore mentre ti sta raccontando le se storie e le sue opinioni: ti sembra di essere con chatwin, e il suo tono è quello chi vuole comunicarti con passione quello che ha visto e sopratutto quello che ha capito, senza toni pseudo-accademici o la voglia di fare una lezione serissima.
    a leggerlo -come ho fatto io- a gennaio, col freddo, si finisce per trovarsi ad invidiare i viaggi di chatwin e la splendida australia che pagina dopo pagina sembra davvero apparire davanti agli occhi del lettore...

    ha scritto il 

  • 3

    Anche se a tratti un po' noioso, è un libro interessante, sia per il filone principale delle vie dei canti, le linee immaginarie dei miti aborigeni che segnano il passaggio degli Antichi e contemporan ...continua

    Anche se a tratti un po' noioso, è un libro interessante, sia per il filone principale delle vie dei canti, le linee immaginarie dei miti aborigeni che segnano il passaggio degli Antichi e contemporaneamente tracciano una mappa del territorio, sia per le riflessioni sul legame tra evoluzione umana e nomadismo.

    ha scritto il 

  • 5

    Le vie dei canti è la storia di un viaggio, ma anche un saggio di etnolinguistica ed antropologia.

    Gli uomini del tempo antico percorsero tutto il mondo cantando; cantarono i fiumi e le catene di mon ...continua

    Le vie dei canti è la storia di un viaggio, ma anche un saggio di etnolinguistica ed antropologia.

    Gli uomini del tempo antico percorsero tutto il mondo cantando; cantarono i fiumi e le catene di montagne, le saline e le dune di sabbia. Andarono a caccia, mangiarono, fecero l’ amore, danzarono, uccisero: in ogni punto delle loro piste lasciarono scie di musica, le vie dei canti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'antologia del nomadismo.
    Nomadismo come radice, nomadismo come virtù, nomadismo come alternativa naturale alla guerra, nomadismo e filosofia.
    Nomadismo e filosofia.
    Figlio dei sui tempi di narrazio ...continua

    Un'antologia del nomadismo.
    Nomadismo come radice, nomadismo come virtù, nomadismo come alternativa naturale alla guerra, nomadismo e filosofia.
    Nomadismo e filosofia.
    Figlio dei sui tempi di narrazioni intrecciate, dove le mosche sui polsi della quotidianità si ritrovano unite alle migliori riflessioni dell'autore.
    Impossibile rimanere fermi dopo questa lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Il mondo come un bianco pentagramma su cui i primi uomini disegnarono le note della creazione, un concetto troppo affascinante per non avvicinarsi a questo libro. Non voglio soffermarmi su cose trite ...continua

    Il mondo come un bianco pentagramma su cui i primi uomini disegnarono le note della creazione, un concetto troppo affascinante per non avvicinarsi a questo libro. Non voglio soffermarmi su cose trite e ritrite, quindi passo immediatamente a esporre una mia sensazione. Già, Chatwin colpisce i sensi.
    Ma è un senso perduto (o sensi) che si attiva pizzicando corde arcane. Nei taccuini, le citazioni (spunti o conferme per riflessioni e interrogativi) potrebbero rappresentare appigli sul periglioso cammino verso la savana originaria. Chatwin dispiega la sua ricerca con un profondo disagio nei confronti di qualsiasi teoria definitiva. bè, c'e' qualcosa che permette sempre di stare in guardia, un allarme antimorte, come se la nostra stessa natura negasse l'immobilità di una soluzione, sentita sempre come finale. Se l'uomo stesso nel suo cammino tende ad essere lui stesso la via, il libro stesso è una continua ricerca foriera di interrogativi a cui dar risposte certe equivarrebbe a fermare il tempo.
    solvitur ambulando.

    ha scritto il 

  • 4

    A metà strada tra il racconto autobiografico, un reportage di viaggio in Australia, un diario e un trattato divulgativo sull'evoluzione dell'uomo, questo libro ha distrutto la mia concezione idealisti ...continua

    A metà strada tra il racconto autobiografico, un reportage di viaggio in Australia, un diario e un trattato divulgativo sull'evoluzione dell'uomo, questo libro ha distrutto la mia concezione idealistica del popolo aborigeno come ultimo baluardo della "vera vita dell'uomo in relazione con la natura".
    Scritto nel 1987, fa presagire il lento declino della cultura aborigena schiacciata dall'avanzata dell'uomo bianco.
    Ho trovato interessanti gli appunti di B.Chatwin tesi a confermare l'idea evoluzionistica che vede alla base della natura umana la necessità di mantenere una vita di tipo nomade; la vita odierna che ci costringe ad abitare nello stesso luogo per molti anni, ci priva della nostra parte più antica, profonda e legata all'evoluzione umana, strettamente connessa agli elementi naturali.
    Nel complesso ho trovato difficile seguire la lettura del testo che in alcuni momenti mi privava di continuità e punti di riferimento ma il contenuto è stato per me fonte di arricchimento personale.

    «Soprattutto, non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter esere lasciato alle spalle con una camminata... ma stando fermi si arriva sempre più a sentirsi malati... Perciò basta continuare a caminare, e andrà tutto bene.»
    Søren Kierkegaard, Lettera a Jette (1847).

    «La vita è un ponte: Attraversalo, ma non costruirvi alcuna casa.»
    Proverbio indiano.

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta, in un articolo, il grande storico delle idee Paolo Rossi disse che non sono state poi moltissime le idee originali prodotte dall'uomo nel corso della sua storia e che l'attività dei pensato ...continua

    Una volta, in un articolo, il grande storico delle idee Paolo Rossi disse che non sono state poi moltissime le idee originali prodotte dall'uomo nel corso della sua storia e che l'attività dei pensatori, nei secoli, è spesso quella di ripensarle ed essere in grado di riproporle come nuove. La frase mi è tornata in mente leggendo questo splendido libro: qui ne ho trovate - rarissimo - addirittura due o tre, attorno alle quali si arrotola e srotola la narrazione.
    Forse le divagazioni di Chatwin sulle origini dell'umanità e su quanto è ancora in noi di quelle origini non sono nuovissime (ma faute) ma hanno, almeno per me, l'aria fresca della scoperta.

    [audiolibro]

    ha scritto il 

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