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Le vie dei canti

Di

Editore: Adelphi

4.1
(1733)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000011140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Silvia Gariglio

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Travel

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Descrizione del libro
Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.
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    L'uomo è fatto per muoversi in cammino, lo dice la conformazione del suo corpo, del suo piede, della sua struttura fisica.
    E nel canto degli Aborigini e nel loro andare da un luogo all'altro facendo v ...continua

    L'uomo è fatto per muoversi in cammino, lo dice la conformazione del suo corpo, del suo piede, della sua struttura fisica.
    E nel canto degli Aborigini e nel loro andare da un luogo all'altro facendo viaggiare il canto dei antenati e della tradizione sta una bellissima metafora dell'uomo moderno che deve ritrovare la sua vocazione di uomo in cammino e a contatto con la terra e l'ambiente che lo circonda.
    L'uomo è nato in Africa e ritornando nel deserto riscopre se stesso.
    La storia di Archady Volchov, australiano figlio di un cosacco fuggito dall'Ucraina, ma anche i racconti di un barbone incontrato per caso in una strada di Londra, dimostra che i nomadi sono il motore della storia.
    I puntini bianchi dello spinifex, gli eucalipti azzurrognoli, il verde-limone dell'erba a ciuffi, gli animali dalle forme mostruose (il Perenty, il Serpente-Arcobaleno, il Manu-manu): tutto compone una sinfonia sacra agli Antenati che hanno attraversato l'Australia, un continente attraverso il quale si deve marciare, cantando, per incontrarsi di nuovo, stabilire frontiere, combinare matrimoni, cantare, danzare, condividere idee.
    Passando attraverso Darwin e le oche di Lorentz, Chatwin fa di tutto per convincerci che l'uomo non è naturalmente malvagio e che l'idea di tornare alla semplicità originaria, quella che non ha bisogno di possedere nulla di un uomo che è stato foggiato, dalla struttura delle sue cellule cerebrali alla struttura dell'alluce, per una vita di viaggi a piedi.
    E quando l'aborigeno Limpy muove rapide le sue labbra alla vista dei luoghi del suo Tjuringa, quello che si solleva è un canto portatore di pace, a passo d'uomo, che dovrebbe accompagnare l'irrequietezza di ciascuno di noi al luogo che le appartiene.

    ha scritto il 

  • 4

    Un racconto di viaggio affascinante e coinvolgente, attraverso le Vie dei Canti nel Northern Territory australiano. Chatwin approfitta dell'argomento (gli aborigeni, anche non spostandosi molto e parl ...continua

    Un racconto di viaggio affascinante e coinvolgente, attraverso le Vie dei Canti nel Northern Territory australiano. Chatwin approfitta dell'argomento (gli aborigeni, anche non spostandosi molto e parlando 200 lingue diverse, conoscono la fine di storie iniziate dall'altro capo del Paese) per parlare anche del nomadismo, sotto forma di citazioni, pensieri e brevi racconti ambientati quasi ovunque nel mondo, e che un po' interrompono il fluire della narrazione principale, ma non abbassano la bellezza del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Ah, Bruce. Metti sempre una voglia di viaggiare enorme. Ma d'altronde, sarò sincero, come dormo nel mio letto, non dormo da nessun'altra parte.
    Anche se dopo averti letto, partirei per un posto qualsi ...continua

    Ah, Bruce. Metti sempre una voglia di viaggiare enorme. Ma d'altronde, sarò sincero, come dormo nel mio letto, non dormo da nessun'altra parte.
    Anche se dopo averti letto, partirei per un posto qualsiasi adesso.

    ha scritto il 

  • 4

    E se il viaggio, il nomadismo materiale e spirituale fosse una delle basi del nostro essere umani?

    A questa risposta cerca di rispondere studiando gli aborigeni australiani e il loro Tempo del Sogno, ...continua

    E se il viaggio, il nomadismo materiale e spirituale fosse una delle basi del nostro essere umani?

    A questa risposta cerca di rispondere studiando gli aborigeni australiani e il loro Tempo del Sogno, quando gli Antenati hanno costruito il mondo semplicemente camminando e cantando.

    E cosa dire del walkabout?

    ha scritto il 

  • 4

    E’ un bel viaggio insieme a Chatwin, visitiamo l’Australia in un modo particolare: seguendo il cammino dettato dai canti aborigeni che accompagnano i visitatori come rappresentazioni sonore dei miti e ...continua

    E’ un bel viaggio insieme a Chatwin, visitiamo l’Australia in un modo particolare: seguendo il cammino dettato dai canti aborigeni che accompagnano i visitatori come rappresentazioni sonore dei miti e come una sorta di percorso, quasi una carta geografica del territorio.
    Al racconto si alternano appunti di viaggio, ricordi personali e soprattutto gli incontri con le persone del luogo, dei veri personaggi, unici nel loro genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Per chi ama la letteratura di viaggio è un libro che fa sognare, che alimenta il desiderio del viaggio come scoperta di luoghi e persone. Alcuni di noi nascono viaggiatori ed in questo libro è facile ...continua

    Per chi ama la letteratura di viaggio è un libro che fa sognare, che alimenta il desiderio del viaggio come scoperta di luoghi e persone. Alcuni di noi nascono viaggiatori ed in questo libro è facile identificarvisi.<br />Ne ho letti altri di questo affascinante autore, ma questo rimane il mio preferito.

    ha scritto il 

  • 4

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    Ammetto di non essere mai stato particolarmente interessato agli aborigeni d'Australia (non è che uno possa appassionarsi a tutto, d'altronde), ma la scrittura di Chatwin e il suo sguardo sulle cose d ...continua

    Ammetto di non essere mai stato particolarmente interessato agli aborigeni d'Australia (non è che uno possa appassionarsi a tutto, d'altronde), ma la scrittura di Chatwin e il suo sguardo sulle cose del mondo fanno sì che tutto abbia un effetto particolarmente accattivante. Nel novero dei grandi viaggiator-narratori.

    ha scritto il 

  • 5

    Una riconfermata rilettura dell'amata scrittura spigolosa e quindi poco fluida e con brevi momenti ricchi di poesia seppur frutto di citazioni, ma attraente e coinvolgente così come l'invidiato, alme ...continua

    Una riconfermata rilettura dell'amata scrittura spigolosa e quindi poco fluida e con brevi momenti ricchi di poesia seppur frutto di citazioni, ma attraente e coinvolgente così come l'invidiato, almeno per me, modus operandi del suo viaggiare, in cui l'incontro con l'altro risulta fondamentale e obiettivo dell'intero peregrinare di Chatwin.
    Poco giudicante, ma capace fotografo delle situazioni e delle storie in cui si immerge.
    Un omaggio alla popolazione aborigena, il 2,5 % dell'Australia, ma il 60% dell'intera popolazione carceraria ed alle popolazioni nomadi tutte.

    ha scritto il 

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