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Le vie del vino

Il gusto e la ricerca del piacere

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Extra)

3.8
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 244 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806191268 | Isbn-13: 9788806191269 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Montrasi

Genere: Cooking, Food & Wine , Non-fiction

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Descrizione del libro
L'inizio è una bottiglia misteriosamente difettosa in un'enoteca di Parigi. Per capirne la ragione, Nossiter visita le cantine piú rinomate di Borgogna e i vitigni piú rigogliosi del Brasile, incontra vecchi contadini, affascinanti sommelier e giovani enologi. E riflette, parlando di cinema, arte e letteratura, senza mai smettere di assaporare e conoscere.
La scoperta finale è che anche il vino subisce ovunque, nel mondo, un potente processo di omologazione.
Un rischio politico poiché nel vino c'è tutto: la mano e il sudore, il sole, l'acqua e la terra, il piacere e il lavoro dell'uomo.

Dall'autore di Mondovino, documentario Palma d'oro a Cannes nel 2004, un libro colto e appassionato contro l'appiattimento di ogni sapore, perfino della «bevanda piú misteriosa e donatrice di gioia del mondo».
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  • 3

    Sono daccordo con la sottile e intelligente critica fatta dal mio collega ed amico Mario Bevione. Nossiter è esagerato, estremista e porta solo acqua al proprio molino e nessuna soluzione alle sue feroci critiche. Trita e ritritissima la polemica sui vini costruiti dal mercato e quelli di terroir ...continua

    Sono daccordo con la sottile e intelligente critica fatta dal mio collega ed amico Mario Bevione. Nossiter è esagerato, estremista e porta solo acqua al proprio molino e nessuna soluzione alle sue feroci critiche. Trita e ritritissima la polemica sui vini costruiti dal mercato e quelli di terroir. Mi affascina, invece, il racconto dei vini, dei Cru, della gente che, discutendo di vini, apre capitoli nuovi sui sogni umani, sui concetti di bello e di buono, sul desiderio eterno di armonia.

    ha scritto il 

  • 2

    L'autore ha vinto la Palma d'oro a Cannes per il suo documentario Mondovino, mettialmola così, un premio è abbastanza per cui il nobel per la letteratura se lo può scordare.
    Da slavare la parte di denuncia dei rischi di omologazione che sta subendo il vino anche grazie alle recenti normativ ...continua

    L'autore ha vinto la Palma d'oro a Cannes per il suo documentario Mondovino, mettialmola così, un premio è abbastanza per cui il nobel per la letteratura se lo può scordare.
    Da slavare la parte di denuncia dei rischi di omologazione che sta subendo il vino anche grazie alle recenti normative europee in materia che favoriscono il lavoro a basso costo e a scarsa qualità rispetto ai "territori" ed alla tradizione enologica

    ha scritto il 

  • 4

    Come per tutte le tesi forti, si può non essere d'accordo. Ma il richiamo al "terroir" non come "territorio" in senso geografico (e quindi esclusivo) ma piuttosto come "retroterra" anche culturale e umano amplia parecchio la prospettiva e non solo sul mondo del vino.
    E anche il riferimento ...continua

    Come per tutte le tesi forti, si può non essere d'accordo. Ma il richiamo al "terroir" non come "territorio" in senso geografico (e quindi esclusivo) ma piuttosto come "retroterra" anche culturale e umano amplia parecchio la prospettiva e non solo sul mondo del vino.
    E anche il riferimento alla "non facilità", all'approfondimento è uno stimolo culturale necessario.
    Scritto con fluidità, ben tradotto. La prima metà godibile, la seconda molto bella. Media: 4 stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    L'espressione "totalitarismo morbido" merita da sola 4 stellette...
    Libro coerente e stimolante, necessariamente manicheo.
    Consiglio la lettura, così come consiglio la visione di Mondovino.

    ha scritto il 

  • 4

    Michael Moore in cantina

    Forse e' vero che Nossiter e' il Michael Moore del mondo del vino: come i film del regista americano questo e' un libro che fa riflettere, e che ha quindi una sua utilita' di fondo. Per quanto mi riguarda posso dire che mi ha aperto gli occhi su un paio di cose: primo a diffidare dei vari Robert ...continua

    Forse e' vero che Nossiter e' il Michael Moore del mondo del vino: come i film del regista americano questo e' un libro che fa riflettere, e che ha quindi una sua utilita' di fondo. Per quanto mi riguarda posso dire che mi ha aperto gli occhi su un paio di cose: primo a diffidare dei vari Robert Parker e Wine Spectator quando mi trovo a comprare un vino. In quanto neofita di questo mondo sono stato portato ad affidarmi a questi mostri sacri al momento di fare una scelta su un vino. Non che me ne sia pentito finora....ma e' stato un bene sapere che loro, come altri, sono persone che non fanno recensioni sui vini in maniera disinteressata (eppoi devo dire che i giudizi di Parker sui vini sono veramente un po' saccenti e irritanti!!). Meglio assecondare, dice giustamente Nossiter, la propria attitudine e il proprio gusto, senza aver paura di dire che un vino non ti piace anche se qualcuno glio ha affibiato un bel 97.... Mi piace anche la difesa che Nossiter fa dello 'specifico' del vino, di quel terroir, come lo chiama lui, che rappresenta l'unico vero argine alla standardizzazione del gusto e del giudizio. C'e' pero' un rovescio (negativo) della medaglia: ed e' quando Nossiter si mette a mischiare vino e politica, destra e sinistra, facendo una distinzione a volte troppo manichea, e anche pretestuosa, tra il buono e il cattivo. Non sarebbe bene lasciare che il vino resti solamente un splendida bevanda ?

    ha scritto il 

  • 4

    Sono tanti gli spunti di analisi che questo libro fornisce e sui quale (rigorosamente con bicchiere alla mano) propone interessanti riflessioni: omologazione e massificazione del gusto, educazione del palato, democrazia nell'accesso al vino, potere del mercato e del marketing.
    Il merito di ...continua

    Sono tanti gli spunti di analisi che questo libro fornisce e sui quale (rigorosamente con bicchiere alla mano) propone interessanti riflessioni: omologazione e massificazione del gusto, educazione del palato, democrazia nell'accesso al vino, potere del mercato e del marketing.
    Il merito di Nossiter (a prescindere dalla condivisione o meno delle sue idee) sta proprio nello stimolare i lettori a porsi con uno spirito critico, a farsi un'idea propria e autonoma, a pensare con la propria testa (naso, palato, ...) nel sacrosanto diritto/dovere di differenziarsi dagli altri.

    ha scritto il 

  • 0

    Jonathan Nossiter è l’autore di “Mondovino”, un film credo fondamentale per chi si approcci al vino sia professionalmente sia amatorialmente. Questa è la ragione che mi ha indotto all’acquisto e alla lettura di questo suo libro, nella speranza (meglio: nella certezza) di ritrovare lo stesso spiri ...continua

    Jonathan Nossiter è l’autore di “Mondovino”, un film credo fondamentale per chi si approcci al vino sia professionalmente sia amatorialmente. Questa è la ragione che mi ha indotto all’acquisto e alla lettura di questo suo libro, nella speranza (meglio: nella certezza) di ritrovare lo stesso spirito e la stessa incisività del film.
    Invece sono rimasto deluso: se le idee di fondo di Nossiter (banalizzo: conservazione dei vini che esprimono una storia, ritorno a prodotti meno concentrati, lotta all’omologazione del gusto) il modo in cui vengono espresse è francamente estremista se non irritante, anche perché non porta a nulla di concreto. Prendiamo il discorso sulle guide (non solo perché mi tocca da vicino): il nostro si lamenta – a volte anche giustamente – di descrizioni al limite del ridicolo, ma non ci dice come andrebbero scritte secondo lui.
    Nossiter ci racconta invece di come è bravo, intelligente e figo, lui che degusta con i grandi produttori di Borgogna, che invita a cena (e ben due volte!) Charlotte Rampling, che assaggia più e più volte i migliori vini del mondo, che compila carte dei vini coraggiose e all’avanguardia. Ma di tutte queste sue esperienze non trasmette nulla, e per uno che di mestiere fa il comunicatore credo sia molto grave e anche – me lo si conceda – triste.
    Una nota positiva invece l’ottima traduzione di Fabio Montrasi, che da addetto ai lavori ben riporta tutti i termini tecnici, ricorrendo in alcuni casi a note chiare e appropriate.

    ha scritto il 

  • 4

    Le vie del vino - Jonathan Nossiter

    Nella globalizzazione imperante, oltre la cultura (il cinema in primo luogo), anche il vino rischia. Ed e' un rischio ''politico'', perche' l'omologazione crescente fara' scomparire la mano e il sudore, il sole, l'acqua e la terra, il piacere e il lavoro dell'uomo: in una parola storia, cultura e ...continua

    Nella globalizzazione imperante, oltre la cultura (il cinema in primo luogo), anche il vino rischia. Ed e' un rischio ''politico'', perche' l'omologazione crescente fara' scomparire la mano e il sudore, il sole, l'acqua e la terra, il piacere e il lavoro dell'uomo: in una parola storia, cultura e tradizioni. (Fonte: Ansa)

    Nossiter - scrittore e sommelier, autore del documentario 'Mondovino' con il quale ha vinto la Palma d'oro al festival del cinema di Cannes nel 2004 - e' un convinto nemico sia nel cinema sia nel vino del ''totalitarismo morbido'', ovvero il fenomeno strisciante in cui tutto diventa eguale, indistinguibile.

    ''In questi anni, in cui molti italiani - scrive - sentono che il loro paese sta scivolando verso una disperazione culturale e sociale, i recenti cambiamenti nel mondo del vino in Italia offrono non solo una fonte di speranza per la cultura del vino italiano, ma anche un esempio di liberta' e di impegno etico per ogni forma di attivita' culturale nel mondo intero''.

    La speranza ha un nome: vini naturali. Ossia quelli in cui nessun prodotto chimico di sintesi viene in contatto con la terra, con la vigna o con il vino che se ne ricava. Scettico all'inizio su questo modo di vinificare prevalentemente francese e italiano, Nossiter ammette di aver cambiato idea: ''ora credo - scrive ricorrendo sempre al parallelo cinematografico - che si possa paragonare il movimento dei vini naturali a una sintesi un po' pazza (applicata al mondo del vino) tra l'umanesimo e la trasparenza del Neorealismo e la sperimentazione estetica della Nouvelle Vague''.

    Nossiter si spinge ancora piu' in la': non va modificato solo il procedimento di vinificazione ma occorre anche ''una profonda mutazione'' nel sistema di chi beve i vini naturali. Sempre ricorrendo al cinema, l'autore scrive: ''al posto della seduzione diretta, della rotondita' e della chiarezza visuale di un vino convenzionale (buono o cattivo che sia), molti dei vini naturali hanno una testura un po' ruvida, letteralmente impura (con la presenza di un deposito naturale) e torbida. Un bevitore senza esperienza li puo' trovare primitivi, non finiti e zeppi di errori tecnici, proprio - aggiunge - come sembravano i film di Fassbinder nei primi anni '70 a chi li guardava e li paragonava alla levigatezza dei film di Hollywood''.

    E ancora: ''i vini naturali possono essere capiti in modo giusto anche perche' spesso sono piu' leggeri dei vini convenzionali, come se mancasse loro un po' di sostanza. Ma questa leggerezza puo' essere un vantaggio, proprio come le ellissi narrative e la delicatezza emotiva dei film di Ozu''.

    Per questo - alla fine del viaggio sulle vie del vino naturale tra il vecchio e il nuovo mondo - Nossiter lancia il suo manifesto: ''la difesa del 'terroir' ( termine che indica l'interazione tra suolo e microclima specifico) non e' sinonimo di attaccamento reazionario e ostinato alla tradizione''. Bensi' difesa della ''nostra memoria storica, cioe' la sola garanzia in grado di proteggerci dalle menzogne devastatrici del marketing e dallo sfruttamento cinico del mercato, della cultura, della politica mondiale''.

    ha scritto il