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Le vite di Dubin

Di

Editore: Minimum Fax

3.9
(127)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 553 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8875212333 | Isbn-13: 9788875212339 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Oddera , Giovanni Garbellini

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Riproposto finalmente oggi, a trent'anni dalla sua prima pubblicazione nel 1979, questo romanzo è considerato uno dei migliori usciti dalla penna fabulista e visionaria di Bernard Malamud.
È la storia di William Dubin, biografo di mezza età, che vive una vita tranquilla insieme alla moglie in un piccolo centro di campagna dello stato di New York, studiando e raccontando le vite altrui nel tentativo, forse, di capire meglio la propria. Durante una stesura della monografia sullo «scandaloso» D.H. Lawrence, però, il suo mondo viene scosso dall'incontro con Fanny, una sua ammiratrice di trent'anni più giovane, vivace e disinibita. I due cominciano un'improbabile relazione adulterina che si snoderà, fra alti e bassi e in maniera spesso surreale, quasi sotto gli occhi della legittima moglie di Dubin, una donna al tempo stesso fragile e incrollabile. Dal corto circuito fra queste tre personalità, Malamud, maestro dell'ironia e dell'affabulazione, crea una gustosissima commedia psicologica sulla natura enigmatica e contraddittoria delle nostre esistenze.
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  • 5

    "Il passato trasuda leggenda: non si ricava argilla pura dal fango del tempo. Non esiste vita che possa essere ricreata integralmente, così come è stata."

    Dubin esplora le vite degli altri nel tentativo di trovare la sua oggettività, di comprendere il vero senso di tutta la sua esistenza. E invece, ricostruendo la vita di Lawrence, di Thoreau, Dubin ci trascina nello scompaginamento del suo rassicurante ordine.
    Quanto sia arduo e faticoso, ...continua

    Dubin esplora le vite degli altri nel tentativo di trovare la sua oggettività, di comprendere il vero senso di tutta la sua esistenza. E invece, ricostruendo la vita di Lawrence, di Thoreau, Dubin ci trascina nello scompaginamento del suo rassicurante ordine.
    Quanto sia arduo e faticoso, e frustrante, il mestiere del biografo, di questo ri-compositore di fatti, dice che la verità non esiste, non è mai una, mai sempre uguale.
    Quello che mi piace del tratto indulgente e ironico di Malamud, è l’autenticità dei suoi personaggi, e l’assenza di barriere con cui si offrono a noi lettori.
    Non domandano di essere accettati, ma compresi; e questo chiede uno sforzo non di volontà, ma di capacità di metterci in discussione insieme a loro.
    Malamud non ci porta verso una presa di posizione, ma verso l’ascolto delle nostre inquietudini che non trovano soluzione in nessuna scelta.
    Ci dice che non esiste una scelta che sia assolutamente giusta o sbagliata, ma quella che più ci avvicina alla percezione dei nostri mutamenti, delle emozioni, nella difficile ricerca di un significato che ci rappresenti in mezzo al tutto e al contrario di tutto; e, ci dice anche, che qualunque possibilità raggiunta prevede un prezzo, presuppone una disillusione, una solitudine, un dolore nostro e uno da infliggere.
    Attraverso Dubin, Malamud emoziona restituendoci la consapevolezza della complessità dei desideri che stanno tra certezza e dubbio, paura e coraggio, forza e fiacchezza. Come se il tempo incombente espandesse le nostre sensazioni e assottigliasse le nostre protezioni, e ci esponesse a un dolore di cui abbiamo bisogno perché, nella maturità, riconsiderare significa anche accettare di abbandonare le certezze, di trovarsi sul confine del dubbio e di arrendersi ad un cammino di possibilità senza traguardo, il che è un po’ malinconica condanna e un po’ toccante e vitale stupore .

    ha scritto il 

  • 5

    no, l'amore non era illimitato, non riempiva più di un secchio...

    Letto dietro suggerimento di un caro amico, ripeto qui quello che ho scritto a lui: le vite di dubin è un libro illuminante, commovente, tenero e, a tratti, doloroso. Si, "dovrebbe esistere un modo di moltiplicare noi stessi per poter stare con le persone che amiamo"; un modo per "riempire più di ...continua

    Letto dietro suggerimento di un caro amico, ripeto qui quello che ho scritto a lui: le vite di dubin è un libro illuminante, commovente, tenero e, a tratti, doloroso. Si, "dovrebbe esistere un modo di moltiplicare noi stessi per poter stare con le persone che amiamo"; un modo per "riempire più di un secchio"...

    ha scritto il 

  • 4

    Mi colloco in altro modo

    Non mi ha completamente convinto sebbene ben scritto. Alcune parti sono illuminanti, altre ripetitive e scontate. Ma la domanda che mi sono posto, e riguarda altra letteratura americana, è : che idea di amore, di rapporti, di famiglia, di amicizia, sottendono questi romanzi ? Ho la percezione che ...continua

    Non mi ha completamente convinto sebbene ben scritto. Alcune parti sono illuminanti, altre ripetitive e scontate. Ma la domanda che mi sono posto, e riguarda altra letteratura americana, è : che idea di amore, di rapporti, di famiglia, di amicizia, sottendono questi romanzi ? Ho la percezione che le interazioni (sentimentali, familiari, convenzionali, lavorative) che si sviluppano nella narrativa americana siano molto distanti dal sentire europeo, oppure sono io che mi colloco in altro modo...

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/07/07/le-vite-di-dubin-bernard-malamud/


    “- Quello che mi resta dentro, soprattutto delle biografie che scrivo - continuò Dubin, - a parte quanto si impara rispetto alla mappa delle esistenze umane, le svolte inaspettate e le pieghe drammatiche che pr ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/07/07/le-vite-di-dubin-bernard-malamud/

    “- Quello che mi resta dentro, soprattutto delle biografie che scrivo - continuò Dubin, - a parte quanto si impara rispetto alla mappa delle esistenze umane, le svolte inaspettate e le pieghe drammatiche che prendono, i modi gioiosi con i quali si compiono e quelli tragici dai quali vengono funestate... - gli occhi del biografo si offuscarono per un momento e dovette liberarsi, tossendo, da una raucedine di gola - ...quello che mi resta dentro soprattutto è il fatto che la vita fugge continuamente, e che i nostri destini vengono manipolati fino a spezzarci il cuore da eventi che non possiamo prevedere né dominare, per cui siamo sempre penosamente vulnerabili di fronte a ciò che accadrà. Perciò quello che dicono i poeti, di cogliere l’attimo, cara Fanny, è incredibilmente vero. Se non vive la sua vita nella pienezza o, per qualsiasi ragione, non l’ha vissuta, se ne pentirà - soprattutto invecchiando - per tutti i giorni a venire.
    - Lei se né pentito? - gli domandò la ragazza serenamente.
    Dubin la fissò con uno sguardo grave.
    - Me ne pentirei in modo intollerabile se non fossi coinvolto nelle vite altrui.
    - Nei suoi libri, vuol dire?
    - Sì, in gran parte ma non solo.
    - Ed è questo che le dà la sua grande carica? Per me la vita è quello che uno fa. Voglio godermela e non voglio ricavare nessuna lezione, nessuna morale della favola.
    - Dubin per un attimo si sentì deluso, scoraggiato.
    Lei, però, sembrava colpita da lui: le si ravvivò il colore sulle guance, e negli occhi parve comparire qualcosa di simile all’affetto.
    Dubin, d’impulso, prese un libro da uno degli scaffali.
    - Gradisca, -disse, porgendoglielo - una copia della mia prima opera: Vite Brevi. In questo volume nessuno arriva a quarant’anni.
    Dopo un attimo d’esitazione, la ragazza prese il libro e se lo premette sul seno.
    (Bernard Malamud, “Le vite di Dubin”, ed. Minimum fax)

    “Le vite di Dubin” è il secondo romanzo di Malamud che ho letto negli ultimi mesi. Il primo era stato “L’uomo di Kiev”, che avevo molto apprezzato. In questo libro, scritto nel 1979, l’autore ci rappresenta le vicende del cinquantaseienne William Dubin, di professione scrittore, per la precisione autore di biografia, che vive in mezzo al verde, assieme alla moglie Kitty, sposata oltre venti anni prima. Il loro rapporto sembra essere idilliaco e Dubin pare riuscire a gestire la propria sfera sentimentale e quella lavorativa. A sconvolgere l’equilibrio arriva il più classico dei terzi incomodi, cioè una giovane donna delle pulizie, Fanny, che piomba in casa dell’uomo. La ragazza è giovane, disinibita, combinazione che risulterà fatale per l’uomo. Se ci si limitasse a questo scarno intreccio, il romanzo sarebbe solo l’ennesima variazione sul tema del “triangolo” amoroso. Lui, lei, l’altra. Non è così, anche perché bisognerebbe almeno cambiare la figura geometrica, come il lettore potrà scoprire.
    Ciò che rende più interessante il romanzo è anche ciò spiega il titolo. Dubin, infatti, non vive solo la propria esistenza, ma cerca anche di rivivere le esistenze altrui. Dopo aver scritto e ottenuto successo con alcune biografie di personaggi illustri, tra i quali Thoreau, Twain e Abramo Lincoln, Dubin sta cercando di ricostruire il pensiero e la vita di D. H. Lawrence, l’autore di “L’amante di Lady Chatterley”. Il compito, però, si rivela più difficile del previsto, anche per la sopraggiunta complicazione nella sua vita sentimentale. Malamud, trasportandoci avanti e indietro nel tempo, cerca di mostrarci la difficoltà che Dubin affronta, stretto com’è tra la volontà di scrivere su Lawrence e l’impossibile fuga da sé stesso. Le vite altrui possono aiutare a spiegare la propria, ma solo entro certi limiti e certamente mai del tutto. Dubin, oltre a dover gestire il rapporto a tre con la moglie e l’amante, fonte di nevrosi per tutti, vuole anche capire perché sua figlia Maud e suo figlio Gerald hanno fatto determinate scelte. Al centro di tutto, o almeno al centro di ciò che più ha colpito me, ci sono temi come il rapporto tra la scrittura e l’esistenza, la solitudine, la finzione narrativa come uno dei tentativi per spiegarsi ciò che resterà comunque inspiegabile.
    Il romanzo è scritto con un tono spesso ironico, dunque risulta molto godibile, sebbene mi sia parso meno “scorrevole” rispetto a “L’uomo di Kiev”. Avrei gradito che Malamud si soffermasse meno su alcune descrizioni paesaggistiche. Dettagli, che non inficiano il mio complessivo gradimento circa quest’opera di Malamud.

    ha scritto il 

  • 4

    William Dubin, scandaglia, indaga, esamina le vite degli altri, anche perché biografo di professione. Dubin entra così in profondità nel vissuto dei personaggi di cui scrive le biografie da divenirne una sorta di alter ego e ciò gli consente di evitare di scandagliare la sua vita.
    Dubin viv ...continua

    William Dubin, scandaglia, indaga, esamina le vite degli altri, anche perché biografo di professione. Dubin entra così in profondità nel vissuto dei personaggi di cui scrive le biografie da divenirne una sorta di alter ego e ciò gli consente di evitare di scandagliare la sua vita.
    Dubin vive la sua vita come stesse disegnando cerchi concentrici: il cerchio del matrimonio, all'interno di questo il cerchio dei rapporti coi figli; ambedue inseriti nel cerchio del lavoro; poi il cerchio delle amicizie, quello delle idee sulla politica. Tutti rigorosamente concentrici.
    Fanny Bick, giovanissima, sbarca il lunario facendo le pulizie, disincantata e disinibita, vive la sua vita come disegnasse tanti cerchi policentrici che si intersecano.
    Quando la vita di Dubin incrocia quella di Fanny le sue certezze iniziano a sgretolarsi e la vita "concentrica" palesa i suoi limiti perché oltre quella linea di demarcazione esiste un universo di cui Dubin è ignaro, o di cui vuole essere ignaro, un universo che Fanny racchiude e che riesce a sprigionare in modo potente realizzando un big bang nell'esistenza di questo uomo che inizia a porsi delle domande conscio circa l'impossibilità di darsi delle risposte.

    ha scritto il 

  • 4

    My foolish heart

    “Forse siamo stati inventati per vedere le stelle e dire che esistono.”
    Forse Dubin…..
    Malamud disegna il paesaggio interiore di un uomo di mezza età.
    Disturbante per le donne.

    http://www.youtube.com/watch?v=SEf-P3Yh020

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ricorda qualcuno

    Questo secondo me è il peggiore dei romanzi di Malamud, non per lo stile che ovviamente è impeccabile ma per il contenuto anche se a qualcuno potrebbe anche piacere più degli altri romanzi proprio per la crudezza del contenuto.
    Io immagino, ma naturalmente non c'è scritto da nessuna parte e ...continua

    Questo secondo me è il peggiore dei romanzi di Malamud, non per lo stile che ovviamente è impeccabile ma per il contenuto anche se a qualcuno potrebbe anche piacere più degli altri romanzi proprio per la crudezza del contenuto.
    Io immagino, ma naturalmente non c'è scritto da nessuna parte e non posso saperlo, che la vicenda sia autobiografica almeno in parte. Il protagonista è un uomo anziano, uno scrittore di biografie, colto quindi dotato di un certo fascino che ha una storia di sesso con una ragazza ventenne o poco più. Dopo un inizio piuttosto squallido la relazione si assesta su una situazione di reciproco bisogno e dipendenza che non si sa quanto abbia a che fare con l'amore. Poco, credo. Comunque, viene descritto senza troppi rimorsi o scrupoli come il protagonista tradisca la moglie intelligente, sensibile e naturalmente anziana con la ragazza anche sotto i suoi occhi nonostante la moglie stia male e intuisca in buona parte cosa stia combinando. Dubin poi non è un personaggio a cui ci si affezioni facilmente, non ha quelle debolezze che lo rendono tenero come Frank Alpine o come Levin. E' piuttosto consapevole della sua superiorità intellettuale su tutti grazie alla quale si sente di avere diritto alla doppia vita che fa. Il finale surreale (almeno spero) non è male.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia di Dubin, uomo di mezza età che conosce una giovane ragazza della quale si invaghisce. Biografo di professione, questa nuova stagione della sua vita ne cambia totalmente i contorni e gli fa capire che, forse, la sua vita non è stata vissuta fino in fondo. Un ottimo romanzo di un grande ...continua

    La storia di Dubin, uomo di mezza età che conosce una giovane ragazza della quale si invaghisce. Biografo di professione, questa nuova stagione della sua vita ne cambia totalmente i contorni e gli fa capire che, forse, la sua vita non è stata vissuta fino in fondo. Un ottimo romanzo di un grande scrittore.

    ha scritto il 

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