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Le voci intorno

Inediti d'autore, 20

Di

Editore: RCS Quotidiani - Corriere della Sera

3.6
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 62 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Ti prego, papà, non piangere più. Percepisco la tua presenza accanto a me, sento tutto il tuo amore, le parole di speranza che mi sussurri. Da giorni - o mesi, non so - scruti i miei occhi aperti, sbarrati, e ti illudi che dentro le pupille inerti balugini ancora una luce che potrebbe riaccendersi da un momento all'altro, ma non è così. Devi affrontare la realtà, quella che vedi davanti a te non è tua figlia. E' solo un fantasma con la carne appiccicata addosso. Come posso fartelo capire, se quel che resta del mio cervello polverizzato non è in grado di comandare un solo muscolo, un solo nervo di questo corpo? Da quando ho varcato la sottile linea rossa, non sono altro che un barlume di pensiero sperduto in una dimensione parallela, fuori dallo spazio e dal tempo. E anche se mi chiamo Alice, qui dove mi trovo non è il paese delle meraviglie. Ho attraversato lo specchio per vagare senza scampo in un'eterna, tremenda notte. Papà, ti imploro, fa' qualcosa. Salvami.
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  • 3

    "Buono il contenuto, scarsa la forma"

    Come direbbe la mia maestra delle elementari, "buono il contenuto, scarsa la forma". Sebbene io non abbia molto apprezzato la stesura, é sicuramente un racconto che trasmette emozioni e lascia lo spunto a molte riflessioni personali.

    ha scritto il 

  • 4

    Poche pagine per cercare di dare una visione toccante ma non pietista di un tema come quello del coma vegetativo sul quale è davvero difficile esprimere un'opinione..
    Personalmente credo che, su quest'argomento come e più di altri, se non lo vivi in prima persona non puoi realmente renderti con ...continua

    Poche pagine per cercare di dare una visione toccante ma non pietista di un tema come quello del coma vegetativo sul quale è davvero difficile esprimere un'opinione.. Personalmente credo che, su quest'argomento come e più di altri, se non lo vivi in prima persona non puoi realmente renderti conto della portata della sofferenza vissuta.. anche se da cristiana non mi sento di potermi sostituire a Dio nello stabilire il diritto alla vita e/o alla morte di qualcuno

    ha scritto il 

  • 2

    L’agonia del tarassaco

    Ennesima sbobba emo-insostenibile che unisce alla letteratura della lacrima facile una pubblicità progresso contro le stragi del sabato sera. Ruffiano e noiosissimo, più che sensibilizzare, banalizza a colpi di luoghi comuni.

    ha scritto il 

  • 0

    Ricattatorio e con un finale appeso.

    Anche se poi in realtà il finale è talmente chiaro, ma solo perché non c'è nulla di inventato in questo raccontino, il riferimento al caso Eluana è perfino troppo evidente, completo di incidente di macchina alla base del coma.
    L'equilibrio dovrebbe essere rappresentato, nelle intenzioni dell'auto ...continua

    Anche se poi in realtà il finale è talmente chiaro, ma solo perché non c'è nulla di inventato in questo raccontino, il riferimento al caso Eluana è perfino troppo evidente, completo di incidente di macchina alla base del coma. L'equilibrio dovrebbe essere rappresentato, nelle intenzioni dell'autore, dal passaggio della prima parte, una specie di inno alla vita di stampo cattolico irrorato dalla speranza di un ritorno alla vita, alla seconda parte, nella quale la ragazza stessa aspira a una fine onorevole. Il racconto ha un finale appeso, non irrisolto o aperto, proprio appeso. Si chiude così, da un momento all'altro. Brutto. E la citazione letterale della frase di Berlusconi sul fatto che Eluana poteva essere madre, sia pure messa in bocca addirittura al padre, rende il tutto ancora più brutto.

    ha scritto il 

  • 1

    Inediti 3, il ritorno - 15 gen 12

    Non conoscevo l’autrice e non è che ora abbia voglia di conoscerla di più. Cioè, so chi è, della sua direzione di UnoMattina in Rai ed altre telvisionate, ma non ne avevo letto. E non ne leggerò per un po’. Mi è sembrato un racconto non solo fasullo, ma volutamente strappalacrime, che cerca di di ...continua

    Non conoscevo l’autrice e non è che ora abbia voglia di conoscerla di più. Cioè, so chi è, della sua direzione di UnoMattina in Rai ed altre telvisionate, ma non ne avevo letto. E non ne leggerò per un po’. Mi è sembrato un racconto non solo fasullo, ma volutamente strappalacrime, che cerca di dire, fare o dimostrare qualcosa, ma con tanto sforzo che alla fine, pur cercando di entrare nella logica, mi ha lasciato solo un po’ di fastidio. La storia si divide in due parti ben distinte, come scrittura non come personaggi. Nella prima vediamo lo sballo dei ragazzi pre-maturi (17 anni e giù di lì) con i vari mix di alcool, droghette e sesso. Tutto narrato con un po’ di “puzza al naso”. Poi, come sbagliarsi, l’incidente. C’è chi muore e chi va in coma. E qui c’è tutta la seconda parte, vista con la testa della persona in coma, che non vede ma sente “le voci intorno”. Ora non è certo facile dare la voce a persone in questo stato (quanti sono tornati indietro e riescono a raccontarlo?) e soprattutto renderne il clima. Io l’ho letto sentendomi molto distante dalle parole. Anche se le capisco. Anche se penso che non sia facile dirimere se sia vita una vita vegetativa. Certo, il tentativo della scrittrice è di creare una situazione che ribalti il paradigma di Welby, che poteva comunicare ma che sceglie di morire. Qui la persona (e continuo a non dirvi chi è) non comunica ma fa capire che non sceglie di morire. Certo è difficile, e forse ad un certo punto anche dal coma è bene uscirne in qualche modo, forse morendo. Ma non viene alla luce un dibattito lucido. Vediamo (o meglio sentiamo) il padre, la sorella, le infermiere, i dottori. E sentiamo i ragionamenti di chi cerca di tenere il conto dei giorni, di seguire un filo al tempo che passa. Ma poi il tempo passa e… a che serve tutto ciò? L’autrice sembra non prendere posizione, ma nello stesso tempo, induce a pensare che comunque dall’altra parte del coma la coscienza è vigile ed è solo una barriera difficilmente superabile che impedisce la comunicazione. Non so, non mi convince. Non mi convince mettersi in una parte difficile da controbattere. E difficile in assoluto dire dove siano i confini del lecito. E, per finire, non mi piace neanche il modo di scrivere della Ammirati, che mi rimane freddo ed esterno. Pone un problema, questo sì, ma da lì farei nascere altri dibattiti. E poi lo strappalacrime della seconda parte fa dimenticare le cose che vengono in mente nella prima, sui ragazzi sballati. E su come, anche qui, la Ammirati non è che si ponga in maniera convincente. Ripeto, per me. Ma il dibattito può nascere.

    ha scritto il 

  • 4

    a tratti mi ha emozionato, come a ricordare che vita è realmente vivere, comunicare, sentire .. Alice ha voglia di vivere, ma non ha più strumenti per farlo .. i suoi cari vorrebbero viverla, anche così, ma una comunicazione a senso unico diventa con il tempo mera illusione, una fictio

    ha scritto il 

  • 5

    INTENSO

    In 60 pagine la Ammirati è riuscita ad affrontare due temi drammaticamente attuali: le stragi del sabato notte e il coma vegetativo.
    E lo ha fatto in modo profondo e toccante. Toccante NON nel senso che cerca di muovere a commozione il lettore, bensì nell’ arrivarti dentro, nel farti provare cer ...continua

    In 60 pagine la Ammirati è riuscita ad affrontare due temi drammaticamente attuali: le stragi del sabato notte e il coma vegetativo. E lo ha fatto in modo profondo e toccante. Toccante NON nel senso che cerca di muovere a commozione il lettore, bensì nell’ arrivarti dentro, nel farti provare certe cose come se fossi tu a viverle in prima persona, nel farti avvertire quel senso di impotenza e disperazione urlato senza voce dall’io narrante. Mi è rimasto talmente dentro che ha reso la mia nottata insonne. All’inizio provi pena e rabbia per quei ragazzini sciagurati che si stordiscono di pastiglie e di discoteca, ti verrebbe voglia di scuoterli, di schiaffeggiarli e di dire loro”ma che cavolo stai facendo???”. Poi l’incidente, come tanti ne accadono. E qui comincia l’agonia peggiore. Fino ad un certo punto pensi che tutto si risolverà per il meglio, ma poi capisci che non è così...il racconto ti lascia in sospensione con un punto di domanda lacerante e angoscioso...e in quel momento capisci che coloro che, incontrando la morte, erano sembrati i più sfortunati, in fin dei conti avevano avuto la meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    ho avuto i brividi

    mi sono sempre chiesto, chissà cosa prova chi è in coma. Chissà che cosa prova chi è intimo di una persona in coma. Spesso le idee che mi sono fatto erano simili ha quello che letto in questo libro.
    Eutanasia sì, eutanasia no? Egoismo tenerli in vita, egoismo lasciarli andare?
    spero di non doverl ...continua

    mi sono sempre chiesto, chissà cosa prova chi è in coma. Chissà che cosa prova chi è intimo di una persona in coma. Spesso le idee che mi sono fatto erano simili ha quello che letto in questo libro. Eutanasia sì, eutanasia no? Egoismo tenerli in vita, egoismo lasciarli andare? spero di non doverlo mai vivere sulla pelle. BUONAVITA!

    ha scritto il 

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