Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Leaping Hearts

By

Publisher: Signet

3.0
(1)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Mass Market Paperback

Isbn-10: 0451230868 | Isbn-13: 9780451230867 | Publish date: 

Also available as: eBook

Do you like Leaping Hearts ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
After purchasing a wild stallion with a bad reputation, A. J. Sutherland enlists the aid of legendary equestrian trainer Devlin McCloud, a man whose career was cut short by tragedy, to help her get the horse ready for competition.
Sorting by
  • 3

    Che la Jessica fosse una donna nata con la camicia, nella famiglia giusta con il conto in banca giusto, ormai è una cosa nota a tutti. Nei suoi romanzi l'opulenza sfacciata, la ricchezza di famiglia, i soldi antichi spuntano fuori come elementi base, di quelli che si ripetono sempre e che si è si ...continue

    Che la Jessica fosse una donna nata con la camicia, nella famiglia giusta con il conto in banca giusto, ormai è una cosa nota a tutti. Nei suoi romanzi l'opulenza sfacciata, la ricchezza di famiglia, i soldi antichi spuntano fuori come elementi base, di quelli che si ripetono sempre e che si è sicuri di ritrovare in ogni libro. Non gliene faccio una colpa. è una donna nata benestante e le piace che le sue storie trasmettano quell'aria casual chic che le permette di essere ironica e alla mano nonostante i fili di perle e diamanti che le brillano addosso.

    In questo romanzo si sente come questo pedigree faccia parte della sua vita, oltre che dei suoi romanzi. Nell'introduzione scritta anni dopo - per la ristampa post ondata cosmica della BDB - la Ward stessa ammette che in gioventù aveva cavalcato e che aveva vissuto la vita patinata della ragazza ricca con il cavallino al posto del gatto domestico, vestita in tenuta da amazzone e disinvolta nelle gare di dressage che solo a sentirne parlare mi sembra di essere la cameriera che ha pestato la cacca dello stallone da millemilionidieuro.

    Soldi, soldi e ancora soldi. L'equitazione è uno sport che non tollera risparmi, che necessita di una certa scioltezza con i contanti e che richiede una formalità senza la quale sei solo uno stalliere.

    A.J. - suo alter ego, visto che anche lei si firma con le iniziali del suo nome, J.R. per Jessica Rowell - è una giovane donna di ottima famiglia. Il padre gestisce una scuderia famosa per il livello di classe e di ricchezza e lei, fin da bambina, ha vissuto con l'amore per i cavalli. L'equitazione non è solo un passatempo per A.J., è uno stile di vita tanto che ai bei vestiti preferisce jeans e indumenti da fatica, ai tacchi degli stivali, e non si cura né del suo aspetto fisico, né di apparire seducente. A.J. se ne frega delle convenzioni, se ne frega di sembrare una donna in cerca dell'anima gemella, di mettere su famiglia e fare felice paparino, se ne frega di tutto perché se lo può permettere.

    In una vita di agi, dove non ha bisogno di cacciare un dollaro nemmeno per comprarsi il caffé, dove non ha mai avuto bisogno di lavorare, di capire che fare della sua vita, di costruirsi un futuro, di essere indipendente, A.J. cavalca. Ama i suoi cavalli, gareggia, cavalca e ricomincia da capo: è l'unica cosa che sa fare, l'unica che conosce e l'unica che vorrà mai fare.

    Viziata com'è - perché anche se non lo è nel modo più classico, con capricci e atteggiamenti infantili è viziata fino all'ultima cellula del suo corpo - A.J. si fissa su un cavallo che tutti considerano buono solo per fare la bistecca, un purosangue nero come la notte e pazzo - appunto - come un cavallo. Indomabile, imprevedibile, totalmente inutile per gareggiare, quasi impossibile da sellare, Sabbath è il Mefistofele di tutti i cavalli, una bestia con un carattere talmente difficile da non aver tenuto un proprietario per più di pochi mesi.

    A.J., nella sua bolla di privilegiata, compra il cavallo solo per dimostrare al fratellastro che può fare quello che vuole. Come, per esempio, dare fondo al suo conto per comprare un animale inutilizzabile e gareggiare anche al torneo più difficile e famoso dello stato.

    Insomma, A.J. non usa la testa, ma il cuore, e sebbene all'inizio questo suo comportamento mi abbia urtata - perché fin da bambina i miei genitori mi hanno indottrinata a usare il cervello, risparmiare e rimanere incollata con i piedi sulla Terra - quasi subito la Ward corregge il tiro, introducendo il pezzo forte del romanzo.

    Prevedibilmente, per pareggiare i conti con l'odore del denaro, entra in scena Devlin McCloud (come il telefilm Le sorelle McCloud) mito dell'equitazione, campione incontrastato, un pilastro di questo sport e un uomo che è - evidentemente - nato per cavalcare. Peccato che Devlin, a questo punto del romanzo, sia mezzo zoppo, in piena crisi post morte della sua cavalla, senza prospettive di rimettersi in sella nel futuro e deciso al 200% a rimanere solo, solitario e incazzato con il mondo. Ruvido, rude, schivo, Devlin sembrerebbe il perfetto cowboy se non fosse per la sua fissa dei cavalli, per il suo viscerale intuito e per il conto milionario. Esatto, pure lui è ricco sfondato, anche se vive in una fattoria mezza scassata e guida un pick up arrugginito, a A.J. - e a noi - non sfuggono i dettagli: stalle di lusso, piste con ostacoli ordinati e pronti all'uso, trofei così numerosi da riempirci una stanza e l'inconfondibile menefreghismo di chi ha i soldi e non deve pensare se può comprare qualcosa o meno.

    Devlin diventa il trainer di A.J. e Sabbath e, naturalmente, con l'evolversi della storia diventa molto di più finché si sviluppa una vera e propria storia d'amore tipica dei contemporanei americani, un po' all'acqua di rose, dove certe cose vengono volutamente trascurate perché tanto si deve sognare. Per esempio, A.J. trasloca letteralmente a casa di Devlin senza che questo batta ciglio. Una perfetta sconosciuta ti si pianta in casa per un mese e non ti vengono i patemi? Tu, donna giovane e inesperta, ti accampi a casa di un uomo che non conosci e non ti preoccupi neanche un po'? Insomma, alcune sciocchezze ci sono e non riescono a passare sotto al mio radar delle minchiate, però essendo il primissimo romanzo della Jessica ho chiuso un occhio.

    Ho chiuso un occhio anche se l'effervescenza iniziale si è spenta troppo in fretta per i miei gusti e la lettura si è trascinata annoiata fino alla fine, anche se tra tutti i personaggi che entrano ed escono nelle scene quelli che mi sono piaciuti di più sono Sabbath - ed essendo cavallo non parla, quindi capiamoci - e Chester, il vecchio amico di Devlin. Devlin - sì, ok è figo - è troppo prevedibile e dopo aver affascinato nella prima parte si adagia nello stereotipo dell'uomo possessivo, protettivo e vaccaro (cioè in stivali e Stetson) e si fa bollire il cervello dalla bellezza pura e incontaminata di A.J., dalla sua bravura, dalla sua bontà eccetera. A.J. non mi è rimasta indigesta, anche se avrei gradito un minimo di grinta in più soprattutto nei confronti dei familiari, invece mi sono dovuta accontentare di un comportamento ladylike noioso da morire.

    Non ho idea se Leggereditore abbia tradotto o meno questo titolo - forse sì - ma avendolo comprato anni fa in lingua (pochi euro in paperback e c'è pure lo sgnoccolo addominalato in copertina) ho colto l'occasione di dare una rispolverata alla mia lettura in lingua e riprendere in mano un'autrice che ormai non allietava i miei occhietti da troppi mesi.

    Bella Jessica, mo' ti aspetto al varco con i prossimi romanzi. Sarà meglio che ti sia scrollata di dosso tutta questa zuccherosa, stucchevole e americana romanticheria che mi ha fatto venire la gastrite.

    Ps: e comunque sì, ho mangiato carne di cavallo e gradirei che nessuno mi insulti per questo, altrimenti ogni volta che vi ficcherete in bocca del salame, slurperete una fetta di Parma o risucchierete gli spaghetti al ragù vi verrà per ripicca una diarrea cosmica per ricordarvi quanto siete ipocriti. Peace.

    said on