Leer Lolita En Teheran

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Publisher: Quinteto

4.1
(2664)

Language: Español | Number of Pages: 448 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Japanese , German , Italian , French , Slovenian

Isbn-10: 8496333159 | Isbn-13: 9788496333154 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell'Uomo venga aggiunta la voce: diritto all'immaginazione. Ormai sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di imm ...continue

    La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell'Uomo venga aggiunta la voce: diritto all'immaginazione. Ormai sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?

    È un libro che lascia il segno, questo.
    Parla anche di letteratura e insegnamento, della difficoltà di essere un'insegnante di letteratura occidentale in un paese islamico. Ma soprattutto parla della vita (o "non vita") delle donne nell'Iran dalla rivoluzione islamica ad oggi. Un'esistenza da trascorrere nascoste sotto un velo, senza diritti, senza possibilità di mostrare il proprio pensiero, le proprie capacità, la propria femminilità... con la paura di essere punite o arrestate (e torturate) per una ciocca di capelli che sfugge dal velo o per unghie troppo lunghe e dipinte.
    È angosciante e straziante eppure bellissimo. Le donne che lo popolano sono fragili e agguerrite; hanno paura e nello stesso tempo compiono piccoli gesti di ribellione; sono arrabbiate e tristi e prive di sogni e speranze, eppure paradossalmente sperano e sognano attraverso la lettura di romanzi proibiti.
    Meriterebbero un monumento che le ricordi, ma probabilmente non avranno nulla di più di queste pagine a farci sapere che sono esistite.

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  • 3

    Non è certo una perla di letteratura. Definirei il libro mediocre; la struttura è scombinata. I contenuti interessanti ci sono, e riguardano l'esperienza dell'autrice in Iran a seguito del suo ritorno ...continue

    Non è certo una perla di letteratura. Definirei il libro mediocre; la struttura è scombinata. I contenuti interessanti ci sono, e riguardano l'esperienza dell'autrice in Iran a seguito del suo ritorno dagli Stati Uniti (motivo per il quale a suo tempo lo acquistai prima del mio viaggio nel Vicino Oriente, nella primavera del 2010).
    Dal 1979 al 1997 l'autrice resta in Iran, ed è attorno all'esperienza vissuta in quei diciotto anni che. seppur in maniera diluita ed episodica, la lettura prende un qualche valore. Oltre al diario di quei diciotto anni, l'autrice si profonde in un tedioso esercizio di critica letteraria della più melensa letteratura anglofona -ch'è la sua preferita: Lolita, Cime Tempestose e simili.
    C'è un terzo corridoio narrativo, che nei capitoli centrali si eclissa -inspiegabilmente, giacché gli esercizi di critica letteraria e la realtà iraniana qui si incrociano- nel quale l'autrice ricorda l'esperienza di riunioni settimanali letterarie a casa sua con alcune ex studentesse del suo corso, riunioni organizzate in seguito all'abbandonato dell'insegnamento in università.

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  • 3

    Ingredienti: una docente universitaria ribelle e appassionata, sette studentesse a cui trasmettere in privato l’amore proibito per la letteratura, un paese rovinato dall’integralismo più cieco e masch ...continue

    Ingredienti: una docente universitaria ribelle e appassionata, sette studentesse a cui trasmettere in privato l’amore proibito per la letteratura, un paese rovinato dall’integralismo più cieco e maschilista, l’analisi di tanti autori occidentali (Nabokov, Fitzgerald, James e Austin) attraverso i loro migliori libri.
    Consigliato: alle donne che usano la cultura e l’arte come forma di ribellione ed emancipazione, agli uomini che desiderano solo mogli sottomesse.

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  • 3

    Godibile ed appassionato:stupende le pagine in cui si affronta la letteratura;dal sapore un po’ ruffiano,da editing piacione,quelle riguardanti episodi (drammatici) di vita nella Teheran della rivoluz ...continue

    Godibile ed appassionato:stupende le pagine in cui si affronta la letteratura;dal sapore un po’ ruffiano,da editing piacione,quelle riguardanti episodi (drammatici) di vita nella Teheran della rivoluzione di Khomeini, anche se indubbiamente interessanti.

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  • 4

    Ma io mi ricordo...

    ...Mi ricordo, della rivoluzione dell’Iran, dell’ayatollah Khomeini, e della strana gioia delle noialtre sinistre per la fuga dello scià e degli sporchi imperialisti americani. Mi ricordo, poi, dello ...continue

    ...Mi ricordo, della rivoluzione dell’Iran, dell’ayatollah Khomeini, e della strana gioia delle noialtre sinistre per la fuga dello scià e degli sporchi imperialisti americani. Mi ricordo, poi, dello stupore quando si vide che quella rivoluzione non stava proprio prendendo la piega che si auspicava, ma all’improvviso, insospettatamente, da quel mondo che allora pareva più lontano di quanto fosse realmente cominciava a venire fuori qualcosa allora del tutto nuovo: l’integralismo islamico. E furono subito donne scafandrate, furono modi essere e di vivere per noi normali messi inusitatamente al bando, furono persecuzioni politiche, misteriose sparizioni, omicidi, massacri, e poi una guerra assurda che durò dieci anni con un paese vicino e pure lui musulmano.E furono proibizioni di essere e di pensare, di capire, leggere e studiare, di guardare film e televisione. E tutto continuava ad apparirci assurdo ma innocuo perché lontano. Sono loro, sono strani, sono altri. Non c’entrano con noi.

    Di questo si parla nel libro della Nafisi. La stranezza di un mondo come il nostro, o quasi (il paradosso di una dittatura che pure consentiva libertà individuali) falciato da un’altra dittatura di stampo religioso dove diventava trasgressione da pagare a caro prezzo anche solo fare una festa tra amici con danze e alcolici.. E il dolore e l’assurdità di persone, in ispecie donne, che vedevano perse libertà minime che pure, per le loro madri o sorelle maggiori, erano del tutto scontate. E per chi contravveniva c’erano sequestri, botte, violenze sessuali, omicidi in carcere. Le stesse cose che con altri mezzi ci ha raccontato anche il fumetto di Marjane Satrapi.

    Lei, una professoressa universitaria, specializzata in letteratura inglese; proveniente da una famiglia vecchia di ottocento anni che aveva espresso intellettuali e studiosi nel corso di tutta la sua storia (questo fa del suo già strano: da noi chi può vantare ascendenze note così antiche al massimo è qualche ex-nobile dal grilletto facile), riuniva nella sua casa, di nascosto, un ristretto e selezionato gruppo di studentesse con cui parlare di libri “proibiti” bevendo the e mangiando paste e cioccolatini. E gli eventi esterni, che coinvolgono direttamente lei e le persone a lei vicine, fanno da contrappunto alle riflessioni letterarie. Gli autori di cui si parla e che vengono analizzati nella particolare luce della situazione contingente sono Nabokov, Fitzegrald, James, Austen. E l’analisi è interessante: ovviamente non può transigere dal confrontarsi con la situazione politica e di genere, trovando nella narrazione letteraria spunti di analisi e riflessione correlati alle particolari realtà vissute. E’ ovvio che il fascino, la forza e anche il limite dell’arte, e della letteratura, sta proprio nel fatto che si può potenzialmente trovarvi dentro qualsiasi cosa, ma queste analisi non mi paiono comunque campate per aria. Lolita ad esempio lo avevo letto molti anni fa, non avevo mai pensato a una sua lettura “politica” - il possessivo Humbert che annulla il suo oggetto del desiderio, facendosi tutto e facendola diventare nulla, metafora di qualsiasi dittatura - ma vi avevo piuttosto preferito una lettura “clinica”, il racconto di un’ossessione psicotica spinta ai massimi livelli, che arriva a inverare le peggiori paure di cui essa vive - Humbert vive del terrore che Lolita lo abbandoni, e infatti lei lo abbandona; vive del terrore che qualche personaggio di passaggio gliela porti via, e infatti un personaggio di passaggio gliela porta via.

    Alla fine, la professoressa iraniana fa la scelta di lasciare il suo Paese e riparare all’estero, negli Usa, dove aveva a lungo già studiato e vissuto all’epoca del suo primo matrimonio. Risulta difficile, dal nostro punto di vista, capire perché una decisione di questo genere tardi così tanto: risulta strano che chi ne abbia la possibilità non voglia fuggire da un luogo in cui le libertà più basilari sono sistematicamente negate. Probabilmente c’entra un senso di resa al regime che probabilmente connoterebbe l’emigrazione e la fuga; probabilmente anche un legame che si considera più forte di qualsiasi cosa. Inquietante è pure il fatto che certi modi di essere e di pensare facciano parte anche della nostra realtà, magari minoritari e geograficamente localizzati ma presenti (ad esempio divinizzare e “rispettare” una donna e considerare figlie del demonio tutte le altre, da disprezzare ma nello stesso tempo da desiderare e insidiare; considerare il sesso non procreativo come il peggiore dei mali…) Certo è che comunque le nostre libertà è bene che ce le teniamo strette. anche considerato che l’Iran degli ayatollah era solo la demo: ancora dovevano venire talebani e ISIS. E in ogni caso, come temo stia dimostrando la Turchia attuale, l’involuzione della libertà di fronte all’integralismo religioso è un rischio sempre possibile, non esiste conquista sociale e civile che sia data per sempre.

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  • 3

    Lezioni di vita

    La professoressa Azar Nafisi, in piena rivoluzione islamica racconta il suo percorso emotivo, didattico e morale nella Teheran degli anni ‘80.
    Khomeini è salito al potere dopo lo scià e moltissime co ...continue

    La professoressa Azar Nafisi, in piena rivoluzione islamica racconta il suo percorso emotivo, didattico e morale nella Teheran degli anni ‘80.
    Khomeini è salito al potere dopo lo scià e moltissime cose sono cambiate. Le donne sono le prime a subire i cambiamenti di questa “rivoluzione”, che non è solo politica chiaramente. Portare il velo, accompagnarsi per strada solo con fratello o padre, perquisizioni, restrizioni non solo fisiche ma anche morali e mentali. La Nafisi insegna all’università e cerca di dare un taglio europeo alle sue lezioni, non per una volontà di occidentalizzare, ma perché gli uomini del suo paese che lei forma, possano un giorno avere la possibilità di saper scegliere. Comincia così un seminario per sette giovani studentesse, che ogni giovedì mattina riunisce a casa sua con cui elabora, confronta, scava testi, caratteri, personaggi.
    Prendono vita così Nabokov con la sua Lolita, processi a Gatsby e al suo essere frivolo, crociate contro la Daisy Miller di James e dibattiti accesi su Jane Austen. Ma non c’è solo questo. C’è la guerra, ci sono i bombardamenti, gli allarmi, le morti. Ci sono le vite e i sentimenti delle sette giovani e del loro mentore che si scoprono, che si confrontano, che capiscono cosa vogliono e fanno di tutto per prenderselo. C’è la volontà e la forza delle donne. La Nafisi vive con loro questi avvenimenti, neanche la guerra la allontana dal suo paese. Saranno le restrizioni e l’impossibilità di potersi esprimere come vuole, di insegnare come può, a doverle dolorosamente farle scegliere di allontanarsi, perdendo gli amici più cari, compagni di patimenti e dolori ma anche di soddisfazioni letterarie.
    Quando ho cominciato a leggere questo libro mi aspettavo un taglio molto diverso. Invece mi sono ritrovata davanti ad una prosa che magistralmente si snodava pagina dopo pagina, intensa e profondamente consapevole.
    C’è un’immagine bellissima all’inizio del libro ed è quella che mi è rimasta più impressa: sette ragazze con il loro velo scuro immortalate su una foto con dietro un muro bianco e subito dopo le stesse sette ragazze senza velo. Colori, capelli, ricci, sorrisi. Sono sempre le stesse ragazze?

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Leggere Lolita a Teheran

    Se si vuole cominciare a parlare di “Leggere Lolita a Teheran”, non si può prescindere dal fare un brevissimo accenno alla storia personale dell’autrice. Azar Nafisi è stata per anni docente di letter ...continue

    Se si vuole cominciare a parlare di “Leggere Lolita a Teheran”, non si può prescindere dal fare un brevissimo accenno alla storia personale dell’autrice. Azar Nafisi è stata per anni docente di letteratura inglese presso l'Università di Teheran. Dal 1997 si è trasferita negli Stati Uniti, dove insegna alla rinomata Johns Hopkins University di Washington.
    Il libro trae origine dall’esperienza vissuta dalla scrittrice con sette studentesse del suo corso. In un’epoca di crescente oscurantismo politico/religioso, Nafisi decise di lasciare l’insegnamento “istituzionale” e di avviare, all’interno delle proprie mura domestiche, un seminario di letteratura a cui invitò le sue migliori allieve.
    Nel corso di questi incontri – che costituiscono il sostrato più vivo ed intenso del racconto – la discussione si indirizzava su alcuni celebri romanzi: “Lolita” ed “Il grande Gatsby”, “Orgoglio e pregiudizio” e “ Daisy Miller”, solo per citarne alcuni. Tali opere venivano esaminate ed approfondite sia alla luce delle personali esperienze delle partecipanti, sia sulla scorta dei profondi mutamenti politico/sociali avvenuti nella Repubblica Islamica dell'Iran.
    Nel corso del seminario, le ragazze cominciarono a solidarizzare e ad aprirsi, rendendosi partecipi l’un l’altra di problematiche ed esperienze personali: da tale confronto, emergeva così la profonda difficoltà di interpretare il ruolo di donna, di madre e di moglie in una regime assolutista e totalitario, distruttore di qualsivoglia libertà individuale.
    Il libro è suddiviso in quattro capitoli - "Lolita", "Gatsby", "James" e "Austen" – ognuno dei quali tratta un diverso tipo di situazione/stato d’animo: l’assenza di libertà, il disincanto individuale, il valore dell’anticonformismo, e la presa di coscienza di se stessi.
    La descrizione dell’Iran, che come un vento vaporoso ed inesorabile accarezza le lezioni "clandestine", è precisa ed accurata: le problematiche insite in un regime opprimente e totalitario, che obbliga al rispetto di regole talvolta assurde ed irrazionali, vengono sviscerate con attenzione e discernimento.
    Dopo un ottimo inizio, capace di prendere per mano il lettore e trascinarlo in un “altrove” che pare distante anni luce dagli usi e costumi a cui siamo abituati, la lettura comincia però a farsi un po’ pesante: la decisa e ricorrente apologia della letteratura occidentale, alla fin fine, finisce per stancare anche il lettore meglio disposto. Probabilmente – ma questo è un parere assolutamente personale - se le pagine fossero state 200 invece di 380 l’impianto narrativo sarebbe risultato più apprezzabile.
    Non mancano comunque pagine indimenticabili che, unite all’afflato profondo nel descrivere le vicende di una nazione “impazzita”, rendono il libro degno di una lettura attenta e pregna di riflessione.

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  • 5

    Un toccante atto d'amore

    Coscienza, resistenza, umanità. Vita, letteratura, immaginazione. Un libro intensissimo, l'empatia come valore supremo, come nucleo essenziale del nostro essere uomini, come fondamento tanto dell'indi ...continue

    Coscienza, resistenza, umanità. Vita, letteratura, immaginazione. Un libro intensissimo, l'empatia come valore supremo, come nucleo essenziale del nostro essere uomini, come fondamento tanto dell'individuo quanto della società. Un insegnamento che va dritto al cuore attraverso ogni singola parola.

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