Leggenda privata

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.1
(63)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806228951 | Isbn-13: 9788806228958 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
L'Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman'zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke... Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni piú esose della letteratura.
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  • 4

    il mio primo Mari

    comprato perché incuriosita dalla sua intervista su Robinson. No, non è vero, lessi anni fa Tu sanguinosa infanzia di cui non ricordo assolutamente nulla se non che fosse scritto bene.
    E su, questo, n ...continua

    comprato perché incuriosita dalla sua intervista su Robinson. No, non è vero, lessi anni fa Tu sanguinosa infanzia di cui non ricordo assolutamente nulla se non che fosse scritto bene.
    E su, questo, neppure qui si sbaglia. Come scrive Mari, come racconta le sua ossessioni e come magari la smetto di lagnarmi della mia infanzia assolutamente normale. Ma cos'è normale?

    Poi. Non amo le autobiografie, il parlarsi addosso, il raccontare vita morte e miracoli. Ma questa è anomala, promossa.

    ha scritto il 

  • 0

    A chi vuoi più bene: a papà o a mammà?

    Se l’Accademia richiede un’autobiografia a Michele Mari, questa non può certo aspettarsi uno di quei libri che sono ormai presenza fissa, gradita o meno, a seconda della firma, nella nostra narrativa. ...continua

    Se l’Accademia richiede un’autobiografia a Michele Mari, questa non può certo aspettarsi uno di quei libri che sono ormai presenza fissa, gradita o meno, a seconda della firma, nella nostra narrativa. Chiedere una cosa simile a chi ha riscritto, plasmandole e rimodellandole a suo piacimento, nonché per sollazzo del lettore, le vite di uomini straordinari quali Giacomo Leopardi, Walter Benjamin e Syd Barrett, significa un pochino scherzar col fuoco; specie quando si tratta di un autore che ha disseminato la sua opera di indizi e frammenti del proprio vissuto, addentrandosi perlopiù nelle fisse, nelle passioni, nei demoni; che, come tutte le ossessioni degne di tal nome, tornano in maniera ciclica, e lo fanno anche in Leggenda privata, ultimo tassello di quello splendido e variopinto puzzle che è il corpus dello scrittore milanese.

    È appunto un’autobiografia atipica, concentrata sui primi anni di vita di Mari: ne abbraccia l’infanzia, giocosa, ridente ma altresì sanguinosa, spingendosi rarissime volte oltre la tarda adolescenza; sporadici sono infatti gli accenni a quanto avverrà – ed è già avvenuto – in seguito, anche perché l’età adulta, nel testo, è rappresentata dai genitori.

    Figlio del celebre designer Enzo Mari e dell’illustratrice-scrittrice Gabriela Ferrario, meglio nota come Iela Mari (ma sarà di origine slava, con quel nome?), da primogenito, Michele mette a nudo idiosincrasie, qualità e difetti di sua madre e suo padre.
    Un padre che viene dal basso, di origini pugliesi, poi vincitore di quella «borsa su cinquecento» che ne muterà per sempre la vita: imponente, severo anche nell’aspetto, colto, geniale e intransigente; uomo col quale è impossibile rivaleggiare. La madre, invece, sottile e androgina, di tutt’altra provenienza ed estrazione; scalatrice di vette assieme a Dino Buzzati e Walter Bonatti, frequentatrice del giro di Brera, di quel Bar Jamaica di bianciardiana memoria, dove conosce, tra i tanti, anche Enzo Jannacci.
    C’è poi, qua e là, anche la sorella Agostina: al contempo vicina e distante, progressista, femminista, schierata contro le chiusure politiche e mentali dei nonni, che invece Michele difende sempre a spada e a penna tratta, come (quasi) tutti i nipoti farebbero coi loro nonni – e viceversa. Sì, ovviamente ci sono anche i nonni, figure ben più rassicuranti, le cui case sono a loro modo dei rifugi, una sorta di fuga dalla dicotomia madre-padre, specie dopo la separazione di questi ultimi.

    Attraverso la memoria e il ritratto familiare prende vita un testo denso e multiforme, dove il dettaglio scabroso è motore essenziale: vedi, ad esempio, la figura della domestica Velia, donna dalla dubbia igiene evocata a più riprese.
    Il risvolto privato prende dunque a più riprese pieghe orrorifiche - sottolineate tra l’altro anche dai riferimenti cinematografici nelle note a piè di pagina -, andando a comporre un racconto, anche in questo caso, per oggetti, per feticci, veri fili conduttori della narrazione: gli zoccoli della prima fanciulla desiderata e dal nome sconosciuto, il gelato-Mottarello da lei servito all’autore-ragazzino; i fumetti, gli albi di Topolino proibiti dal babbo e accettati dalla mamma; gli Urania del nonno, come qualcuno ricorderà. E poi, i giochi: soldatini, biglie, disegni e biciclette; ma soprattutto la letteratura: oggetto di studio, di lavoro e ricerca, di chiodi fissi, di evasione e divertimento – una cosa frin-frin, direbbe il padre Enzo.

    Michele Mari, che afferma d’aver sempre a suo modo continuato a giocare, mette di nuovo in risalto gli aspetti ludici del mestiere di scrivere, valorizzandoli grazie a una prosa pressoché perfetta, che sposa il colto col popolare, il moderno con l’arcaico, arricchita da rimandi intertestuali che incarnano il passaggio di palla tra chi scrive e chi legge; una scrittura che sa essere sia fuori sia dentro al tempo, la migliore possibile nella noiosa contemporaneità, senza mai cedere alla maniera.

    Alla fine, poco importa se Mari abbia scritto o meno una autobiografia: quel che conta è che siamo davanti a un altro gioiello, a un piccolo capolavoro: a voler esser poco filologici, al suo ennesimo grande romanzo.

    [questa mia recensione la trovate anche sul MUCCHIO di giugno 2017, in tutte le edicole]

    ha scritto il 

  • 3

    Appena terminato questo Leggenda privata mi é venuta in mente la faccia ingrugnita di Michele Mari prima e durante un suo intervento al Salone del Libro del 2014.
    Cosa c´entra? Secondo me c´entra, ma ...continua

    Appena terminato questo Leggenda privata mi é venuta in mente la faccia ingrugnita di Michele Mari prima e durante un suo intervento al Salone del Libro del 2014.
    Cosa c´entra? Secondo me c´entra, ma ci arriverò.

    Questo libro mi sembra essere uscito un po´in sordina per un autore della statura di Mari, ma forse sono impressioni mie, si tratta certamente di un libro composito e particolare, in qualche modo "non facile" (va bene, ma quale libro di Mari lo è?).

    L´intenzione è quella di comporre una propria autobiografia, l´idea di base è che siano i mostri della coscienza dello scrittore - quelli che sotto altre vesti abbiamo già visto gorgogliare e brulicare in altri libri - a pretenderla, a imporglielo e nel corso delle pagine a indirizzarlo, a rimanere delusi da certi episodi e reticenze e invece deliziati da determinate confessioni.

    Coerentemente con questo impianto, il libro è spezzettato, frammentato e digressivo, dal punto di vista puramente grafico ricorrono parentesi, punti di sospensione, grassetti, la lingua rimane perlopiù nei paraggi di un registro alto costellato di termini tecnici o desueti, e a volte (specie all´inizio) indugiano nei territori dell´arcaico.

    Tutto questo - seppur tipico di Mari - può portare a non trovare subito la sintonia con un´opera che secondo me va gustata per quello che è, avendo il coraggio di sorvolare su alcuni temi a mio modo di vedere tirati troppo per le lunghe (gli episodi di incontinenza notturna) e di godersi quei momenti esilaranti, geniali, struggenti o profondi che pur balenano in queste pagine.

    Credo che poi si apprezzi tanto più il libro, quanto più ci si riesca a convincere che - se è un´autobiografia - lo è in maniera assolutamente elusiva e altamente selettiva, e quanto più addirittura si metta in dubbio la sua vera natura di autobiografia: in effetti direi che è piuttosto una resa dei conti "in positivo", una dichiarazione d´amore e di rimpianto per la propria famiglia, un insieme di ritratti talvolta strepitosi dei genitori e dei nonni dello scrittore, laddove le pagine dedicate al padre sono tra le più efficaci e sentite, questo ingombrante genio del design italiano, umano intransigente e burbero allo stesso tempo, perennemente ingrugnito, e qui torniamo al tema dell´inizio, siccome in molte delle nostre facce rimangono espressioni e fisiognomie di chi ci ha generato, ecco allora che Mari usa forse (e in parte) questo libro per spiegarci il perché della sua, di espressione, cercando una catarsi dai propri mostriciattoli (non li chiamerei demoni) e dalle proprie tare. Una catarsi - ovviamente - impossibile.

    Il risultato è come detto godibile anche se a chi non conosce lo scrittore sconsiglierei di iniziare da questo.

    www.recensireilmondo.com

    ha scritto il 

  • 4

    Partendo da un artificio (Michele Mari è costretto a scrivere l'autobiografia da dei mostriciattoli), nasce un libro che alterna la forma romanzesca al racconto degli anni che vanno dall'infanzia alla ...continua

    Partendo da un artificio (Michele Mari è costretto a scrivere l'autobiografia da dei mostriciattoli), nasce un libro che alterna la forma romanzesca al racconto degli anni che vanno dall'infanzia alla maturità.
    Un libro scritto divinamente, che affianca ricordi gioiosi ad altri cupi e dolorosi.
    Un ritratto personale e familiare nel contempo.

    ha scritto il