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L'eleganza è frigida

By Goffredo Parise

(208)

| Others | 9788845922503

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Book Description

La prima notte che Marco trascorre a Tokyo è sorprendentemente silenziosa - e il suo sonno "simile a quelli della convalescenza o della salvezza". Mai, tuttavia, la singolarità delle sue inchieste è stata così lampante, e mai il loro fascino così int Continue

La prima notte che Marco trascorre a Tokyo è sorprendentemente silenziosa - e il suo sonno "simile a quelli della convalescenza o della salvezza". Mai, tuttavia, la singolarità delle sue inchieste è stata così lampante, e mai il loro fascino così intenso: a raccontarci il Giappone, "pianeta rotante nel silenzio e nella solitudine della volta celeste", è infatti un doppio dell'autore, in fuga da un paese sconvolto da "millenni di furti, ricatti e assassinii". E a muoverlo è quello stesso bisogno di essenzialità, di rigenerazione, che innerva uno dei vertici della narrativa di Parise, i Sillabati. Attraverso il suo sguardo infantile, il lettore conoscerà le più diverse facce del Giappone: dai templi di Kyoto, dove si può percepire "il distacco dal corpo che avviene per poco ossigeno", ai lottatori di sumo, che sprigionano la più alta forma di espressività fisiologica; dall'atelier dove il vecchio Moriu-guchi dipinge chimono con sicurezza sublime, "simile al lavoro appena frusciante dei bachi da seta nei granai", ai cantanti di gagaku, nella cui voce risuonano i "movimenti lentissimi degli immensi blocchi gelidi dell'era glaciale". E scoprirà l'anima segreta di un paese che cela, dietro la maschera occidentale, un "classicismo cellulare".

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  • 1 person finds this helpful

    Le riletture

    Ah, le riletture! Argomento spinoso.
    Non che fosse passato tanto tempo, pochi anni, meno di un decennio. Però complice la copertina e l'interesse per il Giappone, quando mi è rientrato in casa, lungamente - chissà perché, potrei dire, anticipando le ...(continue)

    Ah, le riletture! Argomento spinoso.
    Non che fosse passato tanto tempo, pochi anni, meno di un decennio. Però complice la copertina e l'interesse per il Giappone, quando mi è rientrato in casa, lungamente - chissà perché, potrei dire, anticipando le cose - desiderato, l'ho riletto.
    Avevo delicatamente segnato i punti più interessanti, ad oggi sono rimasti quelli. Solo, mi ha, nuovamente, lasciato un po' delusa. Marco (pseudonimo - un po' allusivo, come Amitrano sottolinea - dell'autore) visita il Giappone e sostanzialmente arriva nel paese delle meraviglie. Ma per meravigliarsi si può solo assumere lo sguardo incantato e stupefatto del bambino, cosa che Parise è ben lungi dal fare: è tutto un giudizio, una comparazione, un voler intuire di colpo lo Zen (beato lui, verrebbe da dire). In fondo gli basta la visita ad un giardino per cogliere estatico lo spirito del Giappone. Il che potrebbe anche essere, in puro spirito Zen, il fatto è che tutto ciò viene descritto all'opposto: proprio come vi aspettereste un racconto di viaggio di e per un buon borghese dalla cultura media, piombato così per caso in un paese molto "distante". Ellissi, poesia, il silenzio per il tutto. No, non ci sono perché ai bravi lettori dei giornali o periodici bisogna descrivere come se si raccontasse la cronaca del paesino accanto al nostro, e non far intuire l'enorme distanza ed anche la incomprensibilità del Giappone. Irrimediabilmente datato, testimonianza dell'inadeguatezza culturale tutto sommato, e forse solo per questo motivo come appunto testimonianza del tempo, ristampato da Adelphi (io ho l'edizione precedente). Lo lessi la prima volta, dopo Barthes e L'impero dei segni: lo scarto era, e rimane, tantissimo.
    P.S. Manca qualsiasi riferimento temporale: per chi legge, fatta salva l'indicazione che l'ambasciatore italiano in Giappone era Biancheri, manca qualsiasi riferimento. Anche nella terza o quarta di copertina: due righe sul viaggio, la durata della permanenza e il suo contesto, non sarebbero state sgradite.

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    Tsubaki said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Il Giappone era tuttavia quello, quel canto-urlo roco, di sventramento mortale, quei passettini, quel ritmo. Nulla più"

    Gli attimi di meraviglia esigono pudore e silenzio. Non si possono raccontare, ma solo vivere.
    Si può poi provare a ricercarli in uno ricordo destinato a diventare, con il passare del tempo, sempre più piccolo e pallido.

    Parise tenta, non senza co ...(continue)

    Gli attimi di meraviglia esigono pudore e silenzio. Non si possono raccontare, ma solo vivere.
    Si può poi provare a ricercarli in uno ricordo destinato a diventare, con il passare del tempo, sempre più piccolo e pallido.

    Parise tenta, non senza coraggio, l'impresa di raccontare gli attimi di meraviglia vissuti in quel mistero pieno di grazia fattosi terra, oggetti, persone che è il Giappone.
    Il suo sguardo di bambino troppo sveglio, malizioso e sensuale, contrasta decisamente con l'ingenuità necessaria ad un'operazione simile (che si tenti pure, ma che lo si faccia con le giuste intenzioni, con l'animo puro).
    Come vergognandosi della propria sensibilità, Parise s'inventa un alter-ego, Marco, al quale attribuire lo stupore e le sensazioni provate.
    E il suo amore per il Giappone dobbiamo leggerlo tra le righe di questi articoli imbalsamati.

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    alice said on Jan 31, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Parise amava il Giappone, e lo dimostra in questa particolare cronaca di viaggio. Si tratta di una raccolta di scritti, pubblicati in origine sul Corriere della Sera tra il 1981 ed il 1982 nella quale Marco, l'alter-ego dello scrittore, quasi in fuga ...(continue)

    Parise amava il Giappone, e lo dimostra in questa particolare cronaca di viaggio. Si tratta di una raccolta di scritti, pubblicati in origine sul Corriere della Sera tra il 1981 ed il 1982 nella quale Marco, l'alter-ego dello scrittore, quasi in fuga dal "Paese della Politica" ritrova la serenità e momenti di autentica felicità in un viaggio in Giappone.
    Il cibo, il paesaggio, l'ordine, l'amore per la natura, la religione, le arti: sono solo alcuni degli aspetti che il narratore ci descrive con occhi sempre curiosi e scevri da preconcetti. Ne emerge un ritratto del paese estremamente variegato e complesso; d'altronde, come viene detto ad un certo punto, esso possiede due maschere: una occidentale ed una del Giappone vero; le due maschere non si mostrano mai insieme; la prima è molto visibile è costituita dalla modernità, la seconda è molto più discreta ed è fatta di piccole cose legate alla tradizione.

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    Bluk said on Sep 11, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro raccoglie una serie di articoli scritti durante un viaggio in Giappone e pubblicati nel 1982-1983.
    Spesso si sente che il materiale è un po' datato, ma le osservazioni sull'estetica giapponese secondo me sono molto acute e valide.

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    Fran Verga said on Sep 8, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Divorato nel giro di poche ore. Secondo me, assolutamente poetico.

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    Mapodapo said on Apr 8, 2011 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Lettura necessaria ma non soddisfacente

    Confuso. Arrogante. Egocentrato. Goffredo Parise segue la tradizione dei grandi giornalisti-scrittori (lui che è soprattutto scrittore ma anche giornalista) attorno al cenacolo del Corriere della Sera. Parise racconta, affascina, rappresenta la terza ...(continue)

    Confuso. Arrogante. Egocentrato. Goffredo Parise segue la tradizione dei grandi giornalisti-scrittori (lui che è soprattutto scrittore ma anche giornalista) attorno al cenacolo del Corriere della Sera. Parise racconta, affascina, rappresenta la terza generazione, quella dopo i Barzini Senior e i Buzzati, ma prima degli attuali Severgnini. Eppure in questo libro non convince: il racconto del suo viaggio in Giappone nel 1981 è soprattutto nella prima parte strampalato. Sembra abbia scoperto una terra esotica e sconosciuta al mondo. Peccato non fosse il commodoro Perry. Peccato la sua sensibilità sia un filtro talmente spesso da lasciar intravvedere solo l'artista, e non il mondo circostante.

    Non mi piace neanche l'artificio stancamente letterario di usare la terza persona, imputando il racconto al suo alter ego Marco (Polo? Ma per favore…), che proviene dal paese della politica, la strana etichetta per l'Italia da contestare a tutti i costi e il bisogno che Parise ha di dirsi sempre senza dio, apprezzando i senza dio come lui e disprezzando gli altri. Andando in Giappone, qui si cade nel primo e più profondo tra i numerosi errori d'interpretazione di un intero popolo.
    Peccato, perché nella seconda parte Parise si riprende, timidamente, forse distratto dal suo ego o forse cazziato dalla caporedazione del Corriere, e comincia a raccontare davvero, a sprazzi, spiegando dove si trova e cosa vede, anziché rimanere legato nelle sensazioni del suo ombelico ignorante.

    Un ombelico che sfiora il ridicolo delle esperienze mistiche nei giardini zen, nell'estasi quasi deliquio, nella costante e strisciante fame di carne ambosessi, nel suo essere figura ideale come personaggio dei suoi stessi libri.

    Anche il titolo, "L'eleganza è frigida", che viene preso a prestito da un verso di un poeta giapponese Saito Ryokuu (in realtà è riferito al fatto che nei gabinetti in giardino fa freddo, ma è elegante andare, quindi l'eleganza è fredda, cioè frigida, senza secondi significati sull'astinenza sessuale), è frutto del costante fraintendimento della cultura giapponese filtrata dai suoi occhi di condannato ad abitare mentalmente il tanto disprezzato paese della politica da cui evidentemente non è in grado di allontanarsi. Occhi miopi o solo superficiali, quelli di Parisi, foderati con il velo insuperabile della sua cultura.

    Ha fatto comunque bene Adelphi a ripubblicare questo piccolo libro, che ha il pregio di una tecnica di scrittura notevole e comunque completa la bibiografia reperibile del buon Parise.

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    Antonio Dini said on Dec 22, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (208)
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  • Others
  • ISBN-10: 8845922502
  • ISBN-13: 9788845922503
  • Publisher: Adelphi
  • Publish date: 2008-01-01
  • Also available as: Hardcover
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