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Les Fleurs bleues

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Editeur: Folio

4.3
(3372)

Language:Français | Number of pages: 275 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian

Isbn-10: 2070370003 | Isbn-13: 9782070370009 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
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  • 5

    Sognando fiori blu

    Se vi fosse data la possibilità di scelta preferireste essere protagonisti o soltanto osservatori di una storia? Su questa domanda si basa l'intera vicenda raccontata ne 'Les Fleurs Bleues' di Raymond ...continuer

    Se vi fosse data la possibilità di scelta preferireste essere protagonisti o soltanto osservatori di una storia? Su questa domanda si basa l'intera vicenda raccontata ne 'Les Fleurs Bleues' di Raymond Queneau, libro francese pubblicato nel 1965 che riesce a ripercorrere tramite i suoi personaggi l'intera vicenda umana, con passaggi storici a partire dal Medio Evo fino ai giorni nostri.

    Il libro inizia il 25 settembre 1264 con uno dei suoi protagonisti, il Duca d'Auge, appostato sul torrione del suo castello che, come direbbe lui stesso , sta osservando il momento storico in cui si trova. Quello che vede, sono i resti di quella che sembrerebbe una battaglia appena combattuta, resti di un passato confuso, in quanto lo comprendiamo subito, i combattenti appartengono a periodi storici diversi … Preoccupato per quello che vede davanti a sé, ('Qui il fango è fatto dei nostri fiori… dei nostri fiori blu, lo so'), decide di partire per Parigi, accompagnato dal suo paggio Mouscaillot e dai suoi due cavalli parlanti Sten e Stef…

    Passano poche pagine ed incontriamo il secondo protagonista di questo romanzo, Cidrolin mentre sta sognando ad occhi aperti sulla sua piccola barca ancorata alle rive di un fiume nei pressi di Parigi … siamo nel 1963 e Cidrolin sta osservando a modo suo la situazione storica del momento … davanti alla sua imbarcazione però non c'è niente di speciale soltanto una strada trafficata, un muretto che viene spesso imbrattato ed un villaggio camping …

    L'intero libro è un continuo avvicendarsi dei due personaggi e delle loro vicende. I due protagonisti sono indissolubilmente e misteriosamente legati uno all'altro attraverso il meccanismo del sogno … Le differenze fra i due personaggi sono subito evidenti nonostante il parallelismo fra le storie e le diverse personalità che si trovano ad incontrare lungo il percorso del libro.
    Cidrolin rimane fermo ancorato alla sua barca, immobile ad osservare le vicende ed i personaggi che gli passano davanti, con l'unica preoccupazione di coprire con della vernice delle scritte ingiuriose che periodicamente vengono fatte sul muretto a fianco alla banchina. Il Duca d'Auge, diversamente, viaggia attraverso gli anni ed i periodi storici … Durante le sue peregrinazioni incontrerà San Luigi, riuscirà ad evitare di partecipare all'ennesima Crociata, ad essere il primo importatore di polvere da sparo, incontrerà un famoso alchimista e sarà costretto a scappare in Spagna dopo la presa della Bastiglia…

    Attraverso i loro sogni, i due protagonisti riescono a vedere l'uno la vita dell'altro e mentre Cidrolin si trova a ripercorrere la storia passata, il Duca d'Auge si ritrova a parlare in modo incomprensibile ai suoi contemporanei (citando ad esempio automobili quando gli unici mezzi di trasporto a quel tempo erano i cavalli …)

    Nonostante il diverso modo di affrontare la vita, le storie dei due personaggi sono parallele come le loro caratteristiche … entrambi i personaggi hanno la medesima passione per l'essenza di finocchio e per la pittura … ovviamente si tratta in entrambi i casi di una pittura un po' particolare e mentre Cidrolin si occupa di coprire scritte ingiuriose, il Duca d'Auge si occupa di graffiti riuscendo a creare così il mito e la leggenda di intere gigantesche popolazioni di preadamiti …
    Ovviamente i due protagonisti finiranno per incontrarsi, infatti Cidrolin si troverà ad ospitare il Duca d'Auge e la sua allegra combriccola proprio a bordo del suo barcone, ed il loro incontro ovviamente ci trascinerà verso la fine del romanzo…

    Mi accorgo solo ora di aver parlato quasi esclusivamente di Cidrolin e del Duca d'Auge quando in realtà anche molti degli altri personaggi che compaiono in questo romanzo, sono indimenticabili … Voglio ad esempio ricordare i due cavalli parlanti del Duca d'Auge, Sten e Stef, Labal ovvero un guardiano notturno pazzo che si comporta durante il tempo libero come un giustiziere, un abate che si occupa di studiare graffiti preistorici cadendo così nell'incredibile tranello del Duca D' Auge e tantissimi altri che rendono il racconto sempre più sorprendente pagina dopo pagina.

    Ho letto questo libro senza conoscerne l'autore ed essendo attratta semplicemente dalla frase riportata nel retro della copertina, che non riporterò in quanto ho poi scoperto essere la frase finale del libro … Sarò sincera, all'inizio soprattutto durante i primi capitoli, la lettura è stata un po' faticosa … In particolare a volte il percorso delle parole mi era sembrato un po' tortuoso e difficile, il senso generale ed il percorso del libro erano abbastanza chiari ma alcune precisazioni e sottolineature mi apparivano sfuocate e non chiarissime … Leggendo su Queneau ho capito che questa è una caratteristica della sua ricerca formale, in quanto durante la sua vita fatto parte di alcuni gruppi di letterati francesi che avevano come scopo ed occupazione quella di riuscire ad ampliare tutti le possibili potenzialità e percorsi della scrittura e della lingua … Probabilmente questa peculiarità può creare dei problemi ma credo che superata la lettura dei primi capitoli si arriva ad una certa forma di 'assuefazione' che rende piacevole ed intensa la lettura … Arrivando alla fine del romanzo, ho provato a rileggere i primi capitoli, ed è proprio vero, ho visto cose che ad una prima 'impreparata' lettura mi erano sfuggite …

    L'estrosità e la continua ricerca dell'autore ben si legano alla sua scrittura ironica, alle situazioni paradossali ed ai personaggi surreali, ed è proprio questo che rende la lettura, soprattutto della seconda parte del romanzo scorrevole ed imprevedibile … E' davvero difficile infatti riuscire ad intuire quello che Cidrolin ed il Duca, nelle ultime pagine contemporanei, si diranno tra loro e come andrà a finire la storia, le situazioni e gli eventi paradossali infatti sembrano avere come scopo quello di spiazzare continuamente il lettore … La traduzione dal francese è stata curata da Italo Calvino, che come lui stesso scrive, ha avuto numerose difficoltà nel riuscire a giocare con le parole nello stesso modo fatto dall'autore («Appena presi a leggere il romanzo pensai subito: È intraducibile!... ma il libro cercava di coinvolgermi... mi tirava per il lembo della giacca, mi chiedeva di non abbandonarlo alla sua sorte, e nello stesso tempo mi lanciava una sfida»). Come lui stesso scrive a volte è riuscito a ricreare gli stessi giochi di parole o comunque a non travisarne il senso, mentre altre volte si è trovato costretto a ricreare intere osservazioni, facendo della sua traduzione quella che ha definito 'traduzione creativa'… credo di aver potuto apprezzare questo libro proprio perché c'è stata una traduzione di questo tipo, ovvero in grado di rendere il testo più immediato senza modificarne comunque il senso e l'ironia …

    Consiglio quindi a tutti la lettura di questo libro, soprattutto agli amanti delle situazioni un po' paradossali o alle persone che cercano una lettura non banale e completamente imprevedibile pagina dopo pagina.

    dit le 

  • 0

    Il 25 settembre 1264 il Duca d'Auge si trova sul torrione del suo castello a contemplare popoli e abitudini degli stessi; a Parigi, Cidrolin si trova sulla sua chiatta, ormeggiata, a pisolare e bere e ...continuer

    Il 25 settembre 1264 il Duca d'Auge si trova sul torrione del suo castello a contemplare popoli e abitudini degli stessi; a Parigi, Cidrolin si trova sulla sua chiatta, ormeggiata, a pisolare e bere essenza di finocchio. A spasso nel tempo, nel sogno e nelle invenzioni linguistiche, il romanzo ci fa perdere il senso del tempo e dello spazio, ci confonde tra sonno e veglia, cavalieri del Medio Evo e campeggiatori di fine millennio.
    Queneau sviscera tutta la sua genialità di paroliere e inventore in un testo che a prima vista sembrò intraducibile persino a Calvino.
    Il divertimento è assicurato, a patto che ci si voglia perdere. Capire poi chi sia il vero protagonista della storia è questione di tempo.

    dit le 

  • 0

    Uno di quei libri di cui non ricordo assolutamente nulla. Comprato sull'onda di una clamorosa esagitazione collettiva con vari inneggiamenti al capolavoro si è rivelato l'ennesimo indizio che l'opinio ...continuer

    Uno di quei libri di cui non ricordo assolutamente nulla. Comprato sull'onda di una clamorosa esagitazione collettiva con vari inneggiamenti al capolavoro si è rivelato l'ennesimo indizio che l'opinione sia leggermente "manovrata" (per cui se si spargesse la voce che Lino Banfi è un uomo bellissimo sospetto che diventerebbe - in breve - effettivamente bellissimo). In sintesi: dimenticato.

    dit le 

  • 4

    Ho faticato un po' all'inizio, lo ammetto, ma una volta trovata la giusta chiave di lettura è stato uno spasso.
    Conoscevo Queneau da "Esercizi di stile" per cui sapevo che vi avrei trovato artifici re ...continuer

    Ho faticato un po' all'inizio, lo ammetto, ma una volta trovata la giusta chiave di lettura è stato uno spasso.
    Conoscevo Queneau da "Esercizi di stile" per cui sapevo che vi avrei trovato artifici retorici e virtuosismi linguistici di raffinata bellezza; a complicare un po' le cose si aggiungono in questo caso l'aspetto onirico e il gioco di specchi. Inutile perdersi a cercare di comprendere ciò che è reale e ciò che è immaginazione, bisogna andare oltre e lasciarsi andare al puro divertimento, magari sorseggiando dell'essenza di finocchio.

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  • 5

    Bastano pochi secondi per prendere confidenza con la (splendida) traduzione di Italo Callvino e qualche altro attimo per immergersi nell'ipnotico vortice di registri linguistici di Queneau.

    Pietra mil ...continuer

    Bastano pochi secondi per prendere confidenza con la (splendida) traduzione di Italo Callvino e qualche altro attimo per immergersi nell'ipnotico vortice di registri linguistici di Queneau.

    Pietra miliare dell'assurdo, col solo difetto - se tale può essere - di richiedere un supplemento di attenzione in alcuni passaggi.

    Impossibile cercare di capire il confine tra realtà storica e immaginazione e individuare chi, fra i due protagonisti, sta sognando l'altro.

    Talmente surreale da piacere tantissimo anche a chi ha poca dimestichezza col genere, segno che i capolavori oltrepassano qualsiasi tentativo di catalogazione.

    dit le 

  • 5

    Spassosissimo romanzo, intessuto su bizzarre diacronie e sogni, che si intrecciano tra un protagonista e l'altro. Il gioco linguistico nei vari registri stilistici è magistrale come è magistrale l'acc ...continuer

    Spassosissimo romanzo, intessuto su bizzarre diacronie e sogni, che si intrecciano tra un protagonista e l'altro. Il gioco linguistico nei vari registri stilistici è magistrale come è magistrale l'accurata traduzione, molto fantasiosa ed elaborata, di Italo Calvino.
    Lo consiglio vivamente senza aggiungere altro, per non perdere il gusto di leggere questo ottimo libro.

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  • 4

    Tutta questa storia,- disse il Duca d' Auge al Duca d' Auge, - tutta questa storia per un po' di giochi di parole , per un po' d' anacronismi: una miseria. Non si troverà mai via d' uscita?

    Impegnativo inseguire il gioco di parole e di nomi, i continui rimandi tra un sogno interfaccia di un altro sogno, il linguaggio onirico, i colpi d' ala della fantasia, i simboli e le allegorie, ma se ...continuer

    Impegnativo inseguire il gioco di parole e di nomi, i continui rimandi tra un sogno interfaccia di un altro sogno, il linguaggio onirico, i colpi d' ala della fantasia, i simboli e le allegorie, ma se ci poniamo sulla stessa "lunghezza d' onda" di Queneau abbandonandoci all' apparente, disarmante, strano "caos" della trama, allora il divertimento è assicurato, grazie anche alla fortunata traduzione di quel grande che è Calvino.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    3

    Noioso

    Il libro che ha annoiato la mia estate.

    Romanzo dalla struttura ciclica. Benchè il doppio filo narrativo sia interessante è costellato di episodi e dialoghi monotoni e insulsi che non aggiungono nien ...continuer

    Il libro che ha annoiato la mia estate.

    Romanzo dalla struttura ciclica. Benchè il doppio filo narrativo sia interessante è costellato di episodi e dialoghi monotoni e insulsi che non aggiungono niente alla trama.
    Libro che può essere apprzzato solo da chi è profondo conoscitore della storia e della lingua francese, perchè la traduzione di Calvino non rende al meglio

    La letteratura francesce continua a deludermi

    dit le 

  • 5

    A pagina 20 ho pensato: mi sono fatta troppo e mi è sfuggito. A pagina 50 ho pensato: no,si è fatto lui. A metà libro avrei voluto fondermi nell'inchiostro e volar via nei sogni del Duca D'Auge/Cidrol ...continuer

    A pagina 20 ho pensato: mi sono fatta troppo e mi è sfuggito. A pagina 50 ho pensato: no,si è fatto lui. A metà libro avrei voluto fondermi nell'inchiostro e volar via nei sogni del Duca D'Auge/Cidrolin e non tornare mai più. Purtroppo i libri finiscono e a me rimane in bocca il sapore di una lettura surreale,onirica,quasi psichedelica. Tutta la mia ammirazione a Queneau per l'originalità ma soprattutto al genio puro di Calvino per aver reso meravigliosamente leggibile quest'opera. Chapeau.

    dit le 

  • 5

    Pagina 4

    Affascinato, continuò per alcune ore a osservare quei rimasugli che resistevano allo sbriciolamento; poi, senz'alcuna ragione apparente, lasciò il suo posto di vedetta e scese ai piani inferiori del c ...continuer

    Affascinato, continuò per alcune ore a osservare quei rimasugli che resistevano allo sbriciolamento; poi, senz'alcuna ragione apparente, lasciò il suo posto di vedetta e scese ai piani inferiori del castello, dando di passata sfogo al suo umore cioè alla voglia che aveva di picchiare qualcuno.
    Picchiò, non la moglie, inquantoché defunta, bensì le figlie, in numero di tre; batté servi, tappeti, qualche ferro ancora caldo, la campagna, moneta, e, alla fin fine, la testa nel muro. Ciò fatto, gli venne voglia d'un viaggetto, e decise di recarsi nella Città Capitale in umile arnese, accompagnato solo dal paggio Mouscaillot.

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