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Les Gens de Dublin

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Editeur: Pocket

3.8
(8598)

Language:Français | Number of pages: 250 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , German , Italian , Spanish , Catalan , Portuguese , Greek , Galego

Isbn-10: 2266134388 | Isbn-13: 9782266134385 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback , Mass Market Paperback , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 4

    Avevo già letto "Dubliners", ma in italiano, e mi aveva decisamente annoiato.
    Leggerlo in lingua originale è stato come leggere un libro totalmente diverso; non so se dipenda dalla traduzione, o dal fatto che ero più concentrata durante la lettura, ma in inglese mi è piaciuto decisamente di ...continuer

    Avevo già letto "Dubliners", ma in italiano, e mi aveva decisamente annoiato.
    Leggerlo in lingua originale è stato come leggere un libro totalmente diverso; non so se dipenda dalla traduzione, o dal fatto che ero più concentrata durante la lettura, ma in inglese mi è piaciuto decisamente di più. "Clay" e "The dead" sono diventati due tra i miei racconti preferiti in assoluto

    dit le 

  • 5

    Epifania e comprensione improvvisa si sè

    I racconti che ho preferito sono:
    - Rivalsa... scritto da dio!
    - I morti... magnifico il protagonista maschile!
    Attratto dalla moglie, bella del ricordo inestirpabile di un altro.
    - Un incontro... infanzia e strani incontri.

    dit le 

  • 4

    Lettura di servizio, imprescindibile per chi studia la letteratura inglese. Sono 15 racconti che hanno come fulcro della narrazione la vita a Dublino nei primi anni del 900. Joyce non è ancora il re dello stream of consciousness, ma già qualcosa s'intravede.

    dit le 

  • 3

    I racconti di James Joyce o si amano oppure si odiano. Personalmente mi trovo in mezzo: non posso dire che i racconti mi hanno impressionato ma non mi sono neanche dispiaciuti troppo. Sinceramente ci rifletterei due volte prima di consigliarlo ad altri. Ho trovato questo libro a tratti pesante e ...continuer

    I racconti di James Joyce o si amano oppure si odiano. Personalmente mi trovo in mezzo: non posso dire che i racconti mi hanno impressionato ma non mi sono neanche dispiaciuti troppo. Sinceramente ci rifletterei due volte prima di consigliarlo ad altri. Ho trovato questo libro a tratti pesante e poco scorrevole, impregnato di una retorica difficile da capire sopratutto per lettori che nella vita reale sentono e subiscono le cose differentemente dall'autore.

    Secondo il mio modesto parere, le uniche pagine che si salvano sono quelle riguardanti il racconto "Eveline".

    dit le 

  • 0

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovare una propria nicchia editoriale ripescando e r ...continuer

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovare una propria nicchia editoriale ripescando e rivalutando voci di scrittori marginali. Non avevo mai sentito nominare questo Joyce ma il libro aveva una bella copertina colorata che ha attirato la mia attenzione così l'ho comprato a scatola chiusa. Poi sono arrivato a casa e, oibò!, mi sono accorto che il libro su Anobii aveva una quota sorprendentemente alta di giudizi negativi:

    Noioso
    Pesante
    Lento
    Deprimente
    Insignificante
    Inconcludente
    Sciatto
    Una presa in giro

    Allora mi sono detto: complimenti, hai preso l'ennesima fregatura. Ma, accidempoli, ormai avevo speso ben 3,99 euro, non potevo non leggerlo...

    E l'ho letto. L'ho letto, cercando inutilmente di fingere che fosse un libro qualsiasi. Alla fine mi sento di dire solamente una cosa: se fosse possibile fare un parallelo tra letteratura e architettura, quando la narrativa aveva ancora in prevalenza lo stile della Gare d'Orsay (i racconti di Dubliners furono scritti tra il 1904 e il 1907) quello di Joyce era già come il razionalismo del Bauhaus. Questo non significa, ovviamente, che il libro debba piacere per forza (alcuni racconti li ho letti oggettivamente con poco interesse), però è sufficiente a metterlo sul piedistallo. In questi quadretti di opprimente provincialismo e grigia inerzia esistenziale, nella loro costruzione stilistica, nella loro prospettiva sulle cose del mondo, c'è già, in trasparenza, l'intera modernità: affacciandosi dalla Dublino di Joyce e guardando il panorama si vedono già Hemingway e Salinger, poi Carver e la Munro, e laggiù in fondo, sulla linea violetta dell’orizzonte, tutti i sudamericani.

    dit le 

  • 2

    Boh, forse sono io a non essere all'altezza, ma non mi dice granché. I racconti sono tutti irrisolti, alcuni in modo quasi brutale. E' vero che il racconto, come forma di scrittura, si presta al finale aperto, molto più del romanzo. Ma c'è un limite... Qui spesso la fine arriva come una mannaia c ...continuer

    Boh, forse sono io a non essere all'altezza, ma non mi dice granché. I racconti sono tutti irrisolti, alcuni in modo quasi brutale. E' vero che il racconto, come forma di scrittura, si presta al finale aperto, molto più del romanzo. Ma c'è un limite... Qui spesso la fine arriva come una mannaia che trancia tutto e ti lascia con l'amaro in bocca. L'unico racconto che mi è piaciuto è "I morti", che (guarda caso) è il più noto.

    dit le 

  • 1

    Dispiace sempre criticare i classici, ma questo romanzo non mi ha trasmesso nulla. Se lo stile di Joyce è piacevole, la trama (o dovrei dire l'assenza di trama?) non lo è per nulla per il semplice motivo che non c'è una trama. I luoghi sono "anonimi": non riuscivo proprio a figurarmeli. Le immagi ...continuer

    Dispiace sempre criticare i classici, ma questo romanzo non mi ha trasmesso nulla. Se lo stile di Joyce è piacevole, la trama (o dovrei dire l'assenza di trama?) non lo è per nulla per il semplice motivo che non c'è una trama. I luoghi sono "anonimi": non riuscivo proprio a figurarmeli. Le immagini che mi evocava erano sfocate, non nitide come mi accade solitamente. I personaggi che più piatti e senza senso non si può, i personaggi (che devono essere la parte più importante di un libro) non emergono, non si distinguono. Di solito leggo 208 pagine in meno di un giorno, tranne in questo caso. Ho impiegato due settimane a smaltire le pagine e l'ho terminato con un sospiro di sollievo.

    dit le 

  • 4

    Quan el vaig llegir per primera vegada no sabia si no m'havia agradat perquè no l'havia entès. Aquesta segona vegada puc dir que l'he entès i que no m'ha agradat, excepte pel conte final "the Dead". La resta d'històries m'han semblat molt semblants, tot i les diferències: sempre hi ha un dublinès ...continuer

    Quan el vaig llegir per primera vegada no sabia si no m'havia agradat perquè no l'havia entès. Aquesta segona vegada puc dir que l'he entès i que no m'ha agradat, excepte pel conte final "the Dead". La resta d'històries m'han semblat molt semblants, tot i les diferències: sempre hi ha un dublinès frustrat.

    dit le 

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