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Les Miserables

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.5
(4207)

Language:English | Number of Pages: 1232 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Chi simplified , Chi traditional , Spanish , German , French , Portuguese , Swedish , Dutch , Turkish , Polish , Hungarian , Czech

Isbn-10: 0140444300 | Isbn-13: 9780140444308 | Publish date:  | Edition Reprint

Translator: Norman Denny ; Contributor: Norman Denny

Also available as: Hardcover , Unbound , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Library Binding , Audio CD , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
Now a major musical film from Oscar-winning director Tom Hooper ("The King's Speech"), starring Hugh Jackman, Russell Crowe and Anne Hathaway, and also featuring Amanda Seyfreid, Helena Bonham-Carter and Sacha Baron-Cohen, Victor Hugo's "Les Miserables" is one of the great works of western literature. Now in a new translation from the French by Christine Donougher, "Les Miserables" is at once a thrilling narrative - part comedy, mystery, romance and tragedy - and a social document of France's turbulent revolutionary history. Victor Hugo's tale of injustice, heroism and love follows the fortunes of Jean Valjean (Hugh Jackman), an escaped convict determined to put his criminal past behind him. But his attempts to become a respected member of the community are constantly put under threat: by his own conscience, when, owing to a case of mistaken identity, another man is arrested in his place; and by the relentless investigations of the dogged Inspector Javert (Russell Crowe). It is not simply for himself that Valjean must stay free, however, for he has sworn to protect the baby daughter of Fantine (Anne Hathaway), driven to prostitution by poverty.
Victor Hugo (1802-85) wrote volumes of criticism, Romantic costume dramas, satirical verse and political journalism but is best remembered for his novels, especially "Notre-Dame de Paris" (1831), also known as "The Hunchback of Notre-Dame" and "Les Miserables" (1862) which was adapted into one of the most successful musicals of all time. "All human life is here". (Cameron Mackintosh, producer of the musical "Les Miserables"). "One of the half-dozen greatest novels of the world". (Upton Sinclair). "A great writer - inventive, witty, sly, innovatory". (A. S. Byatt, author of "Possession").
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  • 5

    l'epopea di un condannato

    onestamente leggendolo pensavo gli avrei dato 'solo' 4 stelle per la presenza di lunghe digressioni storiche e filosofiche che in alcuni punti ne appesantiscono la lettura.

    alla fine, invece, si capis ...continue

    onestamente leggendolo pensavo gli avrei dato 'solo' 4 stelle per la presenza di lunghe digressioni storiche e filosofiche che in alcuni punti ne appesantiscono la lettura.

    alla fine, invece, si capisce che la creazione di una figura incommensurabile come Jean Valjean, che riassume in sè il vescovo Bienvenu, la piccola Cosette, la disgraziata Fantine, il furioso Marius, il burbero Gillenormand merita da sola ben più di cinque stelle.

    said on 

  • 5

    Emozionante

    Fantastica storia e finale sorprendente. Lunghissimo ma ne vale la pena. Molto interessanti sono le descrizioni minuziose della Parigi dell'epoca..Buona lettura!!

    said on 

  • 5

    Ce l'ho fatta. È il caso di dirlo.
    Libro veramente lungo, ma un capolavoro indiscusso.

    Se posso avere l'ardire di esporre una piccola lamentela (ma proprio piccina): troppe digressioni storiche e lun ...continue

    Ce l'ho fatta. È il caso di dirlo.
    Libro veramente lungo, ma un capolavoro indiscusso.

    Se posso avere l'ardire di esporre una piccola lamentela (ma proprio piccina): troppe digressioni storiche e lunghissime descrizioni di vicoli e del convento (per stessa ammissione di Hugo, era possibile seguire il suo monologo solo consultando una mappa di Parigi del 1727!).

    said on 

  • 5

    Capolavoro

    Ancora più coinvolgente ed emozionante di "Notre Dame de Paris", "I miserabili" è una storia incredibilmente ben concepita e scritta che si prende molte pagine anche per descrivere la Parigi e i parig ...continue

    Ancora più coinvolgente ed emozionante di "Notre Dame de Paris", "I miserabili" è una storia incredibilmente ben concepita e scritta che si prende molte pagine anche per descrivere la Parigi e i parigini dell'epoca. I personaggi sono sicuramente la perla di questo romanzo: Hugo sa cambiare punto di vista con naturalezza. Da padre a figlia, da nonno a nipote, da uomo onesto a furfante: lo scrittore porta in scena tutte le classi sociali, tutte le età, tutte le tipologie di uomini e ogni loro sentimento travolgendo il lettore.

    said on 

  • 4

    Jean Valjean per mano

    Le vette raggiunte dalla penna di Hugo sono impressionanti.
    Un'edizione a mio avviso curata davvero bene. La scelta, nella traduzione, di qualche termine un po' "fuori corso", costringe il lettore ad ...continue

    Le vette raggiunte dalla penna di Hugo sono impressionanti.
    Un'edizione a mio avviso curata davvero bene. La scelta, nella traduzione, di qualche termine un po' "fuori corso", costringe il lettore ad andare a scoprirne il significato. Ma questo non rappresenta certo un ostacolo ed è comprensibile, considerata la data di pubblicazione del libro.
    Per chi ama il romanzo ottocentesco lo consiglio assolutamente.
    I soli difetti riguardano non tanto la lunghezza della storia, quanto l'inserimento di capitoli (in pieno stile ottocentesco) che dalla storia si distaccano completamente e rallentano la lettura, quasi affossandola.
    Non mi vergogno di dire che alcune parti le ho saltate. Di questi capitoli (superflui al racconto) ho trovato interessante quello su Waterloo, che alla fine (ma proprio alla fine) offre spunti utili alla storia.
    Dopo un po' invece ho abbandonato Luigi Filippo, il monello parigino, la disquisizione sul gergo e anche quella sulle fogne di Parigi.
    Le digressioni di Hugo sono affascinanti, ma spesso riguardano temi che non toccano la storia e la voglia di continuare a seguire i personaggi, di continuare a tenere per mano Jean Valjean, rende questi passaggi davvero difficili da rispettare.
    Adesso questo viaggio intenso ed emozionante è giunto al termine e un altro lettore lo comincerà.
    E' un testimone prezioso, che saprà emozionarvi.

    said on 

  • 4

    Nulla è più imminente dell'impossibile

    Mi ero ripromessa di leggere ‘ I miserabili’ già l’anno scorso, appena terminata la lettura de ‘Notre Dame de Paris’ ma si sa il tempo vola e spesso e volentieri non si hanno tanti momenti da dedicare ...continue

    Mi ero ripromessa di leggere ‘ I miserabili’ già l’anno scorso, appena terminata la lettura de ‘Notre Dame de Paris’ ma si sa il tempo vola e spesso e volentieri non si hanno tanti momenti da dedicare i nostri hobby e quindi spesso e volentieri il tempo dedicato al dovere supera di netto quello dedicato al piacere…

    Così ad un anno di distanza finalmente, riesco a parlarvi del romanzo che probabilmente ha consacrato Victor Hugo nell’Olimpo degli scrittori francesi, la sua opera probabilmente più amata e conosciuta per l’appunto ‘I Miserabili’.
    Inizierò subito con il dire che ho amato tantissimo ‘Notre Dame de Paris’ e che quindi le mie aspettative su questo romanzo erano davvero altissime. Conoscevo in parte la sua trama proprio perché essendo un romanzo davvero conosciuto è stato riprodotto in numerosi film e serie televisive. Credo inoltre di aver visto anche un cartone animato anni ed anni fa. Quindi mi sembra eccessivo dire che conoscevo a menadito la trama ma comunque ne avevo già un idea, anche se devo sottolineare che leggere il libro è davvero tutt’altra cosa rispetto ad un film, od una serie televisiva anche se ben fatta.

    Chi di voi ha letto qualcosa di Hugo, conoscerà senza dubbio la sua scrittura e il suo caratteristico modo di descrivere i contorni e gli angoli meno conosciuti della sua città. Se in ‘Notre Dame de Paris’ la vera protagonista era Notre Dame ed in via più generale la città di Parigi, nei ‘Miserabili’ protagonista è la storia di Francia, ovvero non mancano descrizioni quanto mai accurate della città e dei suoi cambiamenti, ma il vero perno attraverso cui ruota tutta la trama è la storia che ha caratterizzato quegli anni. Siamo nel periodo successivo a Napoleone, i vari personaggi si muovono tra scenari politici a loro del tutto nuovi e così scorrendo le righe riscopriamo vecchi estimatori della monarchia, altri legati a quanto sognato da Napoleone ed in contemporanea riusciamo ad intravedere una vena politica totalmente nuova che cerca di emergere tra una piega e l’altra della storia di tutti i giorni.
    Il romanzo è proprio questo uno spaccato della vita parigina di quel periodo, tra la giustizia che fa fatica a farsi largo fra la massa di persone oneste e disoneste, tra forzati a cui si è tolto il passato ed i giovani che non avranno un domani, tra la ricca borghesia e la povera gente che fatica ad avere un pasto caldo. Il romanzo è una storia collettiva e credo sia restrittivo parlare di un unico protagonista, in quanto i protagonisti sono tanti e sono quelli che tutti insieme riescono a dare una visione precisa ed impietosa di un periodo che altrimenti sarebbe difficile da immaginare. Come avevo fatto l’anno scorso essendo una trama molto conosciuta preferisco parlarvi un po’ dei protagonisti principali e delle impressioni che mi hanno dato. Ovviamente l’impressione può essere diversa a seconda dello spirito con cui venga letto un libro, e non vi consiglierei di leggere questo romanzo soltanto per qualche personaggio perché è davvero tutto il mondo circostante che rende il libro un testo che rimane attuale nonostante la data di pubblicazione.

    Il primo personaggio di cui vi voglio parlare è senza dubbio Jean Valjan. Sono i suoi passi, infatti, quelli che seguiamo per tutto il romanzo ed è anche grazie al suo sguardo lontano che riusciamo ad arrivare fino all’ultima pagina. Di Jean Valjan ovviamente saprete tutto ed ancora di più, è difatti il protagonista indiscusso di tutte le riduzioni che ne hanno fatto in questi anni…Jean Valjan è un uomo che ha il coraggio di cambiare una vita grazie alle parole di un vecchio vescovo, ovvero grazie alla fiducia che l’anziano ripone in lui e nella sua trasformazione. E’uno dei personaggi più onesti che ho incontrato nelle mie letture, ma al contempo è uno dei meno fortunati. A mio parere le ricompense riconosciute a quest’uomo sono infinitesimali rispetto tutto il bene ‘gratuito’ che ha fatto nei confronti degli altri, ma probabilmente questa era una visione precisa che l’autore voleva lasciare trapelare nel suo libro. Il pensiero della vita di Jean Valjan in qualche modo mi mette tristezza, anche perché comunque gli attimi di gioia sono davvero pochi rispetto a tutto il tempo passato tra la paura e la solitudine, e dispiace perché davvero un protagonista dal cuore generoso.
    Jean Valjan è tristemente braccato da un commissario che è davvero ossessionato dalla sua persona, il commissario Javert. Egli non crede nella riabilitazione di un uomo e non crede che una persona dopo un errore possa cambiare. È quanto di più integerrimo si possa trovare, è rigido ed è fisso verso la sua particolare idea di giustizia senza perdono. Chiederei a chi vuole gustare il libro di non leggere le frasi sottostanti, perché non vorrei rovinarvi il finale, e quindi vi consiglierei di passare direttamente al trafiletto che parla di Fantine. Javert è un personaggio che nonostante l’aspetto ottuso che lo caratterizza per gran parte del libro ho apprezzato soprattutto alla fine. Difatti nonostante l’ottusità che lo acceca per gran parte del romanzo alla fine riesce comunque a capire il suo errore, e ne paga le conseguenze, scegliendo così la propria fine. Comprende dopo tanto tempo che il suo concetto di giustizia è errato, e che ha portato con se per tantissimo tempo un idea completamente sbagliata ed è costretto a cercare la sua fine, proprio (per come l’ho intesa io) perché si rende conto di aver adoperato male i suoi strumenti e le sue opportunità, di aver seminato odio e rancore anzichè perdono e pace.

    Eccoci finalmente al trafiletto di Fantine che ho voluto inserire subito proprio perché un personaggio che mi è davvero piaciuto per la sua forza ed intensità. E’ il personaggio che probabilmente rimane di più nella memoria, perché tendenzialmente il più tragico. Ad un tratto Jean Valjan dice a Cosette, che lei avrà in dono tutto l’amore e la fortuna che è stata tolta alla madre. Il solo pensare alla vita ed alle miserie sostenute da questa donna, mi fa ancora venire i brividi (ad almeno un paio di settimane dal termine della mia lettura), e sarò sincera sono stata costretta a saltare un paragrafo proprio perché il pensare alle parole che c’erano in quelle frasi mi faceva star troppo male. L’intensità caratteriale di Fantine e la sua tremenda sfortuna probabilmente ne fanno uno dei personaggi più tragici che ho incontrato nel mio percorso di lettore. La sua caduta inizia lentamente ma la poverina finisce sempre più in basso, per indifferenza e disattenzione degli altri ma anche per una grande sfortuna (che si tramuta in fortuna per la figlia, ovviamente).
    Cosette, come avrete capito dal trafiletto precedente probabilmente non è il mio personaggio preferito del romanzo. Credo che la mia antipatia derivi proprio dalle grandi sciagure che ha dovuto subire la madre e dal contrasto con la fortuna della figlia. Ovvio che non sia colpa di questo personaggio, ma per me, è comunque uno dei personaggi più vuoti ed insipidi dell’intero romanzo, trovo infatti che sia addirittura inconfrontabile con il coraggio che dimostra sua sorellastra Eponine. La povera e disperata Eponine infatti, nonostante le brevi apparizioni ha saputo lasciarmi molto di più che le pagine e pagine utilizzate per gli struggimenti (tra l’altro inutili) della candida e ‘ingenua’ Cosette.

    Marius, devo sottolineare come anche questo personaggio sia inserito soltanto per dovere di cronaca. Come per Cosette trovo che sia uno dei personaggi che mi ha lasciato meno, è il classico eroe che riesce bene in tutto quello che fa, peccato che in questo caso, le sue azioni siano quasi sempre fallimentari. Attenzione, come prima vi chiederei di saltare la prossima frase se non volete anticipazioni e passare quindi direttamente al paragrafo successivo. Di Marius non ho apprezzato la sua estrema sicurezza e pedanteria e ad essere sincera trovavo piuttosto noiose le sue parti. Sempre dietro la gonnella di quell’angelo di Cosette oppure a guardare di sbieco Jean Valjan, e poi ho trovato sgradevole il considerarlo eroe, quando spinto dalla ‘disperazione’si inserisce nella barricata. Così ‘eroe’ da essere l’unico che si salva grazie all’aiuto di altri (non sarebbe stato in grado di salvarsi da sé). Essendo un classico eroe romantico avrei visto di buon occhio anche una sua eventuale dipartita sul campo, ma si vede che doveva creare problemi fino all’ultimo, dando origine a fastidi e tribolazioni a tutti gli altri personaggi che aveva intorno (scriverei a FFOrde (‘persi in un buon libro’- ‘il pozzo delle trame perdute’) per sottoporgli il caso di Marius, perché se Heathcliff era ingeneroso e cattivo, questo Marius è proprio un inetto…).
    Ma lasciamo Marius e veniamo alle parti che ho apprezzato di più del romanzo che sono comunque legate ai personaggi minori, quindi da citare il piccolo Gavroche, che ho adorato per la sua spavalderia e la sua voglia di rendersi utile alla sua nazione. Le parti di Gavroche erano senza dubbio le più tristi ma allo stesso tempo quelle per cui vi consiglio di leggere questo libro, se i personaggi precedenti non vi hanno convinti (soprattutto gli ultimi due immagino), prendete in mano il romanzo per questo ragazzino che corre cantando insolente tra le barricate, è un personaggio che rimane davvero nel cuore ed impossibile da dimenticare. Un altro personaggio che porterò con me è il vecchio papà Mabeuf e la sua biblioteca, la tenerezza di quest’uomo amante del giardinaggio e dei libri è un'altra ragione che vi spingerà a leggere ‘I Miserabili’. Questi due personaggi rappresentano il coraggio di una nazione, il giovane e l’anziano che combattono sulla stessa linea contro la povertà e l’ingiustizia. Gavroche combatterà con la spavalderia della sua giovane età mentre papà Mabeuf combatterà con la rassegnazione di chi non può più tornare indietro. Il futuro ed il passato si mescolano in questi due personaggi che agli occhi del lettore assumono quasi lo stesso profilo. In ultimo tra i personaggi che compaiono meno (il termine ‘minori’ mi sembrerebbe quasi un insulto) vi voglio parlare di Eponine. Conoscere la fortuna e poi quasi immediatamente la miseria, dev’essere ben peggio che conoscere la miseria e poi la fortuna, perché non puoi rimpiangere quello che non hai assaporato o comunque non sei in grado di fare paragoni. Proprio per questo ho scritto di preferire un milione di disperate Eponine rispetto un'unica soave Cosette. Mi dispiace ma trovo che il solo paragone sia impietoso per Cosette, e credo che probabilmente fosse anche nelle intenzioni dell’autore inserire una differenza così evidente fra questi due personaggi. Mentre Cosette è incessantemente baciata dalla fortuna, Eponine continua a muoversi in un abisso disperato di povertà ed ingiustizie. Mentre per Cosette la via di uscita è stata l’amore di un uomo, per Eponine l’unica via d’uscita consiste in un gesto disperato. Ma la differenza è che un personaggio rimarrà immortale mentre l’altro nonostante lo spazio che le viene dimenticato non avrà volto.

    Ovviamente avrei ancora tantissime cose da dire e scrivere, ed i personaggi di cui dovrei parlarvi per fare una panoramica completa sarebbero ancora tanti altri. ‘I miserabili’ è un grande affresco che riesce, tramite le sue parole a dare una rappresentazione di un periodo storico che non abbiamo conosciuto e che sarebbe utile conoscere da un punto di vista più umano e meno legato ad eventi precisi.
    ‘I miserabili’ è un romanzo che va letto perché oltre alla storia che ne è la protagonista principale, credo sia stato da spunto per tantissimi altri romanzi successivi. Leggendo ‘I Miserabili’ l’impressione è quella di leggere tantissimi altri libri, ed essendo la sua pubblicazione ormai datata, credo abbia fatto da scuola per moltissimi autori successivi. L’intreccio, le coincidenze ed addirittura certe parti della storia sembrano così attuali da essere state scritte in questi giorni, i sentimenti, le paure ed i rancori sono quelli che si leggono sui libri contemporanei. Se possibile non vi fate spaventare dalla mole del volume, perché davvero grazie a questi elementi il testo si rivela scorrevole e coinvolgente.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Morire è nulla, il non vivere è spaventoso

    Niente. Non immaginare Jean Valjean con le sembianze di Hugh Jackman o Marius con quelle di Eddie Redmayne; non Cosette che si accorge di provare un dolore allo stomaco e contemporaneamente la leggere ...continue

    Niente. Non immaginare Jean Valjean con le sembianze di Hugh Jackman o Marius con quelle di Eddie Redmayne; non Cosette che si accorge di provare un dolore allo stomaco e contemporaneamente la leggerezza delle membra quando pensa a lui (e nemmeno il battito infinito quando si accorge di dare un significato nuovo a quelle tre semplici lettere), non la disperazione di Fantine: niente; niente potrà mai superare l'amore che un padre vive per la figlia - anche se la figlia è stata adottata per promessa -, e nessun artificio letterario potrà eguagliare il momento in cui Jean si accorge di aver cresciuto Cosette, di averla spinta tra le braccia di un altro uomo e di non avere niente per continuare a vivere.

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  • 4

    Faticoso, ma imperdibile colpo al cuore

    Comincio dalla nota negativa. Ci sono interi capitoli del romanzo che si fa veramente fatica a leggere. Hugo fa perdere in maniera esagerata il ritmo della narrazione. Si trovano delle digressioni, sp ...continue

    Comincio dalla nota negativa. Ci sono interi capitoli del romanzo che si fa veramente fatica a leggere. Hugo fa perdere in maniera esagerata il ritmo della narrazione. Si trovano delle digressioni, spesso meramente descrittive di luoghi, talmente lunghe che si rischia di arenarsi e non procedere oltre.
    Probabilmente è un romanzo che andrebbe letto con la calma dell'estate e la libertà di uno spirito sereno. Nel periodo in cui io l'ho letto non era estate ed il mio spirito era particolarmente irrequieto.
    Precisato questo ci sono delle pagine talmente profonde, talmente toccanti, talmente penetranti da lasciare senza fiato. A volte anche soltanto una frase colpisce al cuore. Spesso inaspettata.
    Quello che a me più ha colpito è la capacità di Hugo di comprendere e descrivere l'animo umano così come molte vicende storiche del suo tempo. Nello scrivere I Miserabili ha mostrato una capacità di analisi da lasciare senza fiato.

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