Les Naufragés de l'autocar

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Editeur: Gallimard/Folio

3.8
(438)

Language: Français | Number of pages: 372 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Dutch , Spanish

Publish date: 

Translator: Marcel Duhamel , Renée Vavasseur

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Description du livre
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  • 4

    The wayward bus

    Due parole sul titolo
    Il titolo originale dell'opera è The wayward bus.
    Tradurre wayward con stravagante mi sembra quantomeno fuorviante.
    Wayward means ribelle (se riferito a persona), oppure capricci ...continuer

    Due parole sul titolo
    Il titolo originale dell'opera è The wayward bus.
    Tradurre wayward con stravagante mi sembra quantomeno fuorviante.
    Wayward means ribelle (se riferito a persona), oppure capriccioso, mutevole, instabile (questi ultimi termini sono usati in particolare se si fa riferimento al clima).
    Visto che un evento climatico gioca comunque un ruolo importante nel libro forse era da preferire uno di questi significati.

    Ma veniamo al libro.
    Di stravagante la corriera non ha niente; a parte il nome (si, avete letto bene, si chiama Tesoro) e a parte il fatto che la penna dell'autore è riuscita a farla diventare uno dei protagonisti principali del libro.
    Credo che quello della traduzione sia proprio un problema generico del libro. E' davvero troppo datata! Ad esempio, uno dei protagonisti è soprannominato Fignolo (!?) ma poi grazie al cielo l'autore ha la compiacenza di spiegarci che fignolo vuol dire gavocciolo (!?!?!?). L'apoteosi viene raggiunta quando si legge "birra alla chiavetta"...
    La trama di per sé non è travolgente o particolare.
    Una prima parte molto lenta, imperniata sull'attesa del viaggio ed una seconda parte che pur non essendo risolutiva ti tiene incollato per vedere come si evolve la situazione.
    Il caravanserraglio composto dai passeggeri della corriera è molto vario ed eterogeneo.
    Tra tutti i personaggi mi è piaciuto in particolare l'autista Chicoy.
    Con la solita maestria a cui ci ha abituato, Steinbeck ci descrive i pensieri, il sentire di quella parte dell'umanità che abita l'America compresa tra il Mexico e la California.
    Un'umanità accomunata dal desiderio di "fuggire da qualcosa" o forse più che dalla fuga, un' umanità unita da una comune "voglia di libertà" e da un bagaglio costituito da un sogno da realizzare (il sogno americano).
    Ero indeciso tra le tre e quattro stelle...ma caspio stiamo parlando di John...le quattro stelle se le merita tutte!
    Non è lo scrittore cupo di Furore, nè quello picaresco di Quel fantastico giovedì, né quello ironico di Il breve regno di Pipino IV. In questo caso lo definirei leggero, vitale e molto cinematografico.
    John non (mi) finisce mai di stupire.

    dit le 

  • 4

    Credo di non aver mai letto una traduzione tanto evidentemente datata (1947) come quella per questa edizione. Piena di termini desueti e con toscanismi ("codesto" per "questo"), tutto sommato però non ...continuer

    Credo di non aver mai letto una traduzione tanto evidentemente datata (1947) come quella per questa edizione. Piena di termini desueti e con toscanismi ("codesto" per "questo"), tutto sommato però non compromette un giudizio positivo al romanzo.

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  • 4

    Più che un romanzo sembra quasi un esercizio di scrittura. Ogni personaggio ed ogni situazione vengono studiati e descritti a fondo e quello che potrebbe essere un racconto diventa un grande romanzo c ...continuer

    Più che un romanzo sembra quasi un esercizio di scrittura. Ogni personaggio ed ogni situazione vengono studiati e descritti a fondo e quello che potrebbe essere un racconto diventa un grande romanzo che abbraccia un po' tutti e tutto. Potrebbe essere noioso perché, nel modo normale di sentire le cose, non succede mai nulla. Ma una penna magistrale riesce a rendere avvincente questo nulla e il gruppo di persone partito da un non luogo vi ritorna profondamente cambiato.

    dit le 

  • 4

    Il titolo è quello che è, ma solo il titolo. In questa corriera che non si muove mai, Steinbeck compie un rito di magia nera: prende la mia anima di lettore, con tutte le sue sbavature e la suddivide ...continuer

    Il titolo è quello che è, ma solo il titolo. In questa corriera che non si muove mai, Steinbeck compie un rito di magia nera: prende la mia anima di lettore, con tutte le sue sbavature e la suddivide in pezzetti, innestandoli poi nei diversi personaggi, come se avesse potuto immaginare che proprio io avrei un giorno letto il suo libro e mi sarei ritrovato nell'autista e nei suoi passeggeri. E così eccomi, perfettamente a mio agio nei panni del marito pessimo, del vecchio incarognito e rancoroso, nella moglie subdola, nel foruncoloso Kit, affamato di amore, in Norma, piena di insicurezze, in Mildred alla ricerca di una via di fuga, o in Camille, disincantata e rassegnata pur essendo giovane. Lei, non io.
    Un libro che scorre via sul fango della strada e intristisce proprio perché finisce.
    “Devo attaccarmi a questo giorno fino a quando non ne potrò averne un altro altrettanto bello” dice in una delle ultime pagine, uno dei personaggi. Io posso ripetere il medesimo concetto riferendomi a questo romanzo. E, naturalmente, anche ad altre cose.

    dit le 

  • 4

    Mexico e nuvole

    C’è sempre un altrove che attende gli spiriti erranti d’America, nomadi furfanti e ladri di sogni che si sperdono spesso in spazi infiniti e ruvidi, sospinti da fantasticherie tanto colorate, quanto e ...continuer

    C’è sempre un altrove che attende gli spiriti erranti d’America, nomadi furfanti e ladri di sogni che si sperdono spesso in spazi infiniti e ruvidi, sospinti da fantasticherie tanto colorate, quanto evanescenti come le nuvole sfilacciate e veloci lungo le antiche e polverose piste indiane delle praterie del sud.
    E c’è un piccolo mondo d’una umanità strampalata, d’individui misteriosi e bizzarri nella claudicante corriera che Juan deve condurre da un non luogo della California profonda, detto “La svolta dei ribelli”, giù, giù, fino in Messico.
    Ciascuno è mosso da un’aspettativa, da un obiettivo da raggiungere, ma tutti sono ignari che in fondo al canyon del Pino li attende un ponte in balia della piena del Rio San Ysidro le cui acque ribollenti getteranno nel tumulto le anime dei passeggeri, costringendoli a rivelarsi e ad abbandonare le proprie maschere.
    Sarà una lunga notte di vento impetuoso, di pioggia scrosciante e fango, ma Juan, mezzo messicano e mezzo apache, non riuscirà ad arrivare a patti con la Vergine di Guadalupe, di cui è devoto; in fondo non le chiedeva che la sua intercessione per portare a compimento il suo disegno; abbandonare la vecchia moglie ubriacona per poter riprendere in mano il suo destino nel Messico dei suoi antenati, magari fra le braccia di qualche giovane pollastrella di cui i suoi sensi sono ancora ghiotti.
    Queste pagine sono sorrette da uno stile puro e attingono ad un’ispirazione sorgiva, cristallina e per il lettore sono pura goduria.
    Si riesce a respirare l’aria fine e dilavata dell’alba che sorge, mentre la luce guadagna lentamente il cielo sulle montagne quando la corriera riaccende il suo rauco e tossicchiante motore per avviarsi verso una destinazione sempre più incerta.

    dit le 

  • 0

    Steinbeck, come Dostoevskij, comprende l'ineluttabilità delle regole biologiche che regolano e dirigono l'esistenza.
    Mentre la consapevolezza delle leggi eterne del desiderio e della violenza desta or ...continuer

    Steinbeck, come Dostoevskij, comprende l'ineluttabilità delle regole biologiche che regolano e dirigono l'esistenza.
    Mentre la consapevolezza delle leggi eterne del desiderio e della violenza desta orrore nel russo, e nei personaggi di cui racconta, che sono spinti al delitto (Raskolnikov) o alla follia (Myskin), in Steinbeck si avverte invece una sorta di rassegnazione compassionevole per i vizi delle sue creature, tanto più evidente ne La corriera stravagante.
    Il contrappasso, però, è che nell'universo del californiano non esiste nemmeno quella speranza di redenzione che si intravede fra i pini ghiacciati nel finale di Delitto e castigo: i suoi personaggi rimangono più o meno felicemente prigionieri dei rispettivi desideri; i più saggi (Juan Chicoy, Camille Oaks) imparano ad addomesticarli e a conviverci, altri (Alice) ne rimangono obnubilati.

    La traduzione, che è rimasta quella della prima edizione italiana del 1948, appesantisce la freschezza della lingua di Steinbeck con costrutti ormai anacronistici.
    In particolare, non convince la resa di "wayward" con "stravagante". Wayward ha innanzitutto una connotazione spaziale, nel senso di moto differente rispetto a quello previsto, similmente a "fuori rotta" e, per estensione, a "ribelle" - proprio come il torpedone condotto da Chicoy; in secondo luogo è un aggettivo per le condizioni atmosferiche incostanti, e in effetti un tempo particolarmente imprevedibile caratterizza tutta la vicenda. Tutte queste accezioni si perdono scegliendo "stravagante", preferito perché più in linea con il tono apparentemente leggero del romanzo.

    dit le 

  • 4

    Ho trovato i primi due capitoli di questo romanzo faticosissimi: una lunga descrizione di ambienti e personaggi. Per un momento sono stata tentata di abbandonarlo. Poi migliora, pian piano. Quando fin ...continuer

    Ho trovato i primi due capitoli di questo romanzo faticosissimi: una lunga descrizione di ambienti e personaggi. Per un momento sono stata tentata di abbandonarlo. Poi migliora, pian piano. Quando finalmente inizia il viaggio della corriera del titolo, anche il libro decolla. Ci sono un paio di capitoli davvero spettacolari (la descrizione della sbronza di Alice è splendida, così come quella della votazione se proseguire nel tragitto o no, in generale i personaggi sono ben delineati, complessi, mai completamente buoni o cattivi. È un buon libro. Probabilmente non il migliore di Steinbeck, ma vale la lettura.
    La traduzione del titolo è un po' fuorviante (almeno per me lo è stato): ci si aspetta un racconto brillante, divertente, invece i temi sono seri e legati a chi siamo e a chi vogliamo essere e diventare nella vita.

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  • 3

    Non è il miglior romanzo di Steinbeck sensa dubbio. L'incipit è un po' troppo lento, la storia non parte un po' come la corriera. Tuttavia nella seconda metà dell'opera si accende l'interesse per i pe ...continuer

    Non è il miglior romanzo di Steinbeck sensa dubbio. L'incipit è un po' troppo lento, la storia non parte un po' come la corriera. Tuttavia nella seconda metà dell'opera si accende l'interesse per i personaggi. Indubbiamente pesante l'inizio ed esaltante verso la fine. Per chi adora quest'autore.

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  • 0

    Incipit

    Quarantadue miglia a valle della città di San Ysidro, su una grande strada nazionale che traversa la California da settentrione a mezzogiorno, c’è un incrocio, che da un’ottantina d’anni si chiama la ...continuer

    Quarantadue miglia a valle della città di San Ysidro, su una grande strada nazionale che traversa la California da settentrione a mezzogiorno, c’è un incrocio, che da un’ottantina d’anni si chiama la Svolta dei Ribelli.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/c/la-corriera-stravagante-john-steinbeck/

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  • 4

    Citazione

    E tu non puoi lasciare una cosa così: è come un insieme, ha un'architettura sua e non la puoi lasciare senza strapparti un pezzo di te stesso. Perciò se vuoi serbartiintero, tu rimani, per quanto ti p ...continuer

    E tu non puoi lasciare una cosa così: è come un insieme, ha un'architettura sua e non la puoi lasciare senza strapparti un pezzo di te stesso. Perciò se vuoi serbartiintero, tu rimani, per quanto ti possa piacere poco.

    dit le 

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