Les Raisins de la colère

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Editeur: Gallimard

4.5
(4394)

Language: Français | Number of pages: 640 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Spanish , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: 2070360830 | Isbn-13: 9782070360833 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Description du livre
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  • 4

    The Grapes of Wrat.

    “The Grapes of Wrat", questo il titolo originale di” Furore”, “Grappoli d’ira” e penso che sia proprio l’ira il sentimento che più si addice alla lettura di questo romanzo che poi romanzo non è ed è, ...continuer

    “The Grapes of Wrat", questo il titolo originale di” Furore”, “Grappoli d’ira” e penso che sia proprio l’ira il sentimento che più si addice alla lettura di questo romanzo che poi romanzo non è ed è, piuttosto, opera epica, classico di quel mondo dei diseredati, degli emigranti o dei migranti, asilanti, fuggiaschi o clandestini.
    Una lettura facile e che scorre veloce tra le brutture del mondo di sempre, perché tutto era già stato. Perché i migranti viaggiano sempre verso ovest che sia la California o l’Europa, perché la “banca è qualcosa di più di un essere umano. E’ il mostro. L’hanno fatta gli uomini ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo”. Perché la terra è lì, potrebbe essere coltivata e tutti potrebbero goderne i frutti ma appartiene a chi non la lavora ed anche se stai “schiattando” dalla fame non puoi coltivarne neanche un fazzoletto. “I proprietari non seguivano più le loro fattorie. Producevano sulla carta e avevano dimenticato la terra, il suo odore e il suo contatto, e ricordavano solo che la possedevano, ricordavano solo i guadagni e le perdite che gli procurava. E alcune fattorie diventarono così grandi da non poter essere gestite da un solo uomo, così grandi che occorrevano schiere di ragionieri per tenere il conto dei guadagni e delle perdite, e chimici per analizzare il suolo e mantenerlo fertile e sorveglianti per accertarsi che uomini curvi si muovessero tra i filari. E quel tipo di agricoltore diventò di fatto un bottegaio, e teneva la bottega. Pagava gli uomini, gli vendeva da mangiare, e così si riprendeva le paghe. Dopo un po’ smise direttamente di pagarli, risparmiando sulle spese di contabilità. Le fattorie vendevano il cibo a credito. Chi lavorava doveva mangiare, e quando finiva di lavorare poteva scoprirsi indebitato con il proprietario. E i proprietari non seguivano più le fattorie, molti di loro non avevano mai visto le fattorie che possedevano…” Perché l’ansia dell’attesa non porterà la felicità, perché la California non era il paese che sognavano.

    dit le 

  • 5

    "Ciò che le radici della vite e degli alberi fruttiferi producono deve andare distrutto per consentire ai prezzi di mantenersi alti; […] Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s'avvicina l'epoca della vendemmia. "

    A scuola ci insegnano che l'economia è la scienza che studia il soddisfacimento dei bisogni dell'uomo: peccato che al lato pratico essa risulti essere l'esatto opposto, essa è piuttosto quella discipl ...continuer

    A scuola ci insegnano che l'economia è la scienza che studia il soddisfacimento dei bisogni dell'uomo: peccato che al lato pratico essa risulti essere l'esatto opposto, essa è piuttosto quella disciplina che strolga la maniera di instillare nell'uomo sempre nuovi bisogni e bada a che essi non siano mai soddisfatti sennò il giocattolo che arricchisce i soliti noti sarebbe bell'e che rotto. Ci dicono che l'economia è un motore che fa girare il mondo, e di certo il tentativo di soddisfare i bisogni essenziali è il motore che spinge alla migrazione le masse di persone che sono state messe in difficoltà da quello stesso sistema economico. "Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello". Come giustamente è stato osservato in altri commenti, legger questo romanzo ha a che fare con la capacità di indignarsi, ma indignarsi per davvero e non solo con un 'mi piace' sul feisbuc.

    All'inizio mi sembrava di leggere 'La confraternita dell'uva' di John Fante: stesso tono scanzonato, ci sono le stesse bevute, le stesse mangiate e le stesse vomitate, gli stessi discorsi dei predicatori e i bar tavola calda lungo la strada con il camion parcheggiato fuori acceso, come in ogni film americano. Ma subito dopo poche pagine il racconto assume ben altro registro, passata la prima impressione tutto diventa molto più pragmatico: i discorsi, il tono, gli argomenti, le situazioni.
    La traduzione, come è già stato notato, è vistosamente antiquata, non so se questo mi rappresenti un pregio o un difetto, sta di fatto che a lungo andare ci ho presto gusto.

    La narrazione alterna capitoli perfettamente corali a capitoli in cui il narratore onnisciente racconta la storia della famiglia Joad, ne descrive sia l'aspetto pratico e concreto della grande migrazione (i guasti alla vettura, gli oggetti che scelgono di portarsi, che cosa scelgono di lasciare, ecc.), sia l'aspetto psicologico (la nostalgia di casa, i timori e le incertezze per il futuro, ecc.) La storia di una famiglia durante la grande depressione americana diventa la storia di ogni famiglia durante una qualsiasi grande depressione nella storia dell'economia mondiale. La storia di una rivoluzione industriale e della conseguente alienazione, dove i coloni si trasformano in nomadi: la famiglia Joad costretta a partire per l'ovest, insieme ad altre migliaia di famiglie, alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza. Ma di man in mano che si inoltrano nell'ovest, incontrano sempre più persone che stanno tornando indietro perché hanno trovato condizioni disagevoli quanto quelle di partenza, se non peggiori. Di man in mano che si inoltrano nell'ovest perdono pezzi della famiglia e pian piano si trasformano in nomadi, subentrano l'adattamento e la rassegnazione. La storia della famiglia Joad dimostra nel concreto le teorie brevemente esposte da Steinbeck nei capitoli corali, oltre alle tante metafore sparse qua e là nel racconto.

    Masse di disperati che migrano da una parte all'altra del continente, e non per migliorare la propria condizione ma per garantirsi la sopravvivenza: direi che non ci potrebbe essere nulla di più tremendamente attuale e il vero guaio è che oggigiorno ci siamo anche assuefatti a un certo stato di cose, di un'assuefazione che Steinbeck ha vagamente ipotizzato nel romanzo ma che non ha concretizzato più di tanto, non avrebbe potuto immaginare che nel ventunesimo secolo l'assuefazione potesse arrivare ad esser così totalizzante. In molti passaggi si esprime la sua fiducia e speranza nella catena umana e nel progresso, nel fatto che l'umanità non sta mai ferma e quando fa un passo indietro è solo perché sta per fare due balzi in avanti. C'è la speranza nella solidarietà tra sventurati ma nella realtà sappiamo che non funziona sempre così. E là dove dice che i padroni temono la massa di miserabili, sappiamo che non è così perché sono stati ben svelti ad imparare il modo di metterli in lotta gli uni contro gli altri, il 'divide ed impera' che tiene occupati quei molti che non posseggono nulla e lascia in pace quei pochi che possiedono molto.

    Scoprire che un romanzo - il quale tratta argomenti così terribili ed attuali - possa anche essere così avvincente e gustoso, ha dell'incredibile ogni volta che accade. Non c'è solo l'immigrazione ma c'è tutto un contesto completo: economico, politico, i sindacati, la religione, e il tutto rappresentato nella sua concretezza. La povertà e il susseguirsi di disgrazie, il susseguirsi di luoghi e personaggi, non annoiano mai perché raccontati talmente bene, con un tono così pacatamente compassionevole da far trattenere il respiro, mai monocorde, mai inutilmente pietoso, mai inutilmente spiritoso, solo un qualche accenno amaramente ironico. Una scena inaspettata quanto potente nel finale, con una speranza flebile come un lanternino, lascia il lettore con mille pensieri e mille domande su una tragedia che sembra essere destinata a ripetersi sempre, all'infinito.

    dit le 

  • 0

    le stelle sono vicine e care, e io mi sono iscritto alla fratellanza dei mondi. e tutto è santo, tutto, persino io.

    « viveva in una strana dimora silenziosa dalle cui finestre s'affacciava per contemplare il mondo con tranquilli occhi grigi. si sentiva estraneo al mondo, ma non soffriva di solitudine. »

    (uno dei di ...continuer

    « viveva in una strana dimora silenziosa dalle cui finestre s'affacciava per contemplare il mondo con tranquilli occhi grigi. si sentiva estraneo al mondo, ma non soffriva di solitudine. »

    (uno dei dieci libri da leggere prima di morire.)

    dit le 

  • 4

    Tremendamente attuale questo libro, tanto che sanguina ancora… Una storia dolorosa generata da una catastrofe climatica, a sua volta provocata dallo sfruttamento eccessivo del terreno agricolo. Gli ef ...continuer

    Tremendamente attuale questo libro, tanto che sanguina ancora… Una storia dolorosa generata da una catastrofe climatica, a sua volta provocata dallo sfruttamento eccessivo del terreno agricolo. Gli effetti disastrosi vengono moltiplicati ed ingigantiti da un’economia ossessionata dalla ricerca del profitto, miope, insensata, omicida e suicida che porta alla cacciata di migliaia di famiglie contadine dalla propria terra espropriata dalle banche, le cui terre vengono poi affidate alle lame dei trattori. Famiglie gettate letteralmente sulla strada, prive ormai di ogni mezzo di sostentamento che si mettono in viaggio verso la California, attratte dalla speranza di offerte di lavoro, ma che si scontrano con l’avidità dei proprietari terrieri, con l’indifferenza degli abitanti del posto che si tramuta in sospetto, diffidenza, paura, ostilità, trovando alla fine soltanto disoccupazione, sfruttamento, fame, miseria, violenza e morte… . È la nascita dell’agricoltura meccanizzata, estensiva, “produttiva”, capitalistica e “razionale”, che fa a meno dell’uomo, lo strappa dal suo rapporto primitivo con la terra che è qualche cosa di più del semplice lavoro agricolo, e lo vuole solo consumatore da Mc Donald’s. Ricorda tanto le descrizioni fatte nel primo libro del Capitale da C. Marx sull’accumulazione primitiva, quando i farmers, cottiers e bordiers britannici alla fine del XV secolo sono cacciati dalle terre per far posto alle pecore e alla lana che saranno la base della prima industria capitalistica. Anticipa quella che sarà la tragedia dell’America Latina, dei contadini senza terra, cacciati dalle loro case dalle multinazionali che si spingono nelle città affollando le favelas pullulanti di criminalità e violenza...
    C’è tutto. È una descrizione pari pari delle migrazioni apocalittiche dovute alla guerra, alle siccità, allo sfruttamento, alle persecuzioni politiche e religiose, che si stanno riversando sul Mediterraneo e sull’Europa, con le immani tragedie umane che stanno provocando.
    I semi dell’ira sono diventati acini e si stanno trasformando veramente in grappoli per la vendemmia del furore.
    Il libro, nonostante la mole delle 630 pagine e passa, si legge d’un fiato. La narrazione, basata su dialoghi incalzanti, procede veloce inchiodando a sé il lettore; lo stile è semplice, immediato.

    dit le 

  • 5

    bello bello...leggevo e stavo lì con i personaggi....e quella mamma! l'ho appena finito, non so aggiungere altro....penso a loro mi chiedo della loro vita futura...

    dit le 

  • 5

    Mostruoso!

    Dopo alcune cocenti delusioni con best-sellers moderni, finalmente torno al piacere della lettura con uno scrittore il cui stile è una calamita per la mia ammirazione.

    Una sequenza di scatti impressio ...continuer

    Dopo alcune cocenti delusioni con best-sellers moderni, finalmente torno al piacere della lettura con uno scrittore il cui stile è una calamita per la mia ammirazione.

    Una sequenza di scatti impressionante. Ogni frase di narrazione che scrive è capace di evocarmi un’immagine: non sono io che “cerco” l’immagine, ma è lei che si forma spontanea nella mia mente.
    Quando un contadino parla, oltre a respirare la genuina semplicità della vita rurale, riesco proprio a sentirne la voce, l’intonazione, a vederne l’espressione facciale.
    Spettacolo nello spettacolo, alcuni stralci di conversazione buttati là, separati solo da un punto. Si tratta di battute così chirurgiche nella loro semplicità che non c’è bisogno di specificare se il parlante sia un contadino, un suo familiare, un rivenditore d’auto o il suo commesso. Non c’è nemmeno bisogno delle virgolette per differenziare dialogo da narrazione.
    Ecco cosa io intendo per coinvolgere il lettore: lasciargli spazio per immaginare e pensare.

    Questo è per lo stile. Per il contenuto, di cui già si vede lo spessore, dirò alla fine visto che – fortuna mia – sono ancora al 28% e ho ancora tanto da godere.

    ----

    Finito!

    La seconda parte non è secondo me all'altezza della prima. Ci sono troppe descrizioni che "oscurano" i sentimenti dei protagonisti. In questo modo non ho potuto "sentire" i loro drammi, ma li ho dovuti dedurre. Tuttavia, ci sono un paio di capitoli scritti talmente bene, dove forma e contenuto fotografano così perfettamente la realtà del geniale e miserabile Uomo, che fanno dimenticare la delusione per il mancato coinvolgimento emotivo nelle scene cruciali. Capolavoro!

    dit le 

  • 5

    storia tristissima

    Steinbeck descrive in modo accurato, realistico, spietato i modi di vivere della famiglia Joad, quando, dopo la Grande Depressione, la siccità e le trattrici arrivano a sostituire la manodopera semi ...continuer

    Steinbeck descrive in modo accurato, realistico, spietato i modi di vivere della famiglia Joad, quando, dopo la Grande Depressione, la siccità e le trattrici arrivano a sostituire la manodopera seminando desolazione, polvere … nubi di polvere.
    Il lungo e doloroso l’esodo della famiglia Joad verso la California, lungo la Route 66… è la lotta per la sopravvivenza e per la vita stessa in cui tutti i personaggi sono protagonisti, anzi “la famiglia” è la vera protagonista: una famiglia che ha un solo e unico sogno: “un pezzo di terra”.
    La disperazione aleggia in tutte le pagine accanto ai valori della tenacia, dell’amore, dell’onestà, del lavoro… del furore.
    Bellissima la prima parte in cui incontriamo Tom che avanza tra la polvere e tenera l’immagine finale.
    Davvero un capolavoro, quanto mai attuale.

    dit le 

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