Les Trois Mousquetaires

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Editeur: La Spiga languages

4.3
(5039)

Language: Français | Number of pages: 31 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Chi traditional , Catalan , German , Italian , Czech , Dutch , Portuguese , Finnish , Japanese

Isbn-10: 8871002245 | Isbn-13: 9788871002248 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback , Mass Market Paperback , Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Sports, Outdoors & Adventure

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Description du livre
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  • 5

    Romanzo storico avventuroso e avvincente; i personaggi sono caratterizzati meravigliosamente e affascinano il lettore tenendolo incollato alla storia anche grazie al continuo susseguirsi di intrighi e ...continuer

    Romanzo storico avventuroso e avvincente; i personaggi sono caratterizzati meravigliosamente e affascinano il lettore tenendolo incollato alla storia anche grazie al continuo susseguirsi di intrighi e svolte impreviste.

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  • 4

    Forse perch-e- da piccolo sognavo di diventare un moschettieri o pi\ semplicemente perch[ se un libro scritto nel 18"sec [ considerato nel 21" un classico della letteratura mondiale un motivo *e forse ...continuer

    Forse perch-e- da piccolo sognavo di diventare un moschettieri o pi\ semplicemente perch[ se un libro scritto nel 18"sec [ considerato nel 21" un classico della letteratura mondiale un motivo *e forse pi\ di uno ci sar'( ... mi [ proprio piaciuto. Dopo il Conte di Montescritto un altro bellissimo romanzo... Tutti per uno ed uno per tutti ... yeahhhhh (come forse avrete intuito ho qualche problema con la tastiera del pc :)...

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  • 5

    Ho letto i tre moschettieri quest'autunno in francese, dopo averli già letti da piccola in finlandese (che è la mia seconda lingua madre). L'ho fatto soltanto come "lettura educativa", perché leggo de ...continuer

    Ho letto i tre moschettieri quest'autunno in francese, dopo averli già letti da piccola in finlandese (che è la mia seconda lingua madre). L'ho fatto soltanto come "lettura educativa", perché leggo decisamente più romanzi in inglese, trascurando in un certo senso la mia seconda lingua di lavoro! Però la lettura è stata talmente piacevole che devo assolutamente scriverci qualcosa.
    Il libro è ec-ce-zi-on-al-e, non fatevi spaventare dal fatto che sia un classico e un mattone da 500 pagine e passa scritto in piccolo. La scena è la Francia del XVII secolo, il sogno di una vita del giovane d'Artagnan è diventare moschettiere, e riceve una lettera di raccomandazione da presentare a Monsieur de Treville, capo di questo gruppo d'élite. E' così che inizia il romanzo, e dopo malintesi, avventure e avventatezze il protagonista farà amicizia con tre moschettieri, Athos l'intellettuale, Porthos il donnaiolo e Aramis il teologo.
    Le vicende che si susseguono sono vivaci e divertentissimi, al limite del comico. I personaggi sono estremamente diversi tra di loro ma la loro amicizia è forte anche se a volte si criticano un po' a vicenda. Quando leggevo pensavo al trio della "maschera di ferro", hanno reso perfettamente l'idea che il romanzo originale vuole trasmettere, e adoro gli attori! Una nota cupa è l'arrivo di Milady, che troneggia sull'intero racconto come una bellissima strega cattiva (le streghe sono belle? Buh secondo me si).
    A volte la trama può sembrare un po' lenta, e ci sono delle scenette che possono apparire scollegate, ma è dovuto al fatto che fosse un romanzo d'appendice, cioé all'epoca veniva pubblicato a puntate su un quotidiano. Ma se siete dei lettori lenti credo che potreste apprezzare tutto ciò ancora di più, magari fermandovi a ogni fine capitolo.
    Insomma, non saprei che altro dire, tranne che leggetelo, leggetelo, leggetelo.

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  • 5

    Semplicemente magnifico! Avventura, suspance, amore e guasconate animano un romanzo eccezionale, popolato da personaggi indimenticabili... Non so per quale motivo abbia aspettato cosi`tanto per legger ...continuer

    Semplicemente magnifico! Avventura, suspance, amore e guasconate animano un romanzo eccezionale, popolato da personaggi indimenticabili... Non so per quale motivo abbia aspettato cosi`tanto per leggerlo, ma ora non posso che consigliarlo a tutti!

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  • 5

    Libri immortali

    Adoro Dumas, adoro la figura del moschettiere e i quattro protagonisti, così diversi tra loro e la solidarietà che hanno ognuno nei confronti dell'altro. Ho amato questo libro per le vicende storiche ...continuer

    Adoro Dumas, adoro la figura del moschettiere e i quattro protagonisti, così diversi tra loro e la solidarietà che hanno ognuno nei confronti dell'altro. Ho amato questo libro per le vicende storiche narrate, i luoghi, i personaggi, i costumi e le scene descritte sapientemente, anche i particolari che all'apparenza possono sembrare insignificanti. Spesso i libri di letteratura possono risultare noiosi, ma da questo libro sono rimasta affascinata. Mi ha tenuto compagnia più del dovuto con le sue 800 pagine, ma come non intristirsi quando si è giunti all'epilogo, anche dopo aver impiegato mesi prima di terminarlo? I moschettieri rimangano nel cuore di chi ha vissuto attraverso le innumerevoli pagine le loro avventure. Ho trovato fondamentale l'accurata descrizione dello scrittore per i periodi storici; permettono al lettore di immergersi totalmente nell'epoca che vivono i protagonisti avendo così un quadro storico perfettamente dipinto, dove niente è lasciato al caso o a " voler intendere".

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  • 4

    una storia senza tempo...

    ...che in molti conosceranno. L'ho gradita, mi ha divertito, anche se si sente in questo caso che sia più un genere per ragazzi. Il senso di "burla" che pervade il libro ti fa pensare ad un piacevole ...continuer

    ...che in molti conosceranno. L'ho gradita, mi ha divertito, anche se si sente in questo caso che sia più un genere per ragazzi. Il senso di "burla" che pervade il libro ti fa pensare ad un piacevole scherzo, e si fa fatica a considerarlo un libro serio. Forse avrei preferito più drammaticità e suspence, tutto qui.

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  • 5

    «Beato colui che per la prima volta si accinge a inseguire le orme di D'Artagnan...»

    Romanzo d'appendice pubblicato a puntate sul quotidiano "Le Siécle" nel 1844 in collaborazione con il ghostwriter A ...continuer

    «Beato colui che per la prima volta si accinge a inseguire le orme di D'Artagnan...»

    Romanzo d'appendice pubblicato a puntate sul quotidiano "Le Siécle" nel 1844 in collaborazione con il ghostwriter Auguste Maquet, "Les Trois Mousquetaires", diede inizio alla famosa trilogia comprendente "Vent'Anni Dopo" e "Il Visconte di Bragelonne".
    Ispiratosi ad un romanzo storico del 1700, "Mémoires de M. D'Artagnan", dello scrittore Gatien de Courtiliz de Sandras, Dumas ne estrapola la storia e la consacra al mito.
    Siamo nella Francia del XVII secolo, il giovane guascone D'Artagnan riceve come unico dono del padre una lettera di raccomandazione da presentare a Monsieur de Tréville, capo dei Moschettieri del Re.
    La lettera gli viene misteriosamente sottratta lungo il viaggio da un ambiguo personaggio che sarà per buona parte del libro chiamato solo con l'appellativo di "Uomo di Meung".
    Qui tra duelli e rocambolesche avventure, il guascone farà la conoscenza dei famosi e rinomati Moschettieri: il narciso Porthos, "Il Moschettiere ad Interim" e teologo Aramis e il più intellettuale e carismatico del gruppo, Athos.
    Vista la prima parte della narrazione che scorre cosi incalzante, comica e spassosa, il lettore sarà portato a pensare che la trama degli eventi rimarrà sostanzialmente la stessa.
    Eppure i toni si fanno più cupi, l'aria più rarefatta, nel romanzo fa la sua comparsa la bellissima e malvagia Milady De Winter.
    È con la sua entrata che la storia a prima vista semplice, acquista una notevole profondità psicologica.
    Come una novella Lady Macbeth, si trova invischiata in terribili intrighi e orribili esecuzioni.
    Apparentemente creatura del Cardinale Richelieu, vive di vita propria.
    Non è solamente la "Villain" del romanzo, ma una donna in eterno conflitto con il mondo maschilista, alla ricerca della sopravvivenza.

    «Ma io lotto contro degli uomini, e per loro non sono che una donna. Lottiamo da donna, la mia forza è nella mia debolezza.»

    Scenografica sarà la resa dei conti.
    In fuga dai "carnefici", cade e inginocchiandosi sul fango comprende che tutto è perduto, la sua buona stella è sparita.

    «I am lost. I must die.»

    Ecco quindi riapparire come eroi salvatori gli (ormai) quattro Moschettieri, per poi separarsi ognuno andando incontro al proprio destino attendendo nuove avventure.

    «E adesso Signori, - tutti per uno, uno per tutti, è il nostro motto, vero?»

    *Superba l'edizione dell'Einaudi, arricchita dalle splendide illustrazioni di J.A. Beaucé.

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  • 4

    Milady & Athos

    Il personaggio principale più potente del libro è sicuramente Milady, l'unica donna e l'unica che veramente non vorrei mai incontrare sulla mia strada. Alla fine tutti i personaggi maschili hanno le l ...continuer

    Il personaggio principale più potente del libro è sicuramente Milady, l'unica donna e l'unica che veramente non vorrei mai incontrare sulla mia strada. Alla fine tutti i personaggi maschili hanno le loro miserie e le loro grandezze, lo stesso d'Artagnan non si comporta sempre benissimo. Milady invece è sempre esageratamente negativa. Ma è anche sempre tre passi avanti, non hai mai dubbi, non ha l'ombra di una coscienza, è aldilà del bene e del male, è veramente libera.
    Poi c'è Athos, l'amico che tutti vorrebbero avere, il duro dal cuore tenero, che nonostante la giovane età ha visto troppo ed ha sofferto troppo, che parla solo quando è necessario ma quando parla è meglio per tutti starlo ad ascoltare.
    Guarda caso i miei due personaggi preferiti sono stati sposati e secondo me tra di loro c'è ancora una certa tensione.
    Il giorno non può esistere senza la notte.

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  • 4

    Dumas è la stato la mia lettura estiva, a piccoli sorsi. L'avevo letto da ragazzo, riletto da adulto nella versione di Antonio Beltramelli, per la terza volta mi sono affidato alla bella traduzione d ...continuer

    Dumas è la stato la mia lettura estiva, a piccoli sorsi. L'avevo letto da ragazzo, riletto da adulto nella versione di Antonio Beltramelli, per la terza volta mi sono affidato alla bella traduzione di Camilla Diez e alla magnifica edizione approntata da Donzelli (illustrazioni suggestive di Federico Maggioni, una smagliante e appassionata introduzione, e un esaustivo dizionario dei personaggi, firmati da Claude Schopp). E il piacere della narrazione, la perfezione dell'intrigo, mi ha tornato a catturare per quanto cercassi di resistere: un po' come quelli che capiscono il trucco del prestidigitatore ma non sanno trattenersi dall'applaudire.
    Dumas scrittore prolifico? Certo. Da un tanto al chilo? Tra le righe, lo trovo capace di raffinatezze insospettate. Negriero che faceva scrivere i suoi romanzi ad aiutanti misconosciuti? Claude Schott ridimensiona le accuse, prove alla mano. Auguste Maquet (1813-1888), il più importante dei ghost writer di Dumas (tra i “negri” ci fu anche Gérard de Nerval), che collaborò a diciotto romanzi del nostro, si limitava a fornirgli i fondali storici, a sunteggiargli situazioni, al massimo a sbozzare qualche trama: il resto era farina – farina doppio zero – del sacco di Alessandro padre.
    Ci si casca, insomma. Anche se le obiezioni non mancano. Ridurre la Storia a ripicche (i moschettieri del Re e le guardie del Cardinale che fanno a gara a chi ce l'ha più lungo, a chi piscia più lontano), ricondurre le guerre ad affari di cuore e gelosie (la guerra tra Francia e Inghilterra, oggetto del contendere l'autonomia di La Rochelle, porto franco degli ugonotti), è francamente un procedere under the bed. E tuttavia, la storia dell'amore segreto fra Anna d'Austria e il bell'inglese Buckingham favorito di Carlo I ha qualche fondamento, come lo ha la storia dei fermagli di diamanti: Dumas attinge a piene mani alle memorie di Louis-Henri de Loménie, conte di Brienne.
    Deplorevole è anche la svalutazione di Luigi XIII come re mediocre e succubo. Richelieu, grande costruttore di uno stato centralizzato e avversario della residua anarchia feudale dell'aristocrazia, se l'era scelto lui, che a 17 anni aveva mostrato abbastanza risolutezza da fare assassinare il favorito di sua madre Maria de' Medici, Concino Concini, per ridimensionare il potere dell'ex reggente. Come, del pari, è assai discutibile l'idealizzazione cavalleresca che Dumas fa di due supreme intriganti come Anna d'Austria e la duchessa di Chevreuse amante di Aramis (la “Maria di Rohan” di Donizetti), e di Giacomo I e Carlo I d'inghilterra, sovrani che fanno di tutto per rendersi invisi ai sudditi. Ma in fondo Dumas sta raccontando una storia, non gioca a fare l'annalista o il Braudel della situazione.
    I suoi moschettieri, poi, possono piacere o meno, ma sono tutt'altro che eroi positivi senza ombre: Athos è un alcolizzato in preda a crisi depressive, Aramis che svolazza fra sottane e salmi è un ipocrita mellifluo, Porthos un fanfarone vanaglorioso, D'Artagnan un calcolatore e, con le donne, una canaglia.
    Ecco, le donne. Tra regine e duchesse angelicate c'è Milady, dark lady al cubo, “idolo di perversità”.
    Sanguinaria, doppiogiochista, vendicativa, dissoluta. Troppo cattiva per non essere una marionetta della misoginia. Ma dove c'è una dark lady c'è un uomo o troppo rigido o abbastanza mascalzone. Athos, con il suo sdegno aristocratico quando la scopre marchiata, non riesce troppo simpatico. E D'Artagnan che per sedurla entra nel suo letto, al buio, fingendosi l'uomo che lei ama, è un infame.
    Ciò detto, gran romanzo di quelli da trangugiare, in ricordo di quando eravamo ragazzi e le estati non finivano mai. Anche se io, da ragazzo, preferivo l'autunnale “Vent'anni dopo”. L'estate prossima vedrò se è ancora così.

    dit le 

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