Les cavernes d'acier

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Editeur: J'ai Lu

4.2
(3189)

Language: Français | Number of pages: 374 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi simplified , Spanish , Japanese , Italian , German , Chi traditional , Portuguese , Slovenian , Swedish , Czech , Finnish , Polish , Dutch , Russian

Isbn-10: A000146927 | Publish date: 

Translator: Jacques Brécard

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
Les cavernes d'acier sont les villes souterraines du futur. Là, bien que privés d'air et de lumière naturels, des millions d'hommes vivent à un rythme étourdissant.
Malgré une civilisation super-scientifique et l'apparition de robots intelligents, les passions humaines n'ont pas cessé pour autant et le meurtre n'a pas disparu. Mais le problème de Lije Baley n'est pas seulement de retrouver un meurtrier, il est aussi d'y parvenir avant son collègue R. Daneel. R. = Robot, car R. Daneel est un androïde au cerveau électronique ultra-perfectionné, créé certes par l'homme, mais qui n'attend peut-être que l'occasion de prendre sa place.
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  • 5

    Il primo romanzo del ciclo dei robot. Chi, come me, ha già letto i cicli della Fondazione e dell'Impero, può vedere gli albori di un'epopea che solo uno dei più grandi scrittori di fantascienza (forse ...continuer

    Il primo romanzo del ciclo dei robot. Chi, come me, ha già letto i cicli della Fondazione e dell'Impero, può vedere gli albori di un'epopea che solo uno dei più grandi scrittori di fantascienza (forse il più grande) poteva creare. L'opera in sè mescola il giallo al genere fantascientifico ed è godibilissima. In una Terra sovraffollata ed organizzata per città chiuse di dimensioni abnormi, il processo di colonizzazione di altri pianeti si è fermato alla prima ondata. I coloni, detti spaziali, hanno cominciato ad odiare il pianeta di origine e ad autoconsiderarsi superiori ai terrestri. In questo futuristico contesto, una coppia di poliziotti, un umano ed un robot, risolvono un caso d'omicidio. Consigliatissimo.

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    Metà fantascienza e metà giallo. Bello. Protagonisti Elijah Baley e R. Daneel Olivaw . Dove “R” sta per robot.
    Baley prima:
    “ - Prendi questo Daneel, ci lavoro insieme da due giorni. […] Ha una memori ...continuer

    Metà fantascienza e metà giallo. Bello. Protagonisti Elijah Baley e R. Daneel Olivaw . Dove “R” sta per robot.
    Baley prima:
    “ - Prendi questo Daneel, ci lavoro insieme da due giorni. […] Ha una memoria migliore della mia e sa più cose, non ha bisogno di dormire o di mangiare. Non è tormentato dal mal di pancia, dal panico, dall’amore o dal senso di colpa. Però è una macchina. […] Non siamo capaci di costruire robot che valgano quanto un essere umano, nelle cose che contano. Figuriamoci migliori! Non siamo capaci di costruire robot con il senso della bellezza, dell’etica o della religione. Non c’è modo di elevare il cervello positronico di un centimetro sopra il perfetto materialismo. L’ho detto, non siamo capaci. E continuerà ad essere così finché non capiremo cos’è che muove il nostro cervello, finché esisteranno cose che la scienza non può misurare. Che cos’è la bellezza, o la bontà, o l’amore o Dio? Ci muoviamo sulla frontiera dell’inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. É questo che ci fa uomini. Il cervello di un automa dev’essere finito, limitato, o non potremmo costruirlo. - “
    Baley dopo:
    “Baley guardò la faccia scultorea di R. Daneel con improvvisa speranza: qualunque cosa fosse era una creatura forte e fedele, non viziata dall’egoismo. Che altro si poteva chiedere a un amico? Baley aveva bisogno di un amico, e non se la sentiva di cavillare se in lui una rotella sostituiva un vaso sanguigno.”
    R. Daneel prima:
    “ - Che cosa intendi per curiosità? […] Estendere la conoscenza come fatto in sé, privo di scopo, cioè quello che tu chiami curiosità, è soltanto inefficienza. Io sono programmato per evitare l’inefficienza. - “
    R. Daneel dopo:
    “ - Sto cercando di assimilare, amico Julius, alcune idee che Elijah mi ha trasmesso in questi giorni. E forse ci riuscirò, perché all’improvviso mi pare di capire che l’estirpazione di ciò che non deve essere, ossia ciò che voi uomini chiamate il male, è meno giusta e desiderabile della sua trasformazione in ciò che voi chiamate il bene. […] Vai e non peccare più. - “
    :)
    Quarto libro della saga che comprende il ciclo dei robot, dell'impero e delle fondazioni.

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    Simpatico.

    E' la prima storia della trilogia dei Robot. Scritto in epoca molto precedente al successivo "Il sole nudo", è un po' più lento e più didascalico ma è giusto che sia così, in quanto l' Autore introduc ...continuer

    E' la prima storia della trilogia dei Robot. Scritto in epoca molto precedente al successivo "Il sole nudo", è un po' più lento e più didascalico ma è giusto che sia così, in quanto l' Autore introduce, con questo libro, la saga. Nel complesso è un bel romanzo di SF a sfondo giallo con notevoli incursioni nella sociologia di una Terra futura e sovrappopolata. Devo dire che ho sempre snobbato Asimov, preferendogli Clarke e Simak. Ma dopo la lettura di questi due romanzi, mi sono ricreduto. Ora aspetto di leggere il III volume "I robot dell' alba" con gli stessi protagonisti.

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    dal blog Giramenti

    Ancora una volta devo ringraziare il nostro Comiz che mi ha fatto conoscere – addirittura inviandomi doni libreschi – quel genio di Asimov. Devo però confessare che io e Asimov ci conoscevamo già di v ...continuer

    Ancora una volta devo ringraziare il nostro Comiz che mi ha fatto conoscere – addirittura inviandomi doni libreschi – quel genio di Asimov. Devo però confessare che io e Asimov ci conoscevamo già di vista, mia madre ha letto Urania per decenni e qualche Asimov mi è capitato più volte d’incrociarlo sugli scaffali. Sarà che sono uscita di casa quando avrei avuto l’età per leggerlo e apprezzarlo – a vent’anni ero già stabilmente altrove – e quindi l’ho sempre salutato da lontano, ma finalmente sto mettendo un limite alla mia ignoranza: ecco allora che, dopo Io, robot – anche quello regalatomi dal Comiz –, mi sono felicemente pappata Abissi d’acciaio. Nel frattempo Io, robot lo sta leggendo il mio diletto consorte, quindi possiamo dire che il piano malefico del Comiz è andato a buon fine: Asimov ha incrementato il numero dei fan.

    SEGUE su https://gaialodovica.wordpress.com/2015/09/16/abissi-dacciaio-di-isaac-asimov-trad-e-intro-di-giuseppe-lippi/

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  • 4

    Ottimo romanzo giallo di fantascienza e robot

    Per dimostrare che i robot potevano adattarsi a tutti i tipi di romanzo, Asimov ha ben pensato di scrivere Abissi d'Acciaio, un giallo ambientato in un lontano futuro distopico, dove le Città sono div ...continuer

    Per dimostrare che i robot potevano adattarsi a tutti i tipi di romanzo, Asimov ha ben pensato di scrivere Abissi d'Acciaio, un giallo ambientato in un lontano futuro distopico, dove le Città sono diventate dei giganteschi centri, completamente chiusi e ammassati su se stessi, e dove le persone devono adattarsi ad una standardizzazione dei cibi, dei comfort, dei lavori.
    In tutto questo, un omicidio rischia di minare i rapporti tra i Terrestri e gli Spaziali, gli abitanti delle Colonie. A cercare di risolverlo, un poliziotto piuttosto cinico e un robot umanoide, nell'aspetto esattamente uguale a noi.
    Questo libro racconta un'ambientazione particolareggiata, interessante, quasi temibile, in cui gli umani reagiscono in modi molto diversi tra loro alla presenza degli spaziali e dei robot, dove il futuro della terra è incerto a causa della sovrappopolazione, e dove serve un enorme sacrificio, per poter sopravvivere.

    Consigliatissimo!

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  • 2

    Vai e non peccare più

    Lento, eccessivamente didascalico e quasi forzatamente buonista, questo lavoro di Asimov pare risentire eccessivamente del peso del tempo. La trama a guardar bene c'è, così come l'idea di un mondo sot ...continuer

    Lento, eccessivamente didascalico e quasi forzatamente buonista, questo lavoro di Asimov pare risentire eccessivamente del peso del tempo. La trama a guardar bene c'è, così come l'idea di un mondo sotterraneo nel quale i terrestri si sono rifugiati per ritirarsi dall'angoscia dell' "esterno", dell'infinito spazio sopra le loro teste.
    Quello che manca è soprattutto una spiegazione convincente del perché: lo sfondo è mal tratteggiato e non viene mai illustrata completamente la motivazione dell'autoesilio al quale gli umani si sono condannati, così come non è messo ben in luce il ruolo giocato dai Mondi Esterni (pianeti colonizzati dall'uomo che si sono evoluti per conto loro fino a formare un tipo diverso di essere umano, molto più schivo e riservato, esente da malattie e assai poco interessato a ritrovare la vecchia patria Terra).

    Anche i personaggi portano sulle spalle uno zainetto carico dei cliché dell'epoca, con il protagonista - il poliziotto Elijah Baley - antipatico e presuntuoso come un ragazzetto di terza media, e il suo partner robotico, tanto asettico quanto perentoriamente rompiscatole che vien svoglia di smontarlo a colpi di cacciavite.
    La profondità manca completamente e gli abissi (maldestra traduzione dall'inglese caves) rimangono giusto sottoterra dato che l'autore non va oltre una semplicistica macchiettizzazione di tutte le figure che si muovono all'interno della storia: la moglie impaurita e pignoletta, il figlio teen troubled, il questore mezzo burbero che nasconde un segreto e tutta una sfilza di personaggi di contorno che rischiano di cadere fuori dal piatto per la poca consistenza.

    Criticare un mito non è mai semplice ma spesso si corre il rischio di iper-valutare qualsiasi cosa abbia prodotto per gloria di nome e di tradizione. Lo si può fare tuttavia cercando di valutare oggettivamente quello che non funziona in un prodotto che probabilmente all'epoca era destinato ad un target certamente meno esigente di quello odierno e al quale bastava qualche invenzioncina fantascientifica (cervelli positronici, ok ma cosa sono? Non viene mai spiegato del tutto) per far gridare al miracolo.
    Non si può dire che il racconto si perda o si butti via, ma l'incedere è rigido come un piano cartesiano e non vi è mai un'invenzione decisiva, un approfondimento sorprendente o una deviazione dall'itinerario prestabilito. La sensazione è di trovarsi di fronte ad un ottimo prodotto di fabbrica, a qualcosa di realizzato in serie, come certi episodi dei trhilleroni televisivi di una volta dove il colpevole che alla fine viene inevitabilmente smascherato si mette a piangere chiedendo scusa, in preda ad un raptus semi-mistico. A questo proposito è forte l'impronta "ebraica" per tutto il testo, ovvero il sostrato religioso dell'autore stesso che infila spesso tra le pagine citazioni bibliche e ramanzine morali forse troppo inquadrate e col sapore del già visto.

    Il finale, in ultimo, si muove su una linea tendente verso il basso, appesantito da un dialogo troppo prolisso e senza soluzione di continuità. Il pistolotto battibeccato tra Baley e il suo compare robotico sfiora l'insopportabilità, così come lo spiegone definitivo del detective che, folgorato sulla via della techno Damasco, si scopre coraggioso e sfrontato saccentone dell'ultimo momento (l'illuminazione risolutiva che mette tutto a posto sarà purtroppo un tema ricorrente anche dei successivi libri del ciclo dei robot). Alla già poco convincente conclusione si aggiunge la pesantezza polentesca e pure un po' oratoriana delle ultime quattro righe, che solo quelle valgono una stellina in meno.

    Asimov ha fatto di meglio e il suo genio (perché di genio si tratta) a mio modo di vedere non si esprime come meriterebbe nel romanzo giallo (perché Abissi d'acciaio di fatto lo è, nonostante le astronavi e i disintegratori), un genere che lo confina nei limiti di un compitino da svolgere senza offendere nessuno e senza troppa profondità psicologica. Abissi è un romanzo in defintiva sufficientemente gradevole, ma che manca di forza, di eversività e, appunto, di genio.

    Il titolo della recensione è tratto dal finale del libro. L'edizione Mondadori è piena di refusi e la traduzione, probabilmente, è dei tempi del Carlo Cudega.

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  • 4

    Dopo aver letto tutti i racconti sui Robot, ho cominciato quello che dovrebbe essere il vero e proprio ciclo appunto sui Robot e l'inizio è molto promettente. In una terra del futuro, le città sono co ...continuer

    Dopo aver letto tutti i racconti sui Robot, ho cominciato quello che dovrebbe essere il vero e proprio ciclo appunto sui Robot e l'inizio è molto promettente. In una terra del futuro, le città sono costituite da milioni e milioni di persoe che vinvono "in abissi d'acciao" tanto da non poter sopportare nemmeno l'aria aperta. In questo scenario si trovano contrapposti i "medioevalisti" ossia terrestri che vorrebbero un ritorno al passato (e del tutto contrari all'utilizzo degli automi) e gli "spaziali" abitanti terrestri di mondi esterni alla terra che non permettono il "mescolamento" tra le "razze". A New Yotk, esiste un sobborgo chiamato Spacetown abitato dagli spaziali dove si verifca un omicidio gravissimo per l'equilibrio politico: uno spazial viene assassinato. Gli investigatori saranno Eliah Bailey, un newyorchese e Daneel Steel un robot fabbricato a spacetown. Il libro si legge molto velocemente e Asimov è sempre bravissimo con i suoi dettagli che poi avranno tanto peso nella viceda. Sempre accattivanti e intelligenti le considerazioni sulle contrapposizioni uomo/robot.

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