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Les intermitencies de la mort

Per

Editor: Edicions 62

4.0
(3085)

Language:Català | Number of Pàgines: 208 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , Portuguese , English , French , German

Isbn-10: 8429756825 | Isbn-13: 9788429756821 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.
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  • 4

    Sorprendente, bello

    Immaginiamo, per un attimo, di poter vivere per sempre. Una vita senza limite, senza fine, lunga quanto un rottolo di eternità. A chi non piacerebbe? Se fosse possibile, sarebbe una notizia ad avviso ...continua

    Immaginiamo, per un attimo, di poter vivere per sempre. Una vita senza limite, senza fine, lunga quanto un rottolo di eternità. A chi non piacerebbe? Se fosse possibile, sarebbe una notizia ad avviso di molte persone bella, per non dire trionfale, di quelle sicuramente da festeggiare immediatamente, proprio come succede nel romanzo di José Saramago, Le intermittenze della morte.
    In un paese, sconosciuto al lettore, a partire di un qualsiasi 31 dicembre, cominciano a succedere le cose strane. La gente di un tratto smette di morire. La morte, scritto proprio così, con la minuscola m per volere della dama nera, protagonista assoluta del racconto, decide di andare in ferie d’improvviso, mettendo un paese intero nel panico. Tra l’euforia iniziale, la gente che festeggia e l’invidia dei paesi confinanti dove la vita scorre normalmente, c’è chi, come quelli che con la morte ci guadagnano da vivere, comincia a preoccuparsi. La morte, da dietro le quinte, lascia l’uomo ad affrontare questa crisi di stato come meglio crede. Se molti sono nel panico, e lo stato non sa come muoversi, la chiesa nemmeno, per dare una mano al popolo eterno scende in campo un gruppo di gentiluomini, chiamati maphia (no, non è un errore di ortografia. Hanno scelto, scoprirà il lettore, di chiamarsi con tale nome proprio per distinguersi da altri “colleghi”).
    Quanto dura eternità? Giusto tempo che l’uomo si abitui ad essere immortale, che, seppur può essere una cosa realmente ambita, non è proprio così bello, ci insegna Saramago. Quando il lettore meno se lo aspetta, ecco che arriva lei, la morte, a farsi sentire con il popolo del paese fortunato, attraverso una lettera alla stampa. Il suo sciopero è terminato, si torna alla normalità, si continua a morire, le pompe funebri esultano, popolo è sconvolto, e la morte sorride. Ci fa sorridere, con le sue idee, mentre semina terrore di colore viola tra la gente. La morte crudele, ironica e divertente, che ha saputo mettere in ginocchio una intera nazione, ma anche dolce, compassionevole, che riesce anche a commuovere. A guidare il lettore verso un finale per nulla scontato, anzi. Un finale sorprendente degno del suo creatore, che attraverso le pagine di un libro scritto maestosamente ci fa riflettere sul rapporto con la morte, ma anche la vita stessa, che può, che ci piaccia o no, finire in pochi attimi.
    Aveva ragione, chi mi disse, di iniziare la conoscenza con il premio Nobel portoghese proprio con questo libro, cui protagonista assoluta, la morte, ha saputo divertirmi e intenerirmi con tutte le sue facce. Avevo paura, ammetto, di affrontare la lettura dei libri dell’autore portoghese. Non è nemmeno stato facile abituarsi a una scrittura priva di punteggiatura, con le frasi lunghissime che potevano annoiare ma José Saramago ha saputo conquistarmi, lentamente ma con una forza totale, con il suo stile, singolare sicuramente, ma bello, ironico e divertente, seppur affrontando un tema, come la morte, che spesso mi ha fatto paura, soprattutto quando ho dovuto accettare la partenza improvvisa dei miei cari.

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  • 3

    Quelle lettere di colore viola

    Si studia ancora la mitologia, a scuola? Io la studiavo e aspettavo quell’ora – una soltanto, a spezzare la grammatica, le coniugazioni, le declinazioni – con impazienza. Aveva la forza di portarmi al ...continua

    Si studia ancora la mitologia, a scuola? Io la studiavo e aspettavo quell’ora – una soltanto, a spezzare la grammatica, le coniugazioni, le declinazioni – con impazienza. Aveva la forza di portarmi altrove. Di farmi riflettere, come poche altre materie, sui grandi concetti. Perché in fondo mi sono sempre piaciute le fiabe.

    Tra i vari miti, almeno un paio mi avvinsero completamente. La storia di Aracne e poi quella di Eos e Titone. Eos è l’Aurora. Una donna passionale, luminosa, che conquista Zeus e poi Ares, scatenando le ire di Afrodite. Afrodite si vendica e la condanna a innamorarsi sempre di comuni mortali. Fra di essi c’è Titone, un giovane bellissimo, che la dea rapisce chiedendo poi a Zeus che gli conceda il dono dell’immortalità. Però dimentica una cosa importante, nella sua richiesta, l’eterna giovinezza. Così Titone inizia a invecchiare, a farsi decrepito, a incartapecorirsi, finché mossa a pietà Eos lo trasforma in cicala. È un preambolo lungo, me ne rendo conto. Però quando ho letto Le intermittenze della morte di José Saramago è lì che sono andata a parare. Per leggere tutta la recensione, sul mio blog, vai qui http://salonedellutto.com/2015/02/14/le-intermittenze-della-morte-saramago/.

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  • 1

    Originale l'idea il problema è svilupparla

    Interessante idea iniziale , un paesino sconosciuto , da un giorno all'altra si smette di morire.

    Ecco penso di poter riassumere così il libro , non son riuscito a finirlo ma mi son fermato a pagina 8 ...continua

    Interessante idea iniziale , un paesino sconosciuto , da un giorno all'altra si smette di morire.

    Ecco penso di poter riassumere così il libro , non son riuscito a finirlo ma mi son fermato a pagina 84.
    Ho provato ad andare avanti , ma niente !!

    Troppo , troppo , troppo ripetitivo . Lo scrittore cerca in vari modi di far percepire questa mancata morte , il problema è che mancano verbi di azione e così sembra continuamente di girare su stessi.

    Probabilmente dovrei leggerlo tutto per poter dare un giudizio complessivo , ma un libro che alla pagina 84 mi fa fermare , non è un libro che voglio sforzarmi di leggere.

    Proverò a conoscere lo scrittore con altre sue opere !

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    CHI VUOLE VIVERE PER SEMPRE?

    Chi vorrebbe poter non morire?
    E chi vorrebbe vivere per sempre?

    Ecco, le due domande dovrebbero avere lo stesso significato, e dovrebbero quindi avere la stessa risposta.
    Eppure, pensandoci, mi sorge ...continua

    Chi vorrebbe poter non morire?
    E chi vorrebbe vivere per sempre?

    Ecco, le due domande dovrebbero avere lo stesso significato, e dovrebbero quindi avere la stessa risposta.
    Eppure, pensandoci, mi sorge il dubbio. Darei la stessa risposta ad entrambe le domande?
    Perché "potere non morire" mi piacerebbe, senza dubbio. Mi attira, inutile girarci attorno.
    Ma "vivere per sempre"... abbiate pazienza, vorrei dire "certo che lo vorrei!", dovrei dirlo, lo sento chiaramente... eppure, posta in questi termini la domanda, riconosco che la risposta mi esce un filo meno spontanea, la voce mi si fa per un attimo timorosa, insicura.

    Ma lasciamo stare queste personalissime paranoie, e parliamo del libro.
    Mi è piaciuto, questo è fuori discussione. In certi passaggi ero letteralmente ammirato dall'arguzia dell'autore, dalla sua capacità di cogliere sfumature e dettagli. E sia ben chiaro, non mi riferisco a sfumature di colori e dettagli di lineamenti di volti o di abbigliamenti o paesaggi. Mi riferisco a sfumature e dettagli nel comportamento delle persone, nella loro psiche, nelle loro emozioni e sentimenti, sono questi quelli che mi interessano e non mi annoiano. (Del resto, non gli avranno dato il Nobel per caso).

    E quindi, già nel leggerlo il libro mi ha dato piacere. Sì, nonostante l'utilizzo saramaghiano della punteggiatura, mi ha dato piacere. ;)

    Veniamo al finale, infine. Non lo so se mi ha soddisfatto al cento per cento. Per un attimo, mi è sembrato un po' troppo banale. Non scontato, affatto. Perché forse scontato sarebbe stato il contrario, sarebbe stato (occhio allo spoiler!) se il violoncellista fosse morto. E quindi non lo trovo affatto scontato.
    Però mi ha dato un po' l'impressione del solito finale da romanzi rosa, se capite cosa voglio dire.
    Allora l'ho lasciato un po' lì a sedimentare, e dopo un po' l'ho reinterpretato a modo mio.

    La morte si è commossa dopo averlo osservato. La morte non osserva niente e nessuno, normalmente. Ma una volta nella sua vita sì, si è fermata e si è messa ad osservare qualcosa (nella fattispecie una persona). L'ha osservata e ha condiviso con lei alcuni momenti, alcune esperienze. Ha condiviso una veglia notturna, un concerto, la pipì del cane.
    E' che... nessuno gliel'aveva detto alla morte che quando si comincia a condividere qualcosa con qualcuno o qualcosa, poi diventa difficile andarsene? Che quel qualcuno, o quel qualcosa, poi non sono più un numerino tra i tanti, ma diventano un numero colorato e profumato che spicca nella serie monotona e infinita?
    No, non glielo aveva mai detto nessuno.

    E allora mi chiedo.
    Ma quante volte, quotidianamente, anche noi uccidiamo? Certo, uccidere è necessario. Non possiamo mica portarci dietro ogni cosa e ogni persona che incrociamo. Fa parte della natura delle cose. Se ne vedono 1000, se ne notano 100, se ne sperimentano 10, se ne porta con sé una.
    Però, dico io, almeno non ignoriamo la nostra natura di uccisori di cose e persone.
    Non ignoriamo quel vasetto di yogurt che non abbiamo comprato perché ce n'era uno di fianco in offerta, e non ignoriamo quel nostro collega di lavoro o compagno di scuola insignificante con cui non abbiamo mai parlato perché ce n'è di fianco un altro che ci sta più simpatico.

    Perché alla fine chi lo sa, magari noi lo uccidiamo senza accorgercene, ma lui potrebbe accorgersene.
    :)

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  • 5

    il lento scorrere

    Il ritmo fluviale del racconto di Saramago costringe a lasciarsi trasportare senza opporre alcuna resistenza, con calma, come una piroga che si lascia trascinare dal flusso narrativo proprio del rusce ...continua

    Il ritmo fluviale del racconto di Saramago costringe a lasciarsi trasportare senza opporre alcuna resistenza, con calma, come una piroga che si lascia trascinare dal flusso narrativo proprio del ruscello che l'ha imbeccata nel suo morbido viaggio.
    Quanta bellezza dalla prima pagina: "Il passaggio dell'anno non aveva lasciato dietro di sè il solito rigagnolo calamitoso di morti, come se la vecchia atropo dalla dentatura digrignata avesse deciso di inguainare la forbice per un giorno."

    dit a 

  • 2

    Francamente? Si può dire? Una bella palla....

    L'idea è molto interessante, ma anziché 200 e rotti poteva tranquillamente venire sviluppata in 20 pagine di numero (anche meno). Ripetitivo e noioso. Niente a che vedere con il bellissimo Cecità. ...continua

    L'idea è molto interessante, ma anziché 200 e rotti poteva tranquillamente venire sviluppata in 20 pagine di numero (anche meno). Ripetitivo e noioso. Niente a che vedere con il bellissimo Cecità.

    dit a 

  • 5

    Geniale…semplicemente, geniale!
    Saramago ci costringe a considerare la normalità della morte, sostenendo che assurdo sarebbe proprio non morire, perché rendendo inutile ogni progetto, perderemmo il ...continua

    Geniale…semplicemente, geniale!
    Saramago ci costringe a considerare la normalità della morte, sostenendo che assurdo sarebbe proprio non morire, perché rendendo inutile ogni progetto, perderemmo il nostro futuro.
    Eppure, guardiamo alla morte degli altri, evitando di pensare alla nostra.
    Che rapporto abbiamo con la morte?
    Ciascuno di noi ha un proprio modo di considerarla, perché le morti sono tante, tutte diverse, proprio come le vite.
    Molte delle criticità che affliggono la nostra società come i sistemi pensionistici, l’assistenza sanitaria, la vecchiaia in genere, sono strettamente correlate alla morte, ma in ogni caso, preferiamo rinviare ogni volta al domani…
    Può accadere allora che la stessa società, lo stato –chiamatelo come vi pare- abbia bisogno della maphia per fare i lavori sporchi, perché in grado di sostituirsi completamente al potere della collettività, occupando quegli spazi che vengono abbandonati.
    Dunque, questo non è semplicemente un libro sulla morte o se preferite, sulla sua assenza, ma anche una riflessione sulla maphia, sì, scritta con l’acca lì, in mezzo, per distinguerla dalla mafia, quella più nota.
    Il romanzo inizia e prende corpo con gli effetti che “le intermittenze della morte” hanno sulla collettività, per lasciare poi spazio ad un racconto che, poco alla volta, diventa sempre più intimo.
    Perché ciascuno di noi, in quel breve spazio fra la nascita e la morte, è nel frattempo vita.
    Ed in questo straccio di tempo si è chiamati a sperimentare tutto, a tirar fuori ciò che abbiamo dentro, magari quello che via via abbiamo sacrificato, per meglio adattarci alla vita e alle vite, dico…i desideri mai espressi, i sogni che abbiamo spinto giù, nelle stanze più nascoste della nostra anima, insomma…la vita che avremmo voluto!
    Alla fine, del libro o della vita –cambia forse qualcosa?- può arrivare quell’incontro insperato, l’amore ritenuto impossibile, che ormai non aspetti più, anche se protagonista del racconto, inutile negarlo, resta pur sempre lei, la morte.

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  • 5

    Sono parzialissima dato che adoro l'ironia di Saramago, il suo prendere la vita, e in questo caso la morte, con leggerezza e distanza. E' un Saramago 'pieno': l'ironia, il surreale, il magico, i perio ...continua

    Sono parzialissima dato che adoro l'ironia di Saramago, il suo prendere la vita, e in questo caso la morte, con leggerezza e distanza. E' un Saramago 'pieno': l'ironia, il surreale, il magico, i periodi lunghi, la libertà del non credente. E' la summa di un uomo di 83 anni che forse s'immagina come dovrebbe essere un luogo senza la morte, con i malati che non stanno né di qua né di là, il problema delle pensioni, del lavoro, le pompe funebri costrette a chiedere allo Stato di introdurre i funerali per cani e canarini; e poi gioca 'dando vita', come nel medioevo, ad una morte un po' capricciosa, che s'incaponisce quando un violoncellista si rifiuta di morire.
    Tra le mille citazioni possibili scelgo una frase dalle prima pagine sulla moribonda regina madre, :
    "E poi, come se il tempo si fosse fermato, non accadde nulla. La regina madre non migliorò né peggiorò, rimase lì come sospesa, dondolando il fragile corpo sul bordo della vita, a ogni istante minacciando di cadere dall'altro lato, ma legata a questo da un tenue filo che la morte, poteva essere soltanto lei, non si sa per quale strano capriccio, continuava a tenere." p.14

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