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Les intermitencies de la mort

Per

Editor: Edicions 62

4.0
(3060)

Language:Català | Number of Pàgines: 208 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , Portuguese , English , French , German

Isbn-10: 8429756825 | Isbn-13: 9788429756821 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.
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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    CHI VUOLE VIVERE PER SEMPRE?

    Chi vorrebbe poter non morire?
    E chi vorrebbe vivere per sempre?

    Ecco, le due domande dovrebbero avere lo stesso significato, e dovrebbero quindi avere la stessa risposta.
    Eppure, pensandoci, mi sorge il dubbio. Darei la stessa risposta ad entrambe le domande?
    Perché "pot ...continua

    Chi vorrebbe poter non morire?
    E chi vorrebbe vivere per sempre?

    Ecco, le due domande dovrebbero avere lo stesso significato, e dovrebbero quindi avere la stessa risposta.
    Eppure, pensandoci, mi sorge il dubbio. Darei la stessa risposta ad entrambe le domande?
    Perché "potere non morire" mi piacerebbe, senza dubbio. Mi attira, inutile girarci attorno.
    Ma "vivere per sempre"... abbiate pazienza, vorrei dire "certo che lo vorrei!", dovrei dirlo, lo sento chiaramente... eppure, posta in questi termini la domanda, riconosco che la risposta mi esce un filo meno spontanea, la voce mi si fa per un attimo timorosa, insicura.

    Ma lasciamo stare queste personalissime paranoie, e parliamo del libro.
    Mi è piaciuto, questo è fuori discussione. In certi passaggi ero letteralmente ammirato dall'arguzia dell'autore, dalla sua capacità di cogliere sfumature e dettagli. E sia ben chiaro, non mi riferisco a sfumature di colori e dettagli di lineamenti di volti o di abbigliamenti o paesaggi. Mi riferisco a sfumature e dettagli nel comportamento delle persone, nella loro psiche, nelle loro emozioni e sentimenti, sono questi quelli che mi interessano e non mi annoiano. (Del resto, non gli avranno dato il Nobel per caso).

    E quindi, già nel leggerlo il libro mi ha dato piacere. Sì, nonostante l'utilizzo saramaghiano della punteggiatura, mi ha dato piacere. ;)

    Veniamo al finale, infine. Non lo so se mi ha soddisfatto al cento per cento. Per un attimo, mi è sembrato un po' troppo banale. Non scontato, affatto. Perché forse scontato sarebbe stato il contrario, sarebbe stato (occhio allo spoiler!) se il violoncellista fosse morto. E quindi non lo trovo affatto scontato.
    Però mi ha dato un po' l'impressione del solito finale da romanzi rosa, se capite cosa voglio dire.
    Allora l'ho lasciato un po' lì a sedimentare, e dopo un po' l'ho reinterpretato a modo mio.

    La morte si è commossa dopo averlo osservato. La morte non osserva niente e nessuno, normalmente. Ma una volta nella sua vita sì, si è fermata e si è messa ad osservare qualcosa (nella fattispecie una persona). L'ha osservata e ha condiviso con lei alcuni momenti, alcune esperienze. Ha condiviso una veglia notturna, un concerto, la pipì del cane.
    E' che... nessuno gliel'aveva detto alla morte che quando si comincia a condividere qualcosa con qualcuno o qualcosa, poi diventa difficile andarsene? Che quel qualcuno, o quel qualcosa, poi non sono più un numerino tra i tanti, ma diventano un numero colorato e profumato che spicca nella serie monotona e infinita?
    No, non glielo aveva mai detto nessuno.

    E allora mi chiedo.
    Ma quante volte, quotidianamente, anche noi uccidiamo? Certo, uccidere è necessario. Non possiamo mica portarci dietro ogni cosa e ogni persona che incrociamo. Fa parte della natura delle cose. Se ne vedono 1000, se ne notano 100, se ne sperimentano 10, se ne porta con sé una.
    Però, dico io, almeno non ignoriamo la nostra natura di uccisori di cose e persone.
    Non ignoriamo quel vasetto di yogurt che non abbiamo comprato perché ce n'era uno di fianco in offerta, e non ignoriamo quel nostro collega di lavoro o compagno di scuola insignificante con cui non abbiamo mai parlato perché ce n'è di fianco un altro che ci sta più simpatico.

    Perché alla fine chi lo sa, magari noi lo uccidiamo senza accorgercene, ma lui potrebbe accorgersene.
    :)

    dit a 

  • 5

    il lento scorrere

    Il ritmo fluviale del racconto di Saramago costringe a lasciarsi trasportare senza opporre alcuna resistenza, con calma, come una piroga che si lascia trascinare dal flusso narrativo proprio del ruscello che l'ha imbeccata nel suo morbido viaggio.
    Quanta bellezza dalla prima pagina: "Il pas ...continua

    Il ritmo fluviale del racconto di Saramago costringe a lasciarsi trasportare senza opporre alcuna resistenza, con calma, come una piroga che si lascia trascinare dal flusso narrativo proprio del ruscello che l'ha imbeccata nel suo morbido viaggio.
    Quanta bellezza dalla prima pagina: "Il passaggio dell'anno non aveva lasciato dietro di sè il solito rigagnolo calamitoso di morti, come se la vecchia atropo dalla dentatura digrignata avesse deciso di inguainare la forbice per un giorno."

    dit a 

  • 2

    Francamente? Si può dire? Una bella palla....

    L'idea è molto interessante, ma anziché 200 e rotti poteva tranquillamente venire sviluppata in 20 pagine di numero (anche meno). Ripetitivo e noioso. Niente a che vedere con il bellissimo Cecità.

    dit a 

  • 5

    Geniale…semplicemente, geniale!
    Saramago ci costringe a considerare la normalità della morte, sostenendo che assurdo sarebbe proprio non morire, perché rendendo inutile ogni progetto, perderemmo il nostro futuro.
    Eppure, guardiamo alla morte degli altri, evitando di pensare alla nos ...continua

    Geniale…semplicemente, geniale!
    Saramago ci costringe a considerare la normalità della morte, sostenendo che assurdo sarebbe proprio non morire, perché rendendo inutile ogni progetto, perderemmo il nostro futuro.
    Eppure, guardiamo alla morte degli altri, evitando di pensare alla nostra.
    Che rapporto abbiamo con la morte?
    Ciascuno di noi ha un proprio modo di considerarla, perché le morti sono tante, tutte diverse, proprio come le vite.
    Molte delle criticità che affliggono la nostra società come i sistemi pensionistici, l’assistenza sanitaria, la vecchiaia in genere, sono strettamente correlate alla morte, ma in ogni caso, preferiamo rinviare ogni volta al domani…
    Può accadere allora che la stessa società, lo stato –chiamatelo come vi pare- abbia bisogno della maphia per fare i lavori sporchi, perché in grado di sostituirsi completamente al potere della collettività, occupando quegli spazi che vengono abbandonati.
    Dunque, questo non è semplicemente un libro sulla morte o se preferite, sulla sua assenza, ma anche una riflessione sulla maphia, sì, scritta con l’acca lì, in mezzo, per distinguerla dalla mafia, quella più nota.
    Il romanzo inizia e prende corpo con gli effetti che “le intermittenze della morte” hanno sulla collettività, per lasciare poi spazio ad un racconto che, poco alla volta, diventa sempre più intimo.
    Perché ciascuno di noi, in quel breve spazio fra la nascita e la morte, è nel frattempo vita.
    Ed in questo straccio di tempo si è chiamati a sperimentare tutto, a tirar fuori ciò che abbiamo dentro, magari quello che via via abbiamo sacrificato, per meglio adattarci alla vita e alle vite, dico…i desideri mai espressi, i sogni che abbiamo spinto giù, nelle stanze più nascoste della nostra anima, insomma…la vita che avremmo voluto!
    Alla fine, del libro o della vita –cambia forse qualcosa?- può arrivare quell’incontro insperato, l’amore ritenuto impossibile, che ormai non aspetti più, anche se protagonista del racconto, inutile negarlo, resta pur sempre lei, la morte.

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  • 5

    Sono parzialissima dato che adoro l'ironia di Saramago, il suo prendere la vita, e in questo caso la morte, con leggerezza e distanza. E' un Saramago 'pieno': l'ironia, il surreale, il magico, i periodi lunghi, la libertà del non credente. E' la summa di un uomo di 83 anni che forse s'immagina co ...continua

    Sono parzialissima dato che adoro l'ironia di Saramago, il suo prendere la vita, e in questo caso la morte, con leggerezza e distanza. E' un Saramago 'pieno': l'ironia, il surreale, il magico, i periodi lunghi, la libertà del non credente. E' la summa di un uomo di 83 anni che forse s'immagina come dovrebbe essere un luogo senza la morte, con i malati che non stanno né di qua né di là, il problema delle pensioni, del lavoro, le pompe funebri costrette a chiedere allo Stato di introdurre i funerali per cani e canarini; e poi gioca 'dando vita', come nel medioevo, ad una morte un po' capricciosa, che s'incaponisce quando un violoncellista si rifiuta di morire.
    Tra le mille citazioni possibili scelgo una frase dalle prima pagine sulla moribonda regina madre, :
    "E poi, come se il tempo si fosse fermato, non accadde nulla. La regina madre non migliorò né peggiorò, rimase lì come sospesa, dondolando il fragile corpo sul bordo della vita, a ogni istante minacciando di cadere dall'altro lato, ma legata a questo da un tenue filo che la morte, poteva essere soltanto lei, non si sa per quale strano capriccio, continuava a tenere." p.14

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    5

    per "eretici"? naturalmente Saramago

    E' donna " l'odiosa parca" che conduce il suo gioco eterno con freddezza e puntualità. Qui, forse stanca e sola, decide di sospendere il lavoro e per tutti è subito gioia grande. Un momento dopo però è il caos: il governo è in difficoltà per far fronte all'emergenza sociale, "gli impacchettatori ...continua

    E' donna " l'odiosa parca" che conduce il suo gioco eterno con freddezza e puntualità. Qui, forse stanca e sola, decide di sospendere il lavoro e per tutti è subito gioia grande. Un momento dopo però è il caos: il governo è in difficoltà per far fronte all'emergenza sociale, "gli impacchettatori del defunto" si trovano disoccupati, chi non ce la fa più a sostenere vecchiezza o sofferenza in malattia è colto da angoscia . Preoccupata molto anche la "ccar", la grande ditta che senza resurrezione rischia il fallimento. Si tornerà alla normalità delle cose?
    Questo Genio, straordinario inventore di storie, ci sa regalare un sorriso anche quando va a toccare argomenti spinosi e dolorosi.

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  • 4

    il trionfo dell'amore

    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. (Cesare Pavese)
    La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Sara ...continua

    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. (Cesare Pavese)
    La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Saramago tratta con grande sarcasmo le soluzioni "politiche".
    Peggio quando ci ripensa e avvisa i morituri.
    Ma piccole falle nella routine provocano crolli imprevedibili e infine la morte insonne burocrate, innamorata di un umanissimo orchestrale dimentica il suo dovere.
    Disomogenee le due parti, pubblica e privata, ma bellissima, al solito, la scrittura.
    Una riflessione sulla morte e sulla vita, che sento molto.
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/Thetriumphofdeath.jpg

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  • 0

    Saramago proprio non mi va giu'. Quei periodi lunghissimi, senza uno straccio di capoverso, mi rendono la lettura pesantissima e mi impediscono la concentrazione. Non e' il primo Nobel che non mi piace e penso non sara' nemmeno l'ultimo.

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  • 0

    Ho iniziato la lettura di Saramago per conoscere qualcosa in più sulla metà delle mie vacanze estive....Prosa tutto sommato scorrevole, molto interessante la seconda parte.Nessuno aveva ancora interrogato la signora con la falce....

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  • 4

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    Bello il messaggio che trasmette, ma ...continua

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    Bello il messaggio che trasmette, ma non amo molto lo stile di Saramago. La punteggiatura per me è importante! Facciamo tre stelle e mezza va.

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