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Les intermitencies de la mort

Per

Editor: Edicions 62

4.0
(3159)

Language:Català | Number of Pàgines: 208 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , Portuguese , English , French , German

Isbn-10: 8429756825 | Isbn-13: 9788429756821 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.
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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    4

    …così è la vita, con una mano dà finché arriva il giorno in cui toglie tutto con l’altra….

    Tempo fa:
    La morte un bel giorno si fa capricciosa e decide di smettere di fare il suo dovere, non fa morire più nessuno per alcuni mesi, creando un caos terribile, nel paese di non si sa dove. E qu ...continua

    Tempo fa:
    La morte un bel giorno si fa capricciosa e decide di smettere di fare il suo dovere, non fa morire più nessuno per alcuni mesi, creando un caos terribile, nel paese di non si sa dove. E quando la morte - rigorosamente con la lettera minuscola, perché la Morte con la lettera maiuscola,” è una cosa che a voi non può passare neanche lontanamente cosa sia ……” - decide di ritornare, si fa anche compassionevole, notificando, con una lettera di colore viola, la data dell’imminente dipartita, concedendo quindi ai destinatari il tempo di fare testamento, di riconciliarsi coi familiari e gli amici e di chiedere perdono a Dio dei propri peccati. Ma sul finale accade l’imprevedibile. L’incontro con il virtuoso violoncellista rende la morte vulnerabile ai sentimenti , all’amore, trasformandola in una donna affascinante, misteriosa e desiderabile. Bellissimo il finale, con l’ultima frase uguale alla prima : “il giorno seguente non morì nessuno”, a chiudere il cerchio, a testimoniare come tutto si ripete e si rinnova, perché non può esserci vita senza la morte, poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare. (Kahlil Gibran)

    http://youtu.be/baZGdj0xLYg

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  • 4

    E dire che l'analisi del periodo a scuola mi faceva sudare.

    Avevo dimenticato lo stile di Saramago, con questi periodi lunghissimi che costringono a una lettura lenta e a frequenti fermate per ritornare sui propri passi, per rileggere e capire e riprendere il ...continua

    Avevo dimenticato lo stile di Saramago, con questi periodi lunghissimi che costringono a una lettura lenta e a frequenti fermate per ritornare sui propri passi, per rileggere e capire e riprendere il filo della lettura che continua a rompersi. L'avevo dimenticato ma mi piace, anche se è faticoso, con il discorso indiretto che diventa discorso diretto in cui l'alternanza di frasi si deve intuire grazie alle maiuscole, mi piace perché in fondo ci riporta a un modo di usare il linguaggio che è anche un modo di usare il cervello, e anche se la chiarezza nell'esprimersi è un grande pregio (che a me sicuramente difetta) ci si mantiene in allenamento nel seguire un discorso così "latino", così ciceroniano, vorrei dire.
    Detto questo, il tema è filosoficamente serio, ma c'è anche tanta ironia, che rimane sottintesa la maggior parte del tempo per poi emergere più decisamente a tratti (la lettera di protesta della morte, e lo studio grafologico delle suemissive!). Di più non posso dire, perché ancora sono lontana dal terminare la lettura.

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  • 4

    Piccoli eventi conclusivi

    “Perché le parole, se non lo sa, si muovono molto, cambiano da un giorno all'altro, sono instabili come le ombre, ombre di se stesse, che tanto ci sono quanto non ci sono più, bolle di sapone, conchig ...continua

    “Perché le parole, se non lo sa, si muovono molto, cambiano da un giorno all'altro, sono instabili come le ombre, ombre di se stesse, che tanto ci sono quanto non ci sono più, bolle di sapone, conchiglie di cui a stento si sente il respiro, tronchi tagliati”.

    Saramago immagina una favola dell'impossibilità nella quale arriva un giorno in cui non muore nessuno. La morte scompare, sparisce, realizza per l'uomo il sempre e eternamente. Ma è un'inganno, possono stare tranquilli filosofi e religiosi, non resta che aspettare il ritorno alla normalità, che avviene dopo pochi mesi, perché le speranze nascono sempre una dall'altra. Con una novità di rilievo che svela una eloquente debolezza: la morte si annuncia con una lettera viola per dare il tempo al vivo di sistemare le cose terrene prima della dipartita. Ecco che la narrazione rivela un piano, un'inattesa evoluzione romantica, uno sviluppo teatrale e romanzesco, che seduce come un fiammifero acceso, incanta come un sonno profondo, disorienta come un sorriso spietato: il labirinto apre la strada all'innamoramento e alla rivelazione. Dentro un mistero privo di risposte, il lettore diviene protagonista di una restituzione, un senso ricongiunto alla coerenza, una storia di superstiti dentro cui perdersi, e così riconosce un confine rassicurante, per breve tempo. In una prosa deliziosamente complessa e magistralmente articolata, l'autore tratta un soggetto paradossale e surreale con ironia intellettuale, originalità verbale e frammenti di autentica poesia, in una trama espressa in una lingua leggera e mutevole, a più dimensioni, sempre sul punto di dissolversi in una forma rapsodica. Nell'immaginare la conclusione dell'esistenza come un orizzonte di assenza e di indeterminatezza, Saramago delinea una scrittura scettica, inquieta e curiosa, aperta su un piano di meditazione e di interrogazione, mai soddisfatta, perturbata, amorosa testimone di un profonda comprensione dell'essere umano e di una lucida e incontentabile trascendenza.

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    3

    Tre stelle e mezzo

    Due parti molto diverse e poco amalgamate tra di loro formano questo romanzo. La prima è quasi una storia di fantascienza sociologica con forti venature satiriche, sviluppata a partire da una premessa ...continua

    Due parti molto diverse e poco amalgamate tra di loro formano questo romanzo. La prima è quasi una storia di fantascienza sociologica con forti venature satiriche, sviluppata a partire da una premessa paradossale (che la morte un bel giorno si metta in sciopero e nessuno muoia più) che genera, a cascata, una serie di situazioni grottesche, da "mondo alla rovescia". Di tutt'altro tono, lirico e intimista, la seconda parte, in cui l'attenzione dell'autore si sposta dalla società al singolo individuo. E' questa, a mio avviso, la parte migliore del libro, nella quale viene narrata, attraverso una struggente storia d'amore, una verità eterna, eppure non banale: amor vincit omnia, perfino la...Morte. Una parola ancora sullo stile di Saramago: all'inizio è davvero pesante seguire quei dialoghi non segnalati dall'interpunzione, quelle minuscole onnipresenti, quelle pagine stampate in cui non s'incontra uno stacco grafico tra un capoverso e l'altro neanche a pagarlo oro. Ma, passato il primo momento di disorientamento, lo stile confidenziale dell'autore (mi ricorda un amico che ti parla, seduto al bar, raccontandoti una storia che ha sentito) riesce perfino gradevole.

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  • 3

    Tre stelle e mezzo

    L'approccio a questo scrittore è traumatico proprio per la particolarità di scrittura già descritta dai più: l'assenza di punteggiatura. Se dopo una quarantina di pagine inizia a farcisi l'abitudine, ...continua

    L'approccio a questo scrittore è traumatico proprio per la particolarità di scrittura già descritta dai più: l'assenza di punteggiatura. Se dopo una quarantina di pagine inizia a farcisi l'abitudine, la cosa diventa limitante per la storia quando i dialoghi si fanno serrati: in particolare nella parte finale. E' davvero difficile seguire bene il "botta e risposta" che dovrebbe essere frizzante, e lo è anche, ma richiede una strettissima attenzione per non confondere un dialogo con l'altro. La trama è originale. A volte pesante nei riscontri socio-economici dell'eternità conquistata e ho trovato particolarmente interessante la teoria secondo la quale ci sarebbero più "morti" che si susseguono nel tempo e più "morti" per il regno animale e quello umano. Capisco chi ci ha ritrovato qualcosa de "Il maestro e Margherita", non tanto nella trama( che è decisamente più monumentale in Bulgakov) ma nelle atmosfere della parte finale. Quest'ultima l'ho trovata molto bella. Peccato che duri decisamente poco rispetto al resto del libro. 150 pagine di premessa( più o meno) e 50/60 scarsi di svolgimento serrato non mi hanno soddisfatta in pieno.

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  • 4

    La morte si può sconfiggere solo con l'amore. Saramago non è mai banale, ma io sì e questo è ciò che banalmente ho raccolto dal finale di questo incredibile romanzo.

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  • 5

    Angosciante attesa per la lettera viola

    Tra le innumerevoli domande che si pone l’essere umano sin dai tempi remoti, emerge in maniera mastodontica il perché del senso della vita; una miriade di filosofi, religiosi e, attualmente, opinionis ...continua

    Tra le innumerevoli domande che si pone l’essere umano sin dai tempi remoti, emerge in maniera mastodontica il perché del senso della vita; una miriade di filosofi, religiosi e, attualmente, opinionisti, nell’accezione più vasta, si sono avvicendati nell’esprimere il proprio pensiero in proposito inducendo, e spesso convincendo, la popolazione sulle risultanze delle proprie personali convinzioni frutto di mero ragionamento su tale massimo sistema altrimenti difficilmente comprensibile.

    José Saramago ci mette di fronte a una utopistica possibilità di vita eterna; in un Paese, non meglio identificato, al rintocco della mezzanotte di un qualsiasi giorno non si muore più; gli esseri umani rimangono nel loro stato senza aver alcun miglioramento o peggioramento della propria condizione di vita, per cui gli invalidi rimangono tali, i moribondi sono sospesi in una situazione di sopravvivenza, gli incidenti di qualsivoglia natura non provocano nessuna vittima. Sembrerebbe, di primo acchito, il sogno che tutti, indistintamente, hanno sempre bramato e che si avvera; l’euforia è dilagante, la felicità è ai massi mi livelli , tutto appare roseo con un futuro in cui non ci saranno più lutti che è ammantato da un inimmaginabile splendore…ma non si è tenuto conto degli effetti collaterali: nel tempo le strutture assistenziali non riescono a sopportare e a gestire il continuo arrivo di persone non più autosufficienti che non moriranno più, il sistema pensionistico arriva ben presto al collasso, la popolazione aumenta in maniera spropositata e non si è in grado di trovare adeguata sistemazione per tutti, la chiesa perde il suo carisma in quanto sprofonda il suo principale pilastro della sua dottrina basato sulla resurrezione; anche le agenzie di pompe funebri sono destinate al fallimento. Insomma un vero e proprio caos! Il governo pro-tempore cerca rimedi per arginare l’enorme marasma fino a quando, “per fortuna”, la morte riprende il suo lavoro consueto.

    Un romanzo che, al di là del suo stile, invita il lettore a riflettere sulla necessaria dualità vita-morte che è sempre stata presente sul nostro pianeta sin dall’apparizione/creazione dell’essere vivente; osservando attentamente la natura e l’immanente è facile rendersi conto che tutto è in continua trasformazione ancorchè in modo impercettibile; il ciclo nascita-vita-morte è precipuo per l’equilibrio del mondo. Nel sistema a noi conosciuto sarebbe assurdo non morire in quanto provocherebbe un complesso di circostanze che porterebbe alla follia più sfrenata e a un capovolgimento del futuro di non prevedibile catastrofe. E’ vero che tendiamo a non accettare la morte; speriamo che il nostro turno arrivi il più tardi possibile, a meno di eccezionali casi di sofferenza estrema, e per nostra fortuna non conosciamo il nostro destino pur nella consapevolezza della fine del nostro essere.

    Quindi la morte è una normalità che è parte della vita; è questo il messaggio che José Saramago vuol indirizzare ai suoi lettori; le nostre elucubrazioni su cosa potrebbe succedere dopo rimangono genuine ipotesi per placare l’angoscia del vivere in attesa di una prossima fine la cui data è, per il singolo, sconosciuta.

    Un eccellente scrittore che riesce a scrutare le profondità del nostro animo. Sicuramente da leggere.

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  • 4

    Allora, immaginiamoci un mondo dove da domani non muore più nessuno, dove, improvvisamente e inspiegabilmente, la morte decide di mettersi a scioperare, a caldo tutti in coro a gridare: magno gaudio!! ...continua

    Allora, immaginiamoci un mondo dove da domani non muore più nessuno, dove, improvvisamente e inspiegabilmente, la morte decide di mettersi a scioperare, a caldo tutti in coro a gridare: magno gaudio!! E invece no, non è così.
    Perché una ridda di problematiche tecniche, vuoi pure di secondo ordine, comparirebbe sulla scena: gli ospedali sovraffollati di corsie rigurgitanti di morituri impossibilitati ahimè a fare il difficile( ma tanto desiderato dai parenti) trapasso; una categoria di professioni, cui finora non erano mai venute meno le commesse, smetterebbe di esistere, per esempio gli operatori di pompe funebri, con tutto l’indotto che gravita intorno al loro mondo, e l’Inps? Destinato ad una bancarotta ancora più drammatica di quella in cui, da qui ad un decennio, si imbatterà con assoluta certezza: come riuscire a pagare pensioni di vecchiaia in perpetuum?? E poi che dire degli stati retti da monarchie, costrette a tenersi un re, decrepito, totalmente rimbecillito e in stato comatoso tale, da non poter nemmeno decidere per una risolutiva abdicazione a favore del principe ereditario?
    Problemi, gravi e mai ancora affrontati.
    Non ultimo poi la religione cristiana, ci abbiamo mai pensato? Cosa sarebbe la religione cristiana che da secoli regge la sua impalcatura morale, filosofica, dogmatica sulla resurrezione? Ma niente morte niente resurrezione. E senza la resurrezione non c’è chiesa.

    Ho sottolineato solo gli aspetti più ilari e dissacranti del libro di Saramago che scherza con questa balzana ipotesi di un’intermittenza della morte dalla vita, un libro più unico che raro che sfocia in un teatro dell’assurdo, non immune da una vena amara di denuncia che contraddistingue sempre la sua verve polemica.
    Ancora una volta, come dopo avere letto Cecità, Saramago mi sorprende per la sua capacità di inventare il nuovo, di mettere in crisi la normalità dell’esistenza aprendo in essa una deviazione impensata, uno scrittore che ha dentro di sé una fucina di idee originali e creative, in tal caso non un Nobel per niente.

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  • 4

    Giocare a scacchi con la morte.

    Ripensando "Le intermittenze della morte" dopo aver girato l'ultima pagina, mi viene in mente quella scena del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman in cui un grande cavaliere sfida a scacchi la vecchia c ...continua

    Ripensando "Le intermittenze della morte" dopo aver girato l'ultima pagina, mi viene in mente quella scena del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman in cui un grande cavaliere sfida a scacchi la vecchia con la falce.

    Ed ora, dopo diversi decenni, anche il vecchio di Azinhaga ci prova, spinto forse da quel feroce desiderio di dissacrazione che per tutta la sua vita ha tormentato la sua anima comunista, e che lo ha spinto a battaglie interminabili contro la chiesa cattolica. Ci prova, e non ci riesce. Perchè la morte non è nè una istituzione umana nè un'oggetto di fede, è parte di quelo che noi siamo e nella sua ineluttabilità non si lascia ridurre a puro evento.

    Nel solito non ben precisato stato (sfortunatissimo devo dire) che somiglia molto al Portogallo, che già è rimasto vittima di una epidemia di cecità bianca e che ha attraversato una crisi politica tra le peggiori che si possano immaginare (vedi Cecità e Saggio sulla lucidità), la Morte, davanti alle maledizioni che continuamente riceve dal cuore degli uomini, come offesa si mette in sciopero. Ed all'improvviso nessuno muore più.

    L'idea si inserisce nel filone di quei romanzi "what if" dal quale Saramago ha tratto numerosissimi capolavori (oltre ai suddetti basta citare la Zattera di Pietra), ma rispetto agli altri questo è speciale, nel bene e nel male. L'idea non è nuovissima: già Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver si era dilungato a spiegare l'orrore che si cela dietro il sogno dell'immortalità, ma il feroce sarcasmo con cui Saramago descrive l'annaspare delle istituzioni che traevano profitto dalla morte, e soprattutto l'indimenticabile figura carnevalesca che il vecchio di Azinhaga riesce a cucire addosso alla vecchia con la falce riescono a sollevare queste pagine molto al di sopra di quelle scritte dal grande immaginatore britannico. A questo bisogna aggiungere le pagine di rara poesia che sempre Saramago riesce a trar fuori quando parla d'amore, stavolta addirittura della morte innamorata: che potrebbe essere il titolo della seconda, bellissima parte di questo romanzo.

    Poi arrivano i punti deboli. In una pagina Saramago si rivolge direttamente al lettore dichiarando che questo libro non intende essere una riflessione metafisica sulla morte: fatto insolito questa dichiarazione di poetica, che ai miei occhi in realtà è una dichiarazione di impotenza. Non si può scrivere un romanzo dissacrante su una delle componenti più sacre (forse la più sacra di tutte) del nostro essere uomini, ed anche se il portoghese ci ha provato mettendo in campo tutto il suo incredibile talento (e scrivendo un romanzo stupendo), alla fine non riesce ad evitare del tutto a non dare un carattere almeno in parte oltreumano al suo personaggio. Permane questa idealizzazione abbastanza ingenua ed infantile delle classi povere della società, come se bastasse la povertà in se stessa a garantire la dignità morale delle persone (che non è legata in nessun modo al censo).Parimenti resta abbastanza goffa e grossolana la critica che immancabilmente rivolge alle isitituzioni ecclesiastiche anche quando, come in questa storia, non sono direttamente coinvolte negli eventi; peggio ancora le righe che parlano delle istituzioni mafiose sono a tal punto raffazzonate da rasentare l'insulto nei confronti di chi con la Mafia ha avuto a che fare. Decisamente quando Saramago scrive di ciò che lo tocca sul vivo, perde il controllo della sua penna.

    Davvero faccio fatica a decidere che cosa mi è piaciuto di più di questo libro: se il ritratto vivido e ferocemente ironico dello stato immaginario, se la meravigliosa poesia delle pagine d'amore tra la morte e l'uomo, se lo stile sempre particolare ma perfetto, se la densità delle pagine mai inutilmente prolisse. La risposta in realtà è ovvia, e non potrebbe essere diversa, cioè il cane.

    Caro vecchio di Azinhaga, con la morte che è signora e padrona non si può giocare. Non c'è riuscito Ingmar Bergman, e non ci sei riuscito tu. Però bravo, davvero. Mi piace pensare che quando giunse il tuo momento la Signora ti stesse aspettando con un sorriso, e con un violoncello tra le mani.

    dit a 

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