Les intermitencies de la mort

Per

Editor: Edicions 62

4.0
(3346)

Language: Català | Number of Pàgines: 208 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , Portuguese , English , French , German

Isbn-10: 8429756825 | Isbn-13: 9788429756821 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.
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  • 5

    Quest'opera di Saramago la trovo geniale, scorrevole ( nonostante la punteggiatura naïf ) e ricca di riflessioni.
    Sottolineerei il momento in cui lo stesso scrittore grazie ad un " illustre grammatico ...continua

    Quest'opera di Saramago la trovo geniale, scorrevole ( nonostante la punteggiatura naïf ) e ricca di riflessioni.
    Sottolineerei il momento in cui lo stesso scrittore grazie ad un " illustre grammatico " si scaglia contro la " morte" che non conosce i basilari rudimenti della calligrafia , con una sintassi caotica , senza punteggiatura . Chiaro il riferimento a se stesso ed a tutto ciò che avrà dovuto " subire" o meglio " sentire " sul suo stile sulla sua scrittura .
    Denso anche di riferimenti etici e per nulla banale, con un nota che sa di malinconico testamento culturale, dove la morte è solo momentanea perché apre l'abisso dell'eternità, e fin quando ci sarà qualcuno che ricorderò sarà sempre e solo morte e non Morte di tutto.

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  • 4

    Suite n° 6 per violoncello

    Parlare della morte dev'essere un lavoraccio per uno scrittore. Chi ci ha provato, dev'essersi sicuramente trovato in difficoltà con il linguaggio, nel trovare le parole giuste, le metafore appropriat ...continua

    Parlare della morte dev'essere un lavoraccio per uno scrittore. Chi ci ha provato, dev'essersi sicuramente trovato in difficoltà con il linguaggio, nel trovare le parole giuste, le metafore appropriate...insomma, se la letteratura è vita, come può essa parlare della morte? Sembra un paradosso, eppure la morte fa parte della vita e Saramago, nella sua geniale mente, ha trovato le parole per realizzare l'incredibile: ha dato vita alla morte. Si, l'ha fatta respirare, l'ha antropomorfizzata, le ha dato carne oltre che ossa, l'ha umanizzata, le ha dato dei sentimenti, dei pensieri. Che geniale, commovente ed esilarante fantasia. Scritta qualche anno prima della sua morte, non poteva essere che il suo più bell'affronto al destino che prima o poi tocca a tutti noi.
    NB. Ascoltare la colonna sonora di Bach nelle ultime pagine 20 pagine. Dura circa mezz'ora...."ma noi abbiamo tutto il tempo".

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  • 4

    Il sogno più ambito dall'essere umano diventa l'incubo più insopportabile: sopravvivere per sempre. Un assunto surreale su cui costruire una fredda analisi sull'uomo, rimpicciolirlo fino all'infinites ...continua

    Il sogno più ambito dall'essere umano diventa l'incubo più insopportabile: sopravvivere per sempre. Un assunto surreale su cui costruire una fredda analisi sull'uomo, rimpicciolirlo fino all'infinitesimale per osservarlo poi al microscopio della visione di insieme. Una scrittura ai più incagliosa e complessa, un album progrock che mette in discussione i principi fondamentali del tempo e delle armonie, creando dissonanze bellissime e velocissime. Saramago non ama il suo lettore, non si pone il problema; è il lettore che deve imparare (se vuole) ad amarlo, e quando ci riesce viene precipitato in un mondo in cui grammatica e pensieri non hanno regole, se non quelle dell'assurdo che dovrà pur rendersi logico; e ci riesce benissimo. Deve trattarsi di un esperimento di destorficazione, il terrore che la Grande Mietitrice incute in chi, a ottantatrè anni suonati, ha ancora così tanta fame di creazione artistica. Libro bellissimo che non pretende di essere tale, soltanto l'esigenza di dire, con strutture grammaticali e suoni propri, che la morte esige una logica spiegazione. Il finale spinge verso un'allegoria un po' distaccata dal resto, lascia un po' così; sta di fatto che a viaggiare con Saramago, si assiste al fluire di paesaggi raramente ammirati prima. Un mondo letterario a mio avviso senza precedenti, senza schemi ovvi o sonorità letterarie su cui posare le proprie tranquillità.

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  • 3

    Tre stelline per il contenuto: Saramago ti fa pensare cosa potrebbe succedere realmente se la morte smettesse di fare il proprio lavoro, cose e complicazioni che non avevi assolutamente considerato. E ...continua

    Tre stelline per il contenuto: Saramago ti fa pensare cosa potrebbe succedere realmente se la morte smettesse di fare il proprio lavoro, cose e complicazioni che non avevi assolutamente considerato. E poi tre stelline anche solo per l'idea...

    ...ma la forma, LA FORMA! Per me ai limiti dell'illeggibile: periodi lunghissimi, anche di pagine intere, intervallati da troppe virgole e dialoghi buttati tra le parole senza virgolette e senza staccare dalla frase precedente. Questo mi ci ha fatto mettere più del dovuto a leggere un libro che comunque è decollato solo all'ultimo terzo.

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  • 5

    Le intermittenze della morte

    Chissà perché Saramago ha scelto questo titolo: "intermittenze della morte". Gli aggettivi più ricorrenti, nei commenti che ho letto, sono arguto, ironico e dissacrante. Forse nella prima parte anche ...continua

    Chissà perché Saramago ha scelto questo titolo: "intermittenze della morte". Gli aggettivi più ricorrenti, nei commenti che ho letto, sono arguto, ironico e dissacrante. Forse nella prima parte anche se mi sembra un bell'espediente per far riflettere il lettore sulla morte. Quella di cui non si parla mai, quella, che anche se la incontriamo negli occhi delle persone che amiamo, che ci sono vicine, poi improvvisamente rimuoviamo, allontaniamo, dimentichiamo. L'intermittenza è questa: la morte compare, scompare e ricompare e così all'infinito finché il genere umano esisterà. Poi l'incontro con il "violoncellista". E' la morte che è attratta dalla musica, lo cerca ma per tre volte la lettera viola ritorna indietro. Poi andrà da lui, l'abbraccerà, il violoncellista non vedeva una donna da anni. E dopo quest'abbraccio tra la morte e la musica non morì più nessuno. Solo la bellezza della Musica della vera Musica regala l'immortalità. Sarà questo il senso?

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  • 5

    Non esistono aggettivi che descrivano la scrittura, i romanzi, l'atmosfera che si respira nelle storie di Saramago. E' lui solo che si può fare aggettivo: Saramaghiano... per descrivere tutto ciò che ...continua

    Non esistono aggettivi che descrivano la scrittura, i romanzi, l'atmosfera che si respira nelle storie di Saramago. E' lui solo che si può fare aggettivo: Saramaghiano... per descrivere tutto ciò che è immenso.

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  • 3

    Qual è la normalità per gli esseri umani? Semplice: nascere, vivere, morire, tutto qui, la differenza è, semmai, nella nascita, nella vita e nella morte di ciascun individuo. Ma cosa accadrebbe, se ad ...continua

    Qual è la normalità per gli esseri umani? Semplice: nascere, vivere, morire, tutto qui, la differenza è, semmai, nella nascita, nella vita e nella morte di ciascun individuo. Ma cosa accadrebbe, se ad un certo punto dell’esistenza di un paese circoscritto entro ristretti confini la ‘morte’, quella con l’iniziale minuscola, decidesse di entrare in sciopero? Niente di più insperato da parte dei vivi sani e giovani, non certo da parte dei vivi malati e vecchi che spesso vedono la soluzione ai loro affanni proprio nell’aiuto dell’amica morte.
    Però l’umanità, pur nel suo desiderio di cambiamento e nella sua spasmodica ricerca di novità, non è in grado di accettare completamente l’anormalità degli eventi, visto che non riesce a darne una spiegazione logica, così accade che ciascuno agisca secondo il proprio istinto o secondo il proprio interesse. Della morte, comunque, non si può fare a meno, altrimenti i conti non tornerebbero per tanti, a cominciare dalle pompe funebri per giungere alla chiesa passando per i politici e la ‘maphia’.
    Si potrebbe pensare che le folli elucubrazioni di Saramago siano troppo contorte e lontane dalla realtà di tutti, invece l’autore ne è così consapevole da chiedere spesso scusa al lettore per i suoi voli spesso indiscreti ed ingiustificabili, ma, a ben guardare, egli è sulla terra come noi e come noi osserva tutte le incongruenze di un’esistenza condizionata da eventi tanto ‘anomali’ da divenire così ‘normali’ da generare sconcerto quando se ne viene privati.

    “...io non sono la Morte, sono semplicemente morte... un giorno verrete a sapere che cos’è la Morte con la lettera maiuscola, e in quel momento... capireste la differenza reale che c’è fra il relativo e l’assoluto, fra il pieno e il vuoto, fra l’essere ancora e il non essere più...”.

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