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Les intermitencies de la mort

Per

Editor: Edicions 62

4.0
(3018)

Language:Català | Number of Pàgines: 208 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , Portuguese , English , French , German

Isbn-10: 8429756825 | Isbn-13: 9788429756821 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.
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  • 4

    il trionfo dell'amore

    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. (Cesare Pavese)
    La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Saramago tratta con grande ...continua

    questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. (Cesare Pavese) La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Saramago tratta con grande sarcasmo le soluzioni "politiche". Peggio quando ci ripensa e avvisa i morituri. Ma piccole falle nella routine provocano crolli imprevedibili e infine la morte insonne burocrate, innamorata di un umanissimo orchestrale dimentica il suo dovere. Disomogenee le due parti, pubblica e privata, ma bellissima, al solito, la scrittura. Una riflessione sulla morte e sulla vita, che sento molto. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/Thetriumphofdeath.jpg

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  • 0

    Saramago proprio non mi va giu'. Quei periodi lunghissimi, senza uno straccio di capoverso, mi rendono la lettura pesantissima e mi impediscono la concentrazione. Non e' il primo Nobel che non mi piace e penso non sara' nemmeno l'ultimo.

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  • 0

    Ho iniziato la lettura di Saramago per conoscere qualcosa in più sulla metà delle mie vacanze estive....Prosa tutto sommato scorrevole, molto interessante la seconda parte.Nessuno aveva ancora interrogato la signora con la falce....

    dit a 

  • 4

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    Bello il messaggio che trasmette, ma non amo mol ...continua

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro. La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa. Bello il messaggio che trasmette, ma non amo molto lo stile di Saramago. La punteggiatura per me è importante! Facciamo tre stelle e mezza va.

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  • 2

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!)
    Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette punti di domanda e altro lascia il tempo che tr ...continua

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!) Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette punti di domanda e altro lascia il tempo che trova, si capisce tutto lo stesso sia chiaro, non è fastidioso , ma perché farlo? Non ho capito se la divisione in capitoli l'ha fatta l'Einaudi per aiutare il lettore a non annoiarsi e probabilmente ad abbandonare se avesse dovuto fare tutta una tirata... lo dico perché non sono numerati , c'è solo lo stacco come nei capitoli normali ma appunto non il numero ... Sono andata avanti per inerzia...SPOILER... domande: perché la morte ha interrotto il suo lavoro la prima volta? Se bastava uscire di un metro dallo stato per morire e non più rinascere anche tornando indietro che bisogno c'era di tutto quel casino delle maphie ( lo scrivo così perché è così nel romanzo per distinguersi da quelle normali) bastava fare accordi con i governi dei paesi limitrofi e mettere rotonde ai confini , metà rotonda sei di qua metà rotonda sei di là la fai tutta e torni ... ecc..ecc.. ecc..Mha insomma ...Capisco che Saramago nel romanzo voleva fare una critica ad una morale cattolica distorta , ma certi credo erano più in voga una volta ora la sua critica risulta un "po' così"..., io quando sarà la mia ora voglio morire e voglio che la mia famiglia mi lasci morire senza accanimenti terapeutici di sorta, quindi son d'accordo con Saramago che la morte è una nostra compagna da accettare, ma insomma lui lo dice noiosissimamente, concordo con lui ma la forma in cui ci manda i concetti mi ha , lo ripeto, annoiata e poi la storia romantica a che pro? Di nuovo senza morte / senza morte siamo al caos e la morte se la gode per i fatti suoi ??? Mha! Va bè, di Saramago ho anche "Memoriale del convento" quindi darò a questo autore una seconda possibilità .

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  • 4

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda.
    In ogni caso il libro non delude specie nella descrizione dei sentimenti del vi ...continua

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda. In ogni caso il libro non delude specie nella descrizione dei sentimenti del violoncellista e delle metafore musicali usate.

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  • 4

    La morte si fa donna

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofica, morale, psicologica, culturale. E, dulcis i ...continua

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofica, morale, psicologica, culturale. E, dulcis in fundo, la sua disamina si conclude con il sentimento più fragile e più sublime che ci sia dato sperimentare: l'amore che vince la morte.

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  • 3

    Cliché

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere ...continua

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere "saramaghiano" più classico. La scrittura è quella tipica e densa che contraddistingue il maestro di Azinhaga dagli anni Ottanta (da Una terra chiamata Alentejo in poi), fatta di uno stile "orale", periodi lunghissimi, quasi senza a capo, ortografia limitata alle virgole e a pochissimi punti, uso delle maiuscole per distinguere chi sta parlando. Canonica la forma e consueto anche il contenuto: come ne La zattera di pietra, Cecità e Saggio sulla lucidità, anche qui l'assunto iniziale del libro è il classico cosa succederebbe se, l'evento inaspettato da cui consegue tutto il resto. Il problema è che da qui in poi l'uso di cliché mi è sembrato un po' eccessivo. Cito a caso: la frase che apre il libro (il giorno seguente non morì nessuno) è anche quella che lo chiude, come ne La morte di Ricardo Reis, i bersagli contro cui si scaglia l'autore sono tutto sommato i soliti (società, Chiesa, politica), la storia è ambientata in un luogo sconosciuto e in un tempo non precisato, mancano i nomi dei personaggi, come spesso succede nei libri di Saramago anche qui c'è un cane... e se vogliamo forse c'è scarsa originalità anche nel riproporre la coppia Eros/Thanatos. Peccati veniali ci mancherebbe, il libro è interessante e si legge volentieri, ho apprezzato la consueta ironia dell'autore, le allegorie, la pietas. Consuete, appunto.

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  • 5

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della ...continua

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della morte con una busta viola, e quanti trovano assolutamente poetica la seconda parte, quella in cui la morte non comprende le ragioni per cui ad un musicista che conduce una vita anonima non viene recapitata la mortifera busta viola. Personalmente non riesco a schierarmi, anche perché il finale mi ha lasciato interdetto, perplesso, incapace di un commento degno di tale nome. Quello che ho compreso è che la morte fa parte della vita: la vita è tale perché c'è la morte e l'assenza di questa determina l'inconsistenza dell'altra. La vita, senza la morte, deflagra, o implode. Una vita senza slanci, senza passioni, senza amore, si svuota della sua essenza e avvizzisce come acini arsi dal sole. Alla fine la morte sembra innamorarsi ma quel giacere accanto al violoncellista non è amore, ma il desiderio di emanciparlo dalla sua condizione di vita misera, vuota. Non è amore, è pietà.

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  • 4

    Le dimore del felice occaso (quattro e mezzo)

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire).
    Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla canonica punteggiatura. Chiaramente questo scombu ...continua

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire). Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla canonica punteggiatura. Chiaramente questo scombussola le categorie mentali di un lettore, ma dopo il primo disorientamento è facile riprendersi come si deve. Il libro contiene più registri: dal reportage, al saggio filosofico per arrivare al genere romanzo. Indubbiamente nei primi 3/4 ci sono piccole perle di bellezza e originalità, ma qualcosa comunque si perde perché in alcuni passaggi il ragionamento si complica un po'. Si rialza decisamente nel finale, dove il tono lirico è progressivo ed esponenziale. Mi viene in mente una poesia di Montale (di cui non ricordo il titolo) e che cito per sommi capi, quando dice che l'uomo trova un difetto nelle maglie della rete nella quale è imprigionato...

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