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Les intermitencies de la mort

By Jose Saramago

(5)

| Hardcover | 9788429756821

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Book Description

"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari caracte Continue

"Lendemà no es va morir ningú". Així comença la nova novel·la de José Saramago, una faula sobre la mort ordida sobre un enfilall depisodis fantasiosos, imatges poètiques, reflexions filosòfiques i anàlisi social, amb lhumor i lestil literari característics del premi Nobel portuguès. La mort, la mort singular que decideix la fi de cada home, canvia un bon dia els seus mètodes tradicionals en un país indeterminat del planeta i en trasbalsa tot lordre social. ¿Què passaria amb les companyies dassegurances, amb les funeràries, amb lesglésia, amb els hospitals i amb les residències de la tercera edat si la mort deixés dactuar? ¿Seria la glòria o el caos? Partint duna fantasia dàmbit general, Saramago descendeix al nivell particular i especula sobre la hipòtesi duna vida sense mort, sobre la possibilitat duna mort humanitzada que es pugui arribar a apiadar de lhome, o si més no dun tipus ideal désser humà.

627 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Cliché

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di s ...(continue)

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere "saramaghiano" più classico.
    La scrittura è quella tipica e densa che contraddistingue il maestro di Azinhaga dagli anni Ottanta (da Una terra chiamata Alentejo in poi), fatta di uno stile "orale", periodi lunghissimi, quasi senza a capo, ortografia limitata alle virgole e a pochissimi punti, uso delle maiuscole per distinguere chi sta parlando.
    Canonica la forma e consueto anche il contenuto: come ne La zattera di pietra, Cecità e Saggio sulla lucidità, anche qui l'assunto iniziale del libro è il classico cosa succederebbe se, l'evento inaspettato da cui consegue tutto il resto.
    Il problema è che da qui in poi l'uso di cliché mi è sembrato un po' eccessivo.
    Cito a caso: la frase che apre il libro (il giorno seguente non morì nessuno) è anche quella che lo chiude, come ne La morte di Ricardo Reis, i bersagli contro cui si scaglia l'autore sono tutto sommato i soliti (società, Chiesa, politica), la storia è ambientata in un luogo sconosciuto e in un tempo non precisato, mancano i nomi dei personaggi, come spesso succede nei libri di Saramago anche qui c'è un cane... e se vogliamo forse c'è scarsa originalità anche nel riproporre la coppia Eros/Thanatos.
    Peccati veniali ci mancherebbe, il libro è interessante e si legge volentieri, ho apprezzato la consueta ironia dell'autore, le allegorie, la pietas.
    Consuete, appunto.

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    Héctor Genta said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e po ...(continue)

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della morte con una busta viola, e quanti trovano assolutamente poetica la seconda parte, quella in cui la morte non comprende le ragioni per cui ad un musicista che conduce una vita anonima non viene recapitata la mortifera busta viola.
    Personalmente non riesco a schierarmi, anche perché il finale mi ha lasciato interdetto, perplesso, incapace di un commento degno di tale nome. Quello che ho compreso è che la morte fa parte della vita: la vita è tale perché c'è la morte e l'assenza di questa determina l'inconsistenza dell'altra. La vita, senza la morte, deflagra, o implode. Una vita senza slanci, senza passioni, senza amore, si svuota della sua essenza e avvizzisce come acini arsi dal sole.
    Alla fine la morte sembra innamorarsi ma quel giacere accanto al violoncellista non è amore, ma il desiderio di emanciparlo dalla sua condizione di vita misera, vuota. Non è amore, è pietà.

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    JPM said on Sep 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Le dimore del felice occaso (quattro e mezzo)

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire).
    Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla ca ...(continue)

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire).
    Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla canonica punteggiatura. Chiaramente questo scombussola le categorie mentali di un lettore, ma dopo il primo disorientamento è facile riprendersi come si deve.
    Il libro contiene più registri: dal reportage, al saggio filosofico per arrivare al genere romanzo.
    Indubbiamente nei primi 3/4 ci sono piccole perle di bellezza e originalità, ma qualcosa comunque si perde perché in alcuni passaggi il ragionamento si complica un po'. Si rialza decisamente nel finale, dove il tono lirico è progressivo ed esponenziale.
    Mi viene in mente una poesia di Montale (di cui non ricordo il titolo) e che cito per sommi capi, quando dice che l'uomo trova un difetto nelle maglie della rete nella quale è imprigionato...

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    Ciccioenri said on Sep 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Senza morte non si sopravvive.

    Ebbene, carissimi amici mortali e non, sappiate che ciò che abbiamo sempre temuto rischia di diventare ciò che sempre potremmo agognare. In una storia a metà tra il fantastico e il fantascientifico, ci poniamo n ...(continue)

    Senza morte non si sopravvive.

    Ebbene, carissimi amici mortali e non, sappiate che ciò che abbiamo sempre temuto rischia di diventare ciò che sempre potremmo agognare. In una storia a metà tra il fantastico e il fantascientifico, ci poniamo nell'ottica di chi ha provato sulla propria pelle l'esperienza della non-morte, non intesa nella sua accezione più comune quale quella di vampirismo zombismo licantropismo spiritualismo o perfino reincarnazione cristiana, bensì quella di non sono morto e non ho ancora intenzione di esserlo per un bel po'. In parole povere, non moriamo mai, un po' come la speranza. Anche se in questo caso la nostra speranza sarebbe esattamente quella di morire ma suvvia non siamo pignoli. Il paradigma più conosciuto della storia diventa quindi il paradosso più incompleto. Le intermittenze della morte sono tali in quanto la morte non c'è, ma solo per un po', perché poi c'è, però c'è come presenza viva — per quanto, permettetemi, viva possa esser la morte —, che arriva all'improvviso rispettando per l'appunto il termine di intermittenza. Narrazione intermittente come intermittente è la sua protagonista: vediamo infatti la popolazione di un intero paese alle prese con questo moderatissimo disagio, per poi passare di pala in frasca all'esistenza della signora morte, che non è la signora Morte di Bukowski con tanto di maiuscola ma solo morte, con la minuscola, perché ancora non è signora benché sì insomma diciamo che lo diventerà presto. Lasciate che vi spieghi. C'è un uomo. C'è la morte. La morte ha finito con il suo scherzetto di non uccidere ed è tornata a svolgere con estrema diligenza e solerzia il suo dovere. Per dare un tocco di originalità al suo lavoro, questa volta anziché comparire all'improvviso come ha sempre fatto negli ultimi millenni salvo impreviste eccezioni che d'altronde sono comunque state utili perché non hanno fatto che confermare la regola, dicevo, questa volta, invece, si premura di inviare prima una bella letterina viola con ingiunzione al pagamento e data di prevista riscossione del credito. Al che, quando un giorno invia la fatidica lettera anche all'uomo con la minuscola di cui vi parlavo prima e di cui vi ho parlato prima per il semplice fatto per cui come diceva Čechov quando una pistola entra in un racconto prima o poi dovrà pur sparare, ecco che questa volta sarà la morte a ricevere un'inaspettata sorpresina perché la lettera tornerà indietro tosto rispedita al mittente. Qui e ora potrei rivelarvi quindi il finale del libro, o spiegarvi perché l'uomo con la minuscola non poteva morire, o raccontarvi per filo e per segno di come la morte per indagare si trasformò in donna ed andò a far visita al suddetto uomo, ma non lo farò, primo perché la recensione è diventata fin troppo lunga, secondo perché lo spoiler non è lo scopo del mio onoratissimo volgermi a voi, e terzo, last but not least, perché di un libro è bello non conoscere tutto né prima della relativa lettura, né dopo.

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    Ludovica Scaramuzzino said on Aug 29, 2014 | Add your feedback

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    Saramago, con ese estilo tan característico al que nos tiene acostumbrado, vuelve a plantear una hipótesis fantástica o inverosímil como punto de partida, si bien sorprende a mitad del libro con un nuevo registro distinto al inicial.

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    Pablo said on Aug 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Specifico che le "sole" 3 stelline sono dovute alla mia difficoltà a seguire lo stile, con frasi lunghe a volte pagine intere e i dialoghi mischiati con la narrazione. Dev'essere stato una gioia da tradurre!
    In ogni caso la storia e il tono ironico e ...(continue)

    Specifico che le "sole" 3 stelline sono dovute alla mia difficoltà a seguire lo stile, con frasi lunghe a volte pagine intere e i dialoghi mischiati con la narrazione. Dev'essere stato una gioia da tradurre!
    In ogni caso la storia e il tono ironico e sarcastico con cui viene raccontata meritano decisamente!

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    ValeXina said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

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