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Les marins perdus

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Editeur: J'ai Lu

4.2
(1201)

Language:Français | Number of pages: 315 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Italian

Isbn-10: 2290327689 | Isbn-13: 9782290327685 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Description du livre
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  • 3

    Bello l'ambiente mediterraneo, con fulcro a Marsiglia, e lo scorcio sulla vita del marinaio di carriera. Gli episodi del passato e del presente dei tre protagonisti si mescolano in un intrico di ...continuer

    Bello l'ambiente mediterraneo, con fulcro a Marsiglia, e lo scorcio sulla vita del marinaio di carriera. Gli episodi del passato e del presente dei tre protagonisti si mescolano in un intrico di rimpianti e passioni che li porta, chi più chi meno, alla deriva. Un pò troppo maschilista per i miei gusti: la donna è Penelope o prostituta...

    dit le 

  • 4

    Mentre lo leggevo ne ero entusiasta. Appena terminato l'ho giudicato "un buon romanzo". Dopo un paio di settimane me lo sono dimenticato.

    [Ma è sicuramente colpa mia]

    dit le 

  • 4

    E' quando ti fermi che inevitabilmente fai i conti con te stesso. Tre marinai, tre diverse storie, gli stessi drammi personali. Uomini di mare e di esperienza, uomini con la scorza dura ma dall'animo ...continuer

    E' quando ti fermi che inevitabilmente fai i conti con te stesso. Tre marinai, tre diverse storie, gli stessi drammi personali. Uomini di mare e di esperienza, uomini con la scorza dura ma dall'animo sensibile che hanno visto il mondo e lo hanno vissuto ma che non sono riusciti ad apprezzare quelli che potevano essere i punti fermi della loro esistenza, colpevoli di non aver saputo coltivare quel poco di buono che hanno creato sulla terraferma. Bloccati nel porto di Marsiglia, non possono evitare di ripercorrere la loro vita, ora che non possono lasciare che il mare li liberi anche solo per un po' dei loro dubbi, paure ed insicurezze. Si può fuggire quanto si vuole ma prima o poi tutto tornerà a sbatterti in faccia più forte di prima. "... Ci si perde a non sapere chi siamo." Consigliato.

    dit le 

  • 4

    Prigioni

    Forse mi sbaglio, forse non c'entra per nulla ma questo libro mi ha ricordato fortemente Il deserto dei tartari. Non importa che il luogo sia il mare oppure il deserto, la navigazione oppure una ...continuer

    Forse mi sbaglio, forse non c'entra per nulla ma questo libro mi ha ricordato fortemente Il deserto dei tartari. Non importa che il luogo sia il mare oppure il deserto, la navigazione oppure una improbabile guerra. La prigione di un uomo è nella sua testa. Questa storia è pesante come l'umidità dei 30 gradi di Marsiglia. Claustrofobico come può esserlo il Mediterraneo se contrapposto agli spazi liberi degli oceani. Triste ma con quella vena di speranza che ti porta ad andare avanti.

    dit le 

  • 5

    Incalzante, travolgente, spietato come tutti i suoi romanzi! Protagonista ancora una volta la splendida Marsiglia in tutte le sue molteplici sfaccettature; qui troviamo dei marinai alla deriva, ...continuer

    Incalzante, travolgente, spietato come tutti i suoi romanzi! Protagonista ancora una volta la splendida Marsiglia in tutte le sue molteplici sfaccettature; qui troviamo dei marinai alla deriva, impantanati in vecchi ricordi di tutta una vita passata tra il mare e il desiderio di avere una vita stabile a terra. Dai ricordi si passerà ai fatti, che non sempre avranno un lieto fine, anche perchè stiamo parlando di Izzo.

    dit le 

  • 4

    non c’è l’arrivare; c’è l’andare, e nel navigare la meta.

    E' Akab che molla l'arpione e abbraccia Ismaele. Guarda il mare guardarti come un padre negli occhi parlarti, un figlio ascoltarti fino a quella linea la in fondo dove il mare al cielo ...continuer

    E' Akab che molla l'arpione e abbraccia Ismaele. Guarda il mare guardarti come un padre negli occhi parlarti, un figlio ascoltarti fino a quella linea la in fondo dove il mare al cielo s'incontra allo sguardo perduto dell'infinito dentro.

    C'è salsedine tra le pagine, sul cuore di quei marinai,il salso che lascia, respiro del mare, nelle loro vite imperfette, eroi sradicati, il salso s'incrosta e le paratie vanno grattate, l'antiruggine nel cuore, e lo sbatti come sugli scogli le onde, o il polipo per renderlo morbido, spezzarne le nervature. Capitan Findus e Corto Maltese. Abdul Aziz il libanese, il greco Diamantis, il turco Nedim . La salsedine è cristallo, gioiello fugace, dal bene ogni male, che piano risale. "- Io ho conosciuto il mare così. Sulle ginocchia di mio padre. Così ho imparato la storia, la geografia. E la letteratura ha iniziato così ad avere un senso. Per lo meno quella che sa raccontarci che esistono mari in cui non potremo mai tuffarci, porti in cui non potremo mai scoparci delle ragazze. E paesi che sopravviveranno alla stronzaggine del genere umano." (pag. 36)

    Lo spazio abitato, aperto e senza fine che non appartiene a nessuno, placenta dell'anima spogliata dal superfluo si mostra archetipo, essenza, un rifugio nella fuga. Non c’è l’arrivare; c’è l’andare, e nel navigare la meta."In mare, e soltanto lì, si sentiva libero. In mare non si sentiva né vivo né morto. Solo altrove". C'è salvezza in quella loro lontananza, gli infiniti porti in cui approdare, le avventure a cui bramare, le bevute, le tempeste, i ricordi, gli amori. E' un modo senza insidie, protetto dai riti e compiti quotidiani che si risolvono tra uomini. Lontano dalle famiglie, mogli e figli, da un'altra noia, che quella si, all'idea consuma. Ma adesso la nave è confiscata, attraccata in fondo al porto e chi non l'abbandona è il comandante e il suo vice e, per altri versi, il marconista. In fondo, quel microcosmo formato da tante esistenze che niente dell'altro sanno, adesso si rivela, per l'inattività che costringe al confidare, un altro tipo di vicinanza, di scoperta dell'altro e cosi si narrano storie, di sè, della propria vita, dei sogni, delle aspettative, dei dubbi e delle paure. " "Il vino e' fatto per ricordare, non per dimenticare." E' cosi che si diventa marinai perduti, quando ci si inizia a confidare, dice Abul Aziz. Nasce il disincanto, scoprendo la propria deriva esistenziale."Quale maledizione aveva colpito lui e tanti altri, che non trovavano il senso della vita se non lontano da ogni attracco?" Si conoscono da tanti anni Diamantis e Abdul Aziz ma, solo adesso che "Dal mare, la terra si vede in modo diverso, e anche gli uomini." , loro due si scoprono, dismessi i riti della navigazione, che Jung direbbe atti a contenere le energie istintuali e affettive che maggiormente turbano. Per troppo tempo attraccati al molo, nella nave requisita, le tempeste istintuali premono per riemergere dal mare dell'inconscio, prive dell'archetipo del rituale, segnato dal ritmo e ripetitività. "Non abbiamo piu il mare in mezzo. E di colpo scopriamo il vuoto. E la paura di tuffarci." E così "s’aggirano come cani randagi famelici nelle zone interstiziali" della vita, con i suoi variegati modi di viverla, e uno è quella del marinaio, dei marinai perduti. " Non c'è naufragio peggiore di quello della propria vita". E lo avverti lo scricchiolio della corazza del carapace, quando la vita ti schiaccia, lo scudo s'incrina.Gli sguardi dei marinai vagano lontani, tutti persi nello stesso modo. Lontano, là dove non ci sono più pensieri, solo immagini che si susseguono, si concatenano, a volte senza una logica apparente, vagolare, senza l'oppressione del senso, del paradigma, del significare. Personalmente è una condizione che inseguo. In quel porto, a Marsiglia, non guardano più l'orizzonte ma alle loro spalle, quella che è la loro vita nella terra ferma, le loro mogli, i figli, che da una vita li aspettano. Improvvisa poi compare la nemesi, l'assegnazione del fato.

    Poi, della storia in sè, non dico niente ma è molto bella.

    Mi perderei nel riesumare queste cose che, questo romanzo tragico, mi ha suscitato. Ma ce ne sono molte altre che mi hanno colpito; che ne sò, il Mediterraneo, le svariate simbologie, le carte geografiche, le mappe e la storia di questo mare, dei suoi popoli: "nell’antichità le carte si chiamavano i “periodi della terra”. Ma la terra ha cambiato aspetto. Ci sono porti che hanno cambiato nome, come i mari che li bagnano. La loro storia, se non è mai stata scritta, non lo sarà mai più."

    C'è il racconto di questa città, Marsiglia, con i suoi odori, le spezie, l'aglio, il cumino, la mescolanza di razze, esuli, sconfitti, emigranti che si mescolano,come i cibi, la cucina marsigliese, i colori, la disperazione sociale, la resistenza umana che solidarizza, i vicoli bui, le bettole. A Marsiglia, come nel mare non esistono stranieri.

    L'aglio fa parte del gusto di vivere. Solo lui apre le porte a tutti i sapori, con il suo gusto selvatico e volgare, un oltraggio al buon gusto. E' nel modo di maneggiare l'aglio che i mondi si separano. Ad ogni boccone vino rosso e aglio spingono l'oltraggio fino al limite. Ed è come l'ebrezza del primo bacio. Aglio, menta, basilico

    dit le 

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