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Les misérables

By Victor Hugo

(1)

| Others | 9789022984178

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Book Description

Een voormalige galeislaaf probeert eerlijk te leven, ondanks de barre
omstandigheden voor de armen in Frankrijk in het begin van de 19e eeuw.

571 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    troppa politica

    Mi aspettavo qualcosa come Notre Dame de Paris ma Hugo mi ha spiazzata. Decisamente un romanzo politico, forse anche troppo per i miei gusti. Sono sicura che la descrizione di Waterloo è molto più bella di come l'ho vista io. 10 e lode invece per Jan ...(continue)

    Mi aspettavo qualcosa come Notre Dame de Paris ma Hugo mi ha spiazzata. Decisamente un romanzo politico, forse anche troppo per i miei gusti. Sono sicura che la descrizione di Waterloo è molto più bella di come l'ho vista io. 10 e lode invece per Jan Valejan e la sua crescita umana. Un capolavoro, nonstante i miei gusti personali che mi hanno fatto solo leggiucchiare su molte pagine.

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    Miriamglserrano said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    capolavoro

    L'ho letto perchè grande appassionata di romanzi, questo faceva parte di una raccolta che ho trovato allegata ad un quotidiano e si é dimostrato indescrivibilmente bello. Certo Hugo ama le descrizioni almeno quanto ama le dissertazioni, ma è un libr ...(continue)

    L'ho letto perchè grande appassionata di romanzi, questo faceva parte di una raccolta che ho trovato allegata ad un quotidiano e si é dimostrato indescrivibilmente bello. Certo Hugo ama le descrizioni almeno quanto ama le dissertazioni, ma è un libro piacevole da leggere, nè astruso nè pesante (come si può supporre approcciando il volume).
    Trama avvincente ed emozionante come poche, per quanto tutti i personaggi (da Cosette a Monseigneur Myriel) siano resi magistralmente la figura di Jean Valjean si erge per tutto il romanzo.
    Raramente ho avvertito il peso della lunghezza dell'opera.

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    Moonlau said on Jul 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scorrendo tra le recensioni vedo che sono in molti a liquidare questo monumento con poche frasi se non con qualche battuta, questo è un po’ ingeneroso nei confronti di un’opera di questa portata. Del resto sono ingenerosa anche io assegnando 4/5, alm ...(continue)

    Scorrendo tra le recensioni vedo che sono in molti a liquidare questo monumento con poche frasi se non con qualche battuta, questo è un po’ ingeneroso nei confronti di un’opera di questa portata. Del resto sono ingenerosa anche io assegnando 4/5, almeno proverò a spiegarmi il perché.

    I miserabili cui fa riferimento il titolo sono tutta quella parte di umanità che per colpa o per dolo, completamente innocente o per scelta consapevole, si trova a vivere nella misera, sotto il tallone della società: Hugo ne analizza tutti gli aspetti attraverso alcuni personaggi di cui egli si serve come di un campionario. Miserabili sono sia gli sventurati che gli infami, che in questa parola - per Hugo assolutamente fatale - si mescolano entrambi nella medesima caduta. Al di là dell’altisonante descrizione che l’autore stesso fa del suo libro: “Il libro che il lettore ha sotto gli occhi in questo momento, è da un capo all’altro, nel suo insieme e nei dettagli, quali che siano le intermittenze, le eccezioni o le lacune, il cammino dal male verso il bene, dall’ingiusto al giusto, dal falso al vero, dalla notte al giorno, dall’istinto alla coscienza, dalla putredine alla vita, dalla bestialità al dovere, dall’inferno al cielo, dal nulla a Dio.”, al di là di questo, si tratta senza dubbio di un monumento nazionale della storia e della cultura e della letteratura francesi: in questo libro Hugo vuole essere un vero e proprio cronista della sua epoca e della sua patria, si prefigge l’intento di raccontare la Francia, raccontare la sua storia, la sua società e soprattutto la sua capitale. Da ciò si capisce perché, rispetto Notre Dame de Paris, vi si trovino più digressioni e meno trama. Quel che in Notre Dame de Paris è contenuto in uno spazio relativamente breve - la descrizione della corte dei miracoli e qualche personaggio caratteristico - qui si espande fino a diventare un grandioso racconto della miseria, dell’abbruttimento e della rabbia ma anche della dignità e della speranza che essa fa nascere o ri-nascere nell’uomo in difficoltà.
    E’ un affresco di dimensioni epiche, anche se quella coralità e complessità e minuziosità che lo rendono maestoso lo rendono anche un po’ prolisso e dispersivo; anche se imponente non è sempre superbo, c‘è qualche caduta. La mia opinione in sintesi è ci voleva meno cronaca e un po’ più di poesia.

    La trama è una soap di prima categoria, tiene il lettore incollato alle pagine per vedere come andrà a finire, come si risolverà questo intrigo, come se la caverà il protagonista in questo o in quell’inseguimento, come andrà a finire quella battaglia. L’intero racconto è costellato di coincidenze a dir poco formidabili - o sarebbe meglio dire improbabili - e personaggi carnevaleschi e grotteschi utili a dare colore a questa tavolozza della miseria umana. Tuttavia l’inizio non è dei più invitanti, i primi capitoli possono suscitare qualche perplessità, poi il corso della lettura prende l’abbrivio, e poi subisce ancora nuove battute d’arresto: qua ancora una lunga digressione, là ancora una lunga descrizione per introdurre una nuova scena, la storia ricomincia più e più volte, ogni volta dopo una lunga digressione o riflessione dell’autore, il racconto deve riprendere quasi daccapo, e lo stesso accade per i personaggi che vengono riproposti in una nuova scena, si lascia intendere al lettore cosa è accaduto nel frattempo, come se fosse un sottointeso, e poi magari un po’ più in là si trova una spiegazione più o meno sbrigativa ma certamente tardiva. Si percepisce che l’autore cerca di dare al racconto uno schema teatrale/cinematografico come fa Dumas, ma a quest’ultimo la cosa riesce decisamente meglio: gli stacchi, le panoramiche, le inquadrature, l’inserimento a sorpresa di un personaggio nuovo o di uno già conosciuto, ecc. in Dumas sono dosati più sapientemente: Hugo introduce i suoi personaggi nelle scene quasi sempre in incognito, senza nominarli, e al tempo stesso rendendoli riconoscibilissimi al lettore: non saprei dire se è più un pregio o un difetto.

    Questo monumento nazionale, pur non essendo nato come feuilleton, ne presenta tutte le caratteristiche, non solo nella trama ma anche nel tono un po’ paternalistico e un po’ propagandistico delle digressioni. Ad esempio nello smaccato ottimismo con cui si parla del progresso dell’umanità: “Tutto il progresso tende dalla parte della soluzione. Un giorno saremo pieni di stupore: con l’elevarsi del genere umano, gli strati profondi usciranno naturalmente dalla zona di miseria. L’abolizione della povertà avverrà con il semplice elevarsi del livello.” Oppure nel tono della predica socio-economica sulla redistribuzione della ricchezza: “…avere cento mani da tendere da ogni parte agli oppressi e ai deboli, impiegare la potenza collettiva a quel grande dovere di aprire officine a tutte le braccia, scuole per tutte le attitudini, laboratori per tutte le intelligenze, aumentare il salario, diminuire la fatica, bilanciare il dare e l’avere, cioè a dire proporzionare il godimento allo sforzo e il soddisfacimento del bisogno, in una parola, far sprigionare dal meccanismo sociale, a vantaggio di coloro che soffrono e di coloro che ignorano, più luce e più benessere; è questo, e le anime più sensibili non lo dimentichino, il primo degli obblighi fraterni, è questa, che i cuori egoisti lo sappiano, la prima delle necessità politiche.” O ancora nella entusiasta quanto fatalmente errata previsione del ventesimo secolo: “Sì, l’insegnamento, Luce! Luce! Luce! Tutto origina dalla luce e tutto vi ritorna. Cittadini, il diciannovesimo secolo è grande, ma il ventesimo sarà felice. Allora più nulla sarà simile alla storia vecchia, non ci saranno più da temere, come oggi, conquiste, invasioni, usurpazioni, rivalità tra nazioni con la forza delle armi, interruzioni di civiltà per il matrimonio di un re, […] scontri tra due religioni che si fronteggiano come due arieti dell’ombra sul ponte dell’infinito. Non si dovrà più temere la fame, lo sfruttamento, la prostituzione per miseria, la miseria per disoccupazione e la forca e la spada e le battaglie e i brigantaggi del caso nella foresta degli eventi. Si potrà quasi dire che non ci saranno più eventi, si sarà felici. Il genere umano porterà a compimento la sua legge come il globo terrestre ha compiuto la sua …”

    Tutte queste digressioni e riflessioni dell’autore che intervallano il racconto - e che poi lo obbligano a riprendere quasi daccapo e non senza un certo affanno - lo si capisce un po’ da tutte le recensioni, sono la vera nota dolente. Le digressioni sono tanto numerose quanto corpose, non sono inutili all’economia del romanzo, anzi sono del tutto funzionali, ma sono veramente tante. Se si togliessero, il romanzo ne risulterebbe più che dimezzato: esse non tralasciano di riferire nessun piccolo dettaglio, sviscerano a fondo tutto l’argomento: sia quando si parla della battaglia di Waterloo, sia quando di parla della storia dell’Argot, oppure quando si parla della lunghezza, della portata e della storia delle fognature di Parigi. Viceversa la trama lascia molti fili pendenti, vi sono molti personaggi che l’autore abbandonerà a sé stessi facendoli sparire più o meno frettolosamente, molte spiegazioni che sopravvengono solo giustificate con un “non si sa bene come” oppure con una delle sue formidabili coincidenze di cui a un certo punto mi pare che abusi un po’ troppo. Il finale è comunque commovente, non perché faccia piangere ma nel senso che arriva a toccare nel profondo.

    4/5 e non 5/5 perché diversamente dalle altre grandi opere cui il passare dei secoli non toglie freschezza e attualità, questa mi è sembrata aver perso un qualcosa, è leggermente appannata, lo smaccato ottimismo di alcuni passaggi è ovviamente anacronistico, la smania di farcire la cronaca con la statistica tanto per stupire il lettore, se risulta patetica al giorno d’oggi che ne siamo subissati in ogni dove, anche nel diciannovesimo secolo risulta comunque un po’ grottesca.
    5/5 invece al personaggio Jean Valjean: rappresenta la parte migliore del romanzo, impossibile non ammirarlo e non volergli bene: è come Lazzaro Scacerni, se la cava in tutte le situazioni con l’intelligenza, oppure con la forza, ma nella maggioranza dei casi con tutte e due.

    Nel complesso il libro è un gran caleidoscopio: di sicuro susciterà meraviglia nel lettore, molto probabilmente anche un po’ di smarrimento. Comunque vale certamente il tempo che richiede per leggerlo tutto, digressioni comprese, che vi ci voglia un mese o due anni.

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    Malacorda said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

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    Un libro rivoluzionario

    La vera rivoluzione sociale del 19esimo secolo è stata fatta da Hugo. Con questo libro è riuscito a mostrare le vittime della società, e a denunciare questi "Miserabili". Si pensa che migliaia di operai comprarono questo libro cercando di unire i sol ...(continue)

    La vera rivoluzione sociale del 19esimo secolo è stata fatta da Hugo. Con questo libro è riuscito a mostrare le vittime della società, e a denunciare questi "Miserabili". Si pensa che migliaia di operai comprarono questo libro cercando di unire i soldi e passarselo man mano che si finiva. Questo libro era, ed è, capace di dare una forza che, soprattutto in quel periodo, era necessaria per potere affrontare la vita e continuare a lottare. Grazie a questo libro si diffuse nell'opinione pubblica l'idea che per affrontare la miseria: il furto e il delitto non sono le uniche strade, bisogna continuare a credere e lottare, perché il sistema può essere cambiato. Davvero, riesco a immaginarmi in un operaio sofferente che legge il libro e si invigorisce, si accresce. Un libro unico, che ti riesce a trasportare fisicamente alla vita parigina di duecento anni fa, facendoti soffrire e emozionare ogni momento.

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    Giulio Pantina said on Jul 1, 2014 | Add your feedback

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    nessun aggettivo può essere a adatto a quest'opera suprema...
    ...si deve solo leggere e amare con tutte le proprie forze!

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    Clara Firrincieli said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

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