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Les nains de la mort

By Jonathan Coe

(2)

| Paperback | 9782070422142

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Book Description

Si Londres est célèbre depuis longtemps pour l'effervescence de sa vie musicale, l'envers du décor n'est pas toujours aussi reluisant, comme en témoignent les mésaventures de William, un jeune compositeur ambitieux qui ne cesse de se heurter aussi bi Continue

Si Londres est célèbre depuis longtemps pour l'effervescence de sa vie musicale, l'envers du décor n'est pas toujours aussi reluisant, comme en témoignent les mésaventures de William, un jeune compositeur ambitieux qui ne cesse de se heurter aussi bien dans sa vie quotidienne que dans ses ambitions professionnelles à toutes sortes d'avanies. À commencer par le meurtre d'un de ses confrères assassiné sous ses yeux par deux nains cagoulés. Dans ce troisième roman, écrit juste avant Testament à l'anglaise, Jonathan Coe met en scène tout un monde interlope de musiciens ratés, de barmaids écossaises et de managers louches. Pour William, la vie est un cauchemar, les séances d'enregistrement tournent au drame, ses amours sont sans espoir et pour avoir été témoin d'un crime il en devient aussi le principal suspect. Conçu comme une véritable composition musicale avec intro, interlude, solo, reprise… Les Nains de la mort (c'est aussi le nom d'un groupe punk des années soixante-dix) explore avec l'efficacité d'un thriller tout un pan de la société britannique. Mais la satire sociale, dont l'auteur s'est fait une spécialité, même si elle est sévère, ne va pas sans humour et même une sorte de tendresse pour tous ces paumés qui s'efforcent avec une ténacité touchante, et des résultats discutables, de se faire une place au soleil au royaume de la perfide Albion. --Yves Bellec

305 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Terzo romanzo di Coe (del '90, uscito quindi a un solo anno di distanza dal precedente "L'amore non guasta") e terzo romanzo di Coe che leggo.
    Ebbene, stavolta non sono soddisfatta.
    Per carità, non mi ha fatto schifo, anzi: a tratti è spassosissimo ...(continue)

    Terzo romanzo di Coe (del '90, uscito quindi a un solo anno di distanza dal precedente "L'amore non guasta") e terzo romanzo di Coe che leggo.
    Ebbene, stavolta non sono soddisfatta.
    Per carità, non mi ha fatto schifo, anzi: a tratti è spassosissimo e l'autore ha un modo di scrivere e di descrivere pensieri e sensazioni che mi lascia sempre piacevolmente stupefatta.
    Però alcune cose stonano e sono stonature pesanti.
    Uso un termine legato alla musica non a caso, infatti in questo libro la musica è un elemento importante e presente in modo rilevante: innanzitutto il protagonista è un musicista, ragiona spesso sulla musica e qua e là troviamo un rigo di una melodia; inoltre l'intero romanzo è strutturato come una canzone, con capitoli chiamati "introduzione", "primo tema", "secondo tema", "sezione intermedia", "intermezzo", "assolo", "turnaround", "cambio di tonalità", "coda" e "dissolvenza" e introdotti da citazioni di canzoni degli Smiths.
    E così salta fuori il primo elemento che non mi è andato troppo a genio: non la presenza della musica in sé, ovviamente, quanto più l'esagerazione coi tecnicismi.
    Ma se fosse solo questo a non essermi piaciuto non ci avrei quasi fatto caso.
    Invece c'è dell'altro. C'è una trama un po' assurda (per non dire delirante), con esagerazioni e coincidenze che non mi vanno giù. Il mondo sarà anche piccolo, ma non così tanto.
    E poi il protagonista, William, secondo me non è riuscito come quelli dei due romanzi precedenti, Maria e Robin. Come loro subisce e non riesce a reagire (in particolar modo l'atteggiamento odioso della sua ragazza, Madeline), ma stavolta Coe non ci dà gli elementi per capire perché si comporti così. Non è eccessivamente introverso come era Maria, né ipersensibile e traumatizzato come Robin. Insomma, non sono riuscita a comprenderlo.
    Ho apprezzato che il finale abbia fatto chiarezza sui — ripeto — deliranti avvenimenti narrati all'inizio, ma bisogna davvero far ricorso a un bel po' di sospensione dell'incredulità.
    Prima del romanzo vero e proprio c'è "Io e la musica", sei pagine autobiografiche in cui Coe ci racconta alcune cose su questo aspetto della sua vita, compresi i suoi trascorsi da aspirante musicista, per poi rivelare che ha preso i frammenti di quell'esperienza e ci ha scritto un romanzo comico, quello che state per leggere.
    In chiusura, dopo i ringraziamenti, c'è invece un raccontino, "V.O.", aggiunto nel 1998, in cui ritroviamo William cresciuto e... Beh, dico solo che mi sono cascate le braccia. Brutto e inutile.
    Se prima ero un po' indecisa, "V.O." mi ha dato la conferma che stavolta non posso mettere più di 3 stelline. Peccato.

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    Suni said on Oct 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Insomma.....fino alla fine si fa leggere, ma per me l'ultima parte è stta deludente; gli altri due che ho letto sono decisamente meglio.

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    Val è said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Jonathan Coe - Questa notte mi ha aperto gli occhi

    Le ambientazioni e le atmosfere british/londinesi dei romanzi di Jonathan Coe sono perdutamente amabili per il sottoscritto. Questo La notte mi ha aperto gli occhi (titolo barbaramente cambiato in lingua nostrana) non fa eccezione e si lascia piacevo ...(continue)

    Le ambientazioni e le atmosfere british/londinesi dei romanzi di Jonathan Coe sono perdutamente amabili per il sottoscritto. Questo La notte mi ha aperto gli occhi (titolo barbaramente cambiato in lingua nostrana) non fa eccezione e si lascia piacevolmente e teneramente leggere grazie ai suoi toni dolci e al contempo amari da commedia romantica con un protagonista che suscita tenerezza e comprensione.

    La narrazione, come spesso accade nei romanzi di Coe, non è lineare ma vive di salti temporali e di piccoli grandi incastri che aggiungono un pó di sano pepe alle vicende condite appunto da colpi di scena. Peccato che alcune coincidenze siano quantomai eccessive e che la svolta pulp finale stoni un pó con il resto del libro. Aggiungiamoci poi quell'ultimo capitolo/epilogo di cui francamente non se ne sentiva il bisogno ed abbiamo un libro che sicuramente non è all'altezza dei suoi migliori lavori ma che non demerita eccessivamente. Tra le tre e le quattro stelle. Un romanzo per quei romantici nostalgici che vivono sempre con la paura di dichiararsi o di spingersi troppo in là con chi amano perdutamente e che inseguono il grande sogno sul lavoro o in generale nella vita. Ma forse sono proprio queste cose che ci spingono ad andare avanti.

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    david said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello .. ma ...faccio la media ...

    2 stelle per l'insieme
    5 stelle per l'originalità e il modo in cui scrive
    media 3 stelle !
    per me quest'uomo è un genio, io adoro il modo in cui scrive e ho letto altro di lui !
    la storia è particolare e per nulla scontata e ben narrata, nel suo modo ...(continue)

    2 stelle per l'insieme
    5 stelle per l'originalità e il modo in cui scrive
    media 3 stelle !
    per me quest'uomo è un genio, io adoro il modo in cui scrive e ho letto altro di lui !
    la storia è particolare e per nulla scontata e ben narrata, nel suo modo che mi piace tanto,
    ma il resto ... è la tecnica del flashback e poi del colpo di scena e poi il v.o ? tutto scollegato
    ...anche i personaggi ... non definiti ... lasciati in sospeso .... scollegati pure loro
    insomma tutto il libro mi è parso scollegato ...
    forse è stato fatto volutamente? perché il protagonista stesso è "scollegato" dal mondo e trascinato dagli eventi ... mah, non lo so
    ... insomma tre stelle

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    sarix said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Veramente brutto.

    Faccio prima a scrivere quello che salvo di questo romanzo che quello che ho apprezzato. Salvo il titolo, che a mio modo di vedere è una stupenda trovata di marketing e salvo le citazioni degli Smiths, anche se non ho ben capito cosa c'entrano con il ...(continue)

    Faccio prima a scrivere quello che salvo di questo romanzo che quello che ho apprezzato. Salvo il titolo, che a mio modo di vedere è una stupenda trovata di marketing e salvo le citazioni degli Smiths, anche se non ho ben capito cosa c'entrano con il romanzo. Per il resto questo libro non ha nè capo e nè coda. La storia è campata in aria, divisa in due parti, la prima in cui un ragazzo nel cambiare gruppo musicale assiste ad un omicidio, la seconda in cui tutti i personaggi del romanzo entrano letteralmente di forza (l'esempio è lo spagnolo amante della coinquilina che casualmente diventa anche autista del taxi) in quello che diventa uno scapestrato giallo, a tratti splatter. Nel mezzo c'è un a spiegazione tramite flashback dei motivi del cambio di gruppo, ed infine un'appendice, sempre altrettanto sconclusionata, praticamente un flashforward. In questo romanzo c'è tutto e niente, amore, musica, litigi, omicidi, sparatorie, amicizie, tutto; il problema è che questi temi vengono solo toccati e mai approfonditi. Gli stessi personaggi si avvicendano in fretta e furia, e certi non si capisce da dove arrivino e dove vadano a finire. L'unica cosa sempre presente, forse anche un pò troppo, è il linguaggio musicale e le varie musiche. Dico un pò troppo perché a tratti l'autore sembra quasi volerci dare un saggio della sua cultura musicale, cosa a cui onestamente, come lettore, non ero interessato. Non giudico Coe perché è il primo libro che leggo dello scrittore inglese, ma per questo libro ho solo un aggettivo: brutto. Leggete altro.

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    Giovannino said on May 17, 2014 | Add your feedback

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    Wtf? /2

    Sono una di quelle affezionate a Coe come pochi autori. Sono pianista e forse avevo riposto in questo libro davvero troppe speranze. Boh, non faccio che incappare in libri senza finali, senza nulla di particolarmente eclatante da raccontare.
    Fatta es ...(continue)

    Sono una di quelle affezionate a Coe come pochi autori. Sono pianista e forse avevo riposto in questo libro davvero troppe speranze. Boh, non faccio che incappare in libri senza finali, senza nulla di particolarmente eclatante da raccontare.
    Fatta esclusione del ritratto vivido di Londra e dei suoi quartieri, della vita di un pianista. Tutto il resto è un wtf?
    Speravo veramente in qualcosa di più, dannazione.

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    Serenella said on Dec 11, 2013 | Add your feedback

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