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Less Than Zero

By

Publisher: Pan Macmillan

3.7
(2294)

Language:English | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Portuguese , Czech , Japanese , Catalan , Dutch

Isbn-10: 0330294008 | Isbn-13: 9780330294003 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
Set in Los Angeles in the early 1980's, this coolly mesmerizing novel is a raw, powerful portrait
of a lost generation who have experienced sex, drugs, and disaffection at too early an age, in a
world shaped by casual nihilism, passivity, and too much money a place devoid of feeling or
hope.

Clay comes home for Christmas vacation from his Eastern college and re-enters a landscape of
limitless privilege and absolute moral entropy, where everyone drives Porches, dines at Spago,
and snorts mountains of cocaine. He tries to renew feelings for his girlfriend, Blair, and for his
best friend from high school, Julian, who is careering into hustling and heroin. Clay's holiday
turns into a dizzying spiral of desperation that takes him through the relentless parties in glitzy
mansions, seedy bars, and underground rock clubs and also into the seamy world of L.A. after dark.
Sorting by
  • 5

    inizia come una crepa e si apre su un abisso

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusamente in cerca di un qualcosa che corrisponda a questa sensazione. Non sanno esprimersi, non sann ...continue

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusamente in cerca di un qualcosa che corrisponda a questa sensazione. Non sanno esprimersi, non sanno parlare, ricordano un po' degli zombie. Vagano senza meta da una festa all’altra, da una sbronza all’atra, da un tiro di coca all’altro, in modo monotono e ripetitivo, apparentemente insensato, stancandosi subito di ogni festa, sentendosi sempre spaesati, incapaci di dirsi felici o infelici, di riconoscersi in uno scopo come in un’emozione.

    La sensazione che pervade il lettore, di fronte al vuoto di queste “vite” non è noia, è orrore. I loro tentativi di provare qualche sensazione, sono spesso crudeli e criminali. L’unico modo in cui sembrano cercare in un certo senso ancora sé stessi, sia pure inconsapevolmente, è stupido, spastico, malato.

    Il vuoto raccontato passa attraverso una scrittura vuota, una scrittura monocorde, monotona in ogni frangente, che non cambia, non sfuma, non emoziona, non giudica, non critica, che si ripete, che non va da nessuna parte, che non si sofferma, non illumina e non trasmette niente, se non questo stesso divorante fallimento, questa apatia, questa impossibilità generale.

    In questo senso si può anche definire Meno di zero un romanzo abbagliante, di un colore bianco generato dall’aver inghiottito e annichilito tutti i colori, tutte le sfumature, tutte le linee che danno forma e rendono possibile riconoscere.

    Un romanzo estremo, la cui voce è un ronzio fastidioso e noioso, che a farci attenzione diventa qualcosa di più: a guardarci dentro, a lasciarsi pervadere, inizia come una crepa e si apre su un abisso.

    said on 

  • 4

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma chi è Clay?
    Clay, come del re ...continue

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma chi è Clay?
    Clay, come del resto tutti i suoi amici, è un rampollo dell'alta società californiana: sono figli di produttori, registi o star di Hollywood, o ancora, ad esempio, nipoti di proprietari di catene di alberghi di lusso. Insomma, ragazzi(ni) giovani, belli e soprattutto schifosamente ricchi, che girano in macchine da parecchie decine (per non dire centinaia) di migliaia di dollari, frequentano i negozi, i ristoranti ed i locali più esclusivi della città e hanno minimo altre due o tre ville in giro per lo stato, generalmente almeno una sulla costa e una a Palm Springs.
    E si drogano. Tanto, sempre, e di qualsiasi cosa: dalla cocaina ai barbiturici, dall'eroina alle metanfetamine.
    Si impegnano a rimanere in uno stato di stordimento costante, come se la realtà fosse troppo dura e spaventosa da affrontare da sobri (e da un certo punto di vista lo è, eccome).
    D'altra parte cercano di provare emozioni, che per fare qualche effetto devono per forza essere estreme: quindi ecco il sesso con chiunque e a qualunque costo, gli snuff movie, la curiosità morbosa verso la morte.
    Clay non è il peggiore della compagnia, certe cose non le fa, ma non protesta più di tanto e si limita ad andarsene per non guardare.
    All'inizio il suo racconto fa impressione, non tanto per la dissolutezza in sé quanto più per la giovane età a cui i personaggi si abbandonano a questo stile di vita (le sorelle di Clay sono a malapena teen-ager e già si procurano la coca per conto loro), ma poi in tutta sincerità "ci si abitua", anche "grazie" al tono (volutamente) monocorde e monotono della narrazione.
    In questo modo in pratica Ellis riesce a far provare al lettore un assaggio della noia e del vuoto esistenziale in cui è immerso il protagonista.
    Quindi giù il cappello, ma do 4 stelline invece di 5 perché, magari sbaglio, ma la scelta dell'autore di dare comunque risalto alla sensibilità di Clay rispetto a quella degli altri ragazzi mi ha lasciato una sensazione di qualcosa di incompiuto, di una lieve mancanza di coraggio, di una rinuncia a mostrare l'orrore tutto intero e senza spiragli per la speranza.

    said on 

  • 1

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "American Psycho" dello stesso autore (vorrei conosce ...continue

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "American Psycho" dello stesso autore (vorrei conoscere chi non lo conosce).Il "Psycho" novantiano mi aveva colpito favorevolmente,sebbene non mi avesse entusiasmato decisi,qualche mese fa di leggerne altri di Ellis,per farmi un idea a tutto tondo dell'autore.Ritornando all'incipit iniziale,mai come prima il titolo del libro evince il contenuto."Meno di zero" esplica il valore dello scritto.Il primo romanzo del Bret è fondamentalmente "American Psycho".Uguale,stesse scene,stessa storia,stessi borghesi annoiati,stessi omic...ah,no ecco la differenza.Il protagonista di questa noiosa ammorbante spreco di carta è "Patrick Bateman",solo che non ammazza i borghesi.Ora,io capisco l'univocità dello stile ma qui siamo al livello da lista della spesa.Il minimalismo come corrente cunea che doveva spezzare l'eccessiva goticità ridondante della lettura americana di metà anni '70,risulta essere monotona e priva di verve.L'aspetto più riuscito è senza dubbio,l'apatia del narratore che non si spertica in giudizi o considerazioni morali tante cari agli scrittori russi.In Ellis,la morale è a cura del lettore.Tu,leggi e ti schifi dei borghesi.Cosa per nulla difficile da farsi o da rendere anche perché dopo la dodicesima pagina uguale alla precedente,ti poni la questione...ma questa gente che ci vive a fà?E in questo Ellis è un maestro.Però,francamente non posso sopportare l'eccessiva noia,l'eccessivo rigore stilistico che né fa una bozza per "American Psycho" (e forse questo è lo scopo di "Meno di zero"),l'eccessiva rottura di palle per un romanzetto da 100 pag. o giù di lì.Ciò che mi è rimasto personalmente; è il nulla.Se dovessi consigliare un romanzo del buon vecchio Bret andrei sul pluricitato American che mi aveva colpito e dato da pensare.Le liste della spesa le lascio ai miei pomeriggi settimanali quando il vuoto pneumatico mi assale e l'incombenza dell'umanità mi devasta.

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  • 0

    "Less than zero" prima canzone pubblicata da Elvis Costello e poi contenuta nell'album d'esordio "My Aim is true". Quello stesso Elvis Costello il cui poster sovrasta indisturbato la stanza di Clay.

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  • 5

    Parto dalla domanda fondamentale: può essere grande letteratura un’opera priva di struttura e scritta in uno stile da prima liceo che si limita alla rappresentazione monotona e ripetitiva del vuoto (apatia, insensibilità, indifferenza, anestesia emotiva) senza nemmeno tentare di trovarci un senso ...continue

    Parto dalla domanda fondamentale: può essere grande letteratura un’opera priva di struttura e scritta in uno stile da prima liceo che si limita alla rappresentazione monotona e ripetitiva del vuoto (apatia, insensibilità, indifferenza, anestesia emotiva) senza nemmeno tentare di trovarci un senso o un’implicazione morale?

    Si.

    Se questo romanzo fosse stato scritto cent’anni prima da Dostoevskij o da Manzoni i protagonisti avrebbero, alla fine, pagato con un castigo esemplare le conseguenze di una vita condotta nella dissolutezza più totale. Qui invece non accade nulla e in questo nulla, nell'assenza di giudizi, commenti e spiegazioni, sta, piaccia o meno, la cifra del postmoderno, perché la rinuncia alla ricerca di un significato è l’equivalente letterario della rinuncia alla rappresentazione del reale in pittura dall'astrattismo in poi.

    Meno di zero inizia con quello che sembra un prologo: Clay (diciotto anni, biondo, ricco, bello ma troppo magro per l’abuso di stupefacenti) torna a Los Angeles dal New Hampshire, dove frequenta l'università, per le vacanze di Natale. Mentre scorrono le pagine sfilano i personaggi nelle loro attività abituali (riassumibili in un maestoso cazzeggio), si scoprono i tratti dei loro caratteri, si annusa il profumo dell’ambiente e ci si cala nell'atmosfera di una festa in piscina con glabri adolescenti abbronzati e ragazze in bikini strafatte a bordo vasca. Ben presto però diventa evidente che il libro stesso è in realtà un prologo di centottanta pagine ad un romanzo che non esiste. E non esiste perché è impossibile scrivere un romanzo sul niente.

    Con periodi che raramente superano le dieci parole Easton Ellis descrive (non racconta, descrive) la gioventù dorata della California anni Ottanta: il tedio assume contorni scintillanti, chiunque scopa con chiunque, alcool e droga vanno via come il pane e, latente sopra ogni cosa, aleggia un desiderio inespresso di farla finita. Clay, che vive una perenne altalena tra panico e letargo, è apparentemente l’unico ad avere una certa consapevolezza che dietro allo schermo opaco di lussuosa nausea che ha davanti ci sono orrore e paura.

    Nessuna circostanza è mai approfondita: la narrazione si mantiene costantemente sul pelo dell’acqua, appiattita dalla noia e dal disinteresse. Eppure certi dialoghi esausti tra interlocutori dissociati e mezze frasi di sconcertante semplicità sono sufficienti per aprire inattese e abissali fenditure verso l’inferno. Ogni tanto, tra le righe, esplode un silenzio smisurato, un vuoto cosmico che a confronto il vuoto zen di Kerouac sembra un rave party.

    Less than zero è la marea che si ritira lasciando sulla spiaggia di Malibu rottami e immondizia; è lo sfinito assolo blues di John Frusciante in Californication; è la versione zombie di Beverly Hills 90210; è la rappresentazione della decadenza e della rovina, tema letterario di fascino intramontabile, dalla caduta dell’Impero Romano a Decline of Western Civilization, un tonfo morbido, facile e indolore.

    said on 

  • 3

    un po' pesantuccio. l'ho letto perchè mi è stato indicato dalla redattrice che ha letto il mio romanzo. ma mi aspettavo molto di più. parla di ragazzi biondi, magri, abbronzati, che si fanno di coca con la stessa frequenza con cui io mi metto al pc a scrivere. un libro in cui traspare la vuotezza ...continue

    un po' pesantuccio. l'ho letto perchè mi è stato indicato dalla redattrice che ha letto il mio romanzo. ma mi aspettavo molto di più. parla di ragazzi biondi, magri, abbronzati, che si fanno di coca con la stessa frequenza con cui io mi metto al pc a scrivere. un libro in cui traspare la vuotezza di adolescenti ricchissimi. che passano il tempo nella Jacuzzi. in piscina. a feste varie.
    l'ho trovato un libro abbastanza vuoto. come la vuotezza interiore dei suoi personaggi.

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  • 4

    Elogio dell'apatia

    "-E io?
    -Tu cosa?
    -Io.
    -Andrà tutto bene, vedrai.
    -Non so, -dico.- Non credo.
    -Parliamo d'altro
    -Ma... e io? - ripeto con un urlo soffocato.
    -Avanti, Clay, -dice lo psichiatra. - Non essere così... banale."

    cocaina-biondo-abbronzato-sesso-non so-Pa ...continue

    "-E io?
    -Tu cosa?
    -Io.
    -Andrà tutto bene, vedrai.
    -Non so, -dico.- Non credo.
    -Parliamo d'altro
    -Ma... e io? - ripeto con un urlo soffocato.
    -Avanti, Clay, -dice lo psichiatra. - Non essere così... banale."

    cocaina-biondo-abbronzato-sesso-non so-Palm Springs-...è morto d'overdose-dove sono i tuoi genitori ora?-Cosa? Niente.

    In un susseguirsi di immagini ripetitive, quasi nauseanti, Ellis traccia un perfetto spaccato della generazione losangelina degli anni '80 (o forse di tutta la nostra generazione?)
    Purtroppo tutti i tratti delinati da Bret sono diffusi nella nostra società: l'apatia, l'indecisione cronica, l'individualismo più bieco che caratterizzano i biondissimi e bellissimi protagonisti non sono altro che i prodromi di quello che è avvenuto da noi nei decenni a venire.

    said on 

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