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Less Than Zero

By

Publisher: Pan Macmillan

3.7
(2322)

Language:English | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Portuguese , Czech , Japanese , Catalan , Dutch

Isbn-10: 0330294008 | Isbn-13: 9780330294003 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
Set in Los Angeles in the early 1980's, this coolly mesmerizing novel is a raw, powerful portrait
of a lost generation who have experienced sex, drugs, and disaffection at too early an age, in a
world shaped by casual nihilism, passivity, and too much money a place devoid of feeling or
hope.

Clay comes home for Christmas vacation from his Eastern college and re-enters a landscape of
limitless privilege and absolute moral entropy, where everyone drives Porches, dines at Spago,
and snorts mountains of cocaine. He tries to renew feelings for his girlfriend, Blair, and for his
best friend from high school, Julian, who is careering into hustling and heroin. Clay's holiday
turns into a dizzying spiral of desperation that takes him through the relentless parties in glitzy
mansions, seedy bars, and underground rock clubs and also into the seamy world of L.A. after dark.
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  • 2

    chissà perché lo chiamano romanzo di formazione

    non ho mai capito il bisogno di parlare di giovani disadattati, disperati, incompresi. però la scuola sembra credere che è di questo che abbiano bisogno gli adolescenti, per sentirsi meno soli forse. ...continue

    non ho mai capito il bisogno di parlare di giovani disadattati, disperati, incompresi. però la scuola sembra credere che è di questo che abbiano bisogno gli adolescenti, per sentirsi meno soli forse. niente di più errato.

    meno tedioso di Salinger, per quel che ricordo.

    said on 

  • 3

    Una spietata fotografia di una generazione e di un contesto sociale. Esseri umani che non hanno desideri e aspirazioni perchè dalla vita hanno avuto tutto e in fretta. Per i miei gusti un pò troppo vi ...continue

    Una spietata fotografia di una generazione e di un contesto sociale. Esseri umani che non hanno desideri e aspirazioni perchè dalla vita hanno avuto tutto e in fretta. Per i miei gusti un pò troppo violento e in certi momenti troppo esasperato in una narrazione spesso molto cruda e spietata. Da salvare i dialoghi genitori/figli, dei quali fare tesoro per la propria vita, e più in generale la fotografia che il libro ci offre di un rapporto generazionale fatto di apparenza e superficialità

    said on 

  • 3

    Il preludio ad American Psycho

    Molti fanno l'errore di pensare che i libri di Ellis siano solo generici atti d'accusa alla società e alla sua superficialità. Io credo che prima di ciò i libri di Ellis siano autobiografie mentali. I ...continue

    Molti fanno l'errore di pensare che i libri di Ellis siano solo generici atti d'accusa alla società e alla sua superficialità. Io credo che prima di ciò i libri di Ellis siano autobiografie mentali. In questo libro ci muoviamo nella pigra atmosfera e lussuosa di Los Angeles. Ritroviamo alcune caratteristiche tipiche di Ellis: i dialoghi corti, le atmosfere asettiche e l'incomunicabilità tra i personaggi e (solo nell'ultima parte) la violenza. Tutto sommato un libro gradevole anche se non eccezionale. Da leggere comunque

    said on 

  • 4

    Comfort drugs

    Prova giovanile di Ellis che si cimenta su una generazione bruciata anni '80. Vedetevi pure il fim "aldilà di tutti i limiti", gente!

    said on 

  • 5

    inizia come una crepa e si apre su un abisso

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusa ...continue

    I protagonisti di meno di zero sono esseri umani guasti. Vivono come se fossero già morti, dunque svuotati di ogni interiorità, ma ancora posseduti dalla vaga sensazione di essere vivi, dunque confusamente in cerca di un qualcosa che corrisponda a questa sensazione. Non sanno esprimersi, non sanno parlare, ricordano un po' degli zombie. Vagano senza meta da una festa all’altra, da una sbronza all’atra, da un tiro di coca all’altro, in modo monotono e ripetitivo, apparentemente insensato, stancandosi subito di ogni festa, sentendosi sempre spaesati, incapaci di dirsi felici o infelici, di riconoscersi in uno scopo come in un’emozione.

    La sensazione che pervade il lettore, di fronte al vuoto di queste “vite” non è noia, è orrore. I loro tentativi di provare qualche sensazione, sono spesso crudeli e criminali. L’unico modo in cui sembrano cercare in un certo senso ancora sé stessi, sia pure inconsapevolmente, è stupido, spastico, malato.

    Il vuoto raccontato passa attraverso una scrittura vuota, una scrittura monocorde, monotona in ogni frangente, che non cambia, non sfuma, non emoziona, non giudica, non critica, che si ripete, che non va da nessuna parte, che non si sofferma, non illumina e non trasmette niente, se non questo stesso divorante fallimento, questa apatia, questa impossibilità generale.

    In questo senso si può anche definire Meno di zero un romanzo abbagliante, di un colore bianco generato dall’aver inghiottito e annichilito tutti i colori, tutte le sfumature, tutte le linee che danno forma e rendono possibile riconoscere.

    Un romanzo estremo, la cui voce è un ronzio fastidioso e noioso, che a farci attenzione diventa qualcosa di più: a guardarci dentro, a lasciarsi pervadere, inizia come una crepa e si apre su un abisso.

    said on 

  • 4

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, l ...continue

    Primi anni '80, Los Angeles.
    Dopo aver trascorso alcuni mesi nel New Hampshire, dove si è iscritto all'università, Clay torna a casa per le vacanze di Natale e racconta, come in una sorta di diario, le sue incredibili eppure noiosissime giornate.
    Ma chi è Clay?
    Clay, come del resto tutti i suoi amici, è un rampollo dell'alta società californiana: sono figli di produttori, registi o star di Hollywood, o ancora, ad esempio, nipoti di proprietari di catene di alberghi di lusso. Insomma, ragazzi(ni) giovani, belli e soprattutto schifosamente ricchi, che girano in macchine da parecchie decine (per non dire centinaia) di migliaia di dollari, frequentano i negozi, i ristoranti ed i locali più esclusivi della città e hanno minimo altre due o tre ville in giro per lo stato, generalmente almeno una sulla costa e una a Palm Springs.
    E si drogano. Tanto, sempre, e di qualsiasi cosa: dalla cocaina ai barbiturici, dall'eroina alle metanfetamine.
    Si impegnano a rimanere in uno stato di stordimento costante, come se la realtà fosse troppo dura e spaventosa da affrontare da sobri (e da un certo punto di vista lo è, eccome).
    D'altra parte cercano di provare emozioni, che per fare qualche effetto devono per forza essere estreme: quindi ecco il sesso con chiunque e a qualunque costo, gli snuff movie, la curiosità morbosa verso la morte.
    Clay non è il peggiore della compagnia, certe cose non le fa, ma non protesta più di tanto e si limita ad andarsene per non guardare.
    All'inizio il suo racconto fa impressione, non tanto per la dissolutezza in sé quanto più per la giovane età a cui i personaggi si abbandonano a questo stile di vita (le sorelle di Clay sono a malapena teen-ager e già si procurano la coca per conto loro), ma poi in tutta sincerità "ci si abitua", anche "grazie" al tono (volutamente) monocorde e monotono della narrazione.
    In questo modo in pratica Ellis riesce a far provare al lettore un assaggio della noia e del vuoto esistenziale in cui è immerso il protagonista.
    Quindi giù il cappello, ma do 4 stelline invece di 5 perché, magari sbaglio, ma la scelta dell'autore di dare comunque risalto alla sensibilità di Clay rispetto a quella degli altri ragazzi mi ha lasciato una sensazione di qualcosa di incompiuto, di una lieve mancanza di coraggio, di una rinuncia a mostrare l'orrore tutto intero e senza spiragli per la speranza.

    said on 

  • 1

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione ...continue

    L'attrattiva del titolo in un romanzo può essere fondamentale.Ci sono porcherie che ci attraggono solamente dal titolo ficcante.In questo caso,non me fregava un emerito Kayser del titolo.L'attrazione per questa cagata è nata dopo la lettura di "American Psycho" dello stesso autore (vorrei conoscere chi non lo conosce).Il "Psycho" novantiano mi aveva colpito favorevolmente,sebbene non mi avesse entusiasmato decisi,qualche mese fa di leggerne altri di Ellis,per farmi un idea a tutto tondo dell'autore.Ritornando all'incipit iniziale,mai come prima il titolo del libro evince il contenuto."Meno di zero" esplica il valore dello scritto.Il primo romanzo del Bret è fondamentalmente "American Psycho".Uguale,stesse scene,stessa storia,stessi borghesi annoiati,stessi omic...ah,no ecco la differenza.Il protagonista di questa noiosa ammorbante spreco di carta è "Patrick Bateman",solo che non ammazza i borghesi.Ora,io capisco l'univocità dello stile ma qui siamo al livello da lista della spesa.Il minimalismo come corrente cunea che doveva spezzare l'eccessiva goticità ridondante della lettura americana di metà anni '70,risulta essere monotona e priva di verve.L'aspetto più riuscito è senza dubbio,l'apatia del narratore che non si spertica in giudizi o considerazioni morali tante cari agli scrittori russi.In Ellis,la morale è a cura del lettore.Tu,leggi e ti schifi dei borghesi.Cosa per nulla difficile da farsi o da rendere anche perché dopo la dodicesima pagina uguale alla precedente,ti poni la questione...ma questa gente che ci vive a fà?E in questo Ellis è un maestro.Però,francamente non posso sopportare l'eccessiva noia,l'eccessivo rigore stilistico che né fa una bozza per "American Psycho" (e forse questo è lo scopo di "Meno di zero"),l'eccessiva rottura di palle per un romanzetto da 100 pag. o giù di lì.Ciò che mi è rimasto personalmente; è il nulla.Se dovessi consigliare un romanzo del buon vecchio Bret andrei sul pluricitato American che mi aveva colpito e dato da pensare.Le liste della spesa le lascio ai miei pomeriggi settimanali quando il vuoto pneumatico mi assale e l'incombenza dell'umanità mi devasta.

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  • 0

    "Less than zero" prima canzone pubblicata da Elvis Costello e poi contenuta nell'album d'esordio "My Aim is true". Quello stesso Elvis Costello il cui poster sovrasta indisturbato la stanza di Clay. ...continue

    "Less than zero" prima canzone pubblicata da Elvis Costello e poi contenuta nell'album d'esordio "My Aim is true". Quello stesso Elvis Costello il cui poster sovrasta indisturbato la stanza di Clay.

    said on 

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