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Lessico famigliare

Di

Editore: Einaudi (Letture per la scuola media, 23)

3.9
(4636)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: A000145199 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Dora Cimara ; Prefazione: Natalia Ginzburg

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Letture per la scuola media 23
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  • 4

    – Non fate malagrazie!

    Era una vita che desideravo leggerlo. Trovo che Natalia abbia avuto un'idea brillante: con una narrazione quasi aneddotica è riuscita perfettamente a rendere la storia della sua famiglia e non solo: anche un pezzo della Storia d'Italia.
    Ho provato un senso di ammirazione per i personaggi present ...continua

    Era una vita che desideravo leggerlo. Trovo che Natalia abbia avuto un'idea brillante: con una narrazione quasi aneddotica è riuscita perfettamente a rendere la storia della sua famiglia e non solo: anche un pezzo della Storia d'Italia. Ho provato un senso di ammirazione per i personaggi presentati: in realtà della metà di essi esiste una biografia su Wikipedia e questo la dice lunga sulla vivacità intellettuale, culturale e sull'impegno politico e civico che credo fosse molto più lampante e significativo a quei tempi rispetto ad oggi. Ancora per molto tempo risuoneranno nella mia mente parole come <<sbrodeghezzi>>, <<negrigure>>, <<sempio>>. La figura che meglio mi è rimasta impressa è quella di Giuseppe Levi, il padre di Natalia. Al di là dell'esempio di dedizione per la scienza e per il lavoro, è stato interessante scoprire il lato privato di un uomo che sotto un atteggiamento burbero ed un carattere irascibile, nascondeva un profondo interesse per la sua famiglia: basti pensare a quando nel bel mezzo della notte esprimeva le proprie ansie sui figli alla moglie.

    Mi è piaciuta molto questa riflessione: <<e passò del tempo prima che ciascuno riprendesse sulle sue spalle il proprio mestiere e ne accettasse il peso e la quotidiana fatica, e la quotidiana solitudine, che è l'unico mezzo che noi abbiamo di partecipare alla vita del prossimo, perduto e stretto in una solitudine uguale.>>

    ha scritto il 

  • 4

    Quale famiglia non ha un proprio "lessico" con il quale si esprime o faccia riferimento per dare un senso più profondo ad una descrizione??? Il "lessico" della Ginzburg è diventato parte integrante del mio!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei pochissimi libri da me riletto. Mi aveva tanto affascinato nella mia adolescenza e ho voluto riprovare in età adulta. Pur parlando di vita familiare, anche se con personaggi abbastanza fuori dal comune, tratta in fondo di cose anche ordinarie. Ma la grazia e lo stile della Ginzburg lo ren ...continua

    Uno dei pochissimi libri da me riletto. Mi aveva tanto affascinato nella mia adolescenza e ho voluto riprovare in età adulta. Pur parlando di vita familiare, anche se con personaggi abbastanza fuori dal comune, tratta in fondo di cose anche ordinarie. Ma la grazia e lo stile della Ginzburg lo rendono splendido. Conferma a pieni voti così come lo ricordavo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il ritratto di una famiglia ebraica assimilata della Torino borghese di metà Novecento. Insieme al "Giardino dei Finzi-Contini", vi ho potuto scorgere molti aspetti della mia, da parte paterna. Le espressioni- a cominciare dall'ebraicissimo "Negro/Negrigura" - le relazioni, le villeggiature in mo ...continua

    Il ritratto di una famiglia ebraica assimilata della Torino borghese di metà Novecento. Insieme al "Giardino dei Finzi-Contini", vi ho potuto scorgere molti aspetti della mia, da parte paterna. Le espressioni- a cominciare dall'ebraicissimo "Negro/Negrigura" - le relazioni, le villeggiature in montagna, l'impostazione a sinistra, l'approccio culturale...

    ha scritto il 

  • 5

    In questi giorni di dissesto politico ed economico rileggo Lessico Familiare di Natalia Ginzburg e ritrovo molte suggestioni simili al nostro momento di trapasso, le persone piccole si aggrappano ostinatamente ed ottusamente allo status quo ed il piccolo mondo che conoscono, rabbiosamente difende ...continua

    In questi giorni di dissesto politico ed economico rileggo Lessico Familiare di Natalia Ginzburg e ritrovo molte suggestioni simili al nostro momento di trapasso, le persone piccole si aggrappano ostinatamente ed ottusamente allo status quo ed il piccolo mondo che conoscono, rabbiosamente difendendo le proprie certezze. Le persone forti urlano al cambiamento ed alla necessità di agire e Pavese che avverte come gli intellettuali, a volte, l'inutilità di farlo.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro Natalia Ginzburg parla a ruota libera della propria famiglia d’origine, la famiglia Levi.
    Ci parla del papà, convinto antifascista. Ci racconta della sua mamma con la passione per i vestiti nuovi e, naturalmente, anche dei fratelli e della sorella.
    Si tratta di una grande famiglia ...continua

    In questo libro Natalia Ginzburg parla a ruota libera della propria famiglia d’origine, la famiglia Levi. Ci parla del papà, convinto antifascista. Ci racconta della sua mamma con la passione per i vestiti nuovi e, naturalmente, anche dei fratelli e della sorella. Si tratta di una grande famiglia italiana che ha vissuto pienamente gli anni del fascismo. Molti dei membri della famiglia sono stati arrestati perchè cospiratori e qualche antifascista è stato protetto e accolto tra le mura domestiche della casa torinese prima di fuggire all’estero. Noi lettori “assistiamo” alla crescita dei figli e all’evoluzione degli eventi storici dell’Italia a quel tempo, ai piccoli e grandi drammi familiari e ai drammi del popolo italiano nel ventennio fascista e durante la guerra.

    Questo susseguirsi di ricordi senza alcun filo logico non appesantisce la lettura. Si riesce comunque a seguire tutti gli eventi, a simpatizzare e ad affezionarsi ai vari membri della famiglia Levi. Molto bello il ritratto che Natalia Ginzburg ci offre dei suoi genitori, due persone istruite, ma comunque semplici e pieni di valori. Si tratta di una descrizione molto affettuosa con la quale, la figlia minore della coppia accentua i loro difetti e le piccole manie. Una piacevole lettura senz’altro!

    ha scritto il 

  • 2

    Piatta cronistoria

    La storia di una famiglia, quella dell’autrice, ebraica e antifascista, fra i primi anni Trenta e i primi anni Cinquanta: le abitudini, i vizi, le idee politiche, la vita quotidiana in un’Italia che, alle soglie della seconda guerra mondiale, è in fermento. E, soprattutto, il “lessico”, il gergo ...continua

    La storia di una famiglia, quella dell’autrice, ebraica e antifascista, fra i primi anni Trenta e i primi anni Cinquanta: le abitudini, i vizi, le idee politiche, la vita quotidiana in un’Italia che, alle soglie della seconda guerra mondiale, è in fermento. E, soprattutto, il “lessico”, il gergo dei genitori (soprattutto del padre, figura quasi goliardica), strampalato, colorato, quasi comico, per definire fatti, persone e situazioni. Ho voluto comprare e leggere questo libro di Natalia Ginzburg perché in genere sono particolarmente attratta dal periodo storico in cui è ambientato ed ero curiosa di scoprire il ritratto di questa famiglia in anni che, per la sua origine e per le sue convinzioni politiche (peraltro difese con ostinazione), potevano esserle fatali: ebbene, dalla lettura non vi ho tratto alcun piacere, e soprattutto, alcuna emozione. Il ritratto della famiglia si scoglie infatti in una noiosa cronistoria, fredda e piatta quanto la lista di una spesa, un continuo susseguirsi di ciò che dice “tal” personaggio (tra l’altro, fra parenti, conoscenti e amici della famiglia vengono nominati tantissimi nomi propri), di ciò che fa quell’altro, di ciò che dice quell’altro a quell’altro (e da notare che, nei dialoghi e nelle frasi riportate l’autrice stessa non interagisce mai, sembra quasi estranea alla vicenda!): insomma, come lettrice mi sono brutalmente sentita un po’ tagliata fuori da quel coinvolgimento emotivo che tanto ricerco nelle mie letture e che per me è fondamentale. E, ma mano che proseguivo nella piatta lettura, mi veniva continuamente da sbottare in un “Embè? Dove vuole andare a parare l’autrice?”. Anche il contesto storico, sbriciolato attraverso le azioni, le partenze e i ritorni della miriade di personaggi, non è stato trattato in maniera da avere presa su di me. Per quanto il “lessico” del padre mi abbia talvolta strappato un sano sorriso. Mi dispiace stroncare un romanzo tanto noto e importante nella storia letteraria nostrana, ma, per i miei gusti di lettrice, non ci siamo proprio.

    ha scritto il 

  • 4

    Io siamo noi

    È l'esposizione ordinata di fatti e avvenimenti del passato dell'autrice quali risultano da un'indagine critica, letteraria e lessicale volte ad accertare sia la verità di essi, sia le connessioni reciproche per cui è lecito riconoscere in essi un'unità di sviluppo. Storia familiare, dunque, dell ...continua

    È l'esposizione ordinata di fatti e avvenimenti del passato dell'autrice quali risultano da un'indagine critica, letteraria e lessicale volte ad accertare sia la verità di essi, sia le connessioni reciproche per cui è lecito riconoscere in essi un'unità di sviluppo. Storia familiare, dunque, della scrittrice in una Torino d'inizio secolo, precisamente il periodo che va dagli anni venti agli anni cinquanta. Natalia, ultima di cinque figli, è la voce narrante che, col fascino della fanciullezza e il rispetto della verità, ripercorre con la mente una successione di avvenimenti passati le vicende dei suoi cari e ne fissa il linguaggio, i motti, i modi di dire e le abitudini radicate. Molti sono i protagonisti, primo tra tutti è il padre Giuseppe Levi: la casa riecheggia delle sue urla e delle sue risate. Tenero e dispotico non tollera le cattive maniere e mal sopporta i modi goffi e impacciati della sua cerchia. Tentare un breve riassunto non è cosa facile: è una storia che ruota su se stessa, proponendo a brevi intervalli lo stesso fraseggio che lentamente conquista il lettore, col risultato di divenirgli intimo, consuetudinario, amichevole e cordiale. Vengono annotate con distacco le liti tra i fratelli, i primi amori della sorella, le leziosità della madre. Casa molto frequentata quella dei Levi: ci vive anche la domestica a volte affiancata da una sarta chiamata dalla padrona di casa per la confezione di abiti. Sono numerosi gli amici di famiglia, tutti quanti chiamati per nome. È un elenco ampio e sorprendente il salotto di casa Levi: riunisce il fior fiore del mondo intellettuale, Torinese e non d'allora. Alla narrazione delle vicende fa da sfondo la storia: si ha l'ascesa di Mussolini, le leggi razziali e la Resistenza. Temi che vengono affrontati con naturalezza e pudore, soprattutto la prigionia del padre e la morte del primo marito della Ginzburg, la quale riesce a conservare freschezza e semplicità tipiche della sua narrativa. Tra autobiografia e memoria il libro è un insieme di ricordi che il trascorrere del tempo rende labili e imprecisi. Viene riprodotto e lanciato un messaggio chiaro da parte dell'autrice a fronte della frantumazione e dispersione familiare causati dalla guerra, dai lutti, dalla separazione e dalla lontananza: quello delle frasi, del linguaggio, di tutte quelle espressioni che sorreggono e fanno riconoscere l'un l'altro i membri del clan. Questa pronuncia di locuzioni ha capacità d'unione , di serenità, d'aggregazione degli antichi rapporti della vita trascorsa, la coscienza di un nucleo familiare che cessa d'esistere, ma grazie alle parole sopravvive nel tempo. È il linguaggio il fondamento della famiglia, esiste finché viviamo, si ricrea e resuscita nei posti più reconditi, impensabili e lontani della terra. È proprio questo messaggio inequivocabile, i nostri fratelli, i genitori, gli amici che sono i testimoni di quello che siamo stati e che ora non saremo più.

    ha scritto il 

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