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L'estate che ho imparato ad andare in bici

e altri racconti

By Francesco Settin

(5)

| Paperback | 9788883463594

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Book Description

Un coro di bambini, di età diverse, in luoghi e tempi diversi, racconta storie di un’Italia che – forse – non esiste più. Attraverso l’eco di esperienze, vissute o ascoltate, emerge un ritratto delicato – eppure assolutamente vivido – di piccoli uomi Continue

Un coro di bambini, di età diverse, in luoghi e tempi diversi, racconta storie di un’Italia che – forse – non esiste più. Attraverso l’eco di esperienze, vissute o ascoltate, emerge un ritratto delicato – eppure assolutamente vivido – di piccoli uomini e donne, che continuano ad avere paure, desideri, aspettative e dubbi non molto diversi da coloro che li hanno preceduti in un Paese, unito da appena 150 anni.

2 Reviews

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  • 33 people find this helpful

    Leggere questo libro è come sfogliare un album di fotografie.
    Alcune sono in bianco e nero, hanno il bordo frastagliato e la patina del tempo a ingiallirne gli angoli -immagini del passato che ritraggono bambini con abitucci fuori moda, magari cucit ...(continue)

    Leggere questo libro è come sfogliare un album di fotografie.
    Alcune sono in bianco e nero, hanno il bordo frastagliato e la patina del tempo a ingiallirne gli angoli -immagini del passato che ritraggono bambini con abitucci fuori moda, magari cuciti o riadattati dalla madre, i capelli stretti in trecce o scolpiti dal taglio casalingo, gli occhi sgranati di curiosità, ché le foto non eran cosa di tutti i momenti, ma un lampo che immortalava la prima comunione, la cresima, un giorno di scuola in cui si nascondeva la timidezza dietro l’enorme fiocco, la festa di paese, quando nella piazza galoppavano i cavallini della giostra…
    Altre hanno invece i colori vivi e intensi del presente, non ancora intaccati dal tempo -immagini di bambini che possiamo vedere ogni giorno. Occhiali rosa magari, per guardare il mondo vedendolo più bello, la borsa di Hello Kitty a contenere i piccoli tesori e la tivù in camera per star spesso in compagnia dei propri eroi di cartone.
    Ma siano bambini di oggi, che chiedono a Babbo Natale un paio di Gormiti, giocano con il Nintendo, scrivono con inchiostro a brillantini TVB, o bambini di ieri, che fermavano la bicicletta senza freni, piantando gli zoccoli nel terreno -ed erano zoccoli preparati dal nonno, "socoi" addirittura-, sognavano un gelato da quaranta lire, accudivano bambolotti che si chiamavano Gianni e non necessitavano di pettine, ché i capelli erano scolpiti nella celluloide, i bambini di questi racconti sono sempre autentici. Vivi. In carne e ossa. Concreti. Con graffi e sbucciature nei ginocchi e nel cuore. Mai fragili creaturine di carta, così sottili da risultare troppo inconsistenti; mai piccoli esseri di plastica e materiali tecnologici che abitano negozi di giocattoli o dentro un computer, replicando ognuno tutti gli altri.
    Sono veri, i bambini di Settin. Perché vivono la solitudine, le difficoltà e i timori dell’infanzia, quando il mondo sta dentro un perimetro che si misura tutti i giorni, intuendo che l’altro, quello fuori, è così grande da smarrire il pensiero. Perché vivono il presente -l’unico tempo che l’infanzia coniughi- con tutta l’intensità e l'immediatezza di cui sono capaci.
    Perché vivono le infinite felicità -schegge di luce e brividi d’azzurro- che solo quell’età conosce, quando basta volare nell’aria con l’altalena o inseguire una palla che scappa per avere il mondo intero stretto tra le mani...
    E quell’ imparare ad andare in bici cui allude il racconto che dà il titolo al libro è la metafora stessa dell’infanzia -l’età eroica in cui ci si incammina verso la vita cercando l’equilibrio che impedisce di cadere, di farsi male. Perché si impara che, se questo accade, occorre rimontare in sella e continuare a pedalare –solo così si può avere il vento tra i capelli e, con esso, quella felicità che corre sulla pelle e pulsa dentro.
    Hanno occhi profondi, i bambini di Settin. Capaci di guardarsi attorno, di cogliere le cose, di percorrere la realtà così come la fantasia, di scoprire il mondo e i mondi che hanno dentro, di scorgere perfino le ombre che si annidano negli angoli -siano esse nelle stanze che il lume della candela non rischiara abbastanza, e dove hanno il colore scuro della loro paura, o siano in un silenzio che non dà risposta a quei perché che affollano la mente, e hanno allora il colore indistinto del dubbio e di una confusa incertezza.
    Hanno occhi limpidi, i bambini di Settin. Capaci di riempirsi di meraviglia, di stupore. Di felicità. Di lacrime. Ché la vita -si impara anche questo- è fatta sia di gioie che di dolori…
    E questi bambini, si chiamino Debby, Nicole, Smilla o Marì, Gabriella, Domenico sono i bambini che anche noi siamo stati. Sono quelli che stan giocando oggi nel parchetto dietro casa. Sono quelli che ancora devono giungere -forse neppure un’idea, un pensiero, un’intenzione per adesso.
    Perché il mondo, privo del loro sguardo luminoso, del loro candore, della loro ingenuità, del loro sorriso, della loro ricchezza, di tutto quanto essi sono e rappresentano si spegnerebbe.
    E’ stato bello leggere L’estate che ho imparato ad andare in bici, emozionarsi per ciascuno di questi racconti piccini e delicati, che scaldano il cuore perché sanno di buono. Racconti intessuti della poesia e della leggerezza che possono avere le piccole cose. Racconti limpidi, ariosi, freschi -le stesse caratteristiche che si trovano nella scrittura morbida e delicata dell’autore.
    Un libro tenero, che ha la semplicità e la bellezza di una corsa nell'erba a piedi nudi, di una manina appiccicosa che stringe la tua, di quella finestra che si spalanca all'alba su un giorno nuovo, delle scintille che diventano le lucciole dell'inverno su per la cappa del camino nera nera...
    Un libro che è stato bello leggere, sì, ma ancor di più tenere tra le mani, toccare, aprire.
    Perché a volte capita di poter leggere non solo quello che vi è dentro, ma anche quello che vi è dietro.
    E allora, quante stelle si possono accendere a illuminare quel sogno, quel desiderio a lungo inseguito, a lungo sperato, che adesso è così vero da poterlo toccare?
    Io dico almeno cinque… E non importa se mi verrà fatto notare che sono di parte, questa volta.
    Mica possono sapere tutto, i grandi!!

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    Occhi di velluto said on Jul 3, 2011 | 5 feedbacks

  • 8 people find this helpful

    Malgrado la sintassi elementare, i periodi brevi, l’assenza o quasi del congiuntivo, penso che non si dovrebbero considerare questi dei racconti per bambini. Sono piuttosto racconti di bambini, che possono gustare meglio o adulti ch ...(continue)

    Malgrado la sintassi elementare, i periodi brevi, l’assenza o quasi del congiuntivo, penso che non si dovrebbero considerare questi dei racconti per bambini. Sono piuttosto racconti di bambini, che possono gustare meglio o adulti che hanno figli o nipoti dell’età dei protagonisti, o adulti che, in ogni caso, essendo stati bambini, possono ritrovare intatti i loro ricordi, come se leggessero una sorta di Recherche minima – o minimalista che dir si voglia. A differenza della Recherche, però, non c’è qui l’adulto che ricorda se stesso bambino, no, c’è il bambino di allora che parla come fosse bambino oggi stesso, o ieri appena. É come se 16 bambini – tanti sono gli io narranti in sole 72 pagine – si fossero messi in fila per entrare nel cubicolo della pagina scritta e raccontarci un episodio, memorabile ai loro occhi, della loro ancor brevissima vita. Non importa che uno abbia 8 anni nel 1961, un altro 9 nel 1979, un altro ancora 10 al giorno d’oggi. Che il loro obiettivo sia un gelato che spezzi la calura, un gatto da accarezzare o una bici sgangherata che li porti ai confini del mondo conosciuto non fa alcuna differenza: a loro preme dirti come l’hanno raggiunto, e la felicità che ne è loro derivata. Una felicità disarmante, che talvolta trapela dalla pagina scritta. Una felicità che gli adulti hanno forse dimenticato, ma che loro, i bambini, non temono di raccontare.

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    cesaremimmi said on Apr 25, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (5)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • Paperback 72 Pages
  • ISBN-10: 8883463595
  • ISBN-13: 9788883463594
  • Publisher: Graus
  • Publish date: 2011-05-01
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