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L'età dell'innocenza

By Edith Wharton

(174)

| Hardcover

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Book Description

196 Reviews

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    La storia prevedibilissima ma la narrazione di Wharton è perfetta, l'autore tratteggia con grande padronanza i personaggi e ogni sfumatura caratteriale.

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    Giulia Nappi said on Sep 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L’innocenza da principio è una splendida virtù ma alla lunga è il più vizzo dei vizi.

    Entusiasta del libro (e della raggiunta maturità per volerlo leggere: dieci anni fa indietreggiavo di fronte a ogni libro scritto prima degli Anni Ottanta perché mi dicevo che l’unica letteratura valida fosse quella scritta da gente viva o almeno mor ...(continue)

    Entusiasta del libro (e della raggiunta maturità per volerlo leggere: dieci anni fa indietreggiavo di fronte a ogni libro scritto prima degli Anni Ottanta perché mi dicevo che l’unica letteratura valida fosse quella scritta da gente viva o almeno morta non prima della mia nascita; solo verso i trenta anni ho cominciato a capirci qualcosa ovvero che a morire sono gli scrittori non i libri e che un romanzo quando è ben scritto è più giovane di me sempre) e del titolo – “L’età dell’innocenza” è un titolo bellissimo, e di nuovo fino a pochi anni fa non l’avrei capita la bellezza di questo titolo, e con il presente inciso concludo il mio processo di consapevolizzazione della gioventù che se ne va e che comunque non è affatto superiore alla mia fase adulta attuale (mento!, era superiore, ma devi averla superata per afferrare il concetto, insomma è la fregatura del da-che-mondo-è-mondo) – sono andato a cercarne notizie su Internet, ne ho perfino visto la riduzione cinematografica di Scorsese: la riduzione cinematografica m’ha addormentato prima che Ellen Pfeiffer avesse il tempo di riceve le rose gialle da un Newland Archer che, pagine alla mano, dovrebbe avere circa la mia età, e su Internet tutto quel che si ricava sulla Wharton è che fosse brava ma meno brava di Henry James e lo so bene anche io che Henry James è un demonietto della scrittura ma la New York e la società imbellettata e imbalsamata e soprattutto lo stile della Wharton in “L’età dell’innocenza” può fare tranquillamente a meno di paragoni. A me sarebbero bastate le tre righe per descrivere una stazione, i suoi odori e la gente che ci spassa dentro e fuori per rendermela cara, e uno scrittore che studia di nuovo l’effetto che fa un adulterio sul suo mondo – un adulterio che questa volta nemmeno c’è – rendendomelo come non ne avessi mai sentito scriverne, non così, io lo rispetto al di là di qualsiasi comparazione, specie seppoi mi muove la riflessione finale: all’innocenza manca tutta la grandezza di chi l’innocenza l’ha persa e per questo sa scegliere elaborando una forza d’animo, per affidarvisi, con la quale un innocente non dovrà e non saprà mai competere.

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    Coda said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Direi che mi aspettavo qualcosa di più da questo romanzo. Niente da dire sul ritratto della borghesia conformista, ipocrita e bigotta della New York ottocentesca ma oltre a questo in pratica non succede niente, tu aspetti per tutto il tempo che Newl ...(continue)

    Direi che mi aspettavo qualcosa di più da questo romanzo. Niente da dire sul ritratto della borghesia conformista, ipocrita e bigotta della New York ottocentesca ma oltre a questo in pratica non succede niente, tu aspetti per tutto il tempo che Newland Archer combini qualcosa con Ellen Olenska in modo che magari qualcuno si tolga il paraocchi e invece niente....
    In compenso ho odiato con tutta la mia anima May Welland in Archer. Stupida, insipida, gatta morta, che poi tanto stupida non è visto che alla fine si capisce che ha capito che tra il marito e Ellen "gatta ci cova" e ordisce un piano "geniale" per allontanare definitivamente la rivale, il tutto sempre senza clamori, conformandosi al "comme il faut" imperante. Questo romanzo si potrebbe riassumere in "Si sa ma non si dice..."
    Bello per la descrizione del contesto sociale. Trama un po' deboluccia, a parer mio

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    Ilarietta said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    L’affascinante Ellen Olenska torna a New York, la città dov’è nata,dopo il naufragio del suo matrimonio con un conte polacco.
    Già cresciuta con il bagaglio di una stravagante educazione impostale dall’originale zia Medora Manson, Ellen si trasferisc ...(continue)

    L’affascinante Ellen Olenska torna a New York, la città dov’è nata,dopo il naufragio del suo matrimonio con un conte polacco.
    Già cresciuta con il bagaglio di una stravagante educazione impostale dall’originale zia Medora Manson, Ellen si trasferisce in Europa a seguito del suo matrimonio con il conte Stanislao Olenski dove inizia una vita piena e permeata d’arte; frequenta artisti, pittori, musicisti, la sua mente diviene aperta e la sua conversazione brillante. Si invaghisce, però, del suo segretario, Monsieur Rivière, a causa del quale lascia il marito per fuggire a Parigi, ma anche lì le cose non vanno come dovrebbero ed Ellen decide di ritornare alla natia NY. Ovviamente la donna si è del tutto “europeizzata” e il suo stile di vita (per non parlare della la sua separazione) non è assolutamente compatibile con la mentalità newyorkese dell’epoca. Inizia così, un tentativo di ostracismo nei suoi riguardi perpetrato proprio da quelle persone presso le quali Ellen cercava rifugio. Grazie all’intercessione di Newland Archer, giovane avvocato promesso sposo della cugina di Ellen, May, le riserve sociali si sciolgono rapidamente ed Ellen è sempre più richiesta ed ammirata nonostante i suoi atteggiamenti anticonformisti a metà tra un’ingenua spontaneità e una studiata provocazione.
    Il modo di vestire, la scelta del quartiere in cui abitare, la frequentazione di ambienti artistici e soprattutto l’amicizia con Julius Beaufort, uomo ricco e potente dell’alta società newyorkese ma, allo stesso tempo, oggetto di chiacchiere e pettegolezzi per via del suo stile di vita piuttosto libertino, fanno di Ellen una creatura, allo stesso tempo, da rigettare e da adorare. Ed è ciò che capita proprio a Newland Archer, che al primo incontro rimane inconsciamente affascinato da lei, tanto da intercedere presso le più potenti famiglie dell’alta borghesia di New York perché venga accettata in società. In seguito sarà incaricato proprio da Ellen di seguire la questione del suo divorzio e a causa di questa frequentazione che, giocoforza, si è fatta più assidua, nasce tra i due un’attrazione che non può rimanere inconfessata.
    Ellen è l’archetipo del ribelle dal quale si è affascinati e, al contempo, intimoriti. Un classico, insomma, tant’è che, a mio avviso, non è affatto lei la protagonista veramente interessante di questo romanzo, in quanto incarnazione di un cliché, ma è quella di Newland la vera figura originale; un uomo che si è sempre trovato fin troppo a proprio agio immerso nelle tradizioni newyorchesi, in quella reiterata ripetizione di gesti, atteggiamenti, presenze e opinioni che hanno poi finito per diventare un tacito diktat al quale nessuno può nemmeno sognare di opporsi senza pagarne inevitabilmente le conseguenze. L’incontro con Ellen lo sconvolge, ma non fino a tal punto da abbandonare ciò che gli è stato insegnato e che è alla base della sua esistenza. Sposa, quindi, l’ordinaria ma coraggiosa May e resta ancorato al suo vivere di sempre. Newland Archer cede alla paura che ogni essere umano prova di fronte ad un cambiamento destabilizzante, di fronte all’opportunità di una scelta che potrebbe cambiare il corso della propria vita. Non riesce a superare la pressione sociale i cui meccanismi sono penetrati in lui così profondamente da non riuscire ad estirparne le radici. La sua ribellione a tutto questo è solo teorica, qualche parola di rabbia e tanta immaginazione, ma nient’altro. L’arrivo di un figlio è il coronamento di una vita che ha seguito i “binari giusti”, non importa quanto dolore e frustrazione nasconda al suo interno.
    A ben guardare, ci sono più Newland al mondo di quanto si pensi.
    Consigliatissima la trasposizione cinematografica firmata Scorsese.

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    The Inmost Night said on May 30, 2014 | Add your feedback

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    La buona società di New York di fine 800

    Nuovo mondo, New York, fine ottocento.
    I rigidi formalismi della buona società di New York, dopo una certa freddezza iniziale, hanno conquistato la mia attenzione.
    Newland Archer è un giovanotto di buona famiglia, a breve sarà ufficiale il suo fidanz ...(continue)

    Nuovo mondo, New York, fine ottocento.
    I rigidi formalismi della buona società di New York, dopo una certa freddezza iniziale, hanno conquistato la mia attenzione.
    Newland Archer è un giovanotto di buona famiglia, a breve sarà ufficiale il suo fidanzamento con May Welland, a detta di tutti il miglior partito in città. Newland vive nel frattempo serenamente la sua vita da scapolo, attenendosi con slancio all’etichetta di New York di cui è un grande sostenitore. È affascinato
    dal matrimonio pur sapendo che nella realtà non sarebbe divenuto altro che un sodalizio di interessi materiali e sociali.
    Il ritorno in città della cugina di May, la contessa Olenska, mina l’equilibrio dell’élite newyorchese.

    Recensione completa: http://pausalibro.blogspot.it/2014/04/leta-dellinnocenz…

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    CarolB said on Apr 22, 2014 | Add your feedback

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    Un bel romanzo di altri tempi, consigliatissimo se si amano gli ambienti ottocenteschi. Il ritorno in patria di Ellen Olenska, dopo la separazione dal marito polacco, desta scalpore nella New York benpensante. Pur essendo affascinati da lei, tutti la ...(continue)

    Un bel romanzo di altri tempi, consigliatissimo se si amano gli ambienti ottocenteschi. Il ritorno in patria di Ellen Olenska, dopo la separazione dal marito polacco, desta scalpore nella New York benpensante. Pur essendo affascinati da lei, tutti la guardano con diffidenza e criticità. Solo Newland Archer, un giovane e brillante avvocato appartenente all’esclusiva società newyorkese, promesso sposo della cugina di Ellen, May, riesce a guardare oltre i pregiudizi. Ellen esercita su Archer un fascino prima discreto, poi così forte da fargli mettere in dubbio il suo matrimonio con May. La vita ovviamente ha altri progetti (un po’ mi è dispiaciuto!) e solo alla fine del romanzo appare una NY finalmente più libera dalla rigida morale che si era autoimposta.
    Nella New York borghese tutto è apparenza e convenzione, tutto si cela dietro una rigida etichetta. Se si prova ad infrangerla, si attira lo sguardo di disapprovazione di tutti gli altri.
    Archer è un bel personaggio ed è lui il protagonista della storia, anche se Ellen è presente in ogni pagina, soprattutto in quelle in cui non c’è fisicamente. May l’ho trovata un po’ troppo piatta, anche se sa avere un guizzo proprio nel momento “giusto”.

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    Francesca said on Apr 15, 2014 | Add your feedback

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